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Ne sentiamo parlare spesso, ma cos'è veramente un attacco di panico?
Per capirlo possiamo riflettere su alcune caratteristiche che gli esseri umani condividono con molte specie animali.
Fin dalla nascita il nostro cervello presenta una sorta di "programmi" , definiti sistemi motivazionali su base innata. Un fondamentale sistema motivazionale è quello agonistico. In parole povere, quando interpretiamo uno stimolo, una situazione, una rappresentazione mentale, come potenzialmente pericolosi, si attiva il sistema agonistico che ci dice di scappare o lottare.

Aumenta la vigilanza ed entra rapidamente in azione il sistema nervoso simpatico (che fa parte del sistema nervoso autonomo). Come conseguenza il cuore comincia a battere più rapidamente, aumenta la frequenza respiratoria, aumenta la pressione arteriosa, si dilatano le pupille, si suda, diminuisce la motilità intestinale. Da un punto di vista emotivo la sensazione più frequente è la paura, accompagnata da pensieri legati alla preoccupazione per la propria incolumità.

Possiamo ora capire che un attacco di panico non è altro che la manifestazione di una forte attivazione del sistema nervoso simpatico.
Da cosa può essere prodotta? Una causa comune può essere lo stress. Anche patologie di tipo medico o l'utilizzo di alcuni farmaci sono in grado di scatenare un attacco. Anche se a volte la causa del primo attacco non è sempre identificabile, quello che genera un circolo vizioso, che mantiene nel tempo il problema, è lo sviluppo di ansia anticipatoria.

Cosa intendiamo?
Prendiamo come esempio quello di una persona che ha avuto un attacco di panico mentre era al cinema.
Tale persona, potrebbe cominciare a temere la possibilità che questa spiacevole esperienza si ripeta. Magari la prossima volta che deciderà di andare al cinema comincerà a pensare giorni prima a quello che potrebbe succedere (“e se mi succedesse ancora? Non potrei sopportarlo! Cosa penseranno gli altri? Sto impazzendo?”). Il rimuginio probabilmente avrà come risultato un'attivazione del sistema nervoso autonomo, la conseguenza sarà l'aumentare dell'ansia. Arrivato al cinema già molto ansioso, il soggetto potrà avere un vero e proprio attacco di panico.

Il risultato? Con molta facilità comincerà ad evitare dapprima i cinema, poi progressivamente luoghi in cui non è agevole uscire o sono presente molte persone (per esempio ristoranti, centri commerciali, treni, aerei, ecc.). L’ esito sarà un evitamento massiccio di situazioni interpretate dal soggetto come “potenziali pericoli”. Evitare produrrà una sensazione di sollievo (se non vado in certi posti non mi succederà nulla) che rinforzerà ancor di più l’evitamento stesso, e la convinzione che per star bene bisogna non fare certe cose.

E’ importante quindi notare che a mantenere in vita il problema sono due elementi: l’ansia anticipatoria (la preoccupazione, il rimuginio costante che l’attacco si ripeta, la paura della paura) e l’evitamento di luoghi e situazioni.

L’efficacia della psicoterapia cognitivo comportamentale si deve all'attenzione prestata a questi due aspetti. Si aiuta la persona ad essere consapevole dei pensieri legati all’ansia anticipatoria, fornendo gli strumenti per gestirli, dando la possibilità di confrontarsi esperienzialmente con le situazioni temute.

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