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LA PAURA E’ LA COSA DI CUI HO PIU’ PAURA!!!

Secondo il DSM-V , ovvero il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, un “attacco di panico” corrisponde a un periodo preciso durante il quale vi è l'insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente. Durante questi attacchi sono presenti sintomi come:
- Palpitazioni/tachicardia- Paura di perdere il controllo o di impazzire-Sensazioni di sbandamento, instabilità - Tremori fini o a grandi scosse- Sudorazione- Sensazione di soffocamento- Dolore o fastidio al petto- Sensazioni di derealizzazione -Sensazioni di depersonalizzazione - Brividi- Vampate di calore- Parestesie -Nausea o disturbi addominali- Sensazione di soffocamento- Sensazione di asfissia. Oltre ai sintomi più comuni alcune persone lamentano problemi come formicolio ai piedi o mani, minzione frequente, mal testa, problemi allo stomaco o all’intestino, sensazione di paralisi, terrore paralizzante. L’attacco di panico, inoltre, si distingue da altre forme di ansia per l’elevata intensità e la natura improvvisa ed episodica. Per cui, potremmo definire l’attacco di panico come la forma più estrema della paura e quindi una reazione che viene innescata da una percezione, che a sua volta mette in moto reazioni psico-fisiche e che, in rapida escalation, portano alla sensazione di totale perdita di controllo o in alcuni casi perfino all’idea di poter morire di lì a poco. Nel vissuto della persona, la paura è totalizzante, tanto da arrivare a coinvolgere la mente e il corpo in una serie di sensazioni e stati d’animo così forti da paralizzare e annullare qualsiasi pensiero razionale. A dimostrarlo sono i risultati di molte ricerche recenti in ambito psicofisiologico, che hanno evidenziato come l’attacco di panico coinvolga sia i centri più arcaici che gestiscono le emozioni sia quelli più evoluti deputati al ragionamento logico, in un complesso sistema di retroazioni che porta la mente a intrappolare se stessa in un circolo vizioso.

La principale alleata del panico: “l'ansia anticipatoria". Un attacco di panico dunque corrisponde ad una risposta di paura (o ad un "attacco di paura"). Si parla di un sintomo specifico, che la persona sviluppa a seguito del primo episodio di attacco di panico: l'ansia anticipatoria. In altri termini, da quel momento subentra nella vita della persona una nuova forma di paura che, inaspettatamente, può condurre ad un nuovo attacco di panico. Non è più qualcosa di totalmente sconosciuto, piuttosto una vera e propria premonizione, una sorta di profezia negativa che si auto-avvera: da quel momento in avanti non è più una semplice paura, ma più precisamente “paura della paura”. E’ altamente sconsigliato sottovalutare gli effetti a posteriori anche di un solo attacco di panico, poiché questo costituisce in se un'esperienza estremamente negativa e talvolta traumatica, soprattutto quando per la prima volta si presenta come un “fulmine a ciel sereno”. A complicare ulteriormente le cose subentra l’impossibilità immediata di trovare una causa al fenomeno, una possibile spiegazione logica che giustifichi una così forte reazione emotiva in assenza di un apparentemente minaccia, accelerando, purtroppo, la genesi della "paura della paura" e cioè dell'ansia anticipatoria. Infatti, poiché il primo o i primi attacchi di panico si sono verificati in modo improvviso, inaspettato e senza nessuna ragione tangibile, l'individuo si convince di poterne avere altri, in qualsiasi momento e senza alcuna ragione apparente. Tale caratteristica di imprevedibilità e incontrollabilità rende l'attacco di panico un vero e proprio “oggetto fobico”. L'individuo inizia da quel momento a nutrire la paura reale di “subire un altro attacco” e si pone in posizione di difesa: ecco l’inizio dell’evitamento. La terapia breve strategica ha come scopo principale la rottura di quel particolare circolo vizioso che si viene a creare tra la manifestazione del disturbo ed il comportamento disadattivo che la persona mette in atto nel tentativo di risolverlo, ma che finisce, invece, per alimentarlo ed aggravarlo ulteriormente.

La struttura del metodo si esprime in 3 fasi:
• Studio delle caratteristiche specifiche di un problema.
• Rilevazione delle soluzioni già tentate per risolverlo.
• Cambiamento delle soluzioni disfunzionali che, invece di risolvere il problema, lo alimentano.
La caratteristica peculiare dell’approccio strategico consiste, dunque, nell'interessamento verso il "come" un disturbo sia strutturato e si autoalimenti, e non verso il "perché" esso si sia sviluppato. In questo modo le energie del terapeuta e del paziente vengono totalmente concentrate sul disturbo così come si manifesta nel presente, evitando di allungare i tempi del processo terapico nella ricerca delle cause del problema, le quali sono spesso remote e difficilmente rintracciabili.

 

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