Depressione

Suicidio

Sal8

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Egregi dottori, vi informo che probabilmente, state leggendo il messaggio di qualcuno, che ha maturato la decisione di interrompere (in modo estremamente ponderato) il suo ciclo vitale.
È dalle scuole medie, che è sorta l'idea di suicidarmi.
Oggi ho quasi 28 anni, e quest'idea, non si è mai attenuata.
Vi scrivo perché vorrei comprendere dagli esperti, il motivo per cui mi pesa così tanto la vita.
Negli ultimi tempi, vado a letto con la speranza di non svegliarmi più.
Maledico ogni giorno che vivo, e maledico il giorno seguente, in cui sono costretto, a mio malgrado, a dorvermi svegliare.
Io non odio la vita e ritengo che sia preziosissima, ma nel mio caso non ritengo sia prezioso colui che la vive.
Odio me stesso in un modo incredibile.
Se solo ne avessi il coraggio, mi ucciderei nel modo più lento e doloroso possibile.
Odio me stesso perché vivo di sogni che non riuscirò mai a realizzare, vivendo certezze che io stesso, con la mia inettitudine, smonto ad una ad una.
In una società di vincenti, non c'è spazio per chi come me è solo capace di perdere.
Sono inadatto alla vita ed ogni giorno trovo conferma.
Non odio la vita, ma vorrei non essere mai nato, mai esistito, cancellando ogni traccia di me.
In questo mio sfogo, ci tengo a precisare che non cerco aiuto, perché la mia decisione è ponderata da anni di sofferenze.
Non sono interessato a cambiare idea.
Anche se esistesse il metodo che al 100% mi permetterebbe di cambiare e migliorare la mia vita, non lo accetterei. Non sento proprio più il bisogno di vivere, ma visto che non l'ho mai confidato a nessuno in tutti questi anni, mi farebbe piacere sapere, come analizzerebbe tale questione, un esperto del campo psicologico.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno,


ho letto con attenzione quanto ha scritto e sono sinceramente dispiaciuta che per tutti questi anni abbia portato questo fardello da solo senza richiedere e ricevere aiuto.


Ho seguito molte persone che, come lei, presentavano ideazione suicidaria e condotte autolesive fin dalla più tenera età non trovando una ragione di vita o qualsivoglia tipo di emozione positiva. Nel corso della terapia la qualità della loro vita è nettamente migliorata e alcuni, a distanza di anni, mi scrivono ancora per ringraziarmi e aggiornarmi su matrimoni, figli, successi lavorativi e altro che non avrebbero mai immaginato. Uscire da questo dolore si può, non bisogna necessariamente crederci a priori, le considerazioni verranno da sé una volta intrapreso il percorso di cura adeguato.


Non ho elementi sufficienti per valutare nella sua complessità la situazione clinica ma è possibile che necessiti anche di un supporto farmacologico. Per questo ci sono equipe specializzate che lavorano in sinergia per potenziare l’effetto terapeutico.


Da un punto di vista psicologico si può fare molto: elaborare traumi, riconoscere pensieri disfunzionali, aumentare la consapevolezza di sé, evitare il ripetersi di comportamenti poco adattivi, lavorare sull’autostima, imparare ad accettare ciò che non può essere cambiato, trovare strategie per modificare aspetti negativi della propria quotidianità, conoscere e gestire le emozioni, ridefinire i propri obiettivi, vedere le cose in modo più realistico ed oggettivo o semplicemente da un altro punto di vista, ridurre il senso di solitudine, e potrei andare ancora avanti con l’elenco.


Sarebbe veramente un peccato non darsi almeno una chance per stare meglio e vivere una vita soddisfacente e appagante.


Sono certa che può trovare professionisti specializzati nella sua zona.


Sono comunque disponibile ad un contatto se avesse bisogno.


Cordialmente.


 

Ciò che dice è molto molto angosciante ed interessante da un punto di vista psicologico. Ipotizzo che lei non ha fatto, e non ha voluto fare mai, un percorso


psicologico. Io glielo consiglio se può, non tanto per farle cambiare idea, visto che tanto scrive di essere irremovibile su questo, ma sull'analisi psicologica così


da rispondere bene alla sua richiesta di "mi farebbe piacere sapere come analizzerebbe tale questione un esperto del campo psicologico".


Avrei una serie di domande da farle le cui risposte mi permetterebbero di analizzare bene la situazione. Perchè si arriva ad odiare se stessi e a sentirsi inadatto alla vita


per ragioni diverse da persona a persona


sulla base di elementi che lei purtroppo non spiega nel suo scrivere. Scrive però per due volte che NON Odia la vita. Lei ama la vita. 


Appena sveglio ogni mattina si ripeta questa semplice frase, come una preghiera. ("IO AMO LA VITA"). Nel corso della giornata ogni tanto se la ripeta. E' una frase che può sussurrare e a volte anche gridare. Mi dispiace per l'eccessiva lontananza, lei è una persona che avrei incontrato molto molto volentieri.

Carissimo,


Uno psicologo/terapeuta affronterebbe la questione nel seguente modo:


A. Valutazione psicodiagnostica: consiste in un insieme di metodiche atte all'inquadramento diagnostico del problema, quali ad esempio il colloquio clinico o la somministrazione di test, in cui la sua prestazione viene paragonata a quella di un campione standardizzato ovvero un gruppo di persone che lamenta problemi simili ai suoi, al fine di comprendere le cause e l'entità della problematica;


B. Intervento: Eventualmente si concorderebbe un ciclo di sedute di terapia, in cui si proverebbe a risolvere il problema. Generalmente accanto al lavoro in studio con il professionista viene richiesto anche al paziente di svolgere alcuni compiti. Le modalità di erogazione della terapia variano notevolmente a seconda dell'orientamento specifico del terapeuta stesso.


Ricordo infine che non esiste alcun metodo sicuro al 100%, che nessuno psicologo può convincere qualcuno di qualcosa, e che lo psicologo non è un dispensatore di consigli, essendo quest'ultimo costrutto logicamente fallace, in quanto basato sulla delega di responsabilità delle proprie scelte a terzi, che si suppone detengano il vero.


Cordiali saluti

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