Depressione

Apatia sul lavoro

Save

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Ho un lavoro "sicuro" che molti mi invidierebbero, ma proprio non riesco a farmelo " andare giù". Cioè non trovo la motivazione e concludo con la semplice frase: "Proprio non mi piace". Inoltre, essendo per me un lavoro nuovo, spesso ho bisogno del supporto delle colleghe, ma sopratutto ad alcune, non ho voglia di chiedere aiuto. Non perchè non me lo diano o siano indisponenti, ma proprio perchè non ho voglia di farlo. Devo ammettere che non sono mai stato un " Amante del lavoro". Probabilmente, perchè non ho mai trovato quello adatto a me. Anche a scuola, pur ottenendo dei buoni risultati, ero spesso svogliato, e alternavo periodi di studio abbastanza intensi a periodi quasi vacanti. Sto attraversando una fase delle mia vita in cui cerco di "inventarmi" un obiettivo da raggiungere per es. ( Perdere perso ( anche se non ne ho bisogno); fare allenamenti ginnici diversi; mettere in vendita casa ecc.... ma senza convinzione. Insomma non riesco a trovare il " piacere di vivere" se non durante il Sabato, quando ci sono belle giornate di sole e riesco a fare delle lunghe passeggiate con mia moglie.
Non è la prima volta che Vi scrivo, ma vorrei qualche idea per migliorare questo mio stato mentale. Grazie.

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno 


da ciò che racconta posso ipotizzare che il suo non sia un problema legato alla sfera lavorativa ma diciamo alla sfera del desiderio in senso lato, lei sembra aver smarrito la speranza e la spinta ad agire in base ad un autentico desiderio. Mi sembra di capire che abbia bisogno di riannodare i fili che la portano ad avere scopi autentici per cui vivere la propria quotidianità. Perché non farsi aiutare?... 

Gentile Save,


i problemi sul lavoro nascono spesso molti anni prima, nel tempo delle scelte di studi o delle prime occupazioni. Penso dovrebbe rivalutare tutta la sua situazione complessiva con l'aiuto di uno psicologo psicoterapeuta che può farle vedere le cose da altre prospettive e aprirle altri scenari, in modo da avere visioni e motivazioni diverse e ritrovare o trovare degli stimoli che le rendano la vita lavorativa più attraente. Difficile darle una "ricetta", un consiglio o un compito che possa risolvere o attenuare il problema senza un'analisi a monte di questo tipo.


Cordiali saluti

Buongiorno Save.


Dato che non è la.prima volta che  scrive mi chiedo se nel frattempo abbia provato a chiedere un aiuto di persona ad uno psicologo che magari lavori nel ramo orientamento professionale. Forse serve un supporto che la aiuti a vedere chiaro in ciò che desidera fare, infatti "inventarsi degli obiettivi" è del tutto inutile e può essere un ulteriore fonte di frustrazione. 


Un saluto


 

Buon giorno, comprendo la sue difficolta e credo che una qualsiasi risposta data via e-mail sia riduttiva e non risolutiva. Non me la sento di darle dei suggerimenti perché non conosco cosa determina in lei questo vissuto, se può farle piacere può contattarmi telefonicamente oppure tramite messaggio utilizzando whatsApp.


Cordiali saluti


 

Buongiorno sig.Save, ritengo che dietro alla sua apatia in merito al lavoro che svolge, vi sia un atteggiamento di insoddisfazione generale, ove veramente non ha piena conoscenza della sua persona, dei suoi reali interessi, fa le cose non con reale motivazione.


Per vivere bene un lavoro o qualsiasi altra cosa bisogna conoscere profondamente il senso di ciò che si fa.


Le auguro di riscoprire la sua persona profondamente.


Cordiali saluti


 


 

Mio caro Save,


se il mio istinto ci vede ancora bene - finora non ho avuto motivo di dubitarne ma il dubbio autocritico è sempre lecito - verrei subito al punto.


Io credo che lei percepisca molto chiaramente sia la sua situazione che il suo stato d'animo. E credo sia nel giusto quando cerca ogni modo possibile per, mi passi il termine, "accendersi", anche se senza risultato FINORA.


Ha mai visto il film "Patch Adams"? E' tratto da una storia vera, quella persona esiste, anche se nel film lei vede il caro vecchio Robin Williams. Suppongo lei lo abbia visto ma nel caso in cui non ancora, la inviterei a far caso, nelle scene iniziali, a quando il protagonista racconta di aver provato diversi lavori, diverse soluzioni per crearsi una vita, fin da giovane... Ma nessuna pareva funzionare tanto che lui si era persuaso che fosse lui stesso, non le situazioni, a non funzionare e nel suo armadietto in bagno, per pochi secondi, viene visualizzato un buon numero di farmaci antidepressivi. Classica risposta (miope) medica ad un problema (esteso) esistenziale? Possibile.


Mi viene però anche il dubbio che le famose passeggiate con sua moglie che tanto sembrano ristorarla siano però il classico contentino - non mi sto riferendo né alla sua relazione né alle passeggiate ma al suo stato d'animo, sia chiaro, non vorrei essere frainteso - una di quelle cose cioé che non producono cambiamento di per sé ma almeno non producono nemmeno ulteriore stress. Una sorta di punto "zero" tra gli estremi di -1 e +1. O se preferisce, una sorta di limbo tranquillo fra l'inferno quotidiano delle scelte e un paradiso di soddisfazione di sé che appare quantomeno difficile da immaginare oltre che raggiungere.


Perché le ho citato "Patch Adams"? Perché il nostro protagonista REALE la sua strada alla fine l'ha trovata, anche se, come dice lui stesso, nel luogo più improbabile. Siamo tutti umani, dopo tutto, no?


Continui a cercare la sua strada, e se vuole ascoltare un consiglio "razionalmente folle" (adoro questi piccoli paradossi verbali) la smetta di cercare di adattarsi a vestiti che non le stanno bene addosso. Smetta anche di investire energie in micro progetti che sembrano avere lo scopo di farle "provare" anche solo per un attimo e in modo piuttosto aleatorio, se mi permette, la sensazione di stare "creativamente" facendo qualcosa. Ecco, creatività potrebbe essere il nome della sua direzione, non strada, solo direzione, e ancora da cercare, in prospettiva.


Cerchi il "suo", quello che le sta meglio addosso, quello che la fa "sentire" meglio. Perché è possibile, attenzione dico possibile, non certo, che finora coi suoi giusti tentativi di adattarsi per trovare una sua nicchia vitale, quella che tutti cerchiamo - a partire dalla scuola, mi pare di capire, e le assicuro che le credo - lei abbia solo perso tempo. Perso tempo nei confronti di un diverso progetto di vita che finora non è ancora riuscito nemmeno a focalizzare. Tutto quello che lei riesce a capire e credo sia un sentimento legittimo, è "quello che non", mai, finora, "quello che!". Sono chiaro?


Resilienza è la capacità di adattarsi o resistere ad una situazione ma in modo misurato, focalizzato verso un obiettivo ben preciso. Implica una sorta di gestione delle risorse.


Resistenza invece è il resistere appunto ad una situazione difficile (insostenibile? Intollerabile?) per un tempo indefinito... Personalmente non la trovo una posizione molto salutare, ma questo è ovviamente solo il mio parere.


Continui a cercare. Sono sicuro che la "sua" via esiste. Deve solo trovarla. E poi percorrerla.


Ovviamente come ogni contratto che si rispetti anche un contratto esistenziale ha le proprie clausole: non le sto dicendo che sarà facile né che ci vorrà poco tempo. In più potrebbe costarle molto e non intendo in senso economico. Se ne vale la pena? Io credo che a volte nella vita ci si ritrovi con l'acqua alla gola e le uniche alternative diventano annegare o imparare a nuotare.


(molto) fiduciosamente la saluto e le auguro... buon viaggio!

Gentile signore purtroppo a Volte le parole o i consigli non servono X aiutarci xche non c’e da attribuire a questi un valore di magicita.


Da quello che ci dice la sua è una condizione  legata all’umore e alla apatia che ciclicamente si presenta.


Come lei può comprendere non e’ cambiando lavoro che risolviamo lo stato delle cose.


Varrebbe invece la pena prendersi per mano, a dispetto delle resistenze (vedi apatia) e intraprendere un percorso di psicoterapia.


Un caro saluto

Buongiorno, sarebbe interessante avere informazioni sulle precedenti esperienze di lavoro, come sono andate? per quale motivo sono terminate? Questa "apatia" sul lavoro nasconde altro? aspetti della tua vita di cui non sei contento e nei quali non riesci a trovare più stimoli?


Dici di non essere mai stato un "amante del lavoro", se puoi permetterti di stare senza perchè costringerti.


Il non riuscire a trovare il "piacere di vivere" è qualcosa di più complesso. Darti obiettivi in cui non credi ( perdere peso, eseguire allenamenti ginnici etc), non ha senso, anzi alimenta maggiormente il tuo senso di non farcela e di non avere interessi.


Da quello che scrivi, anche se sono pochissime informazioni, credo che ci sia dell'altro.


Resto a disposizione.

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