Autostima distrutta e voler sparire

Marta

Salve dottori, vi scrivo perchè da qualche anno a questa parte porto un dolore dentro che non riesco ad esprimere come vorrei al mio compagno. Sono assieme al mio compagno da 13 anni e negli ultimi 6 abbiamo convissuto, ma le cose tra noi sono sempre state altalenanti e la situazione per me sta diventando veramente pesante. Mi sento come se fossi chiusa in prigione, in un circolo vizioso da cui non riesco ad uscire e nonostante pensi spesso al suicidio non sono mai riuscita ad arrivare fino in fondo.. Nel corso degli anni sono passata dal pesare 60 kg a circa 87, ovviamente il cambiamento fisico ha avuto un impatto negativo su di me e non parlo solo a livello di estetica. Ho provato a fare diete, attività fisica ma ogni volta quando qualcosa  nella mia vita non va abbandono tutto. I primi anni di relazione facevo fatica a trovare lavoro (avevo da poco preso il diploma) vivevo con i miei genitori che si lamentavano spesso del fatto che non riuscissi a trovare uno straccio di lavoro. Mi sentivo inutile, inadeguata e costantemente sempre sotto giudizio così cercavo conforto nell'affetto del mio ragazzo. Ci ho messo quasi due anni a trovare un impiego degno di essere definito tale e nel frattempo ho cominciato ad ingrassare così sono iniziati anche i problemi di autostima e di relazione col mio ragazzo. Lui si è rivelato molto insoddisfatto del mio aspetto fisico arrivando a chiamarmi con appellativi quali "pumba" o bud spencer, addirittura in presenza di amici e parenti. Una volta arrivò a minacciarmi di troncare la relazione se non avessi perso peso, cosa che fece comunque nel giro di un mese, per poi tornare dicendo di non riuscire a stare senza di me. Col passare degli anni le cose non sono cambiate molto se non che io ho continuato a somatizzare e tenermi tutto dentro. A distanza di tempo le discussioni sul mio aspetto fisico si ripetono ciclicamente almeno una volta al mese, in cui mi ricorda che sono diventata enorme che non ho più nessun interesse nella quotidianità e con la convivenza si è aggiunto persino il rimprovero per il fatto che non guadagno abbastanza e che non faccio nulla per integrare le entrate per sopperire alle spese della casa etc. Tutto questo ripetuto all'infinito mi fa sentire di nuovo come se fossi sotto il tetto dei miei genitori e non fossi mai uscita dal periodo dell'adolescenza. Mi sento sempre giudicata, perfino disprezzata quando lui fa commenti espliciti in mia presenza quando usciamo e magari passa qualche ragazza. Non riesco più a esprimermi con lui, a comunicare per fargli capire come mi sento, la mia autostima è completamente disintegrata, mi sento piccola e impotente quando lui minimizza con gli altri sulla mia situazione professionale, quando si lamenta per la mancata intimità tra noi. Come si fa a spiegare a una persona che ti ha portato a disprezzare te stessa che non riesci ad avere alcun interesse ad avere intimità con lui se sai che verrai giudicata sempre? che anche lui è parte del problema? Quando lui non c'è mi ritrovo a piangere da sola e a commiserarmi per la vita che sto facendo, a volte vedo i miei coetanei e vorrei urlare per la gelosia nel vederli ottenere quello che vorrei io. Ho dovuto rinunciare all'idea del matrimonio perchè lui non ci crede, all'idea di avere figli perchè la verità è che lui non li vuole e anche se dovesse averne vorrebbe prima togliersi tutti gli sfizi che gli girano per la testa. Mi sento come se non fossi degna di essere felice, di essere amata e di non meritare di essere una moglie e una madre per lui a causa del mio aspetto fisico. come posso sopportare di sentirmi dire che nella sua vita le cose vanno bene che mi ama ma ci sono aspetti da cambiare che non dipendono da lui ma da me, dal mio aspetto fisico e la mia situazione finanziaria? Le sue parole nella mia testa suonano come una minaccia quando mi dice che a lungo andare tutto questo creerà un problema enorme nella nostra relazione. Mi sento stordita e mi domando come fa una persona a sostenere di amarti ma riuscire a farti sentire così piccola e indegna? E' una fitta al petto quando dice cose come "vorrei andare in moto con te ma non posso portarti perchè pesi troppo", oppure " se fossi più magra ti comprerei un sacco di bei vestiti". E' doloroso provare tutto questo male, volerla fare finita e non riuscirci, non trovo le parole per esprimermi con lui perchè ogni volta che ci provo crollo in un pianto e per lui tutto ciò che cerco di dire sono cose senza senso che non vanno nemmeno la pena di essere ascoltate. Così ho imparato a stare zitta, a tenere tutto per me e sfogarmi su un diario personale. Ma non funziona più di tanto, ho dei crolli e piango spesso tutto il giorno, per poi indossare una maschera e un sorriso appena lui torna o incontro persone e rispondere che va tutto bene alle persone che si insospettiscono le volte un cui si nota dalla mia faccia che no, le cose non vanno bene. Vi chiedo scusa della lunghezza della mia lettera, avrei così tanto altro da raccontare e sarebbe forse troppo lunga ma ho cercato di esprimere al meglio quello che sto provando.

2 risposte degli esperti per questa domanda

Marta,

l’obiettivo più importante che dobbiamo raggiungere per il nostro benessere è la capacità di voler bene a noi stessi. E’ questa a mio parere la sua difficoltà maggiore, che percepisco leggendo la sua lettera. Le sarebbe utile chiedere aiuto ad un professionista. Nel frattempo ricordi che "Possiamo essere la mela più croccante, dolce e gustosa del mondo, ma non a tutti piacciono le mele". Consigli al suo compagno di cercarsi un altro frutto, se non gli va bene ciò che ha, e lei cominci a scoprire gli aspetti belli di sè e troverà qualcuno a cui piacciono le mele!

Salve Marta, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL