Come posso aiutare la mia ex compagna

michele

Buongiorno, è da circa un anno che la mia ex compagna si è chiusa in se stessa, siamo stati una coppia per 14 anni tra alti e molti bassi, ci siamo separati, ho intrapreso una nuova storia con un'altra persona. Non lavora. Non ha contatto con amici, Con i genitori non ha contatti e ci sono stati problemi in passato. Vive in un appartamento da circa un anno e mezzo senza contatti con nessuno, esce ogni tanto solo per acquistare del cibo, non so se stia assolvendo i sui impegni personali (bollette, amministrazione, cura della persona, ecc.). Con il sottoscritto ha avuto dei contatti telefonici, ad un certo punto ha deciso di non parlarmi più. Ogni tanto mando degli sms per avere la tranquillità che stia bene e mi risponde che non mi devo preoccupare. Non è sui social. Vi scrivo per chiedervi come posso aiutarla e per capire come mai che tutti i giorni mi chiedo come stia. Ogni giorno penso a come poterla sentire. Poi lascio stare perché non voglio stressarla e perché credo che fondamentalmente non posso dirle nulla che veramente l'aiuti. Come età siamo due cinquantenni. Vi ringrazio in anticipo. Michele

1 risposta degli esperti per questa domanda

Buon pomeriggio Michele, ti ringrazio per aver condiviso questa situazione così delicata e complessa. Comprendo profondamente il senso di impotenza e la preoccupazione costante che stai vivendo; è un carico emotivo notevole, specialmente quando si è condiviso un percorso di vita lungo quattordici anni. Quello che descrivi, questo isolamento sociale quasi totale unito all'interruzione dei rapporti familiari e lavorativi, suggerisce un quadro di profondo disagio che potrebbe effettivamente rientrare in una dinamica depressiva o in un ritiro sociale difensivo. È come se la tua ex compagna avesse creato un guscio per proteggersi da un mondo che, forse, percepisce come troppo doloroso o faticoso da gestire, specialmente dopo la fine della vostra relazione e in assenza di una rete di supporto esterna. 
Il fatto che tu ti chieda ogni giorno come stia e senta il bisogno costante di monitorare la sua situazione è una reazione umana e comprensibile, legata a quel legame di attaccamento che non svanisce istantaneamente con una separazione legale o formale. Tuttavia, è importante riflettere su quanto questo tuo protenderti verso di lei sia una forma di cura e quanto, invece, rischi di alimentare in te un senso di colpa o una responsabilità che non puoi realmente sostenere da solo. Nella tua posizione di ex compagno, oltretutto impegnato in una nuova relazione, il tuo raggio d'azione è purtroppo limitato: la sua risposta "non ti preoccupare" è un segnale di chiusura che va rispettato, ma che allo stesso tempo conferma la sua volontà di non renderti partecipe del suo mondo interiore.
Per aiutarla concretamente senza risultare invadente, potresti provare a verificare se esistano figure terze, magari conoscenti lontani o servizi sociali del territorio, che possano effettuare un monitoraggio discreto, specialmente per quanto riguarda gli aspetti amministrativi e di sussistenza che ti preoccupano. Spesso, in questi casi, il miglior aiuto non è il contatto diretto che può generare stress o confusione emotiva, ma la facilitazione di un intervento professionale esterno che possa valutare lo stato di salute mentale in modo oggettivo. Dal punto di vista personale, ti invito a lavorare sull'accettazione del fatto che non puoi essere tu il salvatore della sua sofferenza; prendersi cura di se stessi e del proprio nuovo equilibrio è il primo passo per smettere di vivere in funzione di un'allerta costante che rischia di logorare anche il tuo presente.

Dott.ssa Francesca Giusto 

Psicologa e Pedagogista

Email: francescagiusto.psicologa@gmail.com 

Sede: Via Cosimo de Giorgi, 93 – Lecce | Consulenze Online

Seguimi su: LinkedIn | Instagram