Depressione per bocciatura

Patrizia

Buongiorno. Sono molto preoccupata per mia figlia.

Ad aprile dello scorso anno ho avuto il colloquio con i professori di mia figlia che frequentava il quarto anno scienze umane. A causa di gravi problemi in famiglia, mia figlia si è lasciata andare e aveva quasi tutte le materie in rosso.

La coordinatrice di classe mi disse che era meglio farle ripetere l'anno. Ho risposto che, se fosse stata bocciata, avrebbe lasciato la scuola perché avrebbe perso tutto, non solo un anno scolastico.

La ragazza si è data tanto da fare ed è riuscita, però, ad avere tre debiti. Ha sempre fatto fatica nello studio e gli insegnanti si sono sempre nascosti dietro un “tu non studi abbastanza”, senza mai chiedersi se ci fosse un problema (abbiamo scoperto da poco un DSA: dislessia e disortografia).

Agli esami di settembre è stata bocciata proprio da quell'insegnante, dicendomi che lo ha fatto per il suo bene.

Mia figlia è entrata in depressione, tant'è che è seguita da uno specialista. Si era cancellata da scuola, poi si è iscritta in un altro istituto ma ha abbandonato anche quello per attacchi di panico.

Piange sempre. Non esce. Continua a dire che è rimasta sola.

Anche se parla con la psicologa non troviamo una soluzione da seguire. Sono preoccupata. Sono arrabbiata perché vorrei scaricare tutto sull'insegnante. Ha rovinato la vita di mia figlia e la nostra.

Cosa posso fare di più per aiutarla?

10 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Patrizia,

dalle sue parole emerge una grande preoccupazione e anche tanta rabbia per ciò che è successo, ed entrambe sono comprensibili. Quando si vive una bocciatura in un momento già fragile, con problemi familiari e con una difficoltà di apprendimento non ancora diagnosticata, l’impatto emotivo può essere molto forte. È probabile che sua figlia non stia reagendo solo alla bocciatura, ma a una somma di esperienze che nel tempo hanno minato il suo equilibrio.

Il pianto frequente, il ritiro sociale e gli attacchi di panico indicano una sofferenza profonda. Il fatto che sia seguita da una psicologa è già un passo importante, ma è bene ricordare che i cambiamenti richiedono tempo. In questa fase può essere utile soprattutto farle sentire che il suo dolore è visto e compreso, senza minimizzarlo. Può avere un ruolo molto importante nel creare attorno alla figlia un ambiente emotivo più sicuro e non pressante, rispettando al tempo stesso il suo spazio terapeutico.

Capisco il desiderio di attribuire la responsabilità all’insegnante, ma restare concentrati su questo può mantenere sua figlia nella posizione di chi ha subito un torto irreparabile. Una bocciatura può essere un evento molto doloroso, ma non definisce il valore né il futuro di una persona. Forse in questo momento la priorità non è tanto la scuola, quanto il suo benessere emotivo e il recupero graduale della quotidianità: uscire, riprendere piccoli interessi, sentirsi meno sola. 

Le auguro che, con il tempo e con il supporto adeguato, sua figlia possa ritrovare serenità.

Un caro saluto,

Dott.ssa Marika Treddenti

Dott.ssa Marika Treddenti

Dott.ssa Marika Treddenti

Milano

La Dott.ssa Marika Treddenti offre supporto psicologico anche online

Buongiorno,

quando è presente un disturbo depressivo (non solo un DSA) si potrebbe valutare l'attivazione a scuola del BES.

Inoltre affiancherei alla ragazza una studentessa universitaria per delle ripetizioni/sostegno compiti (tenendo conto che funge anche da eventuale modello da seguire).

Per gestire gli attacchi di panico possono essere utili tecniche di rilassamento, di mindfulness o terapie che utilizzino l'EMDR e/o l'ipnosi).

Per il resto parli di queste sue perplessità alla psicologa che già la segue: la terapia richiede tempo.

Cordiali saluti.

Dr. Antonio Cisternino (PAC-Emotions12 Torino)

Buongiorno, 

sicuramente ciò che è successo può andare ad intaccare autostima e autoefficacia della ragazza che, nonostante l'impegno messo in battuta finale ha riscontrato una sconfitta nella bocciatura. Probabilmente in questo momento mi concentrerei sulla definizione delle priorità e sul ridare senso e significato a ciò che le è successo. E' utile ricordare che la sua vita non è compromessa.

E' importante che lei si senta nuovamente capace e al sicuro, ridurre la pressione sul futuro e non parlare solo di studio, cercando invece di riattivare piccole attività quotidiane e relazioni che la facciano uscire dall’isolamento.
Il fatto che sia seguita da una psicologa è già un passo importante!

 

Dott.ssa Irene Dequarti

Dott.ssa Irene Dequarti

Torino

La Dott.ssa Irene Dequarti offre supporto psicologico anche online

Sig.ra Patrizia buongiorno,

la DSA è stata diagnostica da chi ? (scuola o collega che sta seguendo la ragazza?)

Se c'è una diagnosi la scuola non può non tenerne conto e il “tu non studi abbastanza” non ha più alcun senso!

La depressione, lo sconforto sono comprensibile conseguenza del malessere psicologico.

Lei scrive che la ragazza è seguita da un collega, avete parlato con lui?

Cosa ne pensa? E' a conoscenza dei gravi problemi familiari?

Sono certa che il collega terrà conto di tutto questo e saprà come gestire 

In queste situazioni il conforto e l'affetto della famiglia è già un buon supporto

La DSA non è una malattia ma una neurodivergenza , bisogna imparare a conviverci a volte anche con l'aiuto della logopedia

Forse ha presente il giornalista Luca Giurato? Ebbene era dislessico, semplicemente!!!

Allora però il DSA non era riconosciuto e lui è stato spesso ridicolizzato per le sue "parole storpiate" eppure SE NE E' FATTO UN BAFFO ed è diventato un bravissimo giornalista

Un caro saluto

Dott.ssa Rosalba Anfosso Boscolo

Buongiorno Sig.ra Patrizia,

capisco profondamente la sua preoccupazione e anche la sua rabbia. Quando si vede un figlio soffrire così tanto è naturale sentirsi impotenti e cercare una causa a cui attribuire tutto il dolore che sta vivendo la propria famiglia. Da ciò che racconta emerge chiaramente quanto sua figlia abbia attraversato un periodo molto difficile e quanto abbia cercato, nonostante le difficoltà, di impegnarsi per recuperare la situazione scolastica. La scoperta recente di un DSA (dislessia e disortografia) è un elemento molto importante, perché spesso ragazzi che per anni fanno fatica nello studio vengono etichettati come “poco impegnati”, quando in realtà stanno affrontando difficoltà reali che richiederebbero strumenti e strategie didattiche adeguate. Questo può generare nel tempo frustrazione, senso di inadeguatezza e una forte perdita di fiducia in sé stessi. La bocciatura, in un momento già delicato, può aver rappresentato per sua figlia una sorta di “rottura emotiva”, facendole percepire di aver fallito e di essere rimasta indietro rispetto agli altri. Le reazioni che descrive il pianto frequente, il ritiro sociale, gli attacchi di panico, la sensazione di essere sola sono segnali di una sofferenza importante che merita tutta l’attenzione e la cura possibili. È sicuramente positivo che sua figlia sia già seguita da una psicologa, perché significa che non è sola ad affrontare questo momento. Tuttavia, se il percorso è iniziato da un tempo abbastanza significativo e non state osservando miglioramenti concreti nel suo benessere emotivo, può essere opportuno valutare anche un’altra possibilità: provare a confrontarsi con un altro specialista. Non si tratta di mettere in discussione il lavoro svolto finora, ma semplicemente di considerare che, come accade in molte situazioni terapeutiche, non sempre il primo percorso intrapreso è quello più adatto alla persona. A volte un diverso approccio terapeutico, o semplicemente una diversa relazione terapeutica, può risultare più efficace e aiutare il ragazzo o la ragazza a sentirsi compresi e accompagnati in modo più utile nel percorso di recupero. Nel frattempo, ciò che lei può continuare a fare e che dal suo messaggio traspare già molto chiaramente è far sentire a sua figlia che non è sola e che il suo valore non dipende da un voto o da un anno scolastico. In questo momento probabilmente la sua autostima è molto fragile e ha bisogno prima di tutto di ritrovare fiducia in sé stessa, nei suoi tempi e nelle sue capacità. Con il giusto supporto, sia psicologico che scolastico (soprattutto ora che è emersa la diagnosi di DSA e quindi è possibile attivare strumenti compensativi e un percorso più adeguato), è assolutamente possibile aiutarla a riprendere gradualmente il suo cammino. Capisco quanto questa situazione sia faticosa anche per lei come madre. Non esiti a cercare confronto e supporto anche per sé stessa, perché sostenere un figlio in difficoltà richiede molte energie emotive. Resto a disposizione per qualsiasi necessità o ulteriore informazione.

Un carissimo saluto. 

Dott.ssa Chiara Ilardi

Dott.ssa Chiara Ilardi

Roma

La Dott.ssa Chiara Ilardi offre supporto psicologico anche online

Buonasera, lo scatenarsi dello stato di depressione da lei descritto che sua figlia sta vivendo richiama l'attenzione sullo stato di sofferenza pregressa  collegato ai gravi problemi di famiglia che hanno coinvolto lo stato della partecipazione scolastica, emotiva, affettiva e sociale. Questo quadro attualmente conosciuto dalla specialista che la segue le permette di confidare in un lavoro che la coppia sta svolgendo e che ha tempi che non possono essere quantificati per una pronta soluzione. Altresì è comprensibile la preoccupazione per lo stato di salute di sua figlia che conosce bene. Tenga presente che tutti i membri della famiglia sono stati coinvolti dalle vicende famigliari e che  secondo le loro capacità e la dotazione psicologica sono stati con le loro capacità  in grado di vivere, affrontare e sapersi prendere in carico.

Dalla sua descrizione la ragazza è affaticata nell'accettare e farsi carico dello stato che vive  promuovendosi con motivazione intrinseca ora debole indirizzandosi verso la rinuncia e l'abbandono che sono la soluzione più facile e a portata di mano.

Indico per sua figlia  la necessità di mantenere  la frequenza scolastica anche accompagnandola a scuola  tutte le mattine se necessario nonostante non voglia uscire; vedere le amiche e gli amici, cercare di mantenere una attività fisica, una passeggiata nonostante preferisca isolarsi.

Per quanto riguarda la scuola che frequenta, credo avrete preso in considerazione la valutazione del disturbo specifico di apprendimento DSA per l'anno in corso di un PDP e se in attesa di valutazione complessiva e del responso validato dal ASL,   potete chiedere un piano di studio per ogni disciplina sui nuclei fondamentali e una programmazione delle verifiche scritte e orali. Sarà utile un colloquio con il coordinatore di classe e suggerisco la richiesta per sua figlia di: più tempo per le verifiche; programmazione delle verifiche scritte e orali; uso nello studio e in classe delle mappe concettuali; carico di lavoro a casa limitato.

Comprendendo il clima emotivo presente che state vivendo e le consiglio di mantenere la capacità di ascolto e di sostegno che sta offrendo oltre ad una attenzione verso le possibili ricadute che potrebbero presentarsi.

Non scarti anche la possibilità di potere usufruire da parte sua di un intervento psicoterapeutico che le offrirebbe uno specchio ed una capacità di capire  meglio i problemi passati e recenti che co-agiscono nel presente.

Mantendo l'attenzione sulla situazione cordialmente la saluto.

 

Gentile signora,

dalle sue parole emerge chiaramente quanto lei sia preoccupata e quanto stia soffrendo nel vedere sua figlia così in difficoltà. È comprensibile anche la rabbia che prova: quando un figlio sta male si cerca inevitabilmente una causa precisa e qualcuno a cui attribuire ciò che è accaduto. Tuttavia, in questo momento la priorità più importante è il benessere psicologico di sua figlia e il modo in cui può sentirsi sostenuta nel riprendere fiducia in se stessa. Quello che sua figlia sta vivendo non è raro quando un ragazzo percepisce di aver vissuto un’esperienza scolastica come una sconfitta o come un’ingiustizia. A questa ferita si sono probabilmente sommati altri fattori: i problemi familiari che lei menziona, la fatica nello studio legata a un disturbo specifico dell’apprendimento scoperto solo recentemente, e la sensazione di essere rimasta indietro rispetto ai compagni. Tutti questi elementi insieme possono minare profondamente l’autostima e generare ritiro sociale, tristezza intensa e attacchi di panico. È importante però sottolineare alcuni aspetti che rappresentano già delle risorse. Sua figlia è seguita da una psicologa, e questo è un passo fondamentale. Inoltre lei, come madre, è presente, attenta e desiderosa di aiutarla: per un ragazzo in difficoltà questo è un fattore protettivo molto importante.

In questa fase può essere utile concentrarsi meno sull’evento della bocciatura in sé e più su ciò che sua figlia sta vivendo emotivamente. Per molti ragazzi una bocciatura viene vissuta come una perdita di valore personale o come la prova di “non essere capaci”. Se si è sempre fatto fatica a scuola e per anni ci si è sentiti dire di “studiare di più”, il rischio è che si costruisca l’idea di non essere abbastanza intelligenti o all’altezza. La diagnosi di DSA può invece aiutare a rileggere molte difficoltà passate sotto una luce diversa: non era mancanza di impegno, ma un modo diverso di apprendere che richiede strumenti adeguati.

In questo momento sua figlia potrebbe aver bisogno soprattutto di recuperare un senso di sicurezza e di fiducia, prima ancora di prendere decisioni scolastiche definitive. Forzarla troppo presto a rientrare in un percorso potrebbe aumentare l’ansia e la sensazione di fallimento. A volte è utile concedere un tempo di pausa, lavorando con lo specialista sulla gestione dell’ansia, sull’autostima e sulla rielaborazione di ciò che è accaduto.

Parallelamente, quando sarà un po’ più stabile emotivamente, si potrà ragionare insieme su quali percorsi siano più adatti a lei: un rientro a scuola con gli strumenti previsti per i DSA, un percorso più graduale, oppure altre modalità di formazione. Oggi esistono diverse possibilità e un anno apparentemente “perso” non determina il futuro di una persona.

Per quanto riguarda la rabbia verso l’insegnante, è comprensibile che lei la provi. Tuttavia restare concentrati su quella figura rischia di mantenere sua figlia legata a quell’episodio, mentre il lavoro terapeutico dovrebbe aiutarla a riappropriarsi della propria storia e del proprio percorso, al di là di ciò che è accaduto a scuola.

La cosa più preziosa che può fare per lei è continuare a trasmetterle un messaggio chiaro: il suo valore non dipende da un anno scolastico né da un voto. Molti ragazzi attraversano momenti di blocco o di crisi e poi riescono, con il tempo e con il giusto sostegno, a ritrovare una direzione.

Se la sofferenza resta molto intensa (pianto continuo, isolamento marcato, attacchi di panico frequenti), può essere utile che la psicologa valuti anche un eventuale supporto psichiatrico per la gestione dei sintomi d’ansia e depressivi. A volte un intervento integrato accelera il processo di stabilizzazione.

Non siete soli in questa situazione e, soprattutto, la storia di sua figlia non è definita da ciò che è accaduto quest’anno. Con il tempo, il supporto adeguato e un percorso che tenga conto delle sue reali modalità di apprendimento, è possibile ricostruire fiducia e riaprire nuove prospettive.

Dott.ssa Chiara Todaro

Dott.ssa Chiara Todaro

Lecco

La Dott.ssa Chiara Todaro offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Patrizia,si sente quanto sia preoccupata e anche arrabbiata: è una reazione comprensibile quando si vede una figlia stare così male e non si sa come aiutarla davvero.

Provo a darle alcuni punti semplici, ma importanti.

Sua figlia sta reagendo a un colpo forte
Quello che descrive, il ritiro, il pianto, il sentirsi sola, gli attacchi di panico, sembra una risposta a qualcosa che ha vissuto come molto pesante e umiliante.
La bocciatura, insieme alle difficoltà mai comprese prima, come il DSA, può aver inciso profondamente sulla sua autostima.

La rabbia è legittima, ma non deve diventare il centro.
Capisco il bisogno di dare la colpa all’insegnante. Però restare su questo rischia di tenere sua figlia bloccata su ciò che è successo, invece di aiutarla a ripartire, con i suoi tempi.

Prima viene il benessere, poi la scuola.
In questo momento la priorità non è recuperare l’anno, ma farla stare un po’ meglio. Quando c’è così tanta sofferenza, chiedere di ripartire può essere troppo.

Cosa può fare lei, concretamente.

Può farle sentire meno pressione, anche solo comunicandole che adesso non deve dimostrare nulla.
Può accogliere quello che prova, usando frasi come “capisco che è dura”, più che “devi reagire”.
Può starle accanto con piccole proposte, senza forzarla, ma con una presenza costante.
Può valorizzare piccoli passi, anche molto semplici, che le diano un minimo senso di riuscita.
Può, se possibile, confrontarsi con la psicologa, per allineare meglio il sostegno.

Uno sguardo avanti, con calma.
Ci sarà tempo per rimettere mano alla scuola, anche con strumenti adeguati al DSA. Adesso è più importante che recuperi un po’ di stabilità.

Questa fase è molto difficile, ma non è definitiva. Il modo in cui si sentirà accompagnata adesso farà davvero la differenza.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online

Capisco bene la tua preoccupazione e il dolore che provi, si percepisce quanto la situazione vi stia segnando profondamente. Quello che tua figlia sta vivendo non è solo una reazione a un fallimento scolastico, ma una ferita emotiva molto seria aggravata dal fatto che in passato le difficoltà di apprendimento non erano state riconosciute, e che la bocciatura è arrivata in un momento in cui si sentiva già fragile e sotto pressione. La sua tristezza profonda, il pianto frequente, il ritiro sociale e gli attacchi di panico sono segnali che il suo sistema emotivo è sovraccarico e che ha bisogno di sentirsi ascoltata e sostenuta in modo sicuro e costante.

In questo momento il supporto più importante che puoi darle è creare uno spazio di ascolto senza giudizio, dove possa esprimere tutta la sua frustrazione, la rabbia, la delusione e il senso di solitudine. È naturale sentire rabbia verso l’insegnante o verso il sistema scolastico, ma convogliare questa rabbia in un dialogo protetto con te o con la psicologa può aiutare a elaborarla senza che diventi distruttiva per lei o per la vostra relazione.

È utile anche cercare insieme piccole strategie quotidiane per ricostruire un senso di controllo e fiducia in sé, ad esempio stabilire routine semplici, valorizzare ogni piccolo risultato e incoraggiarla a fare attività che le diano piacere o senso di competenza. Lavorare con la psicologa su tecniche di gestione dell’ansia e degli attacchi di panico, così come su esercizi di graduale esposizione sociale, può aiutare a ridurre il senso di isolamento.Non è semplice e ci vorrà tempo, ma l’obiettivo principale ora non è la scuola in sé, ma aiutare tua figlia a ritrovare stabilità emotiva e sicurezza, così che poi possa affrontare il percorso scolastico o formativo con strumenti adeguati. Contestualmente, potresti valutare di coinvolgere figure come uno psicopedagogista o uno specialista DSA che possano aiutarla a recuperare fiducia nello studio con strategie mirate e personalizzate.Infine, è importante che anche tu possa avere sostegno: genitori che attraversano situazioni simili spesso beneficiano di un confronto con uno psicologo, perché aiuta a gestire rabbia, frustrazione e senso di impotenza senza scaricarli su tua figlia, ma usando queste emozioni per sostenerla al meglio.

Se vuoi, posso anche suggerirti un piccolo piano concreto di passi da fare giorno per giorno per aiutarla a uscire gradualmente dall’isolamento e ricostruire fiducia in sé. 

Dott.ssa Simona Di Meglio

Dott.ssa Simona Di Meglio

Napoli

La Dott.ssa Simona Di Meglio offre supporto psicologico anche online

Buongiorno,

capisco la sua preoccupazione e anche la rabbia: vedere una figlia stare così male è molto doloroso.

Provo a darle alcuni punti chiari.

Quello che sta vivendo sua figlia non è causato solo dalla bocciatura, ma da un insieme di fattori: difficoltà non riconosciute (DSA), fatica scolastica, vissuti emotivi e un evento (la bocciatura) che ha fatto da “rottura”.
Ora si trova in uno stato depressivo con ansia, perdita di fiducia e ritiro.

Cosa può fare concretamente:

  • Ridurre la pressione sul “fare”
    In questa fase l’obiettivo non è la scuola, ma il suo equilibrio emotivo.
  • Rinforzare il legame
    Più che spronarla, è utile starle accanto con presenza calma: “ci sono, senza aspettative”.
  • Validare quello che sente
    Eviti di minimizzare o spingerla a reagire: per lei il dolore è reale.
  • Integrare il percorso
    Se già è seguita, può essere utile confrontarsi con lo specialista per capire se serve un supporto anche psichiatrico (per ansia/panico) o un adattamento del percorso.
  • Pensare a un rientro graduale
    Non necessariamente subito a scuola tradizionale: esistono percorsi più flessibili, anche con supporto per DSA.

Un punto importante anche per lei:
la rabbia verso l’insegnante è comprensibile, ma se resta lì rischia di non aiutare sua figlia adesso. Il focus va riportato su come farla stare meglio oggi.

Non è una situazione senza uscita.
In adolescenza questi blocchi possono essere profondi, ma anche trasformarsi, se accompagnati con i tempi giusti.

 Daniela Sasso

Daniela Sasso

Lecce

Daniela Sasso offre supporto psicologico anche online

cerca psicologo