Depressione

Come scegliere terapista specializzato in depressione

Ely

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Buonasera, sono stasera qui a chiedere il Vostro aiuto, in quanto, nonostante la mia giovane eta' da molto tempo soffro di depressione, e vorrei farVi delle domande. Come avete scritto anche Voi, gli altri, quelli che sanno di questo problema nonostante i tentativi, non riescono ad aiutarmi e da sola non ce la faccio. C'ho provato in tutti questi 5 anni. Il primo gennaio di questo anno mi sono guardata allo specchio e mi sono detta basta. L'unico proposito per l'anno nuovo dovrà essere x me quello di iniziare una terapia e capire il perchè di tutto questo male che m brucia dentro e che mi ha rovinato questi ultimi anni. Nessuno a parte me sa quanto sia stata male e quanto abbia provato a tirarmene fuori. Ahimè senza risultato. In realtà ho già provato ad andare in terapia ma non è durata, e il bello e che non so nemmeno perchè in quanto con questa persona mi trovavo bene. Non ci sono più andata. Punto. Per nessun motivo particolare. Non c'è niente che mi abbia fatto scappare o che mi abbia dato fastidio. La mia domanda è: secondo Voi devo riniziare la terapia ripartendo da dove l'avevo lasciata quindi tornando dalla mia "vecchia" psicologa, o è meglio ripartire proprio da capo??? Se la Vs risposta riguarda la 2° scelta, come si fa a scegliere una buona psicologa se non si hanno strumenti di valutazione? Non posso bendarmi gli occhi e puntare il dito così a caso su un elenco di nomi casuale. Non metto in dubbio la professionalità di ognuno ma credo che anche nel Vs campo ci siano delle persone specializzate in qualcosa piuttosto che in altro! Se siete così gentili da rispondermi e darmi anche solo qualche nome specializzato in depressione, ve ne sarei immensamente grato. Grazie mille

13 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

In parte mi colloco nella seconda scelta. Le suggerirei di individuare alcuni professionisti psicoterapeuti iscritti all'ordine delle sua regione, preferibilmente ad orientamento psicoanalitico (freudiano), e fare una serie di primi colloqui in modo da rendersi conto qual è il terapeuta con il quale riesce ad instaurare un transfert positivo. Ove possibile veda di incontrare professionisti che offrano gratuitamente il primo colloquio. Siccome il suo disagio dura da molto tempo, anche il percorso da intraprendere non sarà breve, ma è importante che lo inizi con la persona più adatta. Auguri e saluti.

Se ti fossi più vicino, sarei felice di aiutarti. Sì hai bisogno di aiuto......non credo sia solo depressione, il mio intuito , da ciò che scrivi, mi dice altro. Poteri consigliarti un bravo collega a livorno, se vuoi scrivermi a lasirelli@racine.ra.it, ti dò indirizzo e numero di telefono. Un sorriso

Dott.ssa Carla Foletto Mantova (MN)

Se si è trovata bene le conviene tornare dalla psicologa che la seguiva, nella psicoterapia è importante la relazione e secondaria la specializzazione, se all’inizio vi è avversione per lo psicoterapeuta questi va cambiato. Il problema sarà se l’impostazione della psicoterapia adottata dalla psicoterapeuta permette la continuazione anche a terapia interrotta ma questo lo dirà la psicoterapeuta. La ringrazio per averci scritto.

Salve Ely, purtroppo la depressione è una strana canaglia, perchè il primo pensiero che inculca dentro è proprio l'inaiutabilità, il senso che sia inutile anche chiedere aiuto, o addirittura che sia rischioso affidarsi e fidarsi. Tuttavia sono pienamente d'accordo con lei quando dice che non è facile scegliere: il rapporto terapeutico è una vera e propria relazione interpersonale, fatta di importanti risvolti emotivi per cui è naturale che non sia automatico affidarsi, soprattutto perchè la psicoterapia a differenza di alcune situazioni mediche, presuppone, per funzionar al meglio una buona sintonia interpersonale. Quello che mi sento di dirle è che più che scegliere una persona "specializzata in depressione", deve scegliere la persona con la quale maggiormente si sente in sintonia, chieda un primo colloquio informativo con più di una persona, esponga il suo problema ed anche i suoi eventuali dubbi e faccia attenzione a come si sente. Molti colleghi danno la possibilità di un primo colloquio informativo gratuito. In caso contrario come si fa, come giustamente lei stessa dice, a scegliere ad occhi chiusi una persona con cui doversi aprire intimamente e magari per un tempo neanche breve? Se non c'è stata una grossa mancanza di sintonia con la psicologa da cui è stata, provi pure a tornare da lei, sicuramente c'è stato un motivo per cui se n'è andata e forse insieme potete riuscire a capire come mai e ripartire da lì. Nei rapporti con lo psicoterapeuta, ognuno riporta le modalità relazionali che utilizza anche con le altre persone, per cui non escludo che lei tenda a "farsi fuori dalla relazione" senza troppe spiegazione anche con altri, per cui ritornare da lei potrebbe essere l'inizio di un cambiamento. Se invece è andata via perchè non si è sentita a suo agio nella relazione, forse è bene che almeno conosca qualcun altro. Si senta libera di dire che deve prendere una decisione e che non sa se inizierà la terapia. Io in genere, anche al paziente più convinto, dopo il primo colloquio suggerisco sempre di prendersi un po' di tempo per pensare a come si è sentito durante la seduta e poi se vuole mi ricontatta. Le suggerisco di cercare con questa prospettiva. I miei più sinceri auguri.

Ciao Ely, anche nel nostro campo, ovviamente, esistono specializzazioni, ma a mio avviso, ed anche secondo i risultati delle ultime ricerche sulla efficacia in psicoterapia, è la RELAZIONE ad avere un ruolo importante nel percorso di cambiamento. E' importante che tu abbia deciso di prenderti cura di te stessa; questo è il primo passo verso il cambiamento. Molti psicoterapeuti offrono il primo colloquio gratuito: ti consiglierei di vedere qualche persona e di scegliere consapevolmente lo psicologo/a con il quale ti senti maggiormente a tuo agio, e perchè non includi la tua "vecchia" psicologa, se con lei ti trovavi bene!

Gentile Ely, la sua domanda è importante. Scegliere il terapeuta con cura ed attenzione è una cosa delicata e indispensabile affinchè il percorso terapeutico sia efficace. A questo proposito, infatti, do sempre ai miei pazienti la possibilità di farlo, incontrandoci per tre volte e solo dopo decidere insieme se proseguire o eventualmente fornire il nominativo di altri colleghi a cui potersi rivolgersi. Andare da uno psicoterapeuta non è come andare dal medico, dal quale molto spesso ci si aspetta soltanto una prescrizione relativa ai sintomi presentati. Un elemento fondamentale della psicoterapia, invece, è proprio la "relazione" che si viene ad instaurare tra il terapeuta e la persona che chiede aiuto; e se questa non funziona (perchè non si crea una certa "sintonia", che poi permette di generare quella che si definisce "alleanza terapeutica"), è molto difficile che il percorso possa dare esiti positivi e buoni risultati. Ecco che, pertanto, darsi la possibilità di scegliere il proprio terapeuta costituisce il primo importante passo per intraprendere un percorso di crescita personale e di miglioramento del proprio malessere. Il mio consiglio è quello di provare a contattare il terapeuta da cui già è stata seguita, se questo è qualcosa che le va di fare, e se per qualche motivo non fosse così, potrà consultare un altro professionista, dandosi il tempo di sceglierlo, ossia chiedendosi se "fa per lei". E per fare ciò basta ascoltarsi, cioè dare spazio alle sue sensazioni rispetto a tale persona, a come starà durante la seduta, lasciando da parte le "specializzazioni" e le competenze specifiche. Perchè, ripeto, è la "relazione" che "cura". La saluto cordialmente, augurandole di trovare la sua strada.

Credo che il primo criterio per scegliere uno psicologo consista nel rispondere alla seguente domanda: mi ci trovo bene? se si allora si può continuare. Il secondo quesito dovrebbe essere: mi sta servendo? Da quel che ho capito lei può rispondere affermativamente almeno ad una domanda, per cui sarei portato a dirle di tornare dallo Psicologo e discutere anche dei motivi di questa sua interruzione, che potrebbero essere di molta utilità. Ovviamente questa è una scelta sempre molto personale. Cordialmente

Cara Ely, uscire dalla depressione non è sempre facile o rapido e questo certamente non facilita la vita e lo spirito con cui si affronta ciò che ci accade. Veniamo comunque alle tue domande. E' difficile pensare che non sia successo niente o forse è proprio questo il problema...non è successo niente. Se dovessi decidere di tornare con la professionista che ti ha seguito per tutto questo tempo forse potreste ripartire proprio da questo: Come mai non è successo niente?. Più di ogni altra terapia quella psicologica è basata sulla relazione;se non c'è una relazione che funziona la terapia difficilmente può avere un esito positivo. Il lavoro che si fa nello studio è di grande reciprocità: io pongo attenzione a te e tu inevitabilmente fai attenzione a me, nella relazione con te. Si può chiedere al professionista se si occupa di depressione e come ha intenzione di approcciarsi al problema, di quali saranno le regole e se sarà possibile per te condividere qualche perplessità. Per la mia esperienza con la depressione posso dirti che qualunque decisione prenderai, sarà una sfida contro te stessa. Buon lavoro

A me hanno insegnato che per fare questo mestiere, lo psicoterapeuta, dobbiamo aspettarci solo la gratitudine che viene dalla memoria del cuore. Non esistono buoni o cattivi terapeuti. Ogni terapeuta propone, generalmente dopo il primo o il secondo incontro un contratto terapeutico in cui per grandi linee indicherà durata e modalità della terapia. E' in quel momento che il cliente si renderà conto se il programma presentato è utile a risolvere i suoi problemi o no. Il percorso terapeutico ha, al di là delle scuole e degli indirizzi, un obiettivo principale che è il cambiamento. Cambiamento inteso come nuova modalità di leggere e percepire la realtà che ci circonda. Il terapeuta è lo specchio con cui leggere in chiave diversa le nostre emozioni, i nostri sentimenti, le nostre relazioni. Se ha questi connotati è un buon terapeuta. Molte volte, il problema si pone riguardo alla durata della terapia. Il cliente arriva con un proprio carico di sofferenze che se non vede alleviato dopo un breve periodo, tende ad abbandonare la terapia. Ciò che mi sentirei di consigliarti, anche per l'angoscia che traspare dalla tua lettera, è una terapia breve. Per Maggiori informazioni e per un consulto gratuito, se vuole può visitare il mio sito (www.dottindelicato.it) anche in considerazione della collaborazione con un mio collega psichiatra, consulente dell'ospedale S. Raffaele di Milano, specializzato in disturbi dell'umore.

Cara e Gentile Eli, la depressione è stata da qualcuno definita il male oscuro, essa “non ti fa scorgere ostacoli da togliere”, ma ti fa “buttare le risorse che ti permetterebbero di uscire dalla situazione oscura” in cui ti trovi collocata. Da quello che lei dice mi pare di capire che a volte si trova a scorgere e criticare il suo stato e la condizione in cui comunque si trattiene, ma a volte proprio non riesce a mollarlo, ed a proseguire, a fare quel salto di qualità che cerca di fare da tempo. Lei è giovane, e pertanto la invito a potersi impegnare, ed a tenere fede al suo proposito fissato il 1° di gennaio del 2008. lo faccia mettendosi dei paletti che ritieni importanti e che deve rispettare per il suo bene, quello di guarire può essere uno di questi paletti, lo ha già stabilito mi pare, ma ne può mettere anche degli altri. Potrebbero essere i seguenti:
- scegliere aiuti opportuni e fidati
- frequentare gli incontri con la psicologa con impegno e costanza,
- impegnarsi a fare le cose sensate e decise,
- impegnarsi a non abbandonare i progetti avviati (a meno di avere pareri positivi da altri che avrai investito di una tale funzione di aiuto).

È vero che è difficile uscire da soli da un disturbo depressivo, ma anche in compagnia non si va tanto lontano se la compagnia viene abbandonata proprio quando la situazione per te si fa difficile. Non si sa perché lei abbia “messo un punto” al discorso aperto con la psicologa, che peraltro mi lascia pensare non sia chiuso, ma sia rimasto invece sospeso. In merito a quest’ultimo poi, un conto è “se le cose non andavano per qualche motivo”, un altro conto è “le cose le ho abbandonate punto”. Questa seconda eventualità mi fa pensare che quella psicologa era quella che “stava lavorando bene per lei o quella parte di lei che voleva guarire” (non mi da’ indici per pensare che la trovasse incompetente o che lo fosse realmente) però l’ha mollata, e una cosa che si molla senza motivo non lascia affatto chiarezza sulle strade da seguire dopo … o quelle da evitare. Probabilmente uno dei motivi di questa sospensione è proprio il dover dare valore alla psicologa, o per meglio dire, al rapporto che ha instaurato con lei; ed allora le potrà servire quanto segue. Se dovessero emergere dei motivi per cambiare Psicologa è il caso che si guardi intorno, legga ciò che gli psicologi che possono essere favoriti per lei scrivono, ciò che fanno, dicono, sono (sono maschi, sono femmine), che faccia hanno, ecc. eventualmente li contatti telefonicamente e senta se li gradisce o meno (lo può sentire dal linguaggio usato e si ascolti … potrebbe anche decidere a livello intuitivo, ma decida). A volte gli psicologi fanno un primo contatto o incontro gratuito, altre volte hanno dei momenti in cui possono venire incontrati senza impegno, si interessi e porti avanti il suo impegno personale. Se vuole approfondire un po’ questa fase di accesso alla consultazione di uno psicologo, nell’area articoli del mio sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav potrà trovare qualche ulteriore informazione. Cordialità

Cara Elisa, la questione che lei pone è molto giusta ed è corretto che lei si interroghi sulle ragioni inconsce che l'hanno portata a lasciare il suo precedente intento terapeutico, di cui evidentemente ha molto bisogno, ma occorre che lei tenga conto anche delle resistenze inconscie, che sempre in agguato... le remano contro. Desidererei mostrarle che lei tende a porre fuori di sè delle domande che invece competono esclusivamente a lei:ogni psicologo specializzato in psicoterapia è in grado di trattare una depressione, l'abilitazione alla psicoterapia è la specializzazione! Forse uno psicoterapeuta molto adulto, potrà avere più esperienza clinica di un altro, ma la scelta dello psicoterapeuta da parte del paziente è emozionale e quindi esclusivamente sua! Le risposte occorre che lei possa trovarle sentirle e riconoscerle dentro di sè, utilizzando l'ascolto delle proprie sensazione, l'empatia e le sue proprie emozioni. Soltanto lei può assumersi l'Ok di un buon incontro terapeutico, e soltanto in sè stessa potrà trovare le ragioni relative all'abbandono del precedente terapeuta. I Indagando sui suoi sentimenti di ambivalenza e nella sue tendenze "inconsce" all'attacco e alla fuga lei potrebbe iniziare un buon lavoro sulla sua aggressività inconscia.

Salve Ely, ho letto il suo messaggio. Immagino quanto stia soffrendo e so che dal suo problema è difficile uscirne da soli. Forse proprio perchè spesso dietro la depressione c'è proprio una "fame di relazioni", e la difficoltà a prendere l'aiuto di cui si ha bisogno. Io credo che lei faccia bene a tornare dalla psicoterapeuta con la quale ha interrotto il trattamento. Il capire perchè ad un tratto è andata via può essere un punto cruciale. Forse questa cosa le succede altre volte quando si lega ad una persona. Prima di finire qualcosa è importante salutare in modo da non lasciare cose in sospeso. Solo dopo, se lo ritiene opportuno, può iniziare un'altra relazione terapeutica. Prima di riniziare bisogna finire veramente, questo vale per le relazioni amorose ma anche per la psicoterapia. Ci rifletta. Gentili saluti.

Ciao, è bene che tu faccia psicoterapia... il mio consiglio è di cercarti una psicoterapeuta con un indirizzo analitico che vada a risolvere i tuoi conflitti nel profondo... un abbraccio

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