Depressione

Come affrontare i pensieri suicidi e il sentirsi inadeguati?

Morena

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Sono una ragazza di 20 anni, determinata, sognatrice e a detta degli altri “brillante” “geniale”. Potrebbe sembrare tutto alquanto normale, ma purtroppo l’altra faccia della medaglia raffigura una persona insicura, infelice ed incapace di trattenere le proprie lacrime ogni volta che una situazione sfugge leggermente dalle mie mani. Ho iniziato a soffrire di depressione intorno ai 12, in cui compivo gesti di autolesionismo fisico e facevo pensieri inadeguati. Credo che il tutto sia scaturito dal rifiuto del mio aspetto e dal contempo dalla morte di un caro. Ma allora non sapevo cosa fosse la depressione, solo andando avanti ho capito con che cosa stavo lottando. Sono arrivata a 20 anni con dei traumi alle mie spalle (accumulati soprattutto al mio diciottesimo anno di età), inoltre da un lungo periodo a questa parte ho iniziato a sviluppare pensieri suicidi. Sembra quasi non vogliano lasciare la mia mente e ogni giorno sempre di più sento la pressione del mondo che mi è intorno e cado sempre più in basso. Tutto non va, ho perso tutti gli obiettivi che mi ero prefissata e credo che non abbia più senso continuare. Ho provato a parlarne con la mia famiglia e amici di questo problema ma sembra quasi che nessuno voglia ascoltarmi o forse prendono con troppa superficialità le mie parole. Credono che non sia vero? Credono che se si ha la depressione non se ne possa parlare apertamente? Ed io mi chiedo, deve per forza “scapparci” il morto per dimostrare il mio stato d’animo? Io non so cosa fare. Mi sembra che in me convivano due persone. Quella determinata e sognatrice che vuole viaggiare per il mondo e ottenere la carriera dei propri sogni, e l’altra persona che è stanca e non prova nulla se non delusione nei propri confronti e dalla gente attorno. Cosa fare a questo punto? Ci sono momenti in cui veramente non so controllarmi e ho paura che possa essere la mia fine. In piu tutto questo ha influito sulla mia vita mondana, tendo ad abusare di alcool, ho disturbi gravi del sonno, ho totalmente perso la mia capacità di concentrazione ed ho assolutamente zero autostima.

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Utente Psicologi Italia,


al di là della tipologia del pensiero che  lei esperisce mi sembra che prima di tutto lei sia in questo momento senza punti di riferimento con i quali confrontarsi ed essere sostenuti.


Quella tipologia di pensiero purtroppo è molto comune ma non per questo lei deve "permettergli" (al pensiero) di porsi come capitano e punto di riferimento per lei. Se così  fosse il pensiero non le permetterebbe di vedere bene i suoi obiettivi (che da quello che dice lei aveva e che adesso sono annebbiati). In questo momento prima cosa da fare è trovare un punto di riferimento.


Cordialmente

Gent.ma Morena,


indubbiamente penso che tu abbia ragione quando dici che intorno a te "sembra quasi che nessuno voglia ascoltarti o forse prendono con superficialità le tue parole".  La vita a volte ci penalizza con tante esperienze negative o "traumi" come dici tu e la risposta che  ci viene spontanea è quella dell'abbandono, della fuga da tutto e da tutti, perchè tutto comincia a sembrare troppo ingiusto e difficile da affrontare, sicchè può sembrare automatico pensare di sottrarsi al dolore tremendo che ne consegue. In realtà questa reazione va interpretata in maniera diversa, ossia come bisogno di aiuto, di richiesta a capire e ad affrontare i problemi, ma l'aiuto che tu chiedi forse dovresti chiederlo da un'altra parte. Al tuo medico curante o al consultorio familiare ad esempio. E' probabile che tu abbia bisogno di un aiuto multidisciplinare, cioè una terapia farmacologica eventualmente associata ad una psicoterapia. Ma voglio aggiungere un'altra cosa. Quando tutto sembra difficile e complicato occorre sforzarsi di cominciare a riconsiderare le cose più semplici, evitando di porsi i quesiti più complessi e di dare importanza a certi pensieri "che sembra quasi che non vogliano lasciare la tua mente".


Ti faccio tanti auguri.

Ritengo che debba rivolgersi, quanto prima possibile, ad una/un brava/o Psicoterapeuta che sarà senz'altro in grado, dopo attenta analisi delle sintomatologia, di formulare una Diagnosi e di proporle una Terapia appropriata per la soluzione dei Suoi problemi che sono piuttosto seri e meritano adeguata considerazione.


Se mi contatta telefonicamente, potrò darle qualche nominativo della Sua zona.


Cordiali saluti.

Gentile utente,


Il suo quadro, da come ce lo descrive, appare caratterizzato da umore depresso, pensieri negativi verso sé stessa di tipo svalutativo, perdita di fiducia verso gli altri e verso il mondo. Inoltre, sembra che le stiano sfuggendo gli obiettivi di vita che si era prefissata, cosa che potrebbe averla fatta cadere in un circolo vizioso in cui i tentativi messi in atto per risolvere il problema, paradossalmente la portano ad amplificare le situazioni e le emozioni negative che da esse derivano. Sembra anche che lei si stia scontrando con una degli aspetti più frequenti della realtà, ovvero che la depressione (e in generale le psicopatologie) siano "di secondaria importanza" rispetto a patologie organiche. Questo atteggiamento che tende a "sminuire" il suo disagio, inserito all'interno di uno stato mentale di sofferenza e di autosvalutazione, si inserisce molto bene e trova un comodo posto per amplificare il problema. Rispetto alla sintomatologia che riferisce al termine del suo consulto, sembrerebbe coincidere con un quadro depressivo. Ovviamente, non è possibile fare nessun tipo di diagnosi da questa postazione. Posso ipotizzare che sia stato veramente difficile convivere 8 anni (anni tra l'altro già difficili di per sé, visto il periodo adolescenziale) senza grandi forme di supporto sociale e professionale. Non ci dice se ha mai consultato uno psichiatra o uno psicologo psicoterapeuta. Per rispondere direttamente alla sua domanda, penso che questa sia la strada che le converrebbe prendere, almeno per concettualizzare più chiaramente il suo disagio e per evidenziare i meccanismi di mantenimento che alimentano la sofferenza.

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