Salve Nina,
Mi dispiace molto per quello che stai vivendo ed hai avuto molto coraggio nel condividerlo qui. Quello che racconti è estremamente pesante, e voglio dirti una cosa con chiarezza ovvero quello che hai subito non è giusto, e il dolore che senti è una risposta comprensibile a esperienze molto difficili.
Non sei “debole” né “sbagliata” ma sei una persona che ha dovuto affrontare troppo, troppo presto e senza il supporto adeguato. Il fatto che tu ti senta “agli sgoccioli”, sola e senza punti di riferimento, è qualcosa che va preso molto seriamente. E allo stesso tempo, il fatto che tu stia scrivendo qui è un segnale importante perché vuol dire che una parte di te sta ancora cercando aiuto, e questa parte è preziosa. Ti suggerisco di iniziare da questi piccoli passi:
1. Metti al primo posto la tua sicurezza e il tuo spazio emotivo. Se stare a casa con i tuoi genitori continua a farti stare male, è importante iniziare a pensare anche gradualmente a spazi alternativi:
- anche temporanei (amici, parenti, coinquilini, stanze condivise)
- oppure luoghi “rifugio” durante la giornata (biblioteche, spazi studio, centri giovani)
Non devi per forza risolvere tutto subito, ma ridurre l’esposizione continua a un ambiente che ti fa soffrire è già un passo fondamentale.
2. Non affrontare tutto da sola: cerca un punto di supporto reale. Capisco quanto sia difficile fidarsi dopo quello che hai vissuto, ma esistono realtà pensate proprio per situazioni come la tua:
- centri di ascolto psicologico (anche gratuiti)
- consultori
- servizi territoriali per giovani adulti
Anche solo una prima accoglienza può aiutarti a non sentirti più completamente sola.
3. Dai valore a ciò che ti ha aiutata (anche i videogiochi). I videogiochi, per te, non sono “il problema” ma sono stati una strategia di sopravvivenza emotiva. Ti hanno dato:
- distrazione
- senso di controllo
- sollievo
Il punto non è eliminarli, ma integrare altre risorse che possano sostenerti senza diventare l’unico appiglio. Non colpevolizzarti per questo. Ti suggerisco anche di intraprendere un percorso di sostegno psicologico può fare davvero la differenza ma non perché “devi essere aggiustata”, ma perché meriti uno spazio dove esistere senza essere ignorata o invalidata. Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarti a:
- elaborare i traumi familiari che hai vissuto, in modo graduale e sicuro
- riconoscere e gestire la depressione, che ti accompagna da tanto tempo
- ricostruire un senso di identità e autonomia, passo dopo passo
- imparare a stabilire confini con i tuoi genitori, anche emotivi
- costruire un piano realistico per l’indipendenza (lavoro, casa, risorse)
E soprattutto: avere qualcuno che ti ascolta davvero, senza giudizio. Se hai timore per la privacy o per l’ambiente, puoi valutare anche percorsi online, che spesso sono più accessibili e protetti. Prima di salutarti però ci tengo a dirti una cosa molto importante ovvero quando dici “sono agli sgoccioli”, mi preoccupa, perché può voler dire che stai arrivando a un limite molto difficile. Se senti che la disperazione diventa troppo intensa o che potresti farti del male, è fondamentale non restare sola in quel momento:
- puoi contattare un servizio di supporto emotivo (come il Telefono Amico: 02 2327 2327)
Chiedere aiuto in quei momenti non è esagerato ma significa proteggerti. Io ti consiglio e spero che tu decida a non arrenderti perché sappi che tu non sei definita da ciò che hai subito. Sei una persona che ha resistito, che ha trovato modi per andare avanti, anche quando nessuno la vedeva davvero. Adesso il passo non è “fare tutto da sola”, ma iniziare a costruire, poco alla volta, una rete che ti sostenga davvero. Ti auguro di poter rinascere come meriti e di poter finalmente essere felice.
Un caro saluto
Dott.ssa Chiara Ilardi