Come posso superare la sofferenza dopo oltre un anno dalla separazione?

Maria Grazia

Ho 43 anni e sto attraversando un periodo di profonda sofferenza emotiva. Da circa un anno e alcuni mesi sto cercando di elaborare la fine di una relazione durata 12 anni, di cui circa 10 di convivenza. La separazione è avvenuta in modo molto doloroso e per me è stata improvvisa e difficile da comprendere. Da allora faccio molta fatica ad andare avanti e a ricostruire una mia identità e una vita che senta nuovamente mia. Continuo a pensare moltissimo alla mia ex compagna, alla vita che avevamo costruito, alla casa, ai luoghi e alle esperienze condivise. Mi manca non soltanto lei, ma soprattutto il senso di appartenenza e di futuro che avevo associato a quella relazione. Mi capita di tornare mentalmente continuamente al passato, chiedendomi cosa avrei potuto fare diversamente e se sia davvero tutta colpa mia. Questo mi porta spesso a sentirmi sbagliata, inadeguata e come se fossi stata un peso per la persona che amavo. Sto già affrontando un percorso psicologico, ma nonostante questo sento di essere ancora molto bloccata. Nell'ultimo periodo, e in particolare nelle ultime settimane, mi sento progressivamente più stanca, fragile e senza energie o determinazione. Ho difficoltà a provare entusiasmo e a immaginare il futuro. Mi sento molto sola e faccio fatica a riconoscermi al di fuori della relazione che ho perso. In questi giorni si è aggiunto un ulteriore elemento destabilizzante: dopo circa 10 anni nello stesso lavoro, il mio datore di lavoro, con cui ho condiviso una parte importante della mia vita professionale, ha deciso di trasferirsi da Milano a Pesaro con la compagna/collega e la loro bambina, entro la fine dell'anno. Questo cambiamento mi fa paura anche per il futuro lavorativo e rappresenta per me un'ulteriore perdita di riferimenti e di luoghi familiari (la nostra sede era prioprio a pochi minuti di distanza da dove abitavo con la mia ex compagna). Ho la sensazione che tutto ciò che costituiva la mia vita precedente stia progressivamente scomparendo. Mi viene spesso detto che dovrei prendermi maggiormente cura di me, anche fisicamente, e cercare di riprendere peso e forza, ma in questo momento faccio fatica persino a trovare la motivazione per farlo. La cosa che mi preoccupa maggiormente è che negli ultimi giorni non so più bene cosa voglio e mi sento estremamente stanca. Non so se si tratti ancora di un'elaborazione della separazione, di una condizione depressiva o di qualcosa che necessita di un intervento diverso, e vorrei capire come poter uscire da questo stato. Soprattutto vorrei uscire dalla profonda sensazione di essere stata un peso: tutti mi dicono che la mia ex compagna che abbia fatto la scelta giusta per la sua felicità, mentre io sono ancora così. Ma... è dura far comprendere la complessità della relazione, quanto sia entrata dentro di me. Mi seguiva in tutto e validava sempre la mia presenza, ciò che facevo e poi tutto ad un tratto è cambiata all'improvviso nell'ultimo anno cambiando sempre più e diventando l'opposto. Vorrei chiedere un parere professionale su come affrontare questa fase e soprattutto su come recuperare energia, autonomia, identità e desiderio di vivere senza continuare a sentirmi definita dalla perdita della mia relazione.

15 risposte degli esperti per questa domanda

Buonasera,

Lei descrive una complessità relazionale importante, che le ha probabilmente permesso di capire che qualcosa non andava in quella relazione, forse solo quando 'improvvisamente" c'è stato un movimento che è probabilmente l'esito di altri piccoli passi.

L'idea di rivolgersi a dei professionisti mi pare fondamentale e un buon modo di occuparsi di sé e delle sue relazioni.

 Cerchi un professionista serio e che l'aiuti a confrontarsi con ciò che di lei non le piace o non funziona, per potere poi scegliere di cambiare a beneficio di nuove relazioni più paritarie e non di sostegno o compensatorie.

In bocca a lupo e buon lavoro

Carissima, comprendo il grande dolore e lo smarrimento che sta vivendo. Quando una relazione durata dodici anni si interrompe all'improvviso, non si perde soltanto la persona amata, ma anche l'impalcatura stessa della propria identità e la sicurezza del futuro, un senso di smarrimento ora amplificato dalle imminenti novità lavorative. Il fatto che lei si senta bloccata, priva di energie, esausta e pervasa da un senso di colpa o inadeguatezza indica che il lutto per la separazione si è incagliato in una vera e propria fase depressiva, dove la mancanza di validazione esterna da parte della sua ex compagna ha svuotato le sue risorse personali. Per uscire da questo stato è fondamentale non pretendere da se stessa un entusiasmo che al momento non può esserci, ma agire con pragmatismo per recuperare le forze di base. Le consiglio di affiancare alla sua psicoterapia una consultazione psichiatrica per valutare un temporaneo supporto farmacologico che la aiuti a ritrovare il sonno, l'appetito e l'energia biologica necessaria, parlando chiaramente al suo terapeuta di questa sensazione di stasi per focalizzarsi sulla ricostruzione del suo valore personale indipendente dal passato. Il suo valore non è mai dipeso dall'essere o meno un peso per qualcuno, e ritrovare se stessa richiede ora di trattarsi con profonda pazienza, compiendo piccoli gesti quotidiani di cura verso il proprio corpo come se fossero una necessaria terapia, un passo alla volta.

Dott.ssa Patrizia Mariani

Dott.ssa Patrizia Mariani

Milano

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Buongiorno

Quello che descrivi non mi sembra semplicemente la difficoltà di “superare una relazione”. Dopo 12 anni, e soprattutto dopo 10 di convivenza, è venuto meno un intero sistema di riferimento: una persona, una casa, abitudini, luoghi, progetti e una parte importante della tua identità. È quindi comprensibile sentirsi disorientata e avere la sensazione che la propria vita precedente stia scomparendo. Il senso di essere stata “un peso” merita però particolare attenzione: la fine di una relazione non dimostra che tu sia stata un peso, né che il valore che avevi per l’altra persona fosse falso. Il cambiamento della tua ex compagna può essere stato reale e doloroso, ma non può essere utilizzato come misura del tuo valore personale.Considerando anche la stanchezza, la perdita di energie, la difficoltà a provare entusiasmo e a immaginare il futuro, ne parlerei apertamente con la psicologa che già ti segue, per valutare insieme se si tratti ancora di un’elaborazione del lutto relazionale o se ci siano anche sintomi depressivi che richiedano un’attenzione specifica.Nel mio lavoro, oltre ad essere psicologa clinica, mi occupo anche di coaching relazionale e motivazionale: in un percorso di questo tipo si può lavorare proprio sulla ricostruzione dell’identità al di fuori della relazione, sul recupero dell’autonomia, delle energie e, gradualmente, sulla capacità di tornare a desiderare e progettare.Non devi necessariamente “dimenticare” ciò che hai perso per ricominciare. Il primo obiettivo può essere molto più semplice: tornare a riconoscere chi sei, anche al di là di quella relazione.

Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Buongiorno Maria Grazie, da quello che racconta, mi sembra importante non ridurre ciò che sta vivendo alla semplice difficoltà di “superare una separazione”. Dopo dodici anni, e dieci di convivenza, non si perde soltanto una persona: si perde una quotidianità, una casa vissuta come “nostra”, un senso di appartenenza, un progetto di futuro e anche una parte del modo in cui ci si era abituati a pensare a se stessi. Mi colpisce quando dice che la sua ex compagna “la seguiva in tutto e validava sempre la sua presenza”. Essere riconosciuti e confermati quotidianamente dall'altra persona può diventare, nel tempo, una parte importante del modo in cui sentiamo noi stessi. Quando questo viene meno, soprattutto se il cambiamento è percepito come improvviso, non manca soltanto la persona: può venire meno anche quello sguardo attraverso il quale ci si era abituati a riconoscersi. Recuperare autonomia, quindi, non significa semplicemente imparare a stare senza la propria ex, ma ricostruire gradualmente un senso di sé che non dipenda più dalla sua presenza.Anche il pensiero “sono stata un peso” merita di essere affrontato con molta attenzione. Il fatto che la sua ex abbia scelto di interrompere la relazione e che lei oggi stia ancora soffrendo non dimostra che lei fosse un peso. E dire che la sua ex abbia fatto “la scelta giusta per la sua felicità” racconta eventualmente qualcosa della scelta della sua ex, non stabilisce una verità sul suo valore come persona o come compagna. Una relazione durata dodici anni difficilmente può essere spiegata con una sentenza così semplice. Nel percorso psicologico che sta già facendo lavorerei proprio sulla distinzione tra le responsabilità concrete che può avere avuto nella relazione e la condanna complessiva di se stessa. Si possono riconoscere errori, fragilità o aspetti che oggi si vorrebbero cambiare senza arrivare alla conclusione: “ero io il problema”. Il trasferimento del suo datore di lavoro, inoltre, arriva in un momento particolarmente delicato e sembra toccare lo stesso tema: un altro riferimento stabile che cambia, altri luoghi legati alla sua vita precedente che rischiano di scomparire. È comprensibile che questo amplifichi la sensazione che tutto ciò che conosceva si stia sgretolando. Non è possibile stabilire da ciò che scrive se si tratti di depressione, dell'elaborazione della separazione o di una sovrapposizione di più fattori. Prenderei però sul serio il peggioramento delle ultime settimane: la stanchezza, la perdita di energia e motivazione, la difficoltà a provare entusiasmo e a immaginare il futuro. Ne parlerei molto chiaramente con il professionista che la segue, valutando insieme se possa essere utile anche un confronto medico o psichiatrico, senza attribuire a questo necessariamente un significato patologico. In questo momento, infine, eviterei di trasformare il “prendersi cura di sé” nell'ennesima prova da superare. Se è molto stanca, non deve pretendere da sé grandi cambiamenti. Può partire da obiettivi piccoli: mangiare con maggiore regolarità, uscire, mantenere qualche contatto, recuperare un po' di forza fisica e cercare piccoli spazi o esperienze che appartengano soltanto a lei. Forse adesso la domanda “che cosa voglio dalla mia vita?” è semplicemente troppo grande. Potrebbero essere più utili domande come: “Che cosa mi fa stare anche solo un po' meno male?”, “Che cosa mi restituisce un minimo di energia?”, “Quale parte della mia giornata sento veramente mia?”. È anche attraverso queste piccole risposte che, poco alla volta, può ricominciare a riconoscersi. Non credo che il compito sia dimenticare dodici anni o convincersi che quella relazione non fosse così importante. È stata una parte enorme della sua vita e può continuare ad avere un significato. Il passaggio, nel tempo, sarà riuscire a sentire che quella relazione appartiene alla sua storia, ma non esaurisce ciò che lei è né ciò che potrà ancora diventare.                   

Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Buongiorno, quello che descrive non sembra semplicemente la difficoltà di “dimenticare una persona”, ma un lutto importante che coinvolge relazione, identità, quotidianità e progettualità. In ottica cognitivo-comportamentale può essere utile lavorare non solo sul dolore della perdita, ma anche sui pensieri di colpa e di inadeguatezza, sulla ruminazione e sulla graduale ricostruzione di una vita autonoma.

Visto il progressivo calo di energie, la perdita di interesse e la difficoltà a immaginare il futuro, ne parlerei apertamente anche con la sua psicologa, per valutare insieme il quadro attuale e se siano necessari ulteriori approfondimenti. Non significa che lei sia “rimasta indietro”: significa che sta attraversando una fase che merita di essere compresa e trattata adeguatamente. Chiedere aiuto in questo momento non è un segno di debolezza, ma può essere il primo passo per tornare a ritrovare se stessa, le proprie risorse e una nuova direzione. Se sente di non riuscire a farcela da sola, si conceda la possibilità di farsi. Resto a disposizione, se ne ha bisogno mi contatti.  Dott.ssa Claudia Mosenagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Cara Maria Grazia, quando una relazione dura dodici anni e diventa la struttura della tua identità, la separazione non si elabora “in un anno”. Quello che senti oggi non è un blocco, non è un fallimento, non è un rimanere indietro: è il naturale peso di una perdita che ha toccato ogni parte della tua vita. Non hai perso solo una compagna. Hai perso una casa interna, un futuro immaginato, un ruolo, un ritmo, un senso di appartenenza. È normale che la mente torni indietro, che cerchi spiegazioni, che si chieda cosa avresti potuto fare. Non è colpa. È lutto.

La stanchezza che senti ora è la fase in cui il corpo cede perché ha retto troppo a lungo. E il cambiamento sul lavoro amplifica tutto: un altro riferimento che se ne va, un altro pezzo della tua vita precedente che si sposta, un’altra perdita da sommare alle altre. Non è esagerazione: è accumulo.

Tu non sei definita dalla relazione che hai perso. Sei definita dal fatto che quella relazione era diventata la tua cornice. Ora stai cercando di costruirne una nuova, ma sei nel punto più fragile: quello in cui la vecchia è crollata e la nuova non è ancora nata. È qui che serve un lavoro mirato non solo sul dolore, ma sulla ricostruzione dell’identità. Ritrovare chi sei fuori da quella storia, fuori da quei luoghi, fuori da quel ruolo.

Non sei stata un peso. Sei stata coinvolta, investita, presente. Il cambiamento improvviso della tua ex non è la prova del tuo valore. È la prova del suo percorso, delle sue trasformazioni. Tu stai semplicemente sentendo più forte ciò che lei ha lasciato andare.

Si può uscire da questo stato, ma non con la forza di volontà. Con un lavoro che ti aiuti a ritrovare energia, direzione e un senso di futuro che non dipenda più da ciò che hai perso. Possiamo approfondire come ricostruire l’identità dopo una separazione lunga o come uscire dalla stanchezza emotiva del lutto, così da capire insieme quali passi sono davvero possibili per te.

Un caro saluto
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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La ringrazio per aver raccontato con tanta chiarezza quello che sta attraversando. Da ciò che scrive, mi sembra importante non ridurre tutto al fatto che sia trascorso “più di un anno” dalla separazione: la durata di una sofferenza non dice, da sola, quanto una persona avrebbe già dovuto superarla.

Dopo dodici anni di relazione e circa dieci di convivenza, non ha perso soltanto una compagna. Ha perso contemporaneamente una quotidianità, una casa emotiva, una parte importante della propria identità, dei luoghi, delle abitudini e soprattutto l'idea di futuro che aveva costruito insieme a lei. Quando una relazione ha rappresentato per molto tempo anche una fonte importante di conferma, appartenenza e sicurezza, una rottura improvvisa può lasciare la persona con la sensazione di non sapere più bene chi sia senza l'altro.

Mi colpisce molto anche il pensiero ricorrente di essere stata “un peso”. Credo che questo sia uno degli aspetti che meriterebbe di essere esplorato con particolare attenzione. Il fatto che la sua ex compagna abbia fatto una scelta per la propria vita non dimostra automaticamente che lei fosse sbagliata, inadeguata o responsabile da sola della fine della relazione. In una storia lunga dodici anni la realtà è quasi sempre molto più complessa di una conclusione come “è stata tutta colpa mia”.

Inoltre, proprio mentre sta cercando di ricostruire dei riferimenti, sta arrivando un altro cambiamento importante sul piano lavorativo e affettivo: anche il trasferimento del suo datore di lavoro sembra toccare luoghi, persone e continuità che appartenevano alla sua vita precedente. È comprensibile che questo possa riattivare con forza la sensazione che “tutto stia scomparendo”.

Allo stesso tempo prenderei seriamente il peggioramento delle ultime settimane: la stanchezza crescente, la perdita di energia, la difficoltà a provare entusiasmo, a immaginare il futuro e persino a prendersi cura di sé meritano una valutazione più approfondita. Non necessariamente significa che si tratti di depressione, e non sarebbe corretto stabilirlo da un messaggio, ma credo sia importante capire insieme quanto questi sintomi stiano incidendo sul sonno, sull'appetito, sul peso, sul lavoro, sulle relazioni e sulla capacità di affrontare le giornate.

Un percorso, in questa fase, potrebbe non avere come obiettivo quello di “dimenticare” la sua ex compagna o convincerla che la relazione non fosse così importante. Al contrario: si potrebbe partire proprio dal comprendere che cosa quella relazione ha rappresentato per lei e, gradualmente, lavorare perché appartenenza, valore personale, sicurezza e identità non dipendano più esclusivamente da quel legame.

Personalmente partirei da tre aspetti: aiutarla a recuperare un minimo di energia e stabilità nel presente, lavorare sul senso di colpa e sull'idea di essere stata un peso, e ricostruire progressivamente un'identità che non cancelli i dodici anni vissuti ma che possa esistere anche oltre quella relazione.

Se desidera, possiamo dedicarci un primo colloquio proprio per mettere ordine in quello che sta vivendo e capire se il percorso che sta già facendo abbia bisogno di essere integrato o ripensato. Non serve arrivare al colloquio sapendo già “cosa vuole”: in momenti come questo può essere proprio quello il punto da cui iniziare.

Le farei soltanto anche una domanda importante, visto quanto descrive di sentirsi stanca e svuotata: in questi giorni le capita di pensare che non valga più la pena vivere, di desiderare di non esserci o di farsi del male? Se sì, è importante non affrontare da sola questi pensieri e parlarne immediatamente con il professionista che la segue o rivolgersi ai servizi di emergenza oppure io resto disponibile 

Dott. Enrico Russo

Dott. Enrico Russo

Milano

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Cara Maria Grazia,

la sofferenza per la perdita della sua compagna sembra avere svuotato di senso il suo mondo e la sua intera vita, come spesso accade dopo la fine di relazioni così lunghe e importanti: il proprio partner diventa una sorta di prolungamento del proprio Sè e quando la relazione finisce ci si ritrova smarriti e alla deriva, anche da un punto di vista identitario. Quelle che scrive mi sembrano riflessioni importanti e sicuramente preziose, meritevoli di uno spazio di approfondimento adeguato. Sarebbe limitante rispondere a un vissuto così complesso in poche righe o pensare che possa esistere una formula o una strategia concreta per riportarla alla felicità e per farle ritrovare il senso perduto. Purtroppo sono passaggi dolorosi che vanno attraversati e affrontati in tutte le loro sfumature, lente e dolorose. Le suggerisco di approfondire le considerazioni di cui scrive con la sua psicologa se già ha intrapreso un percorso, magari chiedendo anche un aumento della frequenza dei vostri incontri se ne sente la necessità. In alcuni casi può essere utile anche un aiuto farmacologico come ulteriore sostegno, e anche in questo caso può magari chiedere alla sua psicologa un riferimento psichiatrico. Affrontare il/i lutti è l’unico modo per superarli.

Un caro saluto e un abbraccio.

Dott.ssa Francesca Ruina

Dott.ssa Francesca Ruina

Dott.ssa Francesca Ruina

Milano

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Buon pomeriggio Maria Grazia, dal suo racconto emerge una profonda sofferenza, è una fase molto significativa che merita attenzione. Comunichi serenamente al suo terapeuta i suoi bisogni, porga le domande e i dubbi che persistono, insieme potreste valutare un percorso diverso e seguire nuovi obiettivi.

Inoltre se a fronte di una stanchezza che persiste emergono altri sintomi che condizionano la sua quotidianità è opportuno valutare un confronto con il suo medico.

Si senta libera di scegliere altri percorsi, se l'attuale non la soddisfa, dopo averlo comunicato serenamente, ricerchi ciò di cui ha bisogno.

Sperando di esserle stata d'aiuto, le auguro il meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Buongiorno,

Quello che descrive sembra essere qualcosa di più della difficoltà a superare una separazione: dopo dodici anni non ha perso soltanto una compagna, ma anche una quotidianità, una casa, un progetto di futuro e una parte importante del modo in cui si sentiva riconosciuta e definita. Il cambiamento lavorativo sembra aggiungere un’ulteriore perdita di riferimenti proprio in un momento in cui sta già cercando di ricostruire la propria identità.

Mi colpisce il ruolo che la relazione aveva nel darle conferme e riconoscimento. Potrebbe essere venuto meno non solo il legame con la sua ex, ma anche quello “sguardo” attraverso cui sentiva di avere valore e un posto. Questo può rendere particolarmente difficile rispondere oggi alla domanda: “Chi sono senza di lei?”

Presterei attenzione anche alla convinzione di essere stata “un peso”. La fine di una relazione può riattivare una posizione interna inferiore nel confronto con l'altro, che si può tradurre in “Io non sono OK, l’altro è OK”, portando a trasformare la scelta dell’altra persona in un giudizio sul proprio valore. Ma responsabilità e colpa non coincidono: interrogarsi sulla propria parte nella relazione può essere utile, mentre concludere “mi ha lasciata perché sono sbagliata” rischia di alimentare ulteriormente la sofferenza.

Il continuo chiedersi cosa avrebbe potuto fare diversamente può anche rappresentare un tentativo di recuperare controllo su una perdita vissuta come improvvisa. Tuttavia, quando questa domanda diventa ripetitiva, può trasformarsi in un processo molto duro contro se stessi.

Prenderei seriamente anche il peggioramento che descrive nelle ultime settimane: stanchezza, perdita di energia, scarso entusiasmo, difficoltà a immaginare il futuro e a prendersi cura di sé meritano di essere condivisi apertamente con il professionista che già la segue, valutando eventualmente anche un consulto medico o psichiatrico. 

In questo momento, più che pretendere da sé una rapida “ripartenza”, potrebbe essere utile lavorare su piccoli permessi: posso essere triste senza essere sbagliata, posso avere bisogno degli altri senza essere un peso, posso non sapere ancora chi sarò, posso costruire qualcosa di nuovo senza cancellare ciò che questa relazione ha significato.

Forse il lavoro più importante non è dimenticare quei dodici anni, ma riuscire progressivamente a portarli con sé senza avere più bisogno che quella relazione continui per poter sentire di esistere. La domanda centrale potrebbe allora diventare: che cosa rimane stabile dentro di me quando cambiano le persone, i luoghi e i riferimenti attraverso cui per anni ho saputo chi ero?
Credo che sia importante che continui il percorso psicologico che sta svolgendo, per aiutarla ad affrontare alcuni aspetti legati alla sua storia di vita e alle relazioni.

Un caro saluto,

Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Milano

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Buongiorno Maria Grazia,

Quello che descrivi riguardo al cambiamento improvviso della tua ex compagna è uno degli elementi più destabilizzanti in una separazione. Quando una partner per dieci anni sostiene, valida e accompagna ogni aspetto della nostra vita, diventa una sorta di "specchio primario". Quando una storia finisce senza un processo di accompagnamento graduale o con un viraggio repentino, la mente tende a riempire il vuoto di senso addossandosi tutta la responsabilità. Dire a te stessa "sono stata un peso, è tutta colpa mia" è un tentativo del cervello di dare una spiegazione a ciò che appare inspiegabile. Ma le dinamiche di coppia complesse durate dodici anni non si riducono mai a una colpa unilaterale. Il fatto che gli altri dicano che "lei ha fatto la scelta giusta per la sua felicità" può risultare involontariamente svalutante per te. Chi sta all'esterno vede solo l'atto finale, ma non ha vissuto la trama intima, le compenetrazioni e la complessità di una vita condivisa in profondità per più di un decennio. È comprensibile che tu ti senta incompresa. La tua preoccupazione sull'origine di questo stato è estremamente lucida e legittima. Dopo oltre un anno e mezzo di iper-attivazione emotiva, rimuginio continuo e stress da riorganizzazione, l'organismo va incontro a un vero e proprio esaurimento delle risorse neurobiologiche ed energetiche. La stanchezza profonda, l'apatia, la perdita di peso e la difficoltà a immaginare il futuro sono segnali che il tuo sistema mente-corpo ha tirato il freno a mano per proteggersi da un sovraccarico emotivo insostenibile. In questa fase, la priorità assoluta è il recupero delle energie primarie. Senza una base fisiologica e somatica sufficiente, è quasi impossibile fare un lavoro di ristrutturazione cognitiva ed emotiva. Quando la stanchezza fisica e la perdita di peso compromettono il funzionamento quotidiano e la spinta vitale, può essere di fondamentale aiuto effettuare una consulenza medica o psichiatrica. Un eventuale supporto farmacologico temporaneo, ad esempio per l'umore, l'ansia o il sonno non è una sconfitta, ma un "ponte" o un'impalcatura che restituisce al cervello la biochimica necessaria per ripartire e beneficiare davvero della psicoterapia. Chiedersi continuamente cosa avresti potuto fare diversamente 12 o 5 anni fa mantiene la tua mente incatenata a un passato che non può essere modificato. Quando ti accorgi che la mente torna a quel film, riconosci quel pensiero per quello che è: un sintomo del dolore, non una verità su chi sei tu. La tua ex compagna ha scelto un'altra strada per la sua vita, ma questo definisce la sua direzione, non il tuo valore come persona. Non sei stata un "peso": sei stata una compagna all'interno di una storia che ha avuto una sua parabola. Il tuo valore non è diminuito perché la relazione è finita. Quando si è depressi o esausti, la motivazione non arriva prima dell'azione, ma dopo. Non aspettare di averne voglia per mangiare o muoverti. Tratta il tuo corpo come tratteresti una persona cara di cui ti devi prendere cura: piccoli pasti nutrienti e regolari, brevi camminate quotidiane per riattivare la neurochimica del movimento, routine di sonno regolari.  Inizia a fare micro-scelte che appartengano solo a te, slegate da quello che piaceva alla tua ex o a ciò che facevate insieme. Un nuovo percorso, un piccolo interesse mai coltivato prima. È attraverso queste micro-esperienze che l'identità si ricostruisce, un tassello alla volta. Sei in una fase di transizione molto dolorosa, ma anche di potenziale ricalibrazione della tua vita. Non devi fare tutto subito e non devi farcela da sola.

Un cordiale saluto.

Dott, Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Quello che racconta sembra essere molto più della semplice difficoltà a “superare” una separazione. Dopo 12 anni di relazione e 10 di convivenza, non ha perso soltanto una persona, ma un intero sistema di vita: abitudini, luoghi, progetti, riferimenti e soprattutto una parte della propria identità costruita nel tempo all'interno della relazione.

Per questo non mi sorprende che, anche dopo oltre un anno, possa sentirsi ancora profondamente coinvolta dal dolore. Non esiste un tempo prestabilito entro cui una separazione debba essere elaborata.

Mi colpisce soprattutto la frase “mi sento un peso”. È importante provare a distinguere ciò che è realmente accaduto nella relazione dal modo in cui oggi lei interpreta quegli eventi. Il fatto che la sua ex compagna abbia progressivamente cambiato atteggiamento e abbia scelto di interrompere la relazione non dimostra che lei fosse un peso o che fosse “sbagliata”. Quando una relazione finisce in modo improvviso e difficile da comprendere, è molto comune cercare continuamente una spiegazione e trasformare questa ricerca in autocritica: cosa avrei potuto fare? Dove ho sbagliato? Cosa avrei dovuto essere per farla restare?

Ma comprendere una separazione non significa necessariamente trovare un colpevole.

Anche il cambiamento lavorativo che sta affrontando può avere un significato importante: arriva mentre sta già elaborando una perdita affettiva e può alimentare la sensazione che tutti i riferimenti della sua vita precedente stiano scomparendo. È comprensibile quindi sentirsi disorientata.

In questa fase, forse, l'obiettivo non dovrebbe essere quello di “dimenticare” la sua ex compagna né di obbligarsi a progettare immediatamente un nuovo futuro. Potrebbe essere più utile iniziare a ricostruire, passo dopo passo, la persona che esiste al di fuori della relazione.

E c'è un'altra cosa che vorrei sottolineare: non deve dimostrare di stare bene per dimostrare di essere forte. In questo momento può avere bisogno prima di tutto di recuperare energie, sicurezza e fiducia in se stessa.

Poiché riferisce che nelle ultime settimane la stanchezza, la perdita di energia e la difficoltà a provare entusiasmo sono aumentate, ne parlerei in modo molto diretto con il professionista che già la segue. Sarebbe importante valutare se siamo ancora principalmente nell'ambito dell'elaborazione della perdita o se si siano sviluppati anche sintomi depressivi che richiedono un'attenzione specifica.

E proverei a sostituire una domanda:

“Come faccio a smettere di soffrire per lei?”

con una domanda più orientata al futuro:

“Cosa posso fare oggi, anche di piccolo, per tornare a sentire che la mia vita mi appartiene?”

La separazione non cancella i dodici anni vissuti. Quegli anni rimarranno parte della sua storia. Il percorso terapeutico può aiutarla a fare in modo che, gradualmente, diventino una parte della sua storia e non tutta la sua identità.

Dott.ssa Antonella Bellanzon

 

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Massa-Carrara

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Buongiorno Maria Grazia, il suo scritto mi ha incuriosito ed ho voluto leggerlo e tentare di scriverle due righe, sebbene viviamo in Regioni diverse. Potrei dire che quanto scrive muove a tenerezza, ma nel suo stato malessere ci sono già tutti gli anticorpi della guarigione. A 43 anni si è nel vivo della vita e lei ancora non ha ben compreso che "La vita è cambiamento continuo, trasformazione", e probabilmente lei, mi sembra, abbia tanta paura dei cambiamenti....ma forse questa una vecchia storia che potrebbe riguardarla!... Dunque, non abbia paura dei cambiamenti, ma abbia paura di non cambiare. Tuttavia, più che "Guarire", il suo scritto mi da maggiormente l'impressione che lei sia una persona che  "Vuole essere guarita"...... e queste sono due cose tanto diverse.                                                                                                         

La saluto con gli auguri di ogni bene.

Dott. Livio CAPARRELLI   - Oleggio  (NO)

Gentile Maria Grazia,

quello che sta vivendo non è un semplice “periodo difficile”: è un vero e proprio lutto affettivo. Quando una relazione lunga, strutturata, identitaria si interrompe, non si perde solo una persona: si perde un ruolo, una quotidianità, un futuro immaginato, un senso di appartenenza. È comprensibile che, dopo oltre un anno, lei senta ancora un dolore così intenso. Nel suo racconto emergono alcuni elementi molto chiari:

  • la separazione è stata improvvisa e poco comprensibile
  • la relazione era un pilastro identitario
  • lei ha interiorizzato l’idea di essere “un peso”, nonostante non ci siano elementi oggettivi che lo confermino
  • negli ultimi mesi si sono aggiunte altre perdite: luoghi, routine, riferimenti lavorativi
  • sente un calo di energia, motivazione, entusiasmo, con difficoltà a immaginare il futuro

Questi aspetti non parlano di “debolezza”, ma di una mente che sta cercando di riorganizzarsi dopo una serie di fratture emotive e pratiche. Quando più piani della vita cambiano contemporaneamente, è normale sentirsi svuotati, disorientati, quasi “senza pelle”. La domanda che pone — “È ancora elaborazione della separazione? È depressione? Serve altro?” — è una domanda molto lucida. Spesso, dopo una rottura importante, il dolore non segue una linea retta: ci sono fasi di apparente stabilità e poi ricadute, soprattutto quando altri cambiamenti riattivano la sensazione di perdita. Il punto centrale non è “perché non sono ancora guarita?”, ma “cosa mi sta impedendo di riprendere contatto con me stessa?”. Alcuni segnali che descrive — stanchezza profonda, difficoltà a immaginare il futuro, perdita di motivazione, sensazione di essere “sbagliata” — sono tipici delle fasi in cui la mente è sovraccarica e fatica a trovare nuovi appigli. Non significano che non ne uscirà, ma che forse serve un modo diverso di affrontare questo passaggio. Lei sta già facendo un percorso psicologico, e questo è un elemento prezioso. A volte, però, quando il dolore è molto radicato, può essere utile integrare il lavoro che sta facendo con un focus più specifico su:

  • ricostruzione dell’identità dopo una relazione lunga
  • elaborazione del senso di colpa e della “colpa immaginata”
  • gestione delle ricadute emotive quando si aggiungono nuove perdite
  • recupero dell’energia e della motivazione attraverso piccoli passi realistici
  • ridefinizione dei confini tra ciò che è stato e ciò che può essere

Non si tratta di “fare di più”, ma di lavorare in modo più mirato su ciò che oggi la blocca. La sensazione di essere stata un peso è una ferita, non un fatto. Quando una relazione finisce, chi resta spesso si attribuisce responsabilità che non gli appartengono. Lei stessa dice che la sua ex compagna è cambiata improvvisamente nell’ultimo anno: questo indica che la fine della relazione non è stata il risultato di un suo fallimento, ma di un processo complesso che riguarda entrambi. La cosa più importante, ora, è che lei non resti sola dentro questa narrazione. Il dolore che prova è reale, ma non è una condanna: è un passaggio che può essere attraversato, e che spesso richiede un sostegno più strutturato, soprattutto quando si intreccia con altre perdite significative. Si può tornare a sentirsi vivi, autonomi, capaci di desiderare. Non tutto insieme, non subito, ma attraverso un percorso che la aiuti a recuperare energia, identità e direzione.

 

Dott. Sergio Stroppa

Dott. Sergio Stroppa

Ancona

Il Dott. Sergio Stroppa offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Maria Grazia,
da quello che racconta, mi sembra che in questo momento non ci sia soltanto la sofferenza per la fine di una relazione, ma una serie di perdite che si sono accumulate: una relazione durata 12 anni, una casa, abitudini, luoghi, un progetto di vita e ora anche un importante riferimento lavorativo. È comprensibile quindi che lei possa avere la sensazione che una parte consistente della vita che conosceva stia venendo meno contemporaneamente.

C'è poi un aspetto che mi sembra particolarmente importante: lei non dice soltanto di sentire la mancanza della sua ex compagna, ma di non riconoscersi più al di fuori della relazione. Dopo tanti anni insieme, ricostruire un senso di identità e di autonomia può richiedere tempo, e non significa semplicemente "dimenticare" l'altra persona o smettere di pensarci.

Mi colpisce però soprattutto il cambiamento delle ultime settimane: si descrive molto stanca, fragile, senza energie e determinazione, con difficoltà a provare entusiasmo e a immaginare il futuro. Questi elementi meritano attenzione e non li liquiderei semplicemente come una normale fase dell'elaborazione della separazione. Da qui non è possibile stabilire se si tratti di una condizione depressiva o di altro, ma sarebbe importante parlarne apertamente con la psicologa che già la segue, proprio perché sembra esserci stato un peggioramento recente. Anche un confronto con il medico può essere utile, soprattutto considerando le difficoltà legate al peso e alla forza fisica.

Rispetto al sentirsi "un peso", farei anche una distinzione importante. Il fatto che la sua ex compagna abbia scelto di interrompere la relazione non significa che lei, come persona, fosse un peso. La fine di una relazione può dipendere da dinamiche molto complesse e non può essere tradotta automaticamente in un giudizio sul valore dell'altra persona. Anche il fatto che le persone intorno a lei dicano che la sua ex "ha fatto la scelta giusta per la sua felicità" non permette di stabilire che cosa sia accaduto realmente all'interno della vostra relazione, né rende meno legittima la sua sofferenza.

Forse, più che chiedersi continuamente cosa avrebbe potuto fare diversamente, in questa fase potrebbe essere utile iniziare a spostare gradualmente l'attenzione da "chi ero dentro quella relazione?" a "chi sono io, oggi, e che cosa voglio costruire per me?". Non necessariamente attraverso grandi decisioni o obiettivi, ma ripartendo da elementi molto concreti: recuperare le energie fisiche, mantenere alcune relazioni significative, ritrovare interessi, riappropriarsi di spazi e luoghi propri e, progressivamente, sperimentare qualcosa che non abbia alcun legame con la vita precedente.

Il fatto che oggi non sappia bene cosa vuole non significa necessariamente che non ci sia un futuro da costruire. Può significare anche che, dopo una perdita così importante e mentre sta affrontando un ulteriore cambiamento lavorativo, lei sia ancora in una fase in cui prima di scegliere ha bisogno di ritrovare un po' di energia e di stabilità.

Ha già intrapreso un percorso psicologico: porterei proprio questi aspetti al centro del lavoro, soprattutto il senso di essere stata un peso, la perdita della propria identità e il recente calo di energie e di desiderio. Se questa stanchezza dovesse diventare molto intensa, se facesse sempre più fatica a prendersi cura di sé o comparissero pensieri di non voler più vivere, è importante chiedere tempestivamente un aiuto professionale e non rimanere sola con questa sofferenza.

un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo

Dott.ssa Silvia Boniolo

Dott.ssa Silvia Boniolo

Bolzano/Bozen

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