Depressione

La solitudine: un nemico da combattere

Erika

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Ho 18 anni e faccio una gran fatica a vivere. Sono sempre stata una persona, per natura, malinconica, ma ultimamente la situazione è arrivata a livelli insopportabili. Parto raccontando alcuni avvenimenti che potrebbero avermi buttato giù, così darmi qualche consiglio potrebbe esservi più semplice.

Non sono brava a fare amicizia, aspetto sempre che gli altri facciano il primo passo, perché la mia insicurezza e scarsa autostima mi impedisce di avere rapporti normali con la gente. Fin da bambina sono stata vittima di bullismo e cyberbullismo, che mi hanno chiusa sempre di più. Ho qualche amico, ma mi dimostrano ogni giorno di non tenerci minimamente a me. Non li allontano perché altrimenti sarei più sola di quanto io già sia. Vivo sempre in solitudine e non sono in grado di divertirmi. Quando esco cerco di farlo grazie all'uso di superalcolici, che mi rendono socievole e allegra. Ma quando torno a casa mi sento solo un'idiota.

In ambito amoroso ancora peggio, due storie ridicole in cui ho sofferto e basta e poi il nulla. Sono ancora vergine e non mi sento per niente amata. Ho una strana situazione familiare e, a parte i miei genitori, non c'è nessun parente con cui ho rapporti.
I miei sono persone iperprotettive e limitano la mia libertà. E così a 18 anni mi ritrovo privata del mio naturale bisogno di conoscere il mondo. Sono stata sotto terapia prima psicologica e poi psichiatrica dai 16 anni, quando ho iniziato a soffrire di attacchi di panico e aver vissuto un percorso scolastico alle superiori pieno di tormenti e angoscia, causati da professori e compagni di classe. Non sono servite a molto le sedute e ora che ho smesso di andarci mi sento ancora più persa in questo mondo, in cui non so cosa fare e cosa potrò mai ricevere. Vivo queste giornate sul letto a fare nulla e a concentrarmi sullo studio e sui libri. Ormai ho quasi smesso di mangiare, l'angoscia mi chiude lo stomaco e vedere il mio corpo dimagrire mi fa sentire meglio, considerando il fatto che l'ho sempre detestato, insieme alla mia mente. E ora cosa dovrei fare? Quest'anno ho la maturità. E poi?

Sarò ancora di più in completa solitudine e bloccata nelle mie paure.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Erika, dal suo racconto si evince quanto la tua situazione ti faccia soffrire, soprattutto perchè ti sembra di non avere una via di uscita. Anche se il fatto di riuscire a studiare è senz'altro un'ottima risorsa su cui puoi contare!


Nel tuo discorso indichi degli elementi molto precisi riguardo la tua difficoltà di rapporto con gli altri, sia con i coetanei che con i tuoi genitori. Sarebbe importante indagare a fondo quali siano le origini delle tue difficoltà relazionali: spesso infatti ciò che potrebbe emergere è del tutto inaspettato, anche quando si possiede una buona consapevolezza, come sembra essere nel tuo caso.


Vi è anche un elemento molto importante che descrivi nell'ultima parte della tua email: il rapporto con il tuo corpo. Come tu stessa affermi, infatti, l'angoscia "ti chiude lo stomaco"; e immagino che, quando ti capita di attraversare degli attacchi di panico, tu avverta anche degli altri sintomi corporei, ad esempio la tachicardia, o le mani che sudano...Probabilmente questo potrebbe essere un punto di partenza importante, dal momento che spesso non è possibile gestire l'angoscia soltanto attraverso il dialogo.


Non indichi la tua città di provenienza; io ricevo a Milano e provincia. Se ti va e ti è comodo, prova pure a contattarmi.


Potremo provare a capire insieme se è possibile sciogliere quei blocchi che ti spaventano tanto.

Ciao Erika,
sei una ragazza nel pieno della gioventù e, come molti ragazzi della tua età, hai forse gli occhi spenti e annoiati da un'esistenza personale che ancora non trova il proprio senso della vita.


Parli di malinconia, di esperienze deludenti e di difficoltà a crearti amicizie .


La vita sicuramente non è semplice. La vita ha anche i momenti che ci espongono al "buio", rendendoci insicuri e fragili. Tuttavia è proprio dalla fragilità che può venire fuori la luce di ognuno.


Vedi Erika, la fragilità può condurre a due strade diverse: può divenire il luogo in cui ritirarsi dalla vita facendoci scivolare nella commiserazione oppure, al contrario, può divenire l'OCCASIONE PER FARE QUALCOSA DI GRANDE.


Che voglio dire?                                                                                                   La fragilità è la grande occasione per fiorire. E' l'opportunità per iniziare il cammino che porta a comprendere come spendere il tempo della propria vita.


Tu Erika, di cosa hai "fame"? Per cosa ti entusiasmi? Quale è la tua vocazione professionale? Quale è la ragione per la quale vuoi spenderti a questo mondo?
Queste sono le GRANDI DOMANDE alla quale è bene accostarsi con ardore, slancio e passione.


Il compito di ognuno è quello di trovare la gioia nel fare qualcosa di bello al mondo.
La domanda è uguale per tutti, mentre la risposta è assolutamente personale e nessuno può mettersi al posto dell'altro.
... ... ...


Erika, questo momento di fragilità usalo per ricercare, dentro e fuori di te, la bellezza delle cose intorno. È la tua occasione per creare il tuo progetto di felicità.


Una buona psicoterapia personale (dici che ti è servita a poco... come mai? rifletti sulla tua prima esperienza e su come ti sei accostata... sei stata attiva o hai teso ad essere passiva?) e le relazioni con gli altri (l'isolamento è nemico della gioia e della salute psichica) offrono i seguenti vantaggi:



  • arricchiscono la conoscenza di te stessa;

  • ti permettono di scoprire il tuo modo di stare al mondo;

  • ti consentono di sperimentare modalità diverse fino a comprendere la modalità che più ti soddisfa e che più ti fa sentire "capace" di relazionarti con l' ambiente.


 


Per tutto quello ho appena terminato di scrivere dunque...


ti auguro di cuore di avere "fame" di vita e di divenire predatrice di felicità!

Cara Erika, il primo passo verso la possibilità di un cambiamento è riuscire a riconoscere di essere in difficoltà e quindi chiedere aiuto. Da quanto ha scritto quello che a me verrebbe da suggerirle, senza sapere quale tipo di percorso lei avesse intrapreso in passato (psicoterapia individuale o familiare), è quello di poter chiedere una consulenza familiare ad uno psicoterapeuta familiare relazionale se i suoi genitori fossero disponibili. Mi viene da ipotizzare che un loro coinvolgimento possa essere la strada migliore in questo momento e che potrebbe portarla ad una risoluzione delle sue difficoltà. Non vuol dire che sempre saranno presenti anche i suoi genitori, ma che potrebbe esserci un'alternanza di momenti in cui lei ha un suo spazio individuale ed uno di confronto con loro.


Spero di esserle stata d'aiuto e nel caso avesse ulteriore bisogno mi può contattare in qualsiasi momento.


Buona giornata

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