Depressione

Figlia Senza Amici

Michele

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Salve,
Ho una figlia di 15 anni e sono separato da quando mia figlia aveva 6 anni. Pochi giorni fa nell'ennesimo tentativo di spronare mia figlia a sentire qualche sua amica, per organizzarsi ed uscire da casa e nn farla stare incollata a tv e cellulare, probabilmente ho toccato i tasti giusti e si è aperta un pochino con me.. Scoppiando in lacrime.

Mi ha riferito che già ha vissuto elementari e medie senza "amici", o per usare le sue parole "ho passato elementari e bruttissime.. Sola. Pensavo che alle superiori fosse diverso..."
Le chiesi come mai sentiva solo due amiche, essendo tante persone in classe, e mi ha elencato dei motivi razionali per cui sentiva solo una o due compagne di classe (i motivi sono perché le altre stanno in vacanza fuori) ed era molto dispiaciuta del fatto che se non si muoveva lei, nn si facevano mai sentire e ogni volta che volesse organizzare qualcosa si rifiutano sempre di farla.

Io credo che si sia fatta delle aspettative molto grandi in merito alle amicizie alle scuole superiori. E ora che vede sia tutto come prima, si auto vittimizza e crede se stessa la causa di tutto.
Onestamente non so come comportarmi, e l'unica cosa che mi venne in quel momento fu di dirle che poteva tranquillamente chiederer di aggregarsi a loro se erano uscite, percchè se si tratta di unn amico non è una cosa umiliante; oppure di organizzare da li a due 3 giorni e no la mattina per la sera.. Comunque provare a farsi sentire di più e provare a interessarsi di qualcosa in comune.
Io purtroppo ho un carattere molto estremista e sin da bambino, sono stato il tipo che preferiva restare solo piuttosto che avere accanto gente che non mi piaceva. Non sono rammaricato delle mie scelte, ma non voglio le mia figlia cresca con questa idea un po cinica della vita. Voglio sia felice e piena di amici, perchè ha vissuto in fase di separazione molti eventi che un bambino non dovrebbe mai vedere o sentire (per quanto non sia mai stato nulla di veramente serio).. posso dire di di sentirmi in colpa per non averle dato una famiglia "normale".. ma genitori separati..

Non so come farle aprire gli occhi. Essendo in pubertà ho paura che mal interpreti i miei consigli e che si chiuda sempre più.
Ho pensato più e pù volte di andare io a seguire una terapia per cercare di capirmi e imparare a trattare ora con mia figlia in piena pubertà... ma purtroppo non posso permettermelo a livello economico..

Come posso aiutarla a risolvere la sua angoscia senza entrare nel merito della coltivazione di una amicizia, perché penso sia una cosa che deve imparare da sola e trovare il suo metodo. Ho molta paura di questa fase ed essendo lei chiusa vorrei poterla aiutare senza diventare apprensivo e/o "ossessivo" e senza ottenere effetti totalmenti opposti a quelli desiderati?

Spero di essermi fatto capire e di essere stato chiaro nell'esposizione. Grazie Dell'attenzione

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Michele,
inizio con il dirle che capisco le sue ansie e preoccupazioni di padre.
Tuttavia, la esorto a fare molta attenzione al rischio, che spesso corrono un po' tutti i genitori, di proiettare sui figli angosce e difficoltà personali, non riuscendo, in tal modo, ad essere loro di aiuto ma, al contrario, rendendo più confuso e complicato un momento particolarmente critico come quello dell'adolescenza.
Insomma, comuni difficoltà relazionali, tipiche di questa età di passaggio, rischiano, in tal caso, di essere amplificate e, purtroppo, peggiorate e cronicizzate.
Dice di volerle aprire gli occhi. Al contrario, la lasci libera di fare la sua esperienza, serenamente, senza vivere, quelle che potrebbero essere momentanee difficoltà da affrontare per crescere, come sue incapacità, la cui percezione finirebbe per farla ritirare, chiudere ed inibire ulteriormente, con conseguenze anche gravi a livello dell'autostima.
Se il temperamento di sua figlia, come d'altronde il suo, mi sembra di capire, è introverso e chiuso, è per lei difficile avere un comportamento aperto ed estroverso.
Oltre a ciò avrà avuto in lei (e probabilmente in altri) un modello, più o meno consapevole ed intenzionale, di comportamento relazionale da osservare e seguire. Con i figli non conta ciò che predichiamo ma ciò che siamo e facciamo.
Attenzione, quindi, ad atteggiamenti contraddittori, paradossali ed ambigui che disorientano, confondono e creano ansia.
Le consiglio di sostenere sua figlia nell'accettare questo aspetto del suo carattere, evidenziando i lati positivi (spesso una maggiore capacità riflessiva e meditativa), valorizzando ciò che è, piuttosto che sottolineando ciò che non è e non riesce ad essere. 
Resto a sua disposizione.


 


 

Buongiorno Michele, comprendo la sua preoccupazione essendo anch'io madre di un figlio quindicenne. Noi genitori, spinti dall'amore che proviamo verso i  nostri figli, per  evitare loro sofferenze e delusioni saremmo tentati, talvolta, di sostituirci a loro, specie in una fase della vita, l'adolescenza appunto, di per sé già così difficile e problematica. Come lei molto saggiamente ha lasciato intendere dalle sue parole, entrare troppo da vicino nel loro mondo   non è  utile  al  processo di crescita personale che si acquisisce attraverso le proprie esperienze anche quelle che procurano dolore. Lei dice di provare un senso di colpa verso sua figlia per il fatto della separazione;  in merito a ciò io  mi sento di rassicurarla in quanto è preferibile una "sana" separazione ad una convivenza conflittuale, dove i genitori si lanciano insulti reciproci e si disprezzano quotidianamente  davanti ai figli procurando loro, davvero in tal caso, inutili sofferenze che hanno conseguenze estremamente dannose sul loro sviluppo psico-fisico. Io spero che  lei e la sua ex moglie abbiate attualmente  un rapporto tranquillo e che affrontiate i vostri compiti genitoriali di comune accordo.  Come sappiamo e, come mi sento di puntualizzare, si rimane genitori anche da separati. Se sua figlia si confida con lei significa che avete un buon rapporto e spero che sia lo stesso anche con la mamma; per il resto lei non deve fare altro. Il compito di noi  genitori di figli adolescenti è di far capire loro  che noi ci siamo e ci saremo sempre ogni volta che loro avranno bisogno del nostro appoggio, e di essere ascoltati e consigliati.  Non dobbiamo però varcare questo confine perché sarebbe come far veicolare il messaggio che loro non sono in grado di fare le proprie scelte in quanto" incapaci di farlo", e questo non deve avvenire.  Tantissimi auguri.

Salve Michele,


comprendo la sana e non "ossessiva apprensione" che prova per sua figlia e sicuramente stiamo parlando di un'età particolarmente delicata. In questa età il gruppo dei coetanei diventa importante al pari di quello genitoriale nella costruzione dell'identità stessa degli adolescenti. Immagino che la sua accoglienza e vicinanza emotiva sia stata percepita da sua figlia, tanto da reagire nel pianto che ha descritto. A volte, la chiusura implica difficoltà che sfociano poi in problematiche piu o meno pervasive, dove è importante intervenire con consulenze psicologiche. Ho lavorato con tanti ragazzi e le posso dire che sicuramente l'aiuto del genitore per favorire occasioni e possibilità di apertura e di interazione dei propri figli è prezioso ma lo è altrettanto un percorso che conduca sua figlia a sentirsi autoefficace nelle relazioni con gli altri. E' opportuno indagare meglio come "funziona" questa difficoltà che vive sua figlia: è sempre chiusa, oppure ci sono situazioni in cui non lo è? Quando cerca di organizzare qualcosa perchè gli altri si rifiutano? Cosa avviene nello specifico quanto lei interagisce con i pari?


E' lodevole che lei voglia intraprendere una terapia e sicuramente presso la ASL di Latina potrà trovare servizi per andare incontro alle sue esigenze economiche. Le posso dire che per aiutare bambini e ragazzi, si effettuano spesso dei parent training, quindi incontri dedicati ai genitori per un supporto alla genitorialità se necessario. Ripeto è altrettanto importante che sua figlia abbia la possibilità di sperimentare un percorso di crescita, dove apprenda che possono sorgere difficoltà a volte nel relazionarsi agli altri ma la sua reazione a determinate situazioni o momenti costituisce il l'80 % della sensazione di riuscita o "frustrazione/senso di fallimento". Sperimentandosi, step by step, lo apprenderà.


Rimango disponibile per altri dubbi o domande ulteriori.


 


 

Gentile padre,


la situazione probabilmente migliorerà con l'inizio della scuola, inoltre potrebbe magari stimolare sua figlia a frequentare altri ambienti (parrocchia, corsi di sport ecc.) che la porterebbero a conoscere altri coetanei.


Come lei dice, dovrebbe essere un processo spontaneo quello di aprirsi maggiormente alla società e al gruppo dei pari. I genitori hanno senz'altro un ruolo in questo processo e pertanto la comunicazione tra genitori e figli è cruciale. In genere le situazioni cambiano se si riesce a cambiare la comunicazione e questo lei probabilmente lo può ottenere recandosi anche da solo da uno psicoterapeuta.


Cambiare la comunicazione può essere molto rapido da ottenere e pertanto la spesa veramente accessibile. Le segnalo al riguardo un articolo su come risolvere i problemi relazionali (cambiando la comunicazione) che può trovare sul mio sito professionale.
Cordiali saluti

Salve Michele


lei ha avuto un'ottima idea! Ovvero fare lei una psicoterapia per aiutare sua figlia. Ora se ha difficoltà economiche, anche se una psicoterapia è meno costosa di una psicoanalisi, può rivolgersi al suo medico di base con una prescrizione su ricetta di 4 sedute di psicoterapia, su cui pagherà solo il ticket. Quindi diminuirà ancora il costo. In alternativa si può rivolgere anche al Consultorio di Latina che può prendere in carico lei e la minore.


Se volesse posso riservarle unìorientamento telefonico. Io vengo a Latina settimanalmente


Buona serata!

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