Depressione

Ho 23 anni e da quando ho 19 anni credo di soffrire di depressione

Carlo

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Salve, ho 23 anni e da quando ho 19 anni credo di soffrire di depressione. tutto è iniziato quando è finita la mia storia con la mia ex ragazza. io ero gelosissimo e spesso litigavamo anche in modo molto duro, la nostra storia negli ultimi mesi era diventata così, solo discussioni e ci distaccavamo sempre di più, poi un giorno dopo un litigio tutto è finito e da quel momento non mi sono riuscito più a dare pace. inizialmente la cercavo continuamente le dicevo che sarei cambiato, piangevo molto spesso quando parlavo con lei, non potevo pensare che fosse finita ma lei mi rifiutava ed io me ne sono fatto una ragione. da quel momento ho sentito che stavo cambiando e progressivamente mi isolavo sempre di più, volevo stare da solo, abusavo di marjuana ma non per piacere, solo per dormire un po' e per stimolare l'appetito. non volevo vedere nessuno, direi che mi piaceva stare da solo. la mia più grande paura era quella di incontrarla magari di vedere che si era rifatta una vita mentre io stavo sempre peggio. ho iniziato a soffrire di dermatite ,sempre più cronica, e sempre di più mi isolavo fino a fare terra bruciata intorno a me. prima avevo tanti amici ora non ho più nessuno. In un anno ho dato un solo esame all'università. oggi ho smesso di fumare ma non di stare male, credevo che il mio isolamento dipendesse da quello, ma è come se mi fossi abituato a stare solo. quando esco ho l'ansia e non vedo l'ora di tornare a casa, anche se sono rare le volte che ho voglia di uscire. oggi sto ricominciando a studiare sto cercando di metterci un po' di volontà, ma sono continuamente esausto e le mie giornate sono ripetitive estenuanti. in tutto questo penso ancora a lei, certo non ho più rammarico anche se so che è stata tutta colpa mia e solo all'idea di poterla rivedere mi viene il mal di pancia. le poche volte che l'ho incrociata mi sono nascosto, e quando è successo ho sudato freddo, mi sono sentito una sensazione di malessere totale. vivo di rimpianti pensando a come ero diverso 3 anni fa e come sono ora. non riesco più a riconoscermi neanche allo specchio. cosa devo fare? ho paura che tutto sia inutile.

13 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Carlo, più che darle dei consigli la invito a partecipare al "Gruppo di Riflessione Emotiva sulle relazioni affettive" che è iniziato appena adesso. Le persone che si incontrano in questi gruppi sono le più diverse ed eterogennee. Le motivazioni che portano nel gruppo sono tra le più disparate: c’è chi sente di dover rimettere ordine nella propria vita affettiva e sentimentale o chi si sente bloccato nel proprio sviluppo professionale o universitario. Il lavoro di Consulenza Psicologica di Gruppo diventa quindi il luogo e lo strumento per integrare i bisogni più intimi con la fiducia in se stessi, analizzando dal vivo le proprie emozioni e le proprie fantasie relazionali. Per poter migliorare la qualità della propria vita. Gli incontri sono gratuiti e si svolgono a Roma il Mercoledì sera dalle 20 alle 21/30.
Ciao Carlo, così a prima vista direi che più che di depressione, i tuoi sintomi somigliano di più ad una sintomatologia di tipo ansioso. Spesso una perdita può farci percepire un senso di fragilità e di vulnerabilità come non ci era mai capitato prima e le sensazioni fisiche di cui parli, sembrano essere quelle tipiche di un vissuto di solitudine legato alla mancanza di quella base sicura che il partner costituisce per ciascuno di noi. Detto questo credo che sarebbe opportuno per te consultare un terapeuta esperto di disturbi d'ansia, che ti aiuti a chiarirti il significato che la fine della storia con la tua ragazza ha avuto per te e il tipo lutto che hai attraversato o che stai attraversando.
Gentilissimo Carlo, chiedi cosa devi fare, quando in realtà hai già iniziato a fare qualcosa proprio scrivendo questa mail e inoltrando una richiesta di aiuto. Il primo passo per uscire da una situazione è vederla. Adesso ti aspettano altri passi, non certo facili, ma che puoi fare con l'aiuto di un professionista. Se vuoi puoi chiamarmi per un appuntamento, io ricevo a Roma. Qualunque sia la tua scelta ti faccio i miei auguri e ti ricordo che, come diceva un grande saggio "anche il più lungo cammino comincia con un passo".
Caro Carlo, ciò che emerge dal suo scritto, al di là di tutte le diagnosi (depressione?, ansia? quant'altro?) è la grande solitudine che ha fatto entrare nella sua giovane vita. Perdere un amore, perdere il piacere e il senso di completezza che può dare un amore, significa dolore, senso di disorientamento, di impotenza. Tuttavia, questo suo annullarsi e accettare quasi esclusivamente la sua stessa compagnia, mi fa pensare che le sue difficoltà siano da vedere in qualcosa che va oltre la chiusura del suo rapporto. E' come se l'essersi separato dalla sua ragazza avesse sturato qualcosa che stava dentro di lei. Quindi, le do un consiglio che potrà sembrare scontato e di parte se detto da una psicoterapeuta. A mio parere lei ha bisogno di collocare nella giusta posizione una serie di aspetti relativi a vissuti ed emozioni che le appartengono, e non solo legati al rapporto di coppia ma all'abbandono, alla perdita, alla consapevolezza delle proprie risorse e limiti. Uno psicoterapeuta che la accompagni potrebbe essere l'elemento che le permetterebbe di accogliere ed accettare quello che c'è dentro a questa bottiglia sturata. Buone cose.
Gentile Carlo, ho letto attentamente quanto racconti. Mi capitano spesso, in terapia, "problematiche" simili a quella che lamenti. Secondo me, potresti riflettere se intraprendere o meno una terapia, anche solo per qualche colloquio. Quando si aspetta nel porre dei rimedi a un "problema", il rischio è che peggiori. Ciò è molto verosimile per il tipo di disturbo descritto. Un intervento invece quasi sempre risolve. Saluti.
Salve Carlo, cosi' come è ora, non puo' riconoscersi, perchè lo specchio non puo' restituirle nessuna immagine di sè che possa essere accettabile. Lo specchio non rimanda nulla, ed ogni specchio manda a se stessi un'immagine diversa dall'altra. La persona si costruisce nella relazione con gli Altri, perchè, proprio nel momento in cui tenta di realizzare un desiderio, un progetto, si dirige verso gli altri. La solitudine è impossibile per l'essere umano, se lei ci fa caso, anche quando sta da solo chiuso nella sua stanza, ha un rimuginio interiore con cui dialoga con la ragazza, con suo padre, con un amico lontano, con la vicina di casa. Un proprio teatro privato. E poi c'è il teatro dei sogni. Si puo' "decidere", dopo un'esperienza frustrante e dolorosa, che si puo' stare da soli negando ogni relazione possibile, nel tentativo di essere autosufficienti a se stessi. L'automedicazione da cannabis per lenire la sofferenza e la perdita, non è servita pero' a colmare quel dolore profondo in cui si mescolano desideri insoddisfatti, rimorsi, sensi di colpa, difficoltà ad essere in un modo diverso. L'infiammazione della pelle, apparato che separa il mondo interno dall'esterno, organo di confine, sta li' a ricordare che il malessere c'è, e si deve fare qualcosa. Per fare bisogna capire, altrimenti tutto si traduce in un automatismo privo di senso. L'automatismo puo' portare a decidere di non voler fare nulla. Si tratta di comprendere cosa si nasconde dietro quella gelosia, sentimento che, pur nella sua distruttività, le permetteva comunque di pensare ancora ad un possibile "Altro" con cui confrontarsi. Un percorso psicoterapeutico è proprio indispensabile per iniziare e dare a se stesso nuove possibilità. Se vuole maggiori info, trova i riferimenti nel mio sito. Saluti.
Credo sia importante per lei consultare uno psicoterapeuta per avere la possibilità di elaborare l'accaduto e di tornare a vivere. Se vuole può contattarmi per informazioni in merito al 347/5202283. Cordialmente
Carissimo Carlo, dalla sua lettera traspare un "malessere dell'animo" ; lei dice che tutto è iniziato dopo la rottura con la sua fidanzata, ma credo che in realtà i problemi già esistevano da prima: prova ne è che anche durante il fidanzamento comunque litigavate sempre e lei era gelosissimo, e probabilmente anche se non ce n'era motivo di esserlo. Termina la sua lettera chiedendo cosa deve fare e dicendo che ha paura che sia tutto inutile: questa affermazione conferma il suo stato attuale depressivo, ma le assicuro che può fare e anche tanto! Già lo stesso fatto che ne fa richiesta vuol dire che vuole uscire da questa situazione. Sicuramente fare dei colloqui con un esperto la aiuterebbero, anche perchè lei ha bisogno di tirare fuori i veri problemi che la fanno stare male (che poi sfociano con la dermatite). Quindi il mio consiglio è quello di non stare a casa da solo a rimuginare continuamente sui suoi problemi, ma di attivarsi per risolverli. Qualora volesse fare un colloquio preliminare, poichè vedo che scrive da Roma, dove lavoro, le lascio i miei riferimenti: dott.ssa Boza Mauro 328/7196494. mail: bozamauro@gmail.com Un caro saluto
Dunque Carlo, non è del tutto inutile ciò che lei ha fatto anzi devo riconoscere che sta cercando di reagire con molta forza come ad esempio nel riprendere lo studio, e troncare con la droga ( che non risolveva il problema ma anzi ne poteva creare un altro ancora più grave,) tutto ciò dimostra che pur nella sua depressione lei ha grandi risorse. La cosa importante da trasmetterle è che lei non ha fatto ancora la sola cosa veramente utile cioè iniziare una psicoterapia che l'aiuti ad imparare ad elaborare la perdita e a superare molte insicurezze su di sè che già emergevano dalla sua eccessiva gelosia, ad apprendere che l'amore non deve essere dipendenza assoluta dal partner. E' normale star male quando un amore finisce è come subire un lutto dal quale tuttavia dobbiamo trovare la forza di uscire; ci sono delle fasi da attraversare e solo questo cammino ci porta fuori dalla sofferenza e dall'isolamento. Si faccia aiutare e vedrà che anche la dermatite guarirà, per ora è come una difesa che lei inconsciamente si dà nei confronti degli altri, una specie di scusa con se stesso per isolarsi sempre di più. Coraggio, ha davanti a sè un lavoro affascinante: imparare ad amarsi.
Gentile Carlo, darle una risposta, sul cosa fare, non è semplice o meglio non esistono parole magiche che possano in poche righe trovare una "giusta" soluzione al problema. Io credo che la soluzione vada trovata dentro di sè. Comprendere il "senso" della gelosia... affrontare la stima di sè, il "senso" delle cose che le appartengono, accettare i propri limiti come opportunità di crescita e non come "isolamento", queste alcune delle aree da presidiare. Un buon percorso psicoterapeutico le potrebbe essere di stimolo per riprendere la sua strada e ricominciare ad essere felice di vivere ma anche imparare ad affrontare le sofferenze della vita in modo costruttivo. A sua disposizione Un cordiale saluto
Caro Carlo leggendo la tua lettera ho sentito sofferenza, ma anche un certo autocompiacimento . E' molto difficile uscire da un legame del genere tu ne eri diventato dipendente in un modo tale che quando vi siete lasciati ti sei destabilizzato, ma hai avuto paura di soffrire e di toccare il dolore della separazione. Ti sei desensibilizzato con la marijuana, hai chiuso i contatti con il mondo esterno e tale conflitto si è esplicitato con la paura del contatto: la tua dermatite. Dici che sono tre anni che soffri ma tale sofferenza, se continui a rimpiangere il passato non ti porterà a nulla perchè ti autotorturi e non vivi le emozioni nel presente. Tale meccanismo ti genera ansia e non ti porta ad agire. Mi sembra positivo il fatto che tu stia cominciando a reagire e che ci abbia scritto, questo potrebbe essere l'inizio di un tuo futuro percorso di individuazione.
Caro Carlo, sono una psicologa/psicoterapeuta di Roma, devo dire di casi come i Suoi nel corso degli anni ne ho visti diversi. Le sconfitte ci buttano a volte in un baratro dal quale ci sembra impossibile uscire ma, Le assicuro, che con un pò di impegno da parte Sua e con una buona guida terapeutica Lei potrà uscire da questo stato nel quale è piombato. Credo tra l'altro che i Suoi problemi siano da cercare nel passato perchè un pò a naso, la Sua eccessiva gelosia fa pensare ad un'insicurezza di fondo, a un'autostima molto bassa. Mi raccomando non si lasci scappare questo momento di consapevolezza e prenda contatto con qualcuno di noi caso mai dall'elenco psicologi.
Vedi, spesso l'amore finisce ma non si è pronti o non si riesce ad elaborare la perdita. I litigi continui dimostrano la fine di un amore o devono far capire che c'è qualcosa che non va nella relazione, ma, anche qui abbiamo spesso gli occhi chiusi e non vediamo cosa c'è. La fine di una storia va elaborata, vissuta, bisogna sostenere la perdita e la propria solitudine, ma anche qui spesso scattano ossessioni proprio perchè non si è in grado di elaborare la perdita. Puoi parlare con qualche terapeuta ti può aiutare. Un saluto

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