Depressione

L'unico che mi abbia mai resa felice

Gianna

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Salve a tutti, è la prima volta che scrivo e spero di non sbagliare nulla.
Sono anni che sono depressa, tutto è iniziato quando ero molto piccola a causa di abusi in famiglia, da parte di mia madre, di cui però non ricordo assolutamente nulla, lo so solo perché è stato mio fratello a raccontarmi che mia madre ci ha sempre picchiati fin da piccoli.
Ancora oggi vivo con mia madre, mentre mio fratello si è trasferito da mio padre.
Mia madre mi tormenta ogni giorno, non più picchiandomi in quanto non ce la farebbe dato che sono diventata più grande e forte, ma insultandomi e dandomi la colpa di ogni cosa le sia successa nella sua vita.
Sono ben nove anni che sono depressa, da quando ne avevo nove, dunque.
Ho già tentato il suicidio due volte nella mia vita, una volta quando avevo dieci anni e un'altra volta a quindici, tuttavia non sono mai riuscita ad andare fino in fondo per il fatto che non voglio che mio padre e i miei fratelli soffrano a causa mia.
Sono ora all'ultimo anno di scuola superiore e l'anno prossimo inizierò l'università, se riesco a superare quest'anno.
Da quando ho iniziato la scuola che frequento, mi sono appassionata alla letteratura italiana: Boccaccio, Machiavelli, Saba, ecc. sono riusciti a farmi provare poche volte quel poco di felicità che mi è bastato ad andare avanti, dunque desidero continuare i miei studi in questa direzione.
Ora vi spiegherò a chi mi riferisco nel titolo della domanda, c'è questo nuovo docente nella mia scuola che insegna solo a quelli del primo anno, l'ho già conosciuto l'anno scorso in quanto ha tenuto una presentazione nella mia scuola riguardo l'università che voglio frequentare, dato che fino all'anno prima ha lavorato in quell'università ho deciso di andare a parlargli per chiedere più informazioni.
Lui è carino, ha trentun'anni e devo ammettere di aver avuto una cotta per lui fin dall'anno prima, quando l'ho conosciuto alla sua conferenza; il mio problema è che, quando trovo che un uomo sia interessante, perdo totalmente la capacità di essere razionale se ci devo parlare, mi vengono dei veri e propri attacchi di panico (in realtà non solo quando parlo con le persone che mi piacciono ma anche quando devo parlare in generale davanti agli altri o se mi succedono cose che non riesco a gestire).
Quando sono andata a parlargli, appena sono entrata nella sua aula ho avuto un attacco di panico e non sono riuscita più a respirare bene ma cercando di mascherare la cosa ho inventato una piccola scusa e lui mi ha detto che non c'era problema, così mi sono tranquillizzata.
Non mi era mai successo che qualcuno riuscisse a far andare via un mio attacco di panico così facilmente, subito dopo sono riuscita a parlare bene e abbiamo parlato dell'università e dei miei studi futuri per un buon quarto d'ora, lui continuava a ripetermi di come fosse felice che mi fossi ricordata chi fosse e che è entusiasta del fatto che vorrei seguire il suo stesso percorso di studi. Mi ha detto che se in futuro avrò bisogno ancora del suo aiuto di non esitare a contattarlo che sarà ben felice di aiutarmi.
Uscita dalla sua aula non ero felice, ero sollevata. Non avevo mai sentito un sentimento del genere, non avevo mai provato sollievo.
Arrivata a casa da scuola mi sono messa a piangere perché era la prima volta che riuscivo a parlare così apertamente con una persona che non conosco e che mi piace, non ho mai provato così tanta felicità in vita mia, parlare con lui mi ha fatto dimenticare tutto il male che c'è nella mia vita e anche se è stato solo per poco, ora sono convinta che vorrei rifarlo, vorrei parlare ancora con lui.
Nemmeno quando parlo con i miei pochissimi amici riesco a sentirmi così "rinata". Il fatto è che io non posso andare da lui e dire "Hey, sono depressa ma parlare con te mi aiuta quindi parliamo." perché sembrerei pazza.
Ora come ora mi sento in colpa per essermi sentita così felice, anche perché raccontandolo a mia madre lei se n'è uscita con ulteriori commentini sul fatto che ho diciotto anni e che non dovrei pensare a certe cose con un trentunenne, quando è l'ultima cosa a cui penso; l'unica cosa che vorrei è avere una persona a cui posso parlare e che mi comprenda, da piccola andavo da una psicologa che un po' mi aiutava, ma poi mia madre ha deciso che io stessi bene e non mi ci ha più mandata.
Non so che fare, non è una vera e propria domanda ma più uno sfogo, più che altro vorrei capire perché quindici minuti di conversazione su un tema del genere con una persona che non conosco affatto mi abbiano resa più felice di ogni altro momento bello passato con i miei amici o con il resto della mia famiglia.
Mi scuso se ho fatto perdere tempo e auguro una buona giornata.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Carissima mi dispiace per il rapporto con la tua mamma che da sempre descrivi come molto critico e per la depressione con cui convivi da tanto tempo. Più che una risposta desidero proporti in alternativa al titolo. “L’unica cosa che ora mi rende felice.”  Ecco quale: “parlare così apertamente con una persona che non conosco e che mi piace”.


Il professore 31 enne può piacerti e anche tanto... ma non credo abbia il potere di farti felice.


Peró c’è una bella notizia. Questo potere ce l’hai tu, ogni qual volta ti dai il permesso di esprimerti e nonostante la paura con coraggio vai, parli con qualcuno quando lo desideri, ti avvicini e lo incontri perché ti fa piacere.


Ti auguro quindi che questa possa essere per te la prima di tante volte, con lui e con tutte le persone con cui ti viene voglia. 


Hai diritto di sentire ciò che provi e di esprimerti, come chiunque altro, senza per questo sembrare una pazza.


In bocca al lupo! 

Cara Gianna,


credo che tu abbia sperimentato qualcosa che, sulla base del tuo racconto, hai vissuto molto poco nella tua vita: la sensazione di esistere, di essere ascoltata e vista, di suscitare interesse in qualcuno che apprezzi. Come se avessi depositato almeno momentaneamente un peso che ti trascini da troppo tempo in solitudine.


Non stai vivendo una situazione facile. Hai bisogno di trovare in te stessa tutta la forza che ti serve per affrontare con successo la sfida di portare a termine il tuo percorso di studi. È una sfida molto dura, perché ti porti dietro le considerazioni negative e svalutanti di tua madre, oltre ai traumi che dici di non ricordare. Ci dovrai lavorare su in terapia, prima o poi, per depositare una zavorra così pesante di emozioni inespresse. Ma se riesci a darti spazio, a nutrire la tua parte migliore con le letture e la conoscenza e a coltivare qualche relazione significativa, che ti permetta di dialogare in serenità e così a resistere a tutto questo, ne uscirai più forte. Insegno da 35 anni, oltre a fare la psicologa, ed ho visto ragazze della tua età riemergere da vissuti tremendi, quando hanno fatto la scelta di investire su di sé e di volersi bene. Non permettere a nessuno di portarti via la tua luce interiore. Proteggila quanto puoi e scegli sempre te stessa, anche prendendo decisioni che ti portino a stare meglio. Dalla depressione si può guarire, quando si riesce a ritrovare il senso del proprio essere al mondo, e tu sei molto giovane. Coraggio!


Ti saluto caramente

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