Sono depressa da tanti anni, con pensieri di suicidio quasi giornalieri.

A

Buongiorno, sono una donna di 26 anni e sono in una situazione molto critica. Sono depressa da tanti anni, con pensieri di suicidio quasi giornalieri. Io sono molto isolata e non ho alcuna indipendenza. Mi mancano un esame e la tesi per finire la magistrale all'università ma non voglio farli. Non voglio dover contattare i professori, non voglio dover fare un altro esame ma al tempo stesso ho la convinzione di non poter vivere senza aver finito questa cosa. Io però onestamente piuttosto che fare questo esame e la tesi vorrei sparire definitivamente. Ho perso molto tempo e mi vergogno di tutto. Mi sento una ladra, una truffatrice per avere usato i soldi dei miei genitori per pagare per questa cosa che però non riesco a finire. Non riesco neanche a convincermi a trovare un lavoro perché mi sento completamente incapace ed emotivamente instabile per poter gestire alcun tipo di pressione. Io ho provato ad andare in terapia tante tante volte ma ora sento di non poter andare bene come paziente. Ammetto che molte delle mie esperienze in terapia sono state negative oppure non hanno fatto niente. Io sento di non esistere ormai da anni. Piango ogni giorno e provo un profondo senso di colpa, soprattutto nei confronti dei miei genitori. Ma per me davvero è impossibile finire questa università o trovare un lavoro. Mi sento completamente incompatibile con il mondo. Ho avuto diversi tentativi di suicidio, principalmente utilizzando medicinali e anche molti episodi di autolesionismo. Non so più cosa fare. Una volta quando ho confessato queste cose ad una psicologa lei mi ha detto che la terapia serve solo per le persone che vogliono vivere, altrimenti è inutile perché la terapia presuppone un percorso proiettato verso il futuro. Allora io le ho chiesto perché si raccomanda sempre a chi ha pensieri suicidi di contattare un professionista. Io mi sento di non andare bene neanche come paziente psichiatrico. Mi sento di aver sbagliato già troppo e di non voler volere più sofferenza. Non posso dire quale sia la mia diagnosi perché nessuno dei miei psichiatri o psicologi l'ha mai detta. Io so che alcuni non vogliono che il paziente si identifichi con essa ma io onestamente preferirei sapere. È vero che la terapia è solo per persone che vogliono vivere? Ci possono essere aiuti per una persona che ha cronici pensieri distruttivi e pensieri di suicidio?

2 risposte degli esperti per questa domanda

Salve A., mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Gentile A., 

nel leggerla si avverte come se non avesse vie di uscita e immagino che vivere senza la percezione di avere alternative dev’essere durissimo. ’Ci possono essere aiuti per chi ha pensieri distruttivi e pensieri di suicidio?’ ci chiede. Sì ci sono! Ma un professionista, medico o Psicologo che sia, non può fare molto se lei non collabora. È legittimo che lei voglia sapere che disturbo l’affligge in questo periodo e a questo proposito si faccia seguire contemporaneamente da uno psichiatra e uno psicoterapeuta con i quali sperimentare una buona relazione e che le possano far capire come potrebbe pensare, sentire e comportarsi una persona che ha le sue difficoltà e quali strategie utilizzare inizialmente per ridurre tutte le forme di autolesionismo e regolare le emozioni. Si occupi di questo principalmente poi penserà al resto. Diminuisca la pressione degli impegni.

Con la speranza di esserle stata di conforto la saluto caramente,

Dott.ssa Barbara Valente