Problemi di coppia

Infertilità: le vie procreative della coppia

24 Maggio 2019

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INFERTILITA’: LE VIE PROCREATIVE DELLA COPPIA

La maternità quanto la paternità, appartengono spesso a desideri che ci accompagnano fin dall’infanzia. Come psicoterapeuta sono stata testimone delle parole di donne che mi confessavano di aver sempre immaginato che sarebbero diventate madri oppure di aver avuto il timore che non lo sarebbero mai diventate.

La precocità di questi desideri ci danno la misura della loro profondità poiché sono strettamente legati alla costruzione delle nostre basi identitarie. Il confronto con i genitori è una costante della nostra crescita, per poterne acquisire le caratteristiche che garantiscano una continuità della trasmissione generazionale ma anche aspetti di discontinuità. Quello che era stato da sempre pensata come una tappa naturale della propria crescita, nel momento in cui il figlio non arriva, diviene improvvisamente un’esperienza estremamente dolorosa che spesso ha importanti ripercussioni psicologiche a livello individuale e di coppia.

Desiderare di avere un figlio e non poterlo avere porta inevitabilmente a confronto con un penoso limite che può far riemergere antiche ferite, conflitti e vulnerabilità sopite che trovano conferma nella condizione di sterilità, vissuta come incapacità o divieto a diventare madre e padre.

La comparsa dell'infertilità in una coppia, prima come sospetto e poi man mano come certezza, rappresenta, sempre più frequentemente, una delle possibili esperienze durante la storia coniugale. 

La coppia si trova a dover fare i conti con la dolorosa esperienza di non poter essere un buon genitore e di non poter vedere nel figlio la possibile realizzazione di proprie aspirazioni e desideri. Accettare la scoperta che un processo che si considera naturale e ovvio - diventare genitori, nell'ambito di un più ampio progetto di coppia - non lo è affatto, è una scoperta quasi sempre inattesa e perciò dolorosa.

 Nell’uomo si riscontrano solitamente vissuti legati ad un senso di impotenza, relativa alla propria identità maschile, mentre nella donna il vissuto è spesso quello di sentirsi una donna a metà.

 La maternità rappresenta uno snodo ineludibile con cui ogni donna si confronta e l’esperienza della gestazione e della nascita di un figlio, rappresentano momenti cruciali in cui si attuano cambiamenti profondi che coinvolgono sia il corpo, per le complesse esperienze sensoriali che ne derivano, che l’assetto emotivo interiore. Dunque, il passaggio ad essere donna è un lungo processo che porta la donna a confrontarsi con la propria storia e con l’identificazione con la propria madre. La donna non può non interrogarsi a partire dal corpo della propria madre: il corpo di mia madre, che mi ha generata, un corpo come il mio. La maternità oltre a fornire una conferma sociale, rappresenta il superamento della fase adolescenziale e della condizione di figlia. Quando la maternità non è possibile, la mancanza del figlio desiderato può essere una dolorosa ferita narcisistica e identitaria, un lutto difficile da elaborare. A volte il desiderio di un figlio si trasforma in un bisogno ossessivo la cui realizzazione viene vista come l’unico farmaco per la sofferenza depressiva.

Si tratta di elaborare un vero e proprio lutto che passa attraverso l’accettazione dell’avvenuta perdita, accompagnata da vissuti di impotenza, di tristezza e chiusura verso il mondo esterno, da sentimenti di vergogna e di colpa.

Pur tenendo presente l'insieme dei fattori biologici in gioco nel concepimento e nell'infertilità,  molti studi dimostrano l’incidenza degli aspetti psicologici, propri della coppia infertile, che spesso motivano la richiesta di una psicoterapia.

Quando l’infertilità è determinata da fattori prevalentemente psicologici, può essere dovuta ad un conflitto rispetto al desiderio di avere un figlio, o a difficoltà nell’accettazione del proprio corpo o da conflitti irrisolti con le figure genitoriali dei rispettivi partners. 

In queste situazioni è importante poter offrire alla coppia uno "spazio” nel quale si affronti l'esperienza dell'infertilità, sia per quello che rappresenta per ciascuno dei due partner, sia per come la coppia che la sta vivendo. La possibilità di offrire un luogo ed un tempo per poter “generare” insieme delle modalità di adattamento a questa delicata e dolorosa esperienza, aiuta la coppia a prendere consapevolezza della qualità del rapporto e ad attivare il passaggio alla "coniugalità", fondata sull’intimità e sulla profondità della relazione, spesso mancante nella coppia infertile.

In questo senso, divenire "fecondi" significa condividere storie, aspettative, desideri e delusioni, paure e speranze, nonché decisioni e tentativi di attuarle all’interno di un "progetto coniugale".

Questo genere di sostegno psicologico permette alla coppia di divenire procreativa nella misura in cui avviene l’ulteriore passaggio dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale.

Dopo la diagnosi d’infertilità, la coppia si chiede cosa fare? Abbandonare il progetto di avere un figlio, adottare o affidarsi alla medicina.

Nel caso, invece, in cui la coppia decidesse di ricorrere alla procreazione assistita, il trattamento medico imporrà un cambiamento nello stile di vita e tutte le energie saranno investite in un progetto molto più impegnativo di una gravidanza 'normale'. La lunghezza dell'iter diagnostico, gli insuccessi, la sensazione di essere espropriati della propria intimità, possono avere molteplici ripercussioni sulla vita di coppia. Proprio per le implicazioni psicologiche che la terapia medica comporta, è necessario fornire alla coppia un valido sostegno psicologico che l’aiuti ad affrontare e condividere i vissuti dolorosi che accompagnano questo faticoso percorso per diventare genitori. 

La prima difficoltà sarà legata all’accettazione della diagnosi e all’elaborazione della perdita della possibilità di avere un figlio naturalmente. La coppia si sente tradita dalla natura: ciò che viene colpito non è solo il corpo vissuto come ostile ma anche l’identità sociale. La coppia si percepisce come mancante, generalizza tale mancanza a tutti gli aspetti della sua vita come se la qualità del sé dipendesse esclusivamente dal divenire genitore.

La coppia va aiutata ad affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni, le delusioni, superare il tabù dell’infertilità.

La pressione degli interventi medici, tesi alla concretezza del procreare un bambino, rischiano di erodere gli spazi mentali che concorrono a sviluppare una gravidanza psichica, un utero mentale, uno spazio interno in cui immaginare il bambino. Durante il faticoso e doloroso percorso di PMA, la donna è sospesa tra il desiderio e la paura di perdere la possibilità di divenire madre e anche dopo, quando riesce a rimanere incinta, è spesso attanagliata da una profonda angoscia di perdere il bambino, di tornare ad essere una donna “mancante”, segnata da uno spazio vuoto. Questo timore può determinare una fuga da sensazioni impensabili legate ad un forte senso di vulnerabilità e d’impotenza. A volte, il susseguirsi di innumerevoli e ripetuti tentativi, possono essere l’espressione di un bisogno più che di un desiderio di maternità.

E’ importante poter distinguere il desiderio dal bisogno di maternità. Il bisogno è volto a colmare a tutti i costi una mancanza che non può essere accettata. In queste situazioni, il figlio rischia di diventare un oggetto narcisistico che appaga e colma un vuoto, che ammette solo il soddisfacimento. Il desiderio, invece, riconosce il figlio come altro da Sé, che ha una sua individualità. Per questo motivo, il desiderio ammette una distanza ed un confronto con la realtà nella ricerca di possibili alternative alla maternità concreta e rintraccia vie impensabili di maternità simbolica che si esprime attraverso il potenziale creativo e vitale di una donna.

Un altro aspetto che merita attenzione riguarda l’intervento massivo e intrusivo della medicina che espropria la coppia della propria intimità, di un spazio psichico in cui poter immaginare il futuro figlio. L’incontro sessuale viene sempre più svuotato di spontaneità e di desiderio mentre il corpo, espropriato dall’intervento medico, diviene un corpo intruso, percepito malato e vissuto con ansia, con senso di autosvalutazione, rabbia, vergogna.

Per questo motivo, la coppia dovrà essere sostenuta nel riappropriarsi della propria intimità e di quella col proprio bambino poiché all’origine della sua nascita non c'è stato un rapporto sessuale, ma un atto medico che può essere vissuto, da entrambi i genitori, come un’espropriazione della  propria dimensione affettiva e sessuale.

Nel difficile e tortuoso percorso di PMA, la coppia oscilla continuamente tra vissuti di speranza e delusione, tra fiducia e angoscia. La decisione di intraprendere un nuovo tentativo è vissuta come una responsabilità se farlo o non farlo mentre in una gravidanza naturale avviene tutto in una dimensione di naturalezza e mistero.

La funzione del sostegno psicologico è quello di fornire uno spazio in cui poter accogliere, riconoscere e gestire le emozioni generate dai momenti più difficili. Le modalità e i tempi di realizzazione del percorso possono variare in funzione di diversi fattori tra cui: la storia, i bisogni della coppia, la tipologia di malessere, i vissuti e i significati assunti dalla diagnosi effettuata dal medico da ciascun membro della coppia.

I bisogni che emergono riguardano il parlare del disagio se ci sono stati dei tentativi falliti, ricevere supporto emotivo dopo la comunicazione degli esiti degli esami o della diagnosi per compiere la scelta migliore.

Ogni mese, l’arrivo del ciclo alimenta un forte senso di delusione e frustrazione.  La possibilità di usufruire di uno spazio d’ascolto permette di poter esprime emozioni del tutto legittime. L’attesa che spesso caratterizza le varie fasi di questo percorso, genera un livello di stress che può creare incomprensioni e una forte conflittualità nella coppia.

La sofferenza che accompagna questo percorso può influenzare negativamente il rapporto di coppia, i rapporti sociali, la salute fisica e psicologica che interferisce sul trattamento della stessa fertilità.

Il supporto psicologico ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita della coppia che deve affrontare questo difficile percorso, prevenire eventuali disturbi emotivi favorendo l’adattamento al trattamento medico.

Nel caso in cui, la via della procreazione assistita non portasse a risultati positivi o vi fosse una diagnosi medica di sterilità, la coppia dovrà essere sostenuta nell’accettare la rinuncia alle proprie aspettative e fantasie relative alla possibilità di una genitorialità biologica. Ciò consentirà di poter recuperare e reinvestire le risorse vitali della coppia in altri percorsi generativi, quali l’affido/adozione di un bambino o un progetto di coppia in cui condividere interessi ed esperienze, che rinsaldino l’unità coniugale.

La psicoterapia psicoanalitica fornisce uno spazio psichico in cui la coppia viene accolta e legittimata nella sua sofferenza. La condivisione emotiva permette di ricostituire l’intimità messa a dura prova dai trattamenti medici. La coppia può ritrovare e valorizzare la dimensione di coppia come spazio psichico in cui poter attendere e accogliere il figlio. Allo stesso tempo può rivalutare e valorizzare il legame di coppia come competenza e come dimensione esistenziale che non può certo sostituire il legame con un figlio, ma che è sempre e comunque espressione di una capacità affettiva che nutre e arricchisce la nostra vita.

In questo spazio di accoglienza si condivideranno gli innumerevoli e spesso contraddittori vissuti che accompagnano questa esperienza dolorosa, verranno esplorate le fantasie e i possibili conflitti che a livello inconscio posso ostacolare la capacità procreativa della coppia, saranno sostenute le risorse e le capacità della coppia affinché possa riconoscere e valorizzare il proprio potenziale creativo.

 

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