Gentile Maria, quello che racconti fa molto male da leggere, perché si sente quanto sei rimasta sola dentro a tutta questa storia. Non solo per quello che lui ha fatto, ma per come lo hai scoperto, per come te lo ha detto, per come ti ha lasciata a metà strada ogni volta che cercavi di capire. Scoprire che una persona con cui eri in vacanza, insieme a tua figlia e a tua suocera, andava dalle escort è uno shock enorme. Non è solo un tradimento: è come se due realtà si fossero scontrate all’improvviso. Da una parte la famiglia, la quotidianità, dall’altra qualcosa di nascosto che non avresti mai immaginato. È normale che tu abbia avuto bisogno di fare domande, di sapere, di ricostruire. Quando lui prima nega e poi ammette a pezzi, il dolore raddoppia, perché oltre al tradimento c’è la sensazione di non poter più capire cosa è vero e cosa no.Il fatto che lui abbia pianto davanti alla sua famiglia e ti abbia chiesto perdono può averti toccata, perché mostra una sofferenza reale. Ma questo non cancella quello che è successo, né quello che hai sentito tu. E quando dopo, nonostante tutto, lo ha rifatto, la ferita si è riaperta ancora più profonda. In quel momento non c’era più solo rabbia o delusione: c’era lo sgretolarsi di qualcosa che avevi appena provato a rimettere insieme.
Quando gli hai detto di andarsene stavi cercando di proteggerti. È stato un gesto di forza, anche se forse non ti sei sentita forte. Ma poi è successa una cosa molto umana: quando lui accettava la distanza, tu stavi male. Ti sentivi abbandonata. E allora lo cercavi, non perché tutto fosse risolto, ma perché il vuoto faceva troppo male. Questo non significa che non sai cosa vuoi: significa che dentro di te convivono due bisogni fortissimi che si fanno guerra. Da una parte il bisogno di rispetto e sicurezza, dall’altra la paura di restare sola.
Ora che è tornato a casa, il fatto che tu non riesca a dimenticare è comprensibile. Non si dimentica qualcosa che ha fatto così male, soprattutto se non ti senti ancora davvero al sicuro. Il dubbio che senti non è debolezza: è una parte di te che sta cercando di capire se stare lì ti farà guarire o ti farà solo resistere. Forse la domanda più importante, adesso, non è “lui cambierà?” o “ha capito davvero?”, ma: tu come stai in questa relazione oggi? Ti senti rispettata? Ti senti tranquilla, o sempre in allerta? Ti senti scelta, o sempre in bilico?
Prenderti uno spazio per parlare di tutto questo con qualcuno, solo per te, potrebbe aiutarti tantissimo. Non per prendere subito una decisione, ma per ascoltarti senza dover reggere anche il dolore di un altro. Perché finora hai tenuto insieme tutto: il tuo dolore, il suo, la famiglia, le promesse, le ricadute. È troppo per una sola persona.
Non c’è nulla di sbagliato in te. Stai reagendo come reagisce qualcuno che è stato ferito più volte ma che ama ancora. La confusione che senti non è un difetto: è il segno che una parte di te sta chiedendo attenzione, cura e verità. E merita di essere ascoltata con molta più gentilezza di quella che ti stai concedendo ora.
Un caro saluto