Difficoltà intima da anni

Pietro

Buongiorno, sono un papà single e da quasi 7 anni ho una compagna; io ho 42 anni, lei 39 (non conviviamo). Io mi alterno con la mamma di mia figlia e la tengo 3/4 giorni a settimana e non è mai stato un problema.

Fin dall'inizio abbiamo sempre avuto una forte attrazione e complicità riguardo la sfera sessuale: c'è sempre stata una forte chimica e soddisfazione reciproca. Da quattro anni ormai la situazione sessuale è molto cambiata, abbiamo rapporti incostanti e sporadici; a volte per 3/4 settimane di fila non abbiamo rapporti. Quando li abbiamo, inoltre, nonostante lei provi soddisfazione (o almeno così mi dice e mi sembra), non ha più la voglia e complicità che ha sempre avuto.

Mi rendo conto che un calo di desiderio con il tempo è normale, ma la situazione per me è davvero difficile. Ho già affrontato la questione tante volte in questi anni, in tutti i modi, cercando di farle capire con calma la mia frustrazione, a volte con toni più accesi, a volte cercando di analizzare la cosa al meglio. Le motivazioni sono sempre lo stress, il lavoro, problemi in famiglia (un fratello problematico che dà pensieri ai genitori, situazione presente ormai da tantissimi anni), ma sono cose che ci sono sempre state, anche prima della nostra storia, e anche all'inizio quando le cose andavano bene.

Io, dopo i continui rifiuti, ormai da tempo fatico anche ad approcciarmi e, quando lo faccio, risulto goffo e sciocco, così se ricevo un rifiuto posso dare la colpa al mio atteggiamento. Da quasi due anni ormai ho smesso di essere insistente e di tirare fuori il discorso dopo che una volta, parlandone, mi disse che non la aiutava il mio atteggiamento e che, provando ad aiutarla, le cose sono peggiorate. Non parlarne non ha fatto altro che appiattire ancora di più la cosa e lei si è rifugiata nel mio silenzio.

Mi sento un po' egoista, ma sto malissimo nel vedere che tutti i problemi si riversino sulla nostra sfera sessuale. A volte magari rifiuta di stare con me per problemi, perché ha pensieri, ma riesce ad uscire a cena con amici o fare weekend al mare. Sono felice che riesca a farlo, ma mi sento inappropriato nel vedere che non riesce ad affrontare le difficoltà con me, ma trova rifugio in situazioni diverse. Per me è difficile da comprendere: per carattere, se non sto bene, fatico a stare in mezzo alla gente, preferisco stare con lei o da solo, ma non gliene faccio una colpa.

Dopo una delle ultime volte che abbiamo affrontato il problema, per un periodo ha provato a parlare con uno psicoterapeuta, ma è andata solo qualche volta; è una persona molto introversa e non riusciva ad aprirsi. Io non le chiedevo come andasse per rispettare la sua privacy, se non quando iniziava lei il discorso.

Quando ci siamo conosciuti mi ha sempre detto che il sesso era una parte fondamentale della sua vita e mi rincuorava avere trovato una persona come me. Capitò, dopo qualche tempo che stavamo insieme, che io presi un po' di peso e non fossi molto a mio agio nell'intimità; in quell'occasione mi disse che per lei non era un problema e che non era disposta a stare con me se non potevamo ristabilire la nostra intimità, quindi superai il mio disagio e sistemammo la cosa.

Ormai mi sento davvero inappropriato, credo che in qualche modo sia anche colpa mia se non le piaccio più, ma continua a dire che non è così e non so come fare. Ora c'è anche un problema di fiducia molto grave, perché quando capita che per settimane non abbiamo rapporti io vado in depressione, ne parliamo, per dieci giorni sembra torni tutto normale e poi si ripiomba nel limbo. Non so davvero più come affrontare la questione e mi sento una brutta persona: è come se lo facesse per darmi soddisfazione e la cosa mi fa sentire davvero piccolo.

A luglio ha affrontato un intervento per endometriosi; abbiamo ricominciato ad avere rapporti a dicembre, dopo i tempi comunicati dal medico. Eravamo entrambi tesi, ma sia a livello fisico che mentale abbiamo riscontrato che è riuscita a superare la cosa. Prima della diagnosi i dolori erano sempre correlati al ciclo e, come dicevo prima, non inficiavano il piacere nel rapporto; solamente a volte, negli ultimi periodi, capitava che avesse dolori per i cinque giorni precedenti e successivi al ciclo, quindi era complicato gestire la sfera intima.

Inutile dire che, a fronte di questo intervento, mi senta ancora più in colpa per la mia frustrazione. La cosa che davvero mi fa soffrire non è tanto il non avere rapporti, quanto il vedere che lei non mi desidera più, non prende mai iniziativa e, anche dopo settimane che non stiamo in intimità, non vedo una scintilla di passione. Ho sempre più il timore che la relazione non abbia futuro, ma la cosa mi terrorizza.

Mi scuso se ho fatto un po' di confusione, ma non è facile riportare diversi anni di avvenimenti.

3 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno. Non si scusi per la "confusione": il suo racconto non è un disordine, ma il grido vitale di chi sente che un ponte fondamentale tra due anime — quello del corpo e del desiderio — si sta sgretolando.

Quello che lei descrive è un paradosso doloroso: mentre lei cerca di "curare" il legame attraverso la vicinanza, la sua compagna sembra usare il silenzio e la distanza come scudo. La sessualità, in un’ottica biopsicosociale, non è mai solo "meccanica", ma è il termometro di come circola l'energia nella coppia. Il fatto che lei si senta "inappropriato" o "una brutta persona" indica che il problema si è spostato dall'intimità all'identità: sta mettendo in discussione il suo valore come uomo e come partner.

L'endometriosi, lo stress familiare, l'introversione: sono elementi reali, ma non possono diventare il paravento dietro cui nascondere l'estinzione del desiderio. È necessario capire se questo "rifugiarsi nel silenzio" sia una difesa o un segnale di un incastro relazionale che vi sta soffocando entrambi.

Non permetta che questa frustrazione si trasformi in una rassegnazione depressiva. La invito nel mio studio per riaprire questo sipario in modo autentico, uscendo dalla goffaggine dei rifiuti per ritrovare la sua centratura e capire, insieme, se questo legame ha ancora la forza di vibrare.

Francesco Pellino Psicologo Clinico

Dott. Francesco Pellino

Dott. Francesco Pellino

Milano

Il Dott. Francesco Pellino offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Pietro, la ringrazio per come ha raccontato tutto: si sente quanto tenga a questa relazione e quanto stia cercando di non fare male a nessuno, nemmeno a se stesso. Da quello che descrive, la sua sofferenza non nasce solo dal sesso in sé, ma dal sentirsi scelto, desiderato, cercato. Quando il desiderio sparisce o diventa intermittente, è normale che l’autostima inizi a incrinarsi e che ogni rifiuto venga vissuto come una conferma di “non andare bene”. Questo, col tempo, rende più difficile anche avvicinarsi, perché ci si espone a un rischio che fa male. Lei ha fatto molti tentativi: parlare, tacere, aspettare, adattarsi. È comprensibile che ora si senta confuso e svuotato. Non è egoismo desiderare intimità con la propria compagna; diventa doloroso quando l’unico spazio in cui le difficoltà sembrano concentrarsi è proprio quello che per lei è più importante. Una cosa che colpisce è che tra voi si sia creato una specie di circolo silenzioso: lei si ritira, lei soffre e si trattiene, lei si appoggia al suo silenzio, e la distanza aumenta. Nessuno dei due sembra davvero al sicuro nell’esprimere ciò che prova, senza paura di ferire o di essere frainteso.

Forse oggi la domanda non è “come far tornare il desiderio”, ma se riuscite ancora a parlarvi da pari, non da chi chiede e chi si difende. Se c’è spazio per dirle non quanto le manca il sesso, ma quanto si sente solo e non più visto.

La paura che la relazione non abbia futuro dice quanto per lei sia importante. Non è una colpa sentire questo timore: è un segnale che qualcosa va ascoltato, non ignorato.

Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online

Gentile Pietro, la situazione sembra essere abbastanza ingarbugliata, ma gran parte dei problemi ruotano attorno alla sfera sessuale e all’intimità presente e non tra lei e la sua compagna. Da come leggo la sua compagna si è recata da uno psicologo ma con scarsi risultati, evidentemente lei ha molto più a cuore la relazione ed è più motivato a trovare una soluzione. Magari lei stesso potrebbe discutere di questa difficoltà che è emersa in questa situazioni con uno psicologo. Bisogna porsi le giuste domande per avere le risposte. Rimango a disposizione, dott. Giuseppe.

Dott. Giuseppe Raffaele Laezza

Dott. Giuseppe Raffaele Laezza

Napoli

Il Dott. Giuseppe Raffaele Laezza offre supporto psicologico anche online