Buongiorno, sono un papà single e da quasi 7 anni ho una compagna; io ho 42 anni, lei 39 (non conviviamo). Io mi alterno con la mamma di mia figlia e la tengo 3/4 giorni a settimana e non è mai stato un problema.
Fin dall'inizio abbiamo sempre avuto una forte attrazione e complicità riguardo la sfera sessuale: c'è sempre stata una forte chimica e soddisfazione reciproca. Da quattro anni ormai la situazione sessuale è molto cambiata, abbiamo rapporti incostanti e sporadici; a volte per 3/4 settimane di fila non abbiamo rapporti. Quando li abbiamo, inoltre, nonostante lei provi soddisfazione (o almeno così mi dice e mi sembra), non ha più la voglia e complicità che ha sempre avuto.
Mi rendo conto che un calo di desiderio con il tempo è normale, ma la situazione per me è davvero difficile. Ho già affrontato la questione tante volte in questi anni, in tutti i modi, cercando di farle capire con calma la mia frustrazione, a volte con toni più accesi, a volte cercando di analizzare la cosa al meglio. Le motivazioni sono sempre lo stress, il lavoro, problemi in famiglia (un fratello problematico che dà pensieri ai genitori, situazione presente ormai da tantissimi anni), ma sono cose che ci sono sempre state, anche prima della nostra storia, e anche all'inizio quando le cose andavano bene.
Io, dopo i continui rifiuti, ormai da tempo fatico anche ad approcciarmi e, quando lo faccio, risulto goffo e sciocco, così se ricevo un rifiuto posso dare la colpa al mio atteggiamento. Da quasi due anni ormai ho smesso di essere insistente e di tirare fuori il discorso dopo che una volta, parlandone, mi disse che non la aiutava il mio atteggiamento e che, provando ad aiutarla, le cose sono peggiorate. Non parlarne non ha fatto altro che appiattire ancora di più la cosa e lei si è rifugiata nel mio silenzio.
Mi sento un po' egoista, ma sto malissimo nel vedere che tutti i problemi si riversino sulla nostra sfera sessuale. A volte magari rifiuta di stare con me per problemi, perché ha pensieri, ma riesce ad uscire a cena con amici o fare weekend al mare. Sono felice che riesca a farlo, ma mi sento inappropriato nel vedere che non riesce ad affrontare le difficoltà con me, ma trova rifugio in situazioni diverse. Per me è difficile da comprendere: per carattere, se non sto bene, fatico a stare in mezzo alla gente, preferisco stare con lei o da solo, ma non gliene faccio una colpa.
Dopo una delle ultime volte che abbiamo affrontato il problema, per un periodo ha provato a parlare con uno psicoterapeuta, ma è andata solo qualche volta; è una persona molto introversa e non riusciva ad aprirsi. Io non le chiedevo come andasse per rispettare la sua privacy, se non quando iniziava lei il discorso.
Quando ci siamo conosciuti mi ha sempre detto che il sesso era una parte fondamentale della sua vita e mi rincuorava avere trovato una persona come me. Capitò, dopo qualche tempo che stavamo insieme, che io presi un po' di peso e non fossi molto a mio agio nell'intimità; in quell'occasione mi disse che per lei non era un problema e che non era disposta a stare con me se non potevamo ristabilire la nostra intimità, quindi superai il mio disagio e sistemammo la cosa.
Ormai mi sento davvero inappropriato, credo che in qualche modo sia anche colpa mia se non le piaccio più, ma continua a dire che non è così e non so come fare. Ora c'è anche un problema di fiducia molto grave, perché quando capita che per settimane non abbiamo rapporti io vado in depressione, ne parliamo, per dieci giorni sembra torni tutto normale e poi si ripiomba nel limbo. Non so davvero più come affrontare la questione e mi sento una brutta persona: è come se lo facesse per darmi soddisfazione e la cosa mi fa sentire davvero piccolo.
A luglio ha affrontato un intervento per endometriosi; abbiamo ricominciato ad avere rapporti a dicembre, dopo i tempi comunicati dal medico. Eravamo entrambi tesi, ma sia a livello fisico che mentale abbiamo riscontrato che è riuscita a superare la cosa. Prima della diagnosi i dolori erano sempre correlati al ciclo e, come dicevo prima, non inficiavano il piacere nel rapporto; solamente a volte, negli ultimi periodi, capitava che avesse dolori per i cinque giorni precedenti e successivi al ciclo, quindi era complicato gestire la sfera intima.
Inutile dire che, a fronte di questo intervento, mi senta ancora più in colpa per la mia frustrazione. La cosa che davvero mi fa soffrire non è tanto il non avere rapporti, quanto il vedere che lei non mi desidera più, non prende mai iniziativa e, anche dopo settimane che non stiamo in intimità, non vedo una scintilla di passione. Ho sempre più il timore che la relazione non abbia futuro, ma la cosa mi terrorizza.
Mi scuso se ho fatto un po' di confusione, ma non è facile riportare diversi anni di avvenimenti.
Grazie per questa confessione dei suoi sentimenti. Capisco perfettamente che da ciò che dice essere confusione traspare quanto abbia da dire per spiegare e per sottolineare quanto ci tiene, ma forse la sua non è confusione, ma il bisogno di dare un senso a un cambiamento che la fa soffrire.
La invito a riflettere per alleggerire il carico che sente:
Quando lei insegue e lei fugge, il sesso smette di essere piacere e diventa una scadenza da rispettare. Se lei percepisce la sua frustrazione, il rapporto diventa un modo per "tenerla calmo" o "darle soddisfazione". Questo toglie erotismo e la fa sentire, giustamente, svuotato.
Il fatto che lei riesca a uscire con gli amici ma non a fare sesso non significa che non la ami. Con gli altri può "spegnere il cervello", mentre con lei il sesso è diventato un test emotivo che le richiede un’energia che ora non ha. Gli amici sono un'evasione; l'intimità con lei è un impegno che la spaventa.
Altro punto: L'intervento è recente, ma il corpo ha una memoria lunga. Anche se ora non sente dolore fisico, potrebbe esserci ancora un blocco psicologico legato agli anni di sofferenza passati. Il desiderio ha bisogno di sentirsi al sicuro per tornare.
Lei si sente "inappropriato" o non attraente, ma la verità è che lei è bloccata da fattori interni (famiglia, salute, stress). Il problema non è la sua pancia o il suo modo di fare, ma il clima di tensione che si è creato tra di voi.
Le direi di Smettere di incolparsi: La sua frustrazione è umana, non la rende una brutta persona.
Provi per un periodo a cercare solo il contatto fisico (abbracci, vicinanza) senza l'obiettivo del rapporto finale. Serve a far capire al corpo di lei che stare vicini non significa per forza dover "completare una pratica" e magari invece di analizzare perché non fate sesso, provi a chiederle semplicemente: "Cosa posso fare per farti sentire meno sotto pressione quando siamo soli?". Da sessuologa le dico che tra le prime proibizioni diamo proprio in no contact, essere inesigenti diventa la chiave per sbloccare una sessualità vissuta come dovere e non come piacere di darsi all'altra persona.
Un'ultima domanda per lei: se domani il sesso tornasse a essere frequente, ma lei sentisse che lei lo fa solo per "dovere", si sentirebbe davvero meglio o il problema è proprio la mancanza di quella scintilla che non si può forzare?
Se ritiene, sono in ascolto
Cordialmente dott.ssa Giusi Vicino
Catania
La Dott.ssa Giusi Vicino offre supporto psicologico anche online
Pietro, da quello che racconti emerge una sofferenza profonda che non riguarda soltanto la sessualità, ma il significato che quella sessualità ha per te dentro la relazione. Per te l’intimità non è solo un atto fisico: è conferma, vicinanza, sentirsi scelto, sentirsi ancora desiderato. Quando questa dimensione si è diradata, non hai vissuto solo una mancanza di rapporti, ma una progressiva sensazione di essere messo ai margini, quasi sostituibile, e questo nel tempo logora l’autostima, genera insicurezza e porta a interpretare ogni rifiuto come una valutazione su di sé.
Dall’altra parte, però, non sembra esserci una mancanza di affetto o di legame, quanto piuttosto un cambiamento del modo in cui la tua compagna vive il proprio corpo e la propria energia psichica. Le condizioni mediche come l’endometriosi, anche dopo l’intervento, non incidono solo sul dolore fisico ma sul rapporto mentale con la sessualità: il corpo che per anni è stato associato a fastidio, tensione o preoccupazione può faticare a tornare spontaneamente disponibile. A questo si sommano stress cronici familiari, una struttura di personalità più introversa, e forse una modalità di gestione delle emozioni che la porta a “staccare” dalla coppia quando è sovraccarica, anziché cercarla come rifugio, che è invece ciò che faresti tu. Non è una scelta contro di te, ma una differenza nel modo di regolarsi emotivamente.
Col tempo si è probabilmente creata una dinamica silenziosa ma molto comune nelle coppie: tu, sentendoti rifiutato, hai iniziato a cercare conferme o a soffrire di più; lei, percependo questa pressione (anche quando espressa con delicatezza), può aver vissuto l’intimità come qualcosa da “dover recuperare” invece che desiderare. Più uno sente di dover rispondere a un bisogno dell’altro, meno riesce ad ascoltare il proprio. E quando avete provato a non parlarne più, il silenzio ha tolto la tensione immediata, ma ha anche congelato la possibilità di ritrovarvi davvero.
È importante che tu non trasformi questa situazione in un giudizio su di te o sulla tua desiderabilità. Il fatto che lei non prenda iniziativa non significa che non le piaci più, ma che oggi la sessualità, per lei, è scollegata dalla spontaneità di un tempo. E questo non si riattiva con lo sforzo o con la “buona volontà” di avere rapporti per far funzionare la coppia, perché quando l’intimità diventa una risposta al senso di colpa o alla paura di perdere l’altro, inevitabilmente perde vitalità.
Quello che può aiutare non è insistere sul “perché non succede più”, ma spostare l’attenzione su come tornare a stare insieme senza che tutto ruoti attorno al rapporto sessuale. La passione nelle relazioni lunghe non riparte dalla richiesta, ma dalla sicurezza emotiva, dal sentirsi di nuovo liberi di incontrarsi senza aspettative immediate. Spesso le coppie restano intrappolate proprio perché parlano solo del problema, e non di come tornare a condividere piacere nel senso più ampio, fatto di contatto, leggerezza, complicità non finalizzata.
Per questo motivo, più che un percorso individuale, sarebbe utile uno spazio di coppia con un professionista che abbia competenze anche in ambito sessuologico. Non perché ci sia qualcosa di “rotto”, ma perché avete bisogno di uscire da una dinamica che ormai da soli fate fatica a modificare. In terapia non si lavora sulla frequenza dei rapporti, ma sul modo in cui ciascuno vive il desiderio, il rifiuto, la pressione e la distanza, così che l’intimità possa tornare ad essere una scelta e non una verifica.
Capisco il tuo timore che la relazione non abbia futuro, ma oggi siete più bloccati che realmente lontani. La paura, la frustrazione e il senso di colpa stanno parlando più forte del legame che ancora c’è. Il punto non è decidere adesso se la storia funzionerà o no, ma capire se entrambi siete disponibili a prendervi cura di questa fase diversa, accettando che l’intimità, dopo tanti anni e dopo eventi fisici ed emotivi importanti, non torna indietro: può però trasformarsi e ritrovare una forma nuova, se non viene caricata del peso della prova.
Tu non sei egoista perché soffri di questa mancanza. Stai chiedendo vicinanza nel modo che per te è più naturale. Ora il passo è provare a costruire, insieme a lei, un modo diverso di avvicinarvi, senza che nessuno dei due debba sentirsi in difetto.
Un caro saluto
Dott.ssa Cinzia Dessena
Sassari
La Dott.ssa Cinzia Dessena offre supporto psicologico anche online