Vorrei lasciarlo ma non ho soldi...

Giorgia

Sono sposata con un uomo che ormai non mi calcola più. Mi fa pressione per avere un altro bebè, ma poi, se ho un ritardo, lui mi dice: “Speriamo che non sei incinta” (quando lo facciamo, perché per dei mesi non lo facciamo proprio). Non mi saluta quando torna dal lavoro e mi dice che mi puzzano i piedi (dopo una giornata che ho camminato). Con nostra figlia ci sta malvolentieri le poche volte che ci vuole stare... Per i soldi mi fa ricaricare massimo 100€ praticamente al mese... Io vivo con i soldi d'invalidità mia. Vorrei lasciarlo ma non dargli l'affidamento di nostra figlia e iniziare una nuova vita io e mia figlia, ma i soldi non ne ho... Come posso fare? Grazie mille.

PS. La situazione è sempre stata così. Non do il mio nome e cognome vero per paura di mio marito...

10 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Giorgia,
ti ringrazio per aver trovato il coraggio di scrivere, soprattutto in una situazione in cui dici di non sentirti libera nemmeno di usare il tuo nome. Questo già racconta quanto tu stia vivendo un clima di paura, di controllo e di solitudine che nessuna persona dovrebbe affrontare da sola.

Dalle tue parole emerge un quadro molto faticoso: un partner che ti svaluta, che alterna richieste e rifiuti, che non si occupa della vostra bambina, che limita la tua autonomia economica e che ti fa sentire invisibile. Tutto questo non parla di una relazione “in crisi”, ma di un contesto che ti sta facendo male da molto tempo e che ti impedisce di sentirti al sicuro.

È comprensibile che tu stia pensando di separarti e di proteggere tua figlia. Allo stesso tempo, è altrettanto comprensibile che tu ti senta bloccata dalla mancanza di risorse economiche e dalla paura delle conseguenze. Nessuno può prendere decisioni così delicate al posto tuo, ma è importante che tu sappia che esistono percorsi di tutela e sostegno pensati proprio per situazioni come la tua.

Prima ancora di pensare ai passi pratici, però, meriti uno spazio in cui essere ascoltata senza giudizio, in cui poter parlare della tua stanchezza, della tua paura e del desiderio di costruire una vita diversa per te e per tua figlia. Non sei sbagliata e non sei sola: chiedere aiuto non significa fallire, significa proteggersi.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a ritrovare forza, chiarezza e a capire quali passi sono davvero possibili e sostenibili per te, senza metterti in pericolo. È un cammino che puoi iniziare anche mentre sei ancora in casa, proprio per non affrontare tutto da sola.

Se lo desideri, possiamo approfondire insieme quali aspetti ti preoccupano di più e quali risorse potresti attivare in modo graduale e sicuro.

Ti mando un saluto sincero.

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica - del Lavoro

Organizzazioni - Risorse Umane

Ricevo online

Ciao, da quello che scrivi si sente una situazione molto pesante e logorante, e il fatto che tu abbia paura al punto da non usare il tuo vero nome è un segnale da prendere sul serio.

È comprensibile che tu ti senta persa e che voglia andare via: nel tuo racconto non emergono solo difficoltà di coppia, ma anche aspetti di svalutazione, pressione e controllo (anche economico), che nel tempo possono far sentire una persona sempre più bloccata.

La cosa più importante, in questo momento, è non restare sola con tutto questo. Un primo passo concreto può essere contattare un centro antiviolenza come il numero unico 1522 (anche solo per avere orientamento e capire quali tutele ci sono nel tuo caso): possono aiutarti a fare chiarezza sui passi possibili, soprattutto rispetto alla situazione economica.

Si tratta di un servizio pubblico gratuito attivo 24 ore su 24, anche in chat, e può indirizzarti ai centri del tuo territorio.

In parallelo, può esserti utile informarti anche presso i servizi sociali del tuo Comune, perché spesso esistono percorsi e sostegni pensati proprio per donne che vogliono uscire da situazioni dolorose ma non sono economicamente autonome.

Infine, può aiutarti avere uno spazio di supporto psicologico per sentirti più lucida, più sostenuta e più forte di tutte le tue risorse mentre affronti decisioni così importanti, anche per accompagnare al meglio tua figlia in un eventuale cambiamento.

Non sei sbagliata e non sei sola. Chiedere aiuto adesso è già un primo passo molto importante.

Un abbraccio

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

La Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti offre supporto psicologico anche online

Buongiorno, leggendo quello che scrive si sente tanta amarezza, ma anche tanta lucidità. Non è uno sfogo confuso: è il racconto di una situazione che la fa stare male da tempo.
Essere ignorata, non salutata, criticata per il suo corpo, sentire frasi contraddittorie su un altro figlio, percepire che con vostra figlia lui sta “malvolentieri”… sono tutte esperienze che, sommate, logorano l’autostima. Non sono dettagli. Sono piccoli colpi ripetuti che nel tempo fanno sentire invisibili, poco considerate, magari anche sbagliate.
Mi colpisce molto una cosa: scrive che la situazione è sempre stata così. Questo significa che lei non sta reagendo a un periodo difficile passeggero, ma a un clima che dura nel tempo. E vivere a lungo in un clima del genere può far dubitare di sé, può far pensare di non avere alternative.
C’è poi un aspetto economico che pesa tanto. Dipendere quasi totalmente da lui, avere un limite rigido sui soldi, vivere con l’invalidità… tutto questo può far sentire intrappolate. Quando una persona controlla fortemente le risorse economiche dell’altra, la libertà di scelta si restringe. È comprensibile che lei si chieda: “Come posso fare?” Lei parla di voler iniziare una nuova vita con sua figlia. Questa non è un’idea impulsiva: è un desiderio di protezione, di dignità, di serenità. Prima ancora della questione dell’affidamento o dei soldi, qui c’è una donna che vorrebbe sentirsi rispettata.

Provo a risponderle in modo concreto.

Prima cosa: non prenda decisioni affrettate senza un piano. Quando si dipende economicamente dall’altro, è fondamentale muoversi con strategia, non solo con rabbia o esasperazione.

Potrebbe iniziare a:

Informarsi in modo riservato sui suoi diritti (patrocinio gratuito, consultori familiari).

Capire esattamente quali sostegni economici potrebbe avere come madre con invalidità.

Parlare con un avvocato per un primo colloquio informativo, anche solo per sapere cosa succede davvero in caso di separazione. Spesso le paure sull’affidamento sono più grandi della realtà giuridica.

Parallelamente, le faccio una domanda delicata: oggi lei si sente al sicuro in casa? Se c’è anche solo il dubbio che una separazione possa scatenare reazioni aggressive, è ancora più importante farsi seguire da professionisti sul territorio prima di comunicare qualunque decisione.

Vorrei anche dirle una cosa più emotiva: non è esagerata per sentirsi ferita. Non è “troppo sensibile” se soffre perché non viene salutata o viene umiliata. Il rispetto in una relazione non è un lusso, è la base.

Forse il primo passo non è “lasciarlo subito”, ma uscire dall’isolamento. Trovare una figura esterna, psicologo, assistente sociale, centro di supporto che la accompagni nella costruzione di un piano concreto. Quando ci si sente senza soldi, senza potere e con una figlia da proteggere, il cervello va in modalità sopravvivenza. Serve qualcuno accanto che aiuti a vedere le opzioni con calma.

Lei non è senza risorse. Il fatto stesso che stia cercando informazioni, che stia pensando al futuro di sua figlia, che voglia proteggerla, dice molto della sua forza.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online

Salve Giorgia,

condividere qui questi pensieri è un passo importante: significa iniziare a dare voce a un disagio che probabilmente porta dentro da tempo. Questa prima presa di consapevolezza è fondamentale.

Da ciò che racconta emergono dinamiche che possono incidere profondamente sul suo benessere psicologico ed emotivo, oltre che su quello di sua figlia. Per questo motivo, oltre a questo spazio di riflessione, è importante che possa rivolgersi a un centro specializzato del suo territorio (ad esempio un centro antiviolenza o un consultorio familiare), dove potrà ricevere un supporto concreto sia dal punto di vista psicologico sia dal punto di vista legale e sociale.

In questi servizi potrà essere aiutata a valutare la situazione in sicurezza, a comprendere quali tutele esistono per lei e per sua figlia e a costruire, passo dopo passo, un eventuale percorso di autonomia. Non deve affrontare tutto questo da sola.

Un caro saluto.

Dott.ssa Paola Papini

Dott.ssa Paola Papini

Dott.ssa Paola Papini

Roma

La Dott.ssa Paola Papini offre supporto psicologico anche online

Gentile signora,

Tanti cose da lei descritte dovrebbero essere maggiormente analizzate nel dettaglio. Mancano tante info rispetto al suo rapporto con suo marito, cosa non è detto all'interno della vostra relazione. Approfondite con il dialogo per rendere le cose più comprensibili tra voi due.

Cordiali saluti

Dr.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

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Gentile Signora,

comprendo perfettamente la necessità di mantenere un profilo professionale e, al contempo, la Sua urgenza di individuare supporti che siano non solo teorici, ma reali e operativi sul territorio di Torino. Nella mia pratica professionale, collaboro spesso con reti territoriali poiché so bene che il percorso psicologico deve essere affiancato da una messa in sicurezza concreta, specialmente quando è presente un forte controllo economico che limita la Sua libertà di movimento e di scelta.

A Torino esistono diverse realtà d’eccellenza, composte da équipe multidisciplinari (psicologhe, avvocate, assistenti sociali) che possono aiutarLa a pianificare il distacco in modo protetto, garantendo la tutela di Sua figlia e l'accesso al gratuito patrocinio. Ecco i riferimenti più solidi e attivi a cui può rivolgersi:

  • Centro Antiviolenza della Città di Torino: È la struttura pubblica di riferimento, situata in Corso Unione Sovietica 220/D (ingresso via San Marino 22/A). Può contattarli allo 011 011 31500. Offrono percorsi personalizzati e conoscono profondamente le dinamiche di affidamento e protezione dei minori.

  • Telefono Rosa Piemonte di Torino: Una realtà storica e molto determinata, con sede in Via Assietta 13/A. Rispondono ai numeri 011 530666 o 011 5628314. Sono particolarmente esperti nelle consulenze legali per far valere i diritti economici e di custodia, anche in assenza di reddito proprio.

  • Centri Antiviolenza E.M.M.A. Onlus: Si trovano in Via Passalacqua 6/B (zona centro) e gestiscono anche diversi sportelli sul territorio. Può chiamare il numero 366 4607803. Sono molto attenti all'autonomia delle donne e sapranno consigliarLa su come gestire la Sua invalidità come risorsa per la Sua nuova vita.

  • Centro Demetra (Ospedale Molinette): Situato in Via Cherasco 23, è fondamentale se dovesse sentire che la pressione psicologica o il controllo diventano un rischio per la Sua incolumità fisica. Il numero è 011 6335899.Faccia il primo passo, forzaDott.ssa Anna Lamo

Dott.ssa Anna Lamo

Dott.ssa Anna Lamo

Venezia

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Gentile signora, la situazione è critica e forse le conviene verificare se c'è la possibilità di qualche altro sussidio economico o provi un po' a fare qualche lavoretto per essere più indipendente. Mi dispiace molto della sua situazione e capisco la sua mortificazione come donna e come madre e deve evitare in ogni modo che lui chieda l'affidamento di Sua figlia. In ogni caso, se lui ha un lavoro con una busta paga regolare deve corrisponderle per Sua figlia almeno 300 o 400 EURO al mese e questa è una questione che può valutare anche con un avvocato d'ufficio chiedendo il patrocinio gratuito. Auguri per tutto. 

Dott.ssa Maura Livoli

Dott.ssa Maura Livoli

Roma

La Dott.ssa Maura Livoli offre supporto psicologico anche online

Gentile utente,

si sente tanta stanchezza nelle sue parole. Non è solo tristezza, è logoramento.

Da quello che racconta, nel tempo si è creata una dinamica in cui lei sembra sempre un passo indietro:

  • lui chiede un figlio e poi si tira indietro;

  • la svaluta con frasi umilianti;

  • limita il denaro;

  • è poco presente con vostra figlia;

  • e lei finisce per adattarsi, anche economicamente.

Quando una relazione funziona così per anni, lentamente si abbassa l’idea di ciò che si merita. Non succede in un giorno. Succede a piccole dosi.

Lei dice che vorrebbe andarsene ma non ha soldi. Questo è il punto reale. Non è solo una questione emotiva, è una questione di possibilità concreta.

In queste situazioni il primo passo non è scappare né affrontarlo frontalmente. È costruire una base.

Prima si crea una rete, poi si decide.

Informarsi sui suoi diritti, capire cosa le spetta come madre, quali tutele economiche esistono, parlare con uno sportello donna o un centro antiviolenza (anche solo per consulenza legale gratuita) non significa denunciare o fare guerra. Significa raccogliere informazioni. Quando si hanno informazioni, la paura si riduce.

Il fatto che lei abbia paura a scrivere il suo vero nome mi fa pensare che dentro di sé percepisca un clima di controllo. E quando c’è controllo economico e svalutazione costante, la fiducia in sé si erode.

Lei non sta chiedendo “come sopporto?”.
Sta chiedendo “come posso costruire una via d’uscita senza mettere a rischio mia figlia?”.

È una domanda adulta.

Forse ora non deve decidere tutto. Deve iniziare a muoversi in silenzio, con prudenza, per capire quali sono le sue risorse reali. A volte la libertà non si prende in un gesto, si prepara.

Non è egoismo voler una vita più dignitosa per sé e per sua figlia. È responsabilità.

Se vuole, mi può dire almeno la regione in cui vive e le indico che tipo di servizi pubblici può contattare.

Non resti sola in questo.

Un caro saluto.

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

Il Dott. Vincenzo Capretto offre supporto psicologico anche online

Non è una crisi passeggera, è un sistema di controllo collaudato. Quello che descrivi ha i tratti precisi della violenza economica e della svalutazione sistematica: toglierti l'autonomia finanziaria e colpirti nell'immagine di donna (i commenti sul corpo) e di madre è il modo in cui lui ti tiene ferma.

Da psicologo, voglio dirti tre cose che si discostano dai consigli standard:

  • La trappola del "perché": Non cercare di capire perché lui faccia così o perché non saluti. In un'ottica MBT (Mentalizzazione), lui sembra incapace di vedere te e tua figlia come persone con desideri propri, ma solo come estensioni dei suoi bisogni o fastidi. Non aspettare che "capisca": la sua rigidità è la tua prigione.

  • Il paradosso del bebè: Chiedere un figlio e poi sperare che tu non sia incinta è un messaggio incoerente che serve a crearti confusione e instabilità emotiva. È una forma di pressione psicologica per mantenerti in uno stato di allerta costante.

  • Strategia, non solo fuga: Hai ragione a temere per l'affidamento e i soldi, ma la legge tutela la tua condizione. Con un'invalidità e una figlia, non sei "nullatenente" agli occhi dello Stato, sei un soggetto fragile da proteggere.

Cosa fare concretamente senza soldi? Esiste il Patrocinio a spese dello Stato: non serve un euro per avere un avvocato che difenda te e il diritto di tua figlia a una vita serena. Non aver paura dell'affidamento: i tribunali non tolgono i figli a una madre perché è povera o invalida, specialmente se il padre è assente o svalutante.

Il tuo anonimato è il tuo primo scudo. Esci dall'isolamento in modo invisibile: contatta il 1522 (anche via chat se hai paura che lui senta) per costruire un piano d'uscita che sia sicuro per te e tua figlia.

Dott. Francesco Pellino

Dott. Francesco Pellino

Milano

Il Dott. Francesco Pellino offre supporto psicologico anche online

Buongiorno sig.a ci sono modalità per farsi sostenere in una situazione come la sua anche dai servizi pubblici. Se vuole un supporto sentiamoci per approfondimenti ulteriori. Ricordi che l'aspetto più importante è la sua dignità e il diritto al benessere, suo e di sua figlia. Non si perda d'animo e proceda verso una svolta possibile. Che è possibile. Coraggio

dott.ssa Gemma Facchinetti

Dott.ssa Gemma Facchinetti

Dott.ssa Gemma Facchinetti

Bergamo

La Dott.ssa Gemma Facchinetti offre supporto psicologico anche online