Vorrei lasciarlo ma non ho soldi...

Giorgia

Sono sposata con un uomo che ormai non mi calcola più. Mi fa pressione per avere un altro bebè, ma poi, se ho un ritardo, lui mi dice: “Speriamo che non sei incinta” (quando lo facciamo, perché per dei mesi non lo facciamo proprio). Non mi saluta quando torna dal lavoro e mi dice che mi puzzano i piedi (dopo una giornata che ho camminato). Con nostra figlia ci sta malvolentieri le poche volte che ci vuole stare... Per i soldi mi fa ricaricare massimo 100€ praticamente al mese... Io vivo con i soldi d'invalidità mia. Vorrei lasciarlo ma non dargli l'affidamento di nostra figlia e iniziare una nuova vita io e mia figlia, ma i soldi non ne ho... Come posso fare? Grazie mille.

PS. La situazione è sempre stata così. Non do il mio nome e cognome vero per paura di mio marito...

3 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Giorgia,
ti ringrazio per aver trovato il coraggio di scrivere, soprattutto in una situazione in cui dici di non sentirti libera nemmeno di usare il tuo nome. Questo già racconta quanto tu stia vivendo un clima di paura, di controllo e di solitudine che nessuna persona dovrebbe affrontare da sola.

Dalle tue parole emerge un quadro molto faticoso: un partner che ti svaluta, che alterna richieste e rifiuti, che non si occupa della vostra bambina, che limita la tua autonomia economica e che ti fa sentire invisibile. Tutto questo non parla di una relazione “in crisi”, ma di un contesto che ti sta facendo male da molto tempo e che ti impedisce di sentirti al sicuro.

È comprensibile che tu stia pensando di separarti e di proteggere tua figlia. Allo stesso tempo, è altrettanto comprensibile che tu ti senta bloccata dalla mancanza di risorse economiche e dalla paura delle conseguenze. Nessuno può prendere decisioni così delicate al posto tuo, ma è importante che tu sappia che esistono percorsi di tutela e sostegno pensati proprio per situazioni come la tua.

Prima ancora di pensare ai passi pratici, però, meriti uno spazio in cui essere ascoltata senza giudizio, in cui poter parlare della tua stanchezza, della tua paura e del desiderio di costruire una vita diversa per te e per tua figlia. Non sei sbagliata e non sei sola: chiedere aiuto non significa fallire, significa proteggersi.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a ritrovare forza, chiarezza e a capire quali passi sono davvero possibili e sostenibili per te, senza metterti in pericolo. È un cammino che puoi iniziare anche mentre sei ancora in casa, proprio per non affrontare tutto da sola.

Se lo desideri, possiamo approfondire insieme quali aspetti ti preoccupano di più e quali risorse potresti attivare in modo graduale e sicuro.

Ti mando un saluto sincero.

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica - del Lavoro

Organizzazioni - Risorse Umane

Ricevo online

Ciao, da quello che scrivi si sente una situazione molto pesante e logorante, e il fatto che tu abbia paura al punto da non usare il tuo vero nome è un segnale da prendere sul serio.

È comprensibile che tu ti senta persa e che voglia andare via: nel tuo racconto non emergono solo difficoltà di coppia, ma anche aspetti di svalutazione, pressione e controllo (anche economico), che nel tempo possono far sentire una persona sempre più bloccata.

La cosa più importante, in questo momento, è non restare sola con tutto questo. Un primo passo concreto può essere contattare un centro antiviolenza come il numero unico 1522 (anche solo per avere orientamento e capire quali tutele ci sono nel tuo caso): possono aiutarti a fare chiarezza sui passi possibili, soprattutto rispetto alla situazione economica.

Si tratta di un servizio pubblico gratuito attivo 24 ore su 24, anche in chat, e può indirizzarti ai centri del tuo territorio.

In parallelo, può esserti utile informarti anche presso i servizi sociali del tuo Comune, perché spesso esistono percorsi e sostegni pensati proprio per donne che vogliono uscire da situazioni dolorose ma non sono economicamente autonome.

Infine, può aiutarti avere uno spazio di supporto psicologico per sentirti più lucida, più sostenuta e più forte di tutte le tue risorse mentre affronti decisioni così importanti, anche per accompagnare al meglio tua figlia in un eventuale cambiamento.

Non sei sbagliata e non sei sola. Chiedere aiuto adesso è già un primo passo molto importante.

Un abbraccio

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

La Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti offre supporto psicologico anche online

Buongiorno, leggendo quello che scrive si sente tanta amarezza, ma anche tanta lucidità. Non è uno sfogo confuso: è il racconto di una situazione che la fa stare male da tempo.
Essere ignorata, non salutata, criticata per il suo corpo, sentire frasi contraddittorie su un altro figlio, percepire che con vostra figlia lui sta “malvolentieri”… sono tutte esperienze che, sommate, logorano l’autostima. Non sono dettagli. Sono piccoli colpi ripetuti che nel tempo fanno sentire invisibili, poco considerate, magari anche sbagliate.
Mi colpisce molto una cosa: scrive che la situazione è sempre stata così. Questo significa che lei non sta reagendo a un periodo difficile passeggero, ma a un clima che dura nel tempo. E vivere a lungo in un clima del genere può far dubitare di sé, può far pensare di non avere alternative.
C’è poi un aspetto economico che pesa tanto. Dipendere quasi totalmente da lui, avere un limite rigido sui soldi, vivere con l’invalidità… tutto questo può far sentire intrappolate. Quando una persona controlla fortemente le risorse economiche dell’altra, la libertà di scelta si restringe. È comprensibile che lei si chieda: “Come posso fare?” Lei parla di voler iniziare una nuova vita con sua figlia. Questa non è un’idea impulsiva: è un desiderio di protezione, di dignità, di serenità. Prima ancora della questione dell’affidamento o dei soldi, qui c’è una donna che vorrebbe sentirsi rispettata.

Provo a risponderle in modo concreto.

Prima cosa: non prenda decisioni affrettate senza un piano. Quando si dipende economicamente dall’altro, è fondamentale muoversi con strategia, non solo con rabbia o esasperazione.

Potrebbe iniziare a:

Informarsi in modo riservato sui suoi diritti (patrocinio gratuito, consultori familiari).

Capire esattamente quali sostegni economici potrebbe avere come madre con invalidità.

Parlare con un avvocato per un primo colloquio informativo, anche solo per sapere cosa succede davvero in caso di separazione. Spesso le paure sull’affidamento sono più grandi della realtà giuridica.

Parallelamente, le faccio una domanda delicata: oggi lei si sente al sicuro in casa? Se c’è anche solo il dubbio che una separazione possa scatenare reazioni aggressive, è ancora più importante farsi seguire da professionisti sul territorio prima di comunicare qualunque decisione.

Vorrei anche dirle una cosa più emotiva: non è esagerata per sentirsi ferita. Non è “troppo sensibile” se soffre perché non viene salutata o viene umiliata. Il rispetto in una relazione non è un lusso, è la base.

Forse il primo passo non è “lasciarlo subito”, ma uscire dall’isolamento. Trovare una figura esterna, psicologo, assistente sociale, centro di supporto che la accompagni nella costruzione di un piano concreto. Quando ci si sente senza soldi, senza potere e con una figlia da proteggere, il cervello va in modalità sopravvivenza. Serve qualcuno accanto che aiuti a vedere le opzioni con calma.

Lei non è senza risorse. Il fatto stesso che stia cercando informazioni, che stia pensando al futuro di sua figlia, che voglia proteggerla, dice molto della sua forza.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online