Relazione extraconiugale complessa

Gigi

Buongiorno. Ho 55 anni e da circa 15 ho una relazione extraconiugale con una mia coetanea. In tutto questo tempo, io ho mantenuto in piedi il mio matrimonio, lei ha anche cambiato partner alternando periodi di solitudine e indipendenza sentimentale, durante i quali ci siamo sempre frequentati. Non ho mai avuto dubbi sui suoi buoni sentimenti nei miei confronti, nonostante io non potessi darle altro che pochi momenti di felicità reciproca (almeno così credevo). La ritengo una persona meravigliosa e non ho mai pensato di perderla nella mia vita, illudendomi che potesse continuare così per sempre. Lei ha un forte ascendente su di me, anche per la sua sensualità e passionalità non comune, che compensa ciò che mi manca con mia moglie. Mi sono talmente affezionato e attaccato a lei, che la percepisco come una compagna di vita, entrando in empatia con lei per le sue problematiche quotidiane, anche economiche, per le quali io mi sento in "dovere" di partecipare, a costo di fare sacrifici personali, pur di vederla felice. Ultimamente ha avuto anche problemi di salute importanti e familiari, che mi hanno toccato ancora più in profondità. Da circa un mese ha trovato una persona con cui condividere la sua vita quotidiana, cambiando inevitabilmente le nostre abitudini sia di contatto fisico (ormai dorme spesso a casa da lui) sia telefonico (prima ci si mandava anche 50 messaggi al giorno), relegando il nostro rapporto in secondo piano. Mi dice che per lei non è cambiato nulla tra noi, ma io sento che non è così. La nostra complicità ha subito una battuta di arresto repentina, da quando io inspiegabilmente, per il mio carattere, le ho fatto una scenata di gelosia, dopo un fine settimana lungo in cui lei è stata in vacanza con il suo nuovo compagno e io non avevo altro che un telefono "muto" da contemplare. Mi ha detto che "ho passato il segno" quindi anche se lei dice di esserci ancora per me, io sento che non è più come prima. Non mi confida più nulla della sua vita privata, anzi è diventato un argomento "vietato" . Non riesco ad accettare la sua nuova esperienza di coppia, anche se sono ben consapevole che ne abbia tutto il diritto e non possa e non debba aspettare me e le mie "briciole". Mi dice che si sente sola e per questo si è lanciata in questa nuova relazione, non potendo ricevere da me quella presenza costante che vorrebbe. Sto vivendo una sensazione di ansia e frustrazione totale che non mi fa dormire e non mi fa mangiare, al pensiero che loro condividano il tempo e soprattutto il letto insieme, con lei che parte e va a casa da lui anche se stanca del lavoro (vivono a circa 100 km di distanza tra loro). È come se avessi un tarlo nella testa che mi rode in continuazione e non mi da pace. Non riesco nemmeno a pensare di fare ancora sesso con lei, con la convinzione che sia altrettanto passionale con l'attuale compagno, che tra l'altro so essere un narcisista che ritiene il contatto fisico a letto come un mezzo fondamentale per continuare il loro rapporto di coppia. Ora lei con me parla quasi esclusivamente delle sue necessità economiche, per le quali in passato ho volontariamente contribuito, purché fosse serena. Mi sento in dovere di continuare a farlo, anche se sento che la nostra relazione sia arrivata a un punto di svolta. Il solo pensare di lasciarla e non avere più contatti mi fa stare malissimo, non so se per senso di colpa o egoismo puro, ma d'altra parte non riesco ad essere leggero come prima. Le ho sempre detto che per me è importante la sua felicità, anche con un altro uomo, ma mi sono accorto di aver mentito anche a me stesso. Non riesco a trovare sollievo nemmeno nel mio rapporto coniugale o nel lavoro o nella mia vita quotidiana, dove sono diventato apatico, triste e intrattabile, vivendo in costante attesa di un suo messaggio o una telefonata, che vivo comunque come un peso enorme da sostenere. Sto seriamente valutando l'aiuto di un professionista in presenza e utilizzo di farmaci, ma intanto cosa posso fare? Grazie

6 risposte degli esperti per questa domanda

Il suo dolore è ben comprensibile, si sta rendendo conto di quanto questa persona sia importante per lei e quanto faccia male perderla. Tutto questo dolore può essere una spinta a riflettere sulla sua vita e sul suo matrimonio. Mi sembra si trovi di fronte ad un bivio, scegliere la donna amata sacrificando il progetto matrimoniale oppure lasciarla andare e, dopo aver elaborato il lutto della fine della storia extraconiugale, rilanciare il rapporto con sua moglie. Rivolgersi ad un professionista potrebbe esserle d'aiuto.

 

Dott.ssa Annalisa Tommasi

Dott.ssa Annalisa Tommasi

Lucca

La Dott.ssa Annalisa Tommasi offre supporto psicologico anche online

Bella mail scritta con sincerità ed apertura. Credo sia una buona idea confrontarsi con un professionista anche solo per affrontare questo argomento e non andare ad analizzare l'infanzia. Tutto nella vita ha un inizio,una fase di mezzo ed una fine. Questa relazione è stata importante e credo che vada tutelata negli aspetti positivi che ci sono stati ma riproporli sarebbe triste e patetico. Sono venute alla luce cose nuove quali la gelosia perché il rapporto non è più quello. Vedere la realtà aiuta sempre. Buona giornata 

 

Buongiorno. L’idea  di farsi aiutare è il primo passo per riconoscere che c’è qualcosa da risolvere. Ci sono tante domande a cui potrebbe iniziare a dare una risposta, ad esempio perché ha sentito la necessità di portare avanti un matrimonio perdendo l’occasione di provare a vivere apertamente la relazione con questa donna? Mi piacerebbe ascoltare la sua storia.

Ciao Gigi, ti ringrazio per aver condiviso questa parte così intima e dolorosa della tua vita. Arrivo subito al punto: quello che senti non è solo "gelosia", è un vero e proprio lutto.
Per 15 anni hai costruito una realtà parallela che, per quanto "clandestina", era il tuo pilastro emotivo. Ora quel pilastro si è spostato, e tu ti ritrovi a cadere nel vuoto. È normale che tu sia a pezzi, ma cerchiamo di guardare insieme cosa sta succedendo sotto la superficie di questo dolore.
Hai vissuto per anni convinto che il vostro equilibrio fosse eterno. Ma il patto implicito tra voi era asimmetrico: tu avevi la stabilità della famiglia e l'evasione con lei; lei aveva solo l'evasione. È comprensibile che lei, a 55 anni e dopo problemi di salute, abbia cercato un "porto sicuro" quotidiano.
La tua reazione (la scenata di gelosia) è stata il segnale che il tuo inconscio non accetta più le regole del gioco. Hai preteso l'esclusività emotiva che si ha in un matrimonio, senza però poterle offrire un matrimonio. Questo ha rotto l'incantesimo della "leggerezza".
C'è un passaggio  che deve farti riflettere:
"Ora lei con me parla quasi esclusivamente delle sue necessità economiche... Mi sento in dovere di continuare a farlo"
Gigi, qui bisogna essere onesti e un po' crudi: il sostegno economico rischia di diventare l'ultimo filo che ti lega a lei. Se lei parla quasi solo di soldi e tu continui a darne, stai inconsciamente cercando di "comprare" la sua presenza o di espiare il senso di colpa per non poter essere il suo compagno ufficiale. Questo non è amore, è un meccanismo di dipendenza che logora la tua dignità e alimenta la tua ansia. L'ansia, l'insonnia e l'inappetenza sono segnali che il tuo sistema nervoso è in overload. Il "tarlo" che senti è il contrasto insanabile tra la realtà (lei è con un altro) e il tuo desiderio (lei è mia). Finché non accetti che il vecchio rapporto è morto, continuerai a stare male. Non può tornare "come prima" perché lei è cambiata e le vostre necessità sono cambiate. Se il rapporto si è ridotto a richieste economiche e silenzi, il sostegno che le dai non la aiuta a essere felice, ma aiuta te a sentirti ancora "utile". Prova a sospendere questo aiuto o a ridurlo drasticamente: osserva cosa resta del vostro rapporto senza quel legame. La risposta potrebbe essere dolorosa, ma necessaria. Non puoi smettere di amarla domani, ma puoi smettere di fissare il telefono. Decidi tu dei momenti in cui il telefono non esiste. Riprenditi il potere di non essere "sempre a disposizione" per le sue briciole. Hai bisogno di uno spazio dove depositare questo peso senza essere giudicato. Un terapeuta ti aiuterà a capire perché senti questo "dovere" di salvarla e perché non riesci a investire quel sentimento nella tua vita reale o in te stesso.Hai detto che volevi la sua felicità anche con un altro. Era una bugia detta a fin di bene a te stesso. Ammetterlo è il primo passo per guarire. È umano essere egoisti in amore, non colpevolizzarti per questo.Stai guardando la sua nuova relazione con il "narcisista" come un incubo, ma in realtà è lo specchio della tua impotenza. Non puoi salvarla da lui, né dalle sue scelte. L'unica persona che puoi e devi salvare in questo momento sei tu.Sei un uomo generoso e profondo, ma hai esaurito le scorte. È il momento di riportare quella cura, quell'attenzione e quei "sacrifici" verso la tua vita. Sarà un percorso lungo, ma la pace che cerchi non arriverà da un suo messaggio, ma dal tuo primo "no" detto per proteggere te stesso.
Ti senti pronto a mettere un confine netto, almeno sulla questione economica, per vedere cosa rimane davvero tra voi?

Dott.ssa Monica Cecconi

Dott.ssa Monica Cecconi

Lucca

La Dott.ssa Monica Cecconi offre supporto psicologico anche online

Sicuramente un percorso è quello che le consiglio di più per rispondere a cosa fare...

Senza farmaci mi raccomando, che nella sua di situazione non sono determinanti 

Purtroppo glielo dico per esperienza queste relazioni, se pur belle, se non si realizzano e concretizzano in un rapporto a due vero rischiano di tramontare e far soffrire uno dei due, quando l'altro sceglie una strada, appunto, a due

Si assuma le sue responsabilità nel rapporto con sua moglie dove può a mio avviso ancora definire meglio la sua posizione e far delle scelte che le consentano di vivere a pieno ciò e chi le fa battere il cuore

Saluti

Dr Simone Lenzoni 

Salve... l'unica cosa che per il momento potrebbe darli solievo e rivolgersi ad un professionista, avere uno spazio dove può fermarsi ascoltari e raccontarsi, in presenza di un professionista che leggerà i suoi racconti in una chiave clinica da cui trarre delle soluzioni