Come devo continuare?

Miriam Anna

Salve, è la prima volta che vi contatto. Non so con chi parlare e, cercando su internet, ho trovato voi.
Vi spiego un po’ la mia storia. Sto con il mio fidanzato da 6 anni e 7 mesi. Le cose tra noi andavano perfettamente, finché un giorno il mio compagno ha smesso di dialogare. Io mi accorsi di questa cosa e, invece di chiedere, ho smesso di dialogare anche io, convinta che andasse tutto bene.
Da quando ha iniziato a navigare, dal 2022, le cose non sono andate più bene: ogni cosa per me era motivo di gelosia, diventavo “appiccicosa”; se mandavo un messaggio e vedevo che non rispondeva, lo chiamavo o lo videochiamavo più e più volte.
Un anno fa, dopo un viaggio, scoprii un suo tradimento e, quando chiesi il perché di questo gesto, lui mi disse: “Perché quando avevo bisogno di te non c’eri”.
Siamo andati in pausa, lui si è imbarcato, però siamo riusciti a parlarci e a far ritornare il sereno.
Il nostro rapporto è cambiato da quando è sbarcato, perché si è autoconvinto che in realtà non sono per niente cambiata, che continuo a dire “prometto”, “faccio”, “ho capito” e poi, dopo due secondi, secondo lui, ritorno a essere quella che ero.
Ho sofferto molto. Il nostro rapporto sessuale c’era e continua ad esserci. Ovviamente lui con me non ha dialogo, non parla di tutto ciò perché dice di essersi stancato e che ormai si è rassegnato a farlo. Così come prima c’era un “noi”, ora vuole essere una persona migliore da solo.
Che dovrei fare? Io gli chiedo quale sia la cosa principale che lo fa dubitare e che lo fa stare così, ma invece di parlarmi mi risponde: “Lo sai già, però continui a non capire”, oppure: “Dopo la pausa ti ho dato una seconda possibilità e invece di dimostrare, sembra che te ne stia fregando”, quando in realtà non è così.
Anzi, per quanto ci tengo e per il supporto che ho dato e continuo a dare, a me sembra che quello che se ne stia veramente fregando sia proprio lui.
Ammetto che io ho i miei problemi che hanno portato a complicare un po’ le cose tra noi, però sono consapevole del fatto che i miei problemi debba risolverli da sola.

11 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Miriam, se vuoi possiamo fissare un appuntamento e capire insieme  la tua richiesta d'aiuto partendo prima da te stessa. 

Ricevo online, se vuoi ti posso  lasciare il numero.

Buona giornata 

Gentile Anna ciò che sta vivendo sembra essere un disagio emotivo che potrebbe incidere profondamente sul suo benessere personale e relazionale. Dal suo racconto emerge una coppia entrata in una spirale di incomprensioni, ferite e tentativi reciproci che nonostante gli sforzi hanno progressivamente aumentato la distanza emotiva.

Nel suo racconto c'è sofferenza ma anche consapevolezza, un punto importante dal quale partire. Potrebbe essere fondamentale dedicare uno spazio all'ascolto e alla comprensione delle sue emozioni lavorando sulle modalità con cui vive la relazione e aiutandola ad entrare maggiormente in contatto con i propri bisogni emotivi. Qualora desiderasse intraprendere un percorso di supporto psicologico e lavorare su queste difficoltà, svolgo la mia attività online. Le auguro il meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

La Dott.ssa Ursula Fortunato offre supporto psicologico anche online

Gentile Miriam,
da quello che racconta emerge una relazione che, col tempo, si è caricata di incomprensioni, silenzi, ferite e bisogni emotivi non espressi. Quando in una coppia il dialogo si interrompe, spesso si crea una distanza che non nasce da un singolo episodio, ma da tanti piccoli momenti in cui entrambi smettono di sentirsi davvero ascoltati e compresi. Lei riconosce con sincerità alcune sue difficoltà, come la gelosia, l’ansia e il bisogno continuo di rassicurazioni. Questo è un punto importante, perché la consapevolezza rappresenta sempre il primo passo verso un cambiamento reale. Allo stesso tempo, però, è importante ricordare che una relazione non può reggersi sul peso e sulla responsabilità emotiva di una sola persona. Il tradimento e la successiva chiusura del suo compagno hanno probabilmente amplificato in lei insicurezze e paura di perderlo, creando un circolo doloroso: più lei cerca conferme, più lui si allontana; più lui si chiude, più lei sente il bisogno di rincorrerlo. È una dinamica molto frequente nelle relazioni in crisi. Le frasi che lui le ripete — “lo sai già”, “non capisci”, “non dimostri” — sembrano comunicare una forte frustrazione, ma allo stesso tempo evitano un confronto chiaro e costruttivo. Una relazione può crescere solo se entrambe le persone sono disponibili a comunicare davvero, non se uno parla e l’altro resta nel silenzio o nella rassegnazione. In questo momento, forse la domanda più importante non è soltanto “come faccio a non perderlo?”, ma anche: “come posso ritrovare me stessa dentro questa relazione?”. Perché quando si vive per molto tempo nell’ansia di essere abbastanza o di dover continuamente dimostrare qualcosa, si rischia di perdere equilibrio emotivo e autostima. Potrebbe esserle molto utile intraprendere un percorso psicologico individuale. Non perché “il problema sia solo suo”, ma perché uno spazio terapeutico potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo i suoi vissuti emotivi, le sue paure relazionali e le modalità con cui affronta l’abbandono, la distanza e il conflitto. Questo le permetterebbe anche di capire con maggiore lucidità cosa desidera davvero per sé e per il suo futuro affettivo. Se invece entrambi desideraste provare a recuperare il rapporto, sarebbe importante valutare anche un percorso di coppia, dove poter ricostruire un dialogo autentico e uscire da questa dinamica fatta di accuse, silenzi e continue incomprensioni. Non deve convincere qualcuno ad amarla dimostrando continuamente il suo valore. Una relazione sana richiede impegno reciproco, ascolto e disponibilità da entrambe le parti. 
Resto a disposizione. 
Un caro saluto,

Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

La Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo offre supporto psicologico anche online

Ciao! Quello che descrivi sembra il racconto di una relazione che, nel tempo, è entrata in una dinamica molto faticosa per entrambi: da una parte il bisogno di rassicurazioni, la paura di perdere l’altro e la difficoltà a gestire distanza e incertezza; dall’altra un progressivo ritiro emotivo e comunicativo da parte del tuo compagno.

Il tradimento ha probabilmente aggravato una fragilità che era già presente nella relazione, ma è importante ricordare che la responsabilità di quella scelta resta sua. Allo stesso tempo, tu stessa riconosci alcune modalità che possono aver contribuito a creare tensione e sofferenza nel rapporto. Da quello che racconti, oggi il problema principale sembra essere la comunicazione: lui dice di sentirsi “stanco” e rassegnato, mentre tu senti di impegnarti senza riuscire a farti comprendere davvero. Questo porta facilmente a un circolo in cui entrambi non vi sentite visti e non riconosciuti.

È comprensibile che tu voglia capire “cosa fare” o come recuperare il rapporto, ma una relazione può evolvere solo se entrambe le persone sono disponibili a mettersi in gioco e a dialogare realmente. Portare avanti da sola il peso del cambiamento rischia di lasciarti in una posizione molto dolorosa.

Il fatto che tu riconosca di avere delle difficoltà personali da affrontare è già un punto importante. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio le dinamiche emotive che vivi nella relazione, gestire l’ansia affettiva e capire con maggiore chiarezza quali sono i tuoi bisogni, i tuoi limiti e cosa desideri davvero per te stessa, al di là della paura di perdere questo legame.

Un caro saluto,

Dottoressa Luisa Corlianò
Psicologa

Email: [email protected]
Sede: Poliambulatorio Maglie Salus | Via Gallipoli, 59 - Maglie, Le
Ricevo anche online

Dott.ssa Luisa Corlianò

Dott.ssa Luisa Corlianò

Lecce

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Sembra che la vostra crisi sia iniziata dal silenzio e dalla chiusura emotiva di lui; da quel momento non siete più riusciti a ritrovare un equilibrio nella relazione. Anzi, questa distanza sembra aver alimentato maggiormente la gelosia, il controllo e le tensioni tra voi.

Quando all’interno della coppia si accumulano incomprensioni, ferite e conflitti non elaborati, spesso da soli diventa difficile sciogliere i nodi che si sono creati. Da quello che racconti, sembra che anche lui faccia fatica ad aprirsi e a collaborare nel confronto emotivo.

Per questo potrebbe essere utile chiedere un aiuto esterno: un percorso di psicoterapia di coppia può offrire uno spazio protetto dove entrambi possiate esprimere il vostro vissuto, comprendere meglio le dinamiche che si sono create e provare a elaborare i conflitti e gli attriti accumulati nel tempo. A volte, con la mediazione di una figura competente, anche chi tende a chiudersi riesce gradualmente ad aprirsi di più.

Benvenuta. Ti ringrazio per aver scelto di condividere qui la tua storia. Sento dalle tue parole un grande carico di stanchezza, ma anche una profonda tenacia nel voler salvare questo legame che dura da quasi sette anni.

Quello che vivi è un classico ciclo di insicurezza e ritiro, dove più tu cerchi di afferrare il rapporto (diventando quella che definisci "appiccicosa"), più lui si allontana per proteggere la sua libertà, creando un vuoto che alimenta ulteriormente la tua ansia.

Il fatto che lui abbia smesso di dialogare già nel 2022 indica che c'era una ferita aperta ben prima del tradimento. La sua frase "quando avevo bisogno di te non c'eri" è molto forte. Indica che, dal suo punto di vista, si è sentito solo a livello emotivo. Il tradimento, pur restando un atto doloroso e ingiustificabile, è stato il suo modo (disfunzionale) di colmare quel vuoto o di punire la tua assenza percepita.

La tua reazione "appiccicosa" e i controlli compulsivi (chiamate, videochiamate) sono nati come risposta alla perdita di fiducia. È il tuo sistema nervoso che cercava sicurezza, ma paradossalmente ha confermato in lui l'idea di una relazione "soffocante".

In questo momento sembra che i ruoli siano sbilanciati: lui si è messo in una posizione di "giudice" che aspetta di vedere se sei cambiata, e tu in quella di "imputata" che deve dimostrare costantemente qualcosa.

Quando dice di essersi rassegnato e di voler essere una persona migliore "da solo", sta esprimendo un bisogno di differenziazione. Sente che il "noi" lo ha schiacciato o svuotato.

Frasi come "lo sai già" o "continui a non capire" sono barriere comunicative. Lui non ti dà le istruzioni per cambiare perché forse lui stesso non sa bene cosa vuole, o perché teme che, se te lo spiegasse, tu cambieresti solo per compiacere lui e non per un'evoluzione reale.

Per uscire da questo circolo vizioso, la soluzione paradossalmente non è "fare di più" per lui, ma fare di più per te stessa. Ogni volta che gli chiedi "cosa devo fare per farti stare meglio?", gli dai il potere di decidere della tua serenità. Questo lo stanca e a te toglie dignità. Inizia a occuparti dei "tuoi problemi" (come hai giustamente accennato) non per salvare la relazione, ma per stare bene tu. Lasciagli lo spazio che chiede. Se vuole essere una persona migliore da solo, permettiglielo. Smetti di monitorare i suoi tempi di risposta. Quando un uomo si sente libero di allontanarsi, spesso sente di nuovo il desiderio di avvicinarsi. Non promettere cambiamenti. Sii il cambiamento. Se la tua priorità diventa la tua crescita, il tuo studio, i tuoi interessi, diventerai naturalmente meno "appiccicosa" perché avrai un mondo intero dentro di te a cui badare.Tu stai dando tanto supporto, ma chi supporta te? Una relazione sana è uno scambio. 

Hai detto che i tuoi problemi devi risolverli da sola, ed è una grande prova di maturità. Tuttavia, non significa che tu debba restare isolata. Un percorso di psicoterapia o di counseling potrebbe aiutarti a gestire l'ansia dell'abbandono e a capire perché senti il bisogno di controllare l'altro per sentirti sicura.

Ti va di dirmi qual è la tua paura più grande quando lui non ti risponde o si chiude nel silenzio? Cosa senti fisicamente nel corpo?

Un caro saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

Il Dott. Riccardo Focaccia offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Miriam Anna,

da quello che racconti stai portando un peso grande da sola. La mancanza di dialogo, la gelosia, il tradimento e questa sensazione di non riuscire più a capirvi hanno logorato il rapporto e anche te. È comprensibile che oggi tu non sappia più cosa fare.

In situazioni così può essere utile fermarsi e iniziare a comprendere meglio la dinamica che negli anni si è consolidata tra voi e che ora ti fa stare così male. Se vuoi, possiamo sentirci online per fare insieme un primo passo: chiarire cosa sta succedendo, cosa dipende da te e cosa no, e come ritrovare un po’ di equilibrio.

Quando vuoi, sono qui.

Un caro saluto

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

Il Dott. Emanuele Santarelli offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Anna, 

percepisco molta confusione e molta sofferenza nel tuo racconto, la storia mi sembra complessa e i vissuti altrettanto impegnativi, sarebbe bello potersene prendere cura in uno spazio apposito, con le giuste modalità e i giusti tempi, così da poter accogliere il tuo vissuto e prendersi cura insieme di quanto tu stai portando. 

Resto a disposizione

Un caro saluto

Dott.ssa Virginia Dusi

Gentile Miriam, da quello che racconti si sente una relazione che per anni ha avuto un suo equilibrio, forse anche una sua dolcezza, ma che a un certo punto ha iniziato a cambiare in modo silenzioso. Lui ha smesso di parlarti, tu, per paura di disturbare o forse per non vedere cosa stava succedendo, hai smesso di chiedere. E quando il dialogo si spegne, anche senza litigi, qualcosa nella coppia comincia a incrinarsi.

La gelosia, l’ansia, il bisogno di contatto continuo che descrivi non sono “difetti”: sono il modo in cui hai cercato di trattenere un legame che sentivi scivolarti dalle mani. Quando una persona che amiamo si chiude, il corpo reagisce con paura, e la paura diventa controllo, richieste, insistenza. Non perché non ti fidi, ma perché temi di perdere qualcosa che per te è fondamentale.

Il tradimento che hai scoperto ha aggiunto una ferita enorme. E la sua spiegazione: “quando avevo bisogno di te non c’eri”, non è una risposta, è un modo per spostare la responsabilità. Un tradimento non nasce mai dall’assenza dell’altro, ma dall’incapacità di comunicare, dal non avere il coraggio di dire “sto male, ho bisogno di te”. E questo non l’hai creato tu da sola.

Dopo la pausa avete provato a ricucire, ma da come ne parli sembra che lui sia tornato con un’idea già formata: che tu non sei cambiata, che non capisci, che non dimostri abbastanza. È come se avesse costruito una versione di te che non corrisponde più alla realtà, e ora la usasse per giustificare la sua distanza. Il fatto che non voglia parlare, che ti dica “lo sai già”, che ti rimandi sempre la colpa, racconta una persona che non vuole mettersi in gioco, che preferisce chiudersi piuttosto che affrontare il conflitto.

E tu, nel tentativo di salvare la relazione, stai facendo tutto da sola. Ti analizzi, ti assumi responsabilità, cerchi di capire cosa lo fa soffrire, provi a cambiare. Ma una relazione non si salva con gli sforzi di una sola persona. Se lui non parla, se non si espone, se non si assume la sua parte, tu puoi fare mille passi avanti e lui continuerà a vederti ferma.

La tua sensazione che “quello che se ne sta fregando sia lui” non è cattiveria: è lucidità. Perché oggi lui è emotivamente altrove. Non sta costruendo, non sta riparando, non sta collaborando. Sta lasciando che tu ti prenda tutto il peso, mentre lui si mette in una posizione di giudice che osserva e valuta.

La domanda che dovresti porti non è “come faccio a dimostrargli che sono cambiata?”, ma “perché devo dimostrare qualcosa a qualcuno che non vuole più vedere?”. E soprattutto: “quanto sto sacrificando di me per tenere in piedi un rapporto in cui lui non è più presente?”.

Tu hai i tuoi nodi, certo, e hai ragione: li devi affrontare tu. Ma non devi affrontarli per salvare lui. Devi affrontarli per te, per ritrovare un equilibrio che oggi non hai, per non confondere l’amore con la paura di essere lasciata.

Il punto non è cosa devi fare per lui. Il punto è cosa devi fare per te. Tu meriti un amore che parli, che si esponga, che costruisca con te, non un amore che ti osserva da lontano aspettando che tu “dimostri”.

Un caro Saluto

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica, del Lavoro, Risorse Umane, Organizzazioni 

Ricevo anche Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

La Dott.ssa Arianna Bagnini offre supporto psicologico anche online

Buona sera, per esplorare le vostre reciproche motivazioni vi invito ad affrontare un percorso psicoterapeutico di coppia che possa esservi utile a capire meglio la situazione.

Rimango a disposizione.

Veronica Sacchetti

Ciao,
da ciò che racconti, sembra che nel tempo tra voi si sia creato un circuito relazionale molto "faticoso": da una parte il bisogno crescente di rassicurazione, vicinanza e conferme, dall’altra il ritiro, sempre meno disponibilità al dialogo e sempre più chiusura. In questi casi, spesso, più uno rincorre e più l’altro si allontana, e questo finisce per alimentare ancora di più angoscia, controllo, silenzi e incomprensioni.

Per questo non credo che il punto sia semplicemente che tu abbia “problemi tuoi da risolvere da sola”. È possibile che entrambi abbiate portato nella relazione delle fragilità personali, ma da ciò che descrivi emerge soprattutto una dinamica di coppia che si è un po' cristallizzata nel tempo e che oggi sembra molto difficile da sciogliere senza un aiuto esterno. Anche il tradimento, pur essendo una responsabilità di lui, sembra inserirsi dentro questo distacco emotivo e comunicativo già presente. Allo stesso modo, il tuo bisogno di sapere, controllare e avere continue conferme può essere letto come il segnale di una fiducia che nella relazione si è progressivamente incrinata. Il problema, però, è che oggi lui sembra dire che qualcosa non va senza però riuscire davvero a costruire con te uno spazio di confronto utile a capire e affrontare insieme la situazione. Questo rischia di farti sperimentare solitudine, confusione e senso di colpa.

Se entrambi desiderate davvero capire se questa relazione può essere recuperata, credo che una terapia di coppia potrebbe aiutarvi a riorganizzare queste dinamiche e a comprendere meglio cosa accade tra voi. Se invece lui non è disponibile a mettersi in gioco in questo senso, per te potrebbe essere comunque importante uno spazio individuale, per evitare il continuo colpevolizzarsi e il capire meglio che cosa desideri per te, quali sono i tuoi bisogni e come immagini la tua vita anche al di fuori di questo legame.

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

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