Salute Sessuale

Viaggio alla riscoperta del piacere: come riconoscere e affrontare l’anorgasmia femminile

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Introduzione


Il rapporto tra la donna e la sua intimità è segnato da sconfitte e vittorie, da piaceri e incomprensioni, da divieti e abusi. Allo stesso modo la storia della sessualità femminile è costellata di proibizioni e rifiuto: a lungo è stata ricoperta di vergogna e colpa che hanno influenzato in modo determinante il modo in cui viene vissuta la vita sessuale ed ancora oggi, in molte zone geografiche, ideologie e culture, o semplicemente nella fantasia delle persone, la sessualità femminile è mutilata e non completa.

Questi sentimenti possono influenzare il modo di vivere la sessualità tanto che poche donne conoscono il proprio corpo così da poter provare più piacere durante il rapporto, indipendentemente dal raggiungimento del culmine del piacere contraddistinto dal termine scientifico “Orgasmo” (dal greco: orgao sono intimamente agitato, collegabile al sanscrito urg'as esuberanza di forze, d'energia.

Deriva dalla radice fondamentale varg- che indica movimento, azione - radice in comune, ad esempio, con "urgenza").
Il piacere della scoperta del corpo femminile è un percorso intenso ed estremamente intimo che la donna fa diversamente a seconda dell’età e con diverse modalità, in cui è importante conoscere il proprio corpo anche dal punto di vista fisiologico.

 

L’orgasmo e le fasi del piacere femminile
Da uno studio storico e ancora attuale (Master e Johnson, 1966) è stato osservato che la risposta sessuale della donna in una condizione di normale funzionalità poteva essere distinta in quattro fasi:

1.       Eccitazione: la presenza del desiderio, anche chiamato libido, può derivare da stimoli sessuali fisici e contingenti o anche semplicemente psicologici, rappresentati da idee, ricordi di incontri sessuali passati o da fantasie erotiche, fase in cui ci si sente coinvolti e “attirati” verso un’altra persona. Nel corpo della donna si verificano così i cambiamenti fisiologici che le permettono di appagare lo stimolo sessuale.

2.       Plateau: dopo la stimolazione la donna entra in questa seconda fase in cui il livello di eccitazione progressivamente aumenta e aumentano di conseguenza il battito cardiaco, il respiro, la pressione sanguigna e la tensione muscolare. Avvengono dei cambiamenti fisici nel corpo della donna che l’aiutano a prepararsi al rapporto: il seno, la vagina, le piccole e grandi labbra aumentano di volume, l’utero e il clitoride si elevano e le ghiandole di Bartolini secernono piccole quantità di fluido nella regione dell’apertura vaginale.

3.       Orgasmo: consiste nella liberazione della tensione sessuale accumulata durante le precedenti fasi e rappresenta il momento di massimo piacere. L’orgasmo è focalizzato soprattutto sul clitoride, la vagina e l’utero. Le forti contrazioni muscolari coinvolgono la vagina, l’ano, il basso addome e a volte anche l’utero. La pressione sanguigna, il battito cardiaco e la velocità respiratoria raggiungono il loro apice in questa fase. Alcune donne riescono a raggiungere orgasmi multipli: succede quando ricevono stimolazioni sufficienti (da sole o col partner) per essere in grado di passare dalla fase dell’orgasmo a quella di plateau per poi tornare alla fase dell’orgasmo diverse volte prima di entrare nella fase di risoluzione.

4.       Risoluzione: periodo immediatamente successivo, quando il corpo della donna ritorna a uno stato di rilassamento e privo di eccitazione. Le funzioni organiche ritornano ad uno stato di normalità compreso il respiro, il battito cardiaco e la pressione sanguigna.

 

Un errore comune nel concepire la sessualità femminile ( ma anche maschile), che anche molte donne commettono, è quello di pensare che tutti i rapporti debbano raggiungere l’orgasmo: l’apice del piacere non dovrebbe essere considerato come un traguardo, ma tutto il rapporto è importante da vivere, abbandonandosi al piacere senza pensare al dopo.

Queste quattro fasi non sono da considerarsi un iter da seguire rigorosamente, lo studio ha solo voluto osservare i cambiamenti fisici che avvengono nella donna: se il corpo reagisce in modo diverso non necessariamente è sintomo di un disturbo, ma di una soggettività che va conosciuta e appresa, per comprenderne i vari aspetti e scoprire anche l’inatteso, come si fa quando da una cartina geografica si solleva lo sguardo per scoprire il paesaggio reale, talvolta diverso (e forse più suggestivo) da come lo avevamo immaginato.

Un altro errore comune è quello di pensare che l’orgasmo femminile, che descrivono Master e Johnson, debba includere l’eiaculazione femminile, nota come squirting o gushing: al pari di quella maschile, è il frutto della risposta orgasmica e consiste nell’espulsione di un notevole quantitativo di fluido dall’uretra durante la stimolazione sessuale, in particolare del punto G, durante o in prossimità dell’orgasmo. L’eiaculazione femminile è abbastanza rara e molto difficile da provare, alcune donne la raggiungono durante la stimolazione del clitoride, altre durante la stimolazione vaginale dell’area del punto G.

Molte la sperimentano durante un rapporto particolarmente intimo e fiducioso con un uomo che amano profondamente, altre la vivono nei momenti di autoerotismo. Un fattore che favorisce l’eiaculazione sembra essere la capacità di raggiungere un’alta eccitazione e successivamente di contenere lo stato eccitatorio mentre ci si rilassa. Questo viene descritto in letteratura come un arrendersi al piacere nel momento in cui sembra incontenibile.

 

Definizione di anorgasmia
Ci possono essere casi in cui l’orgasmo sia faticoso da raggiungere oppure che ci sia un’incapacità a raggiungere l’apice del piacere. L’anorgasmia è il termine con cui si descrive il problema del persistente o ricorrente ritardo e difficoltà a raggiungere l’orgasmo nonostante un adeguato stimolo ed eccitazione, che causa personal distress; alcune volte non dev’essere considerato come un disturbo, ma una normale variazione della sessualità femminile.

È possibile classificare questo disturbo in base ad alcuni parametri:

·         tempo d’insorgenza: fin dall’inizio dell’attività sessuale (anorgasmia primaria) o acquisita dopo un periodo di normalità (anorgasmia secondaria);

·         caratteristiche: generalizzata (indipendentemente da partner o situazione) o situazionale; assoluta (quando la persona non riesce a raggiungere né l’orgasmo coitale né clitorideo);

·         eziologia: organica, psicogena, mista o sconosciuta.

 

Gli studi di Laumann e collaboratori (1999) condotti su un campione di donne statunitensi, hanno rilevato che la difficoltà orgasmica si riscontra nel 15-20% delle donne sessualmente attive; approfondendo l’analisi, risulta che il 10% dei soggetti lamenta l’impossibilità di raggiungere un orgasmo in modo assoluto, mentre il 50% riporta una difficoltà rispetto ad un orgasmo clitorideo. Questi dati confermano come l’anorgasmia, in diverse forme, sia un problema diffuso nel mondo femminile.

Esistono due diverse modalità di esperire difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo: vi sono donne che presentano una curva di eccitamento crescente, un plateau prolungato seguito da una discesa graduale, senza però raggiungere l’orgasmo; altre, invece, presentano una fase di eccitamento rapida a cui segue un brusco e improvviso calo.

 

Cause dell’anorgasmia: il circolo che intrappola


L’eziologia dei disturbi dell’orgasmo può essere multifattoriale: l’anorgasmia può essere risultato di cause organiche o psicologiche: le prime sono date da assunzione di farmaci, malattie neurologiche o particolari conformazioni del clitoride. Graber e Kline-Graber asseriscono la possibilità che l’anorgasmia femminile possa essere conseguenza di una scarsa tonicità dei muscoli che dovrebbero produrre le contrazioni nella fase orgasmica, mentre Goldstein e Berman propongono come causa organica una possibile insufficienza vascolare dei genitali.

Si ritiene che anche i farmaci, gli psicofarmaci come gli antidepressivi serotoninergici, l’assunzione di ormoni, alcuni steroidi, come il testosterone e l’estradiolo, l’abuso di droghe e le sostanze oppiacee possano avere effetti inibitori sull’orgasmo.

Le cause psicologiche possono essere varie, dalla difficoltà a lasciarsi andare all’ansia da prestazione; queste cause dipendono molto dalla soggettività dell’individuo. Le teorie psicologiche (Master e Johnson, 1970; Kaplan, 1974) asseriscono che l’orgasmo possa essere influenzato da limitazioni nel lasciarsi andare e nel super controllo ed un ruolo fondamentale lo svolge l’ansia come effetto fortemente inibitorio. L’ansia può derivare da un rapporto con un nuovo partner, da paure sessuali e traumi pregressi o da un rapporto superficiale o non adeguato con il proprio partner.  

Sull’aspetto psicologico influiscono inevitabilmente anche aspetti moralistici e di proibizionismo legati a credenze religiose o all’educazione eccessivamente rigorosa ricevuta in famiglia, in cui non è vi è stata una corretta valorizzazione della sfera individuale e affettiva.

È possibile che intervenga anche una quota di ansia da prestazione (a errore ritenuta solo maschile), la paura di un eventuale insuccesso, che pone la persona in una condizione di difficoltà nello svolgere l'atto sessuale in cui teme di fallire; di conseguenza la persona finisce per mettersi in una condizione di subalternità rispetto al partner sessuale che può valutarne la adeguata esecuzione. L'insicurezza del successo diventa quindi causa sufficiente per la non riuscita.


In queste circostanze si instaura un circolo vizioso in cui la persona si attende il fallimento, lo prevede, lo preannuncia, rendendo i comportamenti non più liberi e vissuti in modo naturale e piacevole ma inadeguati e innaturali; l'attenzione non si concentra più sull'effetto dei propri comportamenti sessuali ma sulle modalità dell'agire; le modalità prevalgono sulle sensazioni derivanti dall’atto sessuale in sé e di conseguenza l’eccessiva attenzione impedisce il lasciarsi andare alle proprie emozioni e la donna insegue l’orgasmo come dimostrazione di normalità; la conseguente difficoltà nel raggiungimento del massimo piacere conduce a riproporre le stesse dinamiche e riportare le stesse paure negli incontri sessuali successivi, portando spesso all’instaurazione di una spirale di frustrazione nella donna ed anche nel suo partner.

Imparare a lasciarsi andare non è semplice, esistono molti ostacoli, alcuni comuni, altri diversi da donna a donna: condizionamenti, preconcetti, paure e traumi. Il desiderio sessuale e l’orgasmo non sono una semplice risposta ormonale, ma sono influenzati dagli stimoli che raggiungono il cervello e il sistema nervoso, che a loro volta controllano le ghiandole sessuali e gli organi genitali. Molti di questi stimoli sono ambientali, come gli stimoli visivi, emotivi, sociali: il raggiungimento del piacere sessuale dipende da un ampio insieme di questi segnali sensoriali.

Alcuni studi di brain imaging hanno rilevato che il raggiungimento dell’orgasmo richiede qualcosa di più dell’eccitazione. I risultati emersi dagli studi svolti dal neuroscienziato Gert Holstege evidenziarono come reagiva il cervello all’orgasmo: quando una donna raggiungeva l’orgasmo la maggior parte delle aree del suo cervello si spegnevano; le aree coinvolte erano aree responsabili dell’autocontrollo sui desideri primari, aree deputate al ragionamento morale e giudizio sociale e l’area dell’amigdala, deputata alla vigilanza.

Questi risultati confermano che la donna per raggiungere l’orgasmo deve annullare la paura e l’ansia (per come agire efficacemente su questi aspetti leggi il punto dedicato alle conclusioni in cui si fa riferimento agli esperti del settore).

 

Non solo orgasmo, ma completezza della vita sessuale
L’anorgasmia non deve necessariamente essere considerata un disturbo, che invalida l’esperienza relazionale di coppia della donna. Infatti, solo metà delle donne che dichiara di avere problemi nel raggiungimento dell’orgasmo sente malessere e disagio in questa condizione. Poiché il malessere é considerato requisito imprescindibile per la diagnosi organica di anorgasmia all’interno del DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, 5 ed.), la maggior parte delle donne con difficoltà a raggiungere l’orgasmo non risulta avere alcuna patologia.

A questo proposito, Rosemary Basson, ginecologa, contraddicendo la credenza che l’orgasmo fosse il punto di massimo piacere nell’esperienza sessuale, interpreta l’orgasmo come un punto su un cerchio, affermando che una persona può sentirsi soddisfatta in una qualunque delle fasi che portavano a quel punto.

L’orgasmo quindi non è più l’obiettivo finale del rapporto sessuale ma una sua parte. Inoltre, da un’indagine condotta su oltre 1200 donne italiane tra i 18 e 50 anni (Bernorio, 2016), il profilo che emerge della donna italiana è quello di una donna interessata al piacere fisico, consapevole della propria sessualità, capace di non lasciarsi inibire dai tabù ad impronta maschilista che per secoli ne hanno represso la piena espressione, impedendole una completa libertà sessuale e femminile.

È interessante notare in questo stesso campione, quindi, come la donna che presenta un elevato disagio conseguente ad un disturbo di latenza orgasmica (oggettivamente rilevato), abbia una minore soddisfazione per la vita sessuale di coppia, ma non una minore soddisfazione per la relazione di coppia in generale.

Vari modelli di risposta sessuale hanno dimostrato come per la maggior parte delle donne non è l’orgasmo, ma la qualità dell’intimità di coppia il più importante strumento per una soddisfacente sessualità.

Probabilmente proprio quella consapevolezza della propria identità femminile permette alla donna, nella coppia, di dare priorità alla vita relazionale rispetto a difficoltà anche importanti in ambito sessuale, che solo in rari casi, quindi, riescono a mettere in crisi la "relazione".

 
Conclusioni
Ogni donna può dunque riflettere sulla propria storia e capire cosa la trattiene, prendere così consapevolezza del proprio corpo cominciando a conoscerlo e a entrare in intimità con esso, imparando ad abbandonarsi totalmente alla natura profonda della sessualità femminile e ad aprirsi totalmente all’altro.

È fondamentale non provare vergogna ad affrontare l’argomento e non chiudersi in se stesse, cercando sostegno nel proprio partner o rivolgendosi a professionisti dell’ambito psicologico, specializzati nell’ambito sessuologico e nelle dinamiche di coppia: prima ancora di etichettare o medicalizzare la propria condizione sessuologica è opportuno informarsi e conoscerla, attraverso un produttivo scambio con uno specialista del settore che potrà proporre, in caso di necessità, percorsi o tecniche adeguate ben note in sessuologia.

 

 

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici
American Psychiatric Association (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. DSM-5. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Basson, R. (2000). The female sexual response: A different model. Journal of Sex &Marital Therapy, 26(1), 51-65.

Bernorio, R., & Passigato, M. (2016). Il piacere al femminile: miti e realtà della funzione orgasmica nella donna. FrancoAngeli.

Goldstein, I., & Berman, J. R. (1998). Vasculogenic female sexual dysfunction: vaginal engorgement and clitoral erectile insufficiency syndromes. International Journal of Impotence Research, 10, S84-90.

Graber, B., & Kline-Graber, G. (1979). Female orgasm: role of pubococcygeus muscle. The Journal of clinical psychiatry, 40(8), 348-351.

Holstege, G., Reinders, A. A. T., Paans, A. M. J., Meiners, L. C., Pruim, J., & Georgiadis, J. R. (2003). Brain activation during female sexual orgasm. In Soc Neurosci (Abstr) (Vol. 727, No. 7).

Kaplan, H. S. (1974). The classification of the female sexual dysfunctions. Journal of sex & marital therapy, 1(2), 124-138.

Laumann, E. O., Paik, A., & Rosen, R. C. (1999). Sexual dysfunction in the United States: prevalence and predictors. Jama, 281(6), 537-544.

Masters William, H., & Johnson Virginia, E. (1966). Human sexual response. Boston, Little Brown.

Masters, W., & Johnson, V. (1970). Patologia e terapia del rapporto sessuale.

 

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