Bambino aggressivo e testardo

Irene

Buongiorno sono Irene mamma di Enea di appena 3 anni. Enea fin dalla nascita è stato un bambino molto richiedente, non amava stare in passeggino o nella sdraietta. Era un piccolo ad alto contatto quindi quasi sempre in fascia o in braccio. Crescendo Si è mostrato fin da subito un bambino vivace, molto attivo e vitale. Molto solare fino al compimento del secondo anno di età dove ha cambiato molto carattere diventando molto scontroso con adulti e bambini. A settembre ha iniziato la scuola dell infanzia come anticipatario e anche le maestre mi dicono che con compagni e anche con noi a casa e molto aggressivo. Non accetta i nostri no e a scuola fa fatica a condividere i giochi. Partecipiamo spesso ad eventi e frequentiamo contesti sociali dove sono presenti altri bambini ma lui se non è al centro dell' attenzione e se i bambini non gioca come vuole lui si arrabbia molto. È molto impulsivo. Facciamo fatica ormai da un anno e non abbiamo trovato il modo per non fare esprimere questa aggressività con noi e altri bambini. Mi piacerebbe ricevere un aiuto da uno specialista. Grazie

4 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno...Le consiglio di rivolgersi ad un professionista che si occupa di psicologia dell' infanzia.

Saluto

Dott. Vito Quarato

Dott. Vito Quarato

Verbano-Cusio-Ossola

Il Dott. Vito Quarato offre supporto psicologico anche online

Buongiorno signora, ritengo che possa esservi utile un consulto con uno specialista per poter capire meglio come gestire le richieste e i comportamenti di vostro figlio. Dalle sue parole sembra che  Enea sia un bambino molto sensibile e che al momento abbia un po’ di difficoltà nel tollerare alcune frustrazioni nei contesti scolastici e a casa.
Sarebbe opportuno avere più informazioni sulla vostra famiglia per poter valutare un percorso per aiutarvi ad affrontare queste difficoltà che state vivendo. 

Buongiorno Irene,
da ciò che racconta, sembra che Enea stia facendo particolare fatica a tollerare la frustrazione, l’attesa, la condivisione e il non essere sempre al centro dell’interazione. A questa età una certa impulsività può essere presente, ma quando queste reazioni diventano frequenti e compaiono sia a casa sia a scuola, è utile leggerle come il segnale di una difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, assolutamente non un “capriccio”. In alcuni bambini molto intensi e molto attivi può esserci anche un bisogno maggiore di punti fermi: routine più prevedibili, confini chiari, adulti che rispondano in modo simile tra loro. Per coerenza intendo proprio questo: che a casa e a scuola ci siano strategie concordate, limiti chiari e modalità di intervento il più possibile identiche, perché per un bambino piccolo la prevedibilità aiuta molto a sentirsi più sicuro e a organizzarsi meglio. Si tratta di bimbi che fanno qualche fatica in più a costruirsi delle loro comfort zone proprio perché molto distratti da altre cose; quindi, sta a tutti gli adulti che hanno intorno attivarsi.

Di solito, in questi casi, sgridare duramente o entrare in uno scontro non aiuta perché aumenta il rischio di sovraccarico emotivo non avendo molte armi a disposizione per reggere “l’essere ripreso”. È più utile fermare il comportamento con calma e fermezza, nominare quello che sta succedendo, e accompagnarlo gradualmente a trovare modi diversi per stare nella frustrazione e nella relazione con gli altri bambini (anche se a voi sembra che non ascolti).

Può essere utile poi anche offrirgli molte occasioni di scarico fisico e motorio adeguate alla sua età: gioco dell’arrampicata, percorsi motori, correre, piscina o altre attività corporee che lo aiutino a scaricare tensione e ad organizzarsi meglio sempre tenendo la regola della coerenza (perciò in generale se il mar va in un bel parco sarebbe utile mantenere il martedì, se il sabato va in piscina, stessa cosa ecce cc) che no sarà mantenuta il 100% delle volte ma già un 70/80 aiuterebbe molto.

Dal momento che questa fatica va avanti da tempo ed è presente in più contesti, credo che un confronto con uno psicologo dello sviluppo o una pedagogista possa essere necessario per comprendere meglio il significato di questi comportamenti e costruire strategie mirate condivise tra famiglia e scuola. Anche uno spazio di supporto ai genitori può essere prezioso, perché gestire quotidianamente queste situazioni è faticoso, e sentirsi accompagnati aiuta spesso a rispondere con maggiore calma e continuità all’impegno che questo periodo vi porta.

Saluti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

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Gentile Irene,

dal suo racconto emerge la fatica che state vivendo come famiglia nel gestire alcuni comportamenti di Enea, ma anche la grande attenzione con cui osserva suo figlio e cerca di comprendere ciò che sta accadendo.

Da quanto descrive, Enea è sempre stato un bambino particolarmente vivace, energico e bisognoso di contatto e vicinanza. Con la crescita e soprattutto con l'ingresso alla scuola dell'infanzia, sembra però che siano emerse maggiori difficoltà nella gestione delle emozioni, della frustrazione e delle relazioni con coetanei e adulti.

A tre anni i bambini stanno ancora imparando a riconoscere, esprimere e regolare le proprie emozioni. Comportamenti come rabbia intensa, impulsività, difficoltà ad accettare i "no" o a condividere i giochi possono essere presenti durante questa fase dello sviluppo. Tuttavia, quando tali manifestazioni risultano particolarmente frequenti, intense e persistenti nel tempo, come sembra emergere dal suo racconto, può essere utile approfondirle con uno specialista.

L'obiettivo non sarebbe quello di "correggere" Enea, ma di comprendere meglio quali bisogni, difficoltà o modalità di funzionamento possano trovarsi alla base dei suoi comportamenti. Talvolta l'aggressività rappresenta il modo con cui un bambino esprime frustrazione, fatica nella regolazione emotiva o difficoltà nell'adattarsi alle richieste sociali e relazionali.

Potrebbe essere utile intraprendere una consulenza con uno psicologo dell'età evolutiva, che possa osservare il bambino all'interno del suo contesto di sviluppo e raccogliere informazioni sia dai genitori sia dalla scuola. Un percorso di questo tipo permette spesso di comprendere più chiaramente la situazione e di fornire ai genitori strategie concrete per affrontare i momenti di opposizione, rabbia e conflitto.

Vorrei inoltre sottolineare che il fatto che Enea manifesti queste difficoltà non significa necessariamente che vi sia una problematica specifica o un disturbo. È importante evitare conclusioni affrettate e procedere attraverso una valutazione accurata che tenga conto della sua storia, delle sue caratteristiche temperamentali e del contesto in cui cresce.

Il consiglio, quindi, è quello di accogliere il suo desiderio di chiedere un supporto specialistico come una risorsa preziosa: una consulenza psicologica evolutiva potrebbe aiutarvi a comprendere meglio vostro figlio e a individuare modalità più efficaci per accompagnarlo nella gestione delle emozioni e delle relazioni.

Un caro saluto.

Dott.ssa Marialma Immacolata Neglia

Dott.ssa Marialma Immacolata Neglia

Bari

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