Buongiorno Nir,
da quello che racconti sembra che tu viva da molti anni in una situazione familiare caratterizzata da conflitti continui, controllo e, soprattutto, episodi di violenza fisica. Schiaffi, lividi e occhi neri non sono semplicemente il risultato di una comunicazione familiare difficile: sono comportamenti violenti, e il fatto che siano presenti fin da quando eri bambina rende comprensibile quanto questa situazione possa averti logorata.
Non è possibile stabilire attraverso poche righe se tua madre abbia o meno un determinato disturbo, e forse in questo momento non è nemmeno la questione più importante. Più utile è guardare a ciò che accade concretamente tra voi e a come tu stai oggi.
Mi colpisce soprattutto quando dici che ultimamente sei “molto tu il problema” perché non riesci più a reggere tutto e scatti velocissimamente. Forse quella frase merita di essere esplorata con attenzione: dopo tanti anni trascorsi in una situazione che descrivi come estremamente conflittuale, può essere importante capire che cosa sta succedendo dentro di te adesso, quali emozioni accumuli e cosa accade nei momenti in cui senti di non riuscire più a contenerle.
Questo non significa che ogni tua reazione sia necessariamente adeguata o che non ci sia nulla su cui tu possa lavorare. Significa però che sarebbe riduttivo guardare soltanto ai tuoi “scatti” senza considerare il contesto nel quale si verificano e la storia che racconti.
Allo stesso tempo, mi sembra che tu abbia già provato a porre dei confini, per esempio chiedendo che tua madre non si intrometta nelle tue scelte e nella tua relazione. Il problema è che, da quanto descrivi, quando provi a stabilire questi confini la situazione tende a trasformarsi in nuove discussioni, provocazioni e conflitti. In una situazione del genere può diventare molto difficile costruire un dialogo semplicemente cercando le parole giuste.
Per questo cercherei di spostare gradualmente l'attenzione da “come faccio a farle capire?” a “che cosa posso fare io per proteggere il mio spazio e stare meglio?”. A 23 anni hai il diritto di costruire progressivamente la tua autonomia, le tue relazioni e le tue scelte, anche se i tuoi genitori non le condividono.
Considererei inoltre importante il fatto che il tuo ragazzo sia già dovuto intervenire per aiutarti a uscire da situazioni che stavano degenerando. Se temi che possano verificarsi nuovamente episodi di violenza, prova a costruire preventivamente un piano concreto per allontanarti dalla situazione quando necessario, individuando persone e luoghi a cui poter fare riferimento.
Visto ciò che racconti, non aspetterei necessariamente che la situazione peggiori prima di chiedere un aiuto concreto. Puoi rivolgerti a un consultorio familiare della tua zona, a un Centro Antiviolenza, oppure a una psicologa o psicologo con esperienza specifica nelle situazioni di violenza e nelle dinamiche familiari. Puoi anche contattare il 1522, il numero nazionale gratuito attivo 24 ore su 24 per violenza e stalking: puoi chiedere informazioni e orientamento anche senza essere pronta a prendere nell'immediato una decisione o a denunciare.
Se invece dovessi trovarti in una situazione di pericolo immediato, la priorità è allontanarti e chiedere aiuto ai servizi di emergenza.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti non soltanto a gestire gli “scatti” che descrivi, ma anche a comprendere che cosa ti sta succedendo dopo tanti anni in questa situazione, recuperare maggiore stabilità emotiva e ragionare concretamente sui confini e sull'autonomia che puoi costruire.
Non devi necessariamente risolvere il rapporto con tua madre per poter iniziare a stare meglio. A volte il primo passo consiste proprio nel riconoscere che non tutto ciò che accade in una relazione può essere risolto attraverso un dialogo migliore e che, quando i confini vengono continuamente oltrepassati, può essere necessario modificare il modo in cui ci si espone a quella dinamica.
un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo