Aiuto

Nir

Famiglia totalmente disfunzionale, madre narcisista e cattiva, una continua lotta oer ogni cosa, si può parlare senza orenda tutto sul personale e scatta anche fino alle mani e a offese brutte... Così da sempre, da quando sono bambina, Da idiota a cogliona, schiaffi forti, lividi e occhi neri. Possessiva e gelosa, pretende che le chieda il permesso per le uscite col mio ragazzo, pretende dì intromettersi in tutto, più le dico di stare nel suo confine, più si offende. Ho 23 anni. E se faccio una richiesta che non va bene inizia a torturarmi per giorni con provocazioni e discussioni, il tutto giustificato e accompagnato da mio padre, altra presenza estremamente sgradita e disfunzionale. Il mio ragazzo certe volte è stato costretto a fare avanti e indietro da casa sua alla mia per portarmi via da situazioni che degenerano. Ultimamente sono molto io il problema, perché non sto reggendo più tutto e scatto velocissimamente, continua a rinfacciarmi una relazione molto tossica sbagliata nel 2022, dove non ho parlato con lei, ma non capendo che non era personale... Non so come comportarmi, aiuto.

15 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una situazione familiare molto conflittuale e soprattutto la presenza di comportamenti violenti e umilianti che non dovrebbero essere normalizzati: schiaffi, lividi, occhi neri, insulti e minacce rappresentano forme di violenza, indipendentemente dal rapporto familiare e dalle motivazioni con cui vengono giustificate.
Comprendo anche perché oggi possa sentirsi arrivata al limite e reagire con una rabbia molto intensa. Vivere per anni in un contesto caratterizzato da tensione, provocazioni, controllo e imprevedibilità può portare a sviluppare una condizione di costante allerta e a reagire più rapidamente quando si percepisce una nuova situazione di conflitto. Questo, tuttavia, non significa che lei sia “il problema” o che debba necessariamente accettare la situazione così com'è.
Non sarebbe possibile stabilire attraverso un racconto online se sua madre presenti effettivamente un disturbo narcisistico di personalità. Più che concentrarsi sull'etichetta diagnostica, ritengo però importante concentrarsi su ciò che concretamente accade nella relazione e sull'effetto che tutto questo sta avendo su di lei.
A 23 anni è comprensibile desiderare maggiore autonomia nelle proprie scelte, nelle relazioni e nella propria vita personale. Porre dei confini, tuttavia, può essere particolarmente difficile quando dall'altra parte questi vengono sistematicamente vissuti come un'offesa o provocano escalation del conflitto.
Le suggerirei innanzitutto di non affrontare da sola le situazioni nelle quali teme che il confronto possa degenerare nuovamente in violenza. La sicurezza viene prima della necessità di chiarire o risolvere il conflitto. Se dovesse trovarsi in una situazione di pericolo immediato, è importante allontanarsi e chiedere aiuto ai servizi di emergenza o alle persone di fiducia.
Parallelamente, credo potrebbe esserle molto utile intraprendere un percorso psicologico individuale. Non tanto per imparare semplicemente a “sopportare” sua madre, ma per lavorare sulla rabbia e sull'iperattivazione che descrive, comprendere i meccanismi relazionali nei quali si trova coinvolta, recuperare un senso di efficacia personale e soprattutto costruire progressivamente confini e strategie di autonomia compatibili con la sua situazione concreta.

Il fatto che il suo ragazzo sia intervenuto più volte per aiutarla a uscire da situazioni degenerative fa pensare che sia importante ampliare la rete di sostegno, evitando però che tutta la gestione della situazione ricada esclusivamente su di lui.
Soprattutto, vorrei sottolineare un punto: aver reagito male, essere esasperata o avere perso la pazienza non rende accettabili le violenze che ha subito. Allo stesso tempo, è importante lavorare affinché anche le sue reazioni non alimentino ulteriormente situazioni pericolose.
Se attualmente gli episodi di violenza fisica sono ancora presenti o teme che possano ripetersi, le consiglio di rivolgersi quanto prima a un professionista e a un servizio territoriale specializzato nella violenza e nel supporto alle vittime, così da poter costruire un piano di sicurezza e di autonomia adeguato alla sua situazione.

Non è necessario risolvere tutto in una volta. Il primo passo può essere semplicemente trovare uno spazio sicuro nel quale poter raccontare ciò che sta vivendo e iniziare a capire quali possibilità concrete ha per uscire progressivamente da questo circolo.

 

Un caro saluto,
Dott.ssa Grazia Melchiorre
Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre

Dott.ssa Grazia Melchiorre

Pescara

La Dott.ssa Grazia Melchiorre offre supporto psicologico anche online

Buon pomeriggio Nir, considerata la situazione che descrive prima di tutto mi sembra necessario riferirsi ai servizi territoriali più vicini dove può chiedere aiuto nei momenti di emergenza e conflittualità familiare.

Immagino potrebbe essere necessario iniziare a valutare, compatibilmente con le sue condizioni attuali, le possibilità lavorative e/o formative disponibili nella sua zona o dove ritiene sia opportuno spostarsi, per costruire un'autonomia anche economica. 

Un obiettivo sul quale potremmo lavorare insieme, qualora lo ritenesse utile, è costruire progressivamente margini di autonomia e scelta.

È inoltre possibile approfondire ed esplorare eventi, esperienze particolarmente significative che hanno per lei maggiore influenza. Quando ritiene sia il momento giusto possiamo confrontarci in uno spazio sicuro e protetto online. Per una consulenza può scrivermi qui in Piattaforma o chiamarmi per avere una prima data disponibile.

Sperando di esserle stata utile, le auguro il meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

 

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Gentile utente, quello che descrive non è semplicemente un clima familiare difficile: si tratta di violenza fisica, psicologica e verbale continuativa, accompagnata da un forte controllo coercitivo. È fondamentale chiarire subito un punto: lei non è il problema. Reagire con scatti d'ira o perdita di pazienza è una risposta fisiologica di iper-attivazione del sistema nervoso, sottoposto a una minaccia cronica e all'esaurimento delle proprie risorse di sopportazione.

​In un contesto in cui la negoziazione razionale e la definizione verbale dei confini vengono sistematicamente punite, le priorità operative devono spostarsi dalla ricerca di comprensione alla tutela della propria incolumità e autonomia.

​Strategie di gestione e protezione a breve termine

​Disimpegno emotivo (Tecnica del sasso grigio / Grey Rock): Riduci le comunicazioni al minimo indispensabile, rispondendo in modo neutro, piatto e privo di reazioni emotive o giustificazioni. Meno dettagli personali condividi (uscite, progetti, pensieri), minori saranno le armi a disposizione per ritorsioni e provocazioni.

​Sicurezza fisica immediata: Quando una discussione rischia di degenerare verso l'aggressione fisica, non cercare di avere l'ultima parola né di spiegare le tue ragioni. Allontanati fisicamente dalla stanza o dall'abitazione prima che la situazione precipiti.

​Custodia dei documenti e risorse chiave: Assicurati di avere il controllo esclusivo dei tuoi documenti personali, tessera sanitaria, coordinate bancarie e oggetti di valore, tenendoli in un luogo sicuro o fuori casa.

​Costruzione del piano di svincolo a medio termine

​Costruzione dell'autonomia economica e logistica: A 23 anni, il traguardo principale per interrompere questo ciclo è l'uscita definitiva dal nucleo familiare. Concentra ogni energia lavorativa, formativa ed economica verso la possibilità di una sistemazione indipendente o temporanea (anche tramite la rete amicale o di supporto).

​Attivazione della rete di supporto esterno: La violenza domestica non va affrontata in solitudine. Puoi contattare gratuitamente e in forma anonima il 1522 (numero nazionale antiviolenza e stalking) per confrontarti con operatrici esperte e conoscere i servizi o i centri di supporto attivi sul tuo territorio.

​Supporto psicologico individuale: Intraprendere un percorso psicologico è un passo prezioso per elaborare i vissuti traumatici accumulati, regolare il senso di colpa indotto dalle dinamiche manipolatorie e strutturare le tappe verso la tua piena indipendenza.

​Se sente il bisogno di iniziare questo percorso di sostegno psicologico, resto a sua completa disposizione, anche per consulenze a distanza (online).

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Roma

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Quello che vivi non è casa tua, è un campo di battaglia emotivo e fisico da cui cerchi di difenderti da ventitré anni. Non sei tu "il problema": i tuoi scatti di rabbia sono solo il sistema nervoso di una persona sfinita che sta urlando basta dopo anni di violenze, lividi e torture psicologiche, con genitori narcisisti e abusanti, dove il padre fa da complice e la madre usa il controllo e il ricatto continuo, purtroppo i confini non  funzionano.

 

Gentile Nir,

Leggo le sue parole con grandissima attenzione e profonda preoccupazione. Voglio dirle subito una cosa fondamentale per alleggerirla da un peso che non le appartiene: lei non è affatto il problema. Le sue reazioni di insofferenza e i suoi scatti d'ira sono la normalissima risposta di un sistema nervoso ormai esaurito. Quando si è sottoposti per anni a controllo costante, umiliazioni, manipolazioni e vere e proprie violenze fisiche, si perde inevitabilmente la pazienza per puro istinto di sopravvivenza.

Quella che lei descrive non è semplicemente una famiglia disfunzionale, ma un ambiente gravemente abusante e maltrattante, in cui la sua sicurezza emotiva e fisica è in costante pericolo. Cercare di stabilire confini sani o sperare di ragionare con una madre che usa i ricatti e persino le mani per sottometterla è purtroppo inutile, specialmente se anche suo padre funge da rinforzo a queste dinamiche tossiche.

A 23 anni, il suo obiettivo primario non deve più essere quello di farsi capire o di sistemare le cose in famiglia, ma di proteggere se stessa. Nel quotidiano, per sopravvivere fino a quando sarà lì, le suggerisco di rispondere in modo neutro, a monosillabi, non dia spiegazioni sulle sue scelte e non raccolga minimamente le provocazioni sul passato per togliere loro l'ossigeno del conflitto.

Parallelamente, le chiedo di iniziare a pianificare in modo lucido la sua uscita definitiva da quella casa. Oltre all'aiuto prezioso del suo ragazzo, non esiti a contattare un centro antiviolenza della sua zona. Questi centri non operano solo per le violenze di coppia, ma offrono supporto psicologico e indicazioni pratiche essenziali per aiutare le giovani donne ad allontanarsi in sicurezza da contesti familiari maltrattanti.

Ha già sopportato abbastanza, ora è il momento di concentrare tutte le sue energie per mettersi in salvo e iniziare a vivere la sua vita.

Resto a disposizione, un caro saluto.

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

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Cara Nir,

mi dispiace molto per quello che stai vivendo da quando eri una bambina.

Quello che descrivi non è un semplice conflitto familiare: insulti, schiaffi, lividi, provocazioni e controllo delle tue scelte sono forme di violenza fisica e psicologica. Il fatto che ultimamente anche tu reagisca velocemente non significa che tu sia “il problema”: dopo anni vissuti in tensione, è comprensibile essere costantemente in allerta. È però importante lavorare sulle tue reazioni per non restare intrappolata nello stesso funzionamento familiare.

A 23 anni hai diritto a scegliere liberamente le tue relazioni e le tue uscite. Sembra però che tu sia ancora legata alla tua famiglia da paura, senso di colpa, bisogno di approvazione e vincoli di lealtà che rendono difficile riconoscerti pienamente come adulta. Separarti psicologicamente non significa tradire o smettere di amare i tuoi genitori, ma comprendere che la tua vita appartiene a te, anche quando loro disapprovano.

Potrebbe esserti  utile intraprendere un percorso psicologico che ti accompagni nel processo di individuazione: riconoscere chi sei, distinguere i tuoi bisogni e desideri dalle aspettative familiari e costruire confini più solidi. Potrà aiutarti a sciogliere gradualmente i vincoli di lealtà, il senso di colpa e il bisogno di approvazione, sostenendoti nella costruzione di un’autonomia emotiva, abitativa ed economica.

Se lo vorrai mi rendo disponibile.

 

Nel frattempo, non affrontare discussioni accese quando percepisci che la situazione sta degenerando. Allontanati, raggiungi un luogo sicuro e coinvolgi persone fidate. Il tuo ragazzo può sostenerti, ma è importante creare una rete che non dipenda soltanto da lui.

Ti auguro di riuscire, passo dopo passo, a proteggere il tuo spazio e a vivere pienamente la tua vita.

Dott.ss Oriana Adamo

Dott.ssa Oriana Adamo

Dott.ssa Oriana Adamo

Roma

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Lei oggi è una persona adulta e, anche se non può cambiare il modo di essere dei suoi genitori, può scegliere come vivere la propria vita e come prendersi cura di sé stessa. A volte stare bene significa riconoscere ciò che non possiamo cambiare e, allo stesso tempo, avere il coraggio di cambiare ciò che invece dipende da noi. Può scegliere di mettere dei confini, di prendere le distanze da ciò che le fa male e di costruire relazioni e situazioni che le permettano di stare meglio. Non è sempre facile prendere certe decisioni, soprattutto quando riguardano la propria famiglia, ma alcune scelte possono rappresentare un passo importante verso una vita più serena e consapevole. Oggi lei ha la possibilità di scegliere per sé stessa, di proteggersi e di costruire il futuro che desidera.

Cara Nir,

quello che stai vivendo non è una semplice difficoltà familiare. È una condizione di violenza che dura da anni, da quando eri bambina, e che oggi ti sta logorando perché nessuno può reggere per una vita intera un clima fatto di insulti, schiaffi, lividi, occhi neri, controllo e colpa. Una madre che ti chiama idiota o cogliona, che pretende di decidere con chi esci, che si intromette nella tua relazione, che ti punisce per giorni se non fai ciò che vuole, non è una madre che “si offende facilmente”. È una madre che esercita violenza psicologica e fisica. Un padre che giustifica tutto questo non è un osservatore neutrale: è parte della dinamica che ti sta ferendo.

Tu non stai “scattando” perché sei instabile. Stai reagendo perché il tuo sistema nervoso è saturo. Quando vivi per anni in un ambiente dove ogni parola può diventare un attacco, ogni richiesta può trasformarsi in una guerra, ogni limite può essere punito, il corpo entra in allerta costante. Non è carattere, non è impulsività, è trauma. Il fatto che il tuo ragazzo debba venire a prenderti per portarti via da casa non è una scena esagerata: è una fuga da una situazione che non è sicura.

La relazione tossica del 2022 non è la causa di ciò che accade oggi. È solo un episodio che tua madre usa per colpevolizzarti, perché ogni volta che provi a separarti da lei, lei ti riporta indietro con qualcosa che ti fa sentire sbagliata. È un meccanismo tipico dei genitori narcisisti: trasformare ogni tua autonomia in un tradimento. Tu invece stai iniziando a vedere la verità. Non sei tu a essere “troppo sensibile”. È l’ambiente a essere troppo violento.

Quello che serve ora non è imparare a “comportarti meglio”, ma iniziare a costruire una distanza emotiva e pratica da questa dinamica. Non per punire tua madre, ma per salvare te stessa. Possiamo approfondire insieme come funziona la violenza psicologica familiare o come iniziare a creare confini reali con un genitore narcisista, così da capire quali passi sono possibili per te senza farti sentire sbagliata.

Un caro saluto
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Ciao Nir, quello che racconti sembra essere una situazione che ti accompagna da molti anni e che può essere diventata estremamente logorante. Vivere continuamente conflitti, provocazioni, offese e soprattutto episodi di aggressività fisica può portare, nel tempo, a sviluppare una soglia di tolleranza molto bassa e a reagire sempre più rapidamente anche quando si vorrebbe semplicemente evitare lo scontro.

Il fatto che oggi tu dica “sono io il problema perché scatto velocissimamente” merita però di essere guardato con attenzione: una reazione che oggi vuoi imparare a gestire non cancella ciò che hai vissuto né significa automaticamente che tu sia la causa della dinamica familiare.

In ottica cognitivo-comportamentale si può lavorare proprio su questo: comprendere cosa succede dentro di te quando percepisci una provocazione o un'invasione dei tuoi confini, quali pensieri si attivano, quali emozioni e sensazioni corporee arrivano e cosa ti porta a reagire. Da lì si possono costruire modalità diverse per interrompere l'escalation, comunicare i tuoi confini e proteggere maggiormente il tuo spazio personale.

A 23 anni può essere importante anche iniziare a chiederti non soltanto “come faccio a far cambiare mia madre?”, ma soprattutto “cosa posso fare io per avere maggiore autonomia e per non farmi trascinare continuamente dentro questa dinamica?”

Non è necessario affrontare tutto da sola. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a ricostruire questi meccanismi, lavorare sulla gestione delle reazioni emotive e sviluppare modalità più efficaci per affrontare le relazioni familiari e costruire progressivamente la tua autonomia.

Se senti che questa situazione ti sta ormai consumando e vuoi iniziare a lavorarci concretamente, possiamo approfondirla in un primo colloquio. Resto in attesa di un tuo cenno. Dott.ssa Claudia Mosneagu 

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Buongiorno,

La dinamica che descrivi, una madre con tratti fortemente narcisistici e svalutanti e un padre complice/giustificatore, è una struttura rigida. Ogni volta che cerchi di spiegare che una tua scelta "non è personale", stai dando loro munizioni. Per tua madre tutto è personale o un attentato al suo controllo. Finché sei costretta a vivere sotto lo stesso tetto, la tua priorità assoluta è diventare ininteressante e inattaccabile emotivamente. Non raccontare nulla della tua vita, dei tuoi pensieri, dei tuoi progetti o del tuo ragazzo. Più dettagli dai, più materiale avranno per provocarti e torturarti per giorni. Se non c'è nutrimento emotivo, il tuo rabbioso o difensivo scattare, la provocazione perde parte della sua efficacia. A 23 anni, l'unica vera soluzione a lungo termine per guarire e ritrovare la pace è la separazione fisica e l'indipendenza. Subire abusi fin dall'infanzia altera la percezione di ciò che è normale e distrugge l'autostima. Non sei sbagliata, non sei cattiva e non meriti nulla di tutto questo. Hai 23 anni e tutta la vita davanti per costruirti un futuro libero dal terrore e dal controllo.

Un cordiale saluto.

Dott.Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

Il Dott. Riccardo Focaccia offre supporto psicologico anche online

Gentile giovane,

Le suggerisco di iniziare un percorso di psicoterapia per poter affrontare i disagi vissuti nella sua famiglia di origine. Occorre che lei affronti tutta la sua rabbia con il sostegno di uno/una psicoterapeuta. Non si possono affrontare certi dolori da soli e non devi vergognarti di chiedere aiuto. Vedrai che troverai tanto conforto e nuove letture che ti consentiranno di gestire al meglio tutte le situazioni difficili della sua vita.

Cordiali saluti

Dr.ssa Iolanda Lo Bue

 

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

La Dott.ssa Iolanda Lo Bue offre supporto psicologico anche online

Da quanto descrive, non sembra trattarsi di un semplice conflitto familiare o di una difficoltà comunicativa. Gli episodi di aggressione fisica che riferisce, associati a svalutazione, offese, provocazioni, controllo e sistematica violazione dei suoi confini, delineano una dinamica relazionale caratterizzata da violenza.

Il fatto che oggi lei reagisca con estrema rapidità e si senta arrivata al limite va necessariamente letto anche alla luce di una storia di esposizione prolungata a queste dinamiche. Comprendere tale reattività nel suo contesto non significa giustificarla, ma evitare di attribuirle semplicisticamente la responsabilità dell’escalation conflittuale.

In una situazione di questo tipo, più che cercare ulteriori modalità per comunicare con la madre o per ottenere il riconoscimento dei propri confini, ritengo prioritario lavorare sulla tutela personale, sulla costruzione di una progressiva autonomia e sulla possibilità di sottrarsi alle dinamiche che alimentano l’escalation.

Considerati i precedenti episodi di violenza fisica, sarebbe inoltre importante predisporre un piano di sicurezza e individuare una rete di supporto alla quale poter ricorrere in caso di nuove situazioni di pericolo.

Un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla a elaborare quanto vissuto, comprendere i propri schemi relazionali e sviluppare strategie di autoregolazione e di protezione, senza assumersi la responsabilità di modificare il funzionamento dei propri genitori.

Un caro saluto,

dott.ssa Denise Procaccini 

Dott.ssa Denise Procaccini

Dott.ssa Denise Procaccini

Roma

La Dott.ssa Denise Procaccini offre supporto psicologico anche online

Gentilissima Nir ,

mi dispiace per la situazione che vivi. E' importante dirti che, quello che vivi non è colpa tua . 

Purtroppo quando un genitore ha un disagio la cosa inevitabilmente si ripercuote sui figli . Non è giusto quello che devi vivere . L'invito è quello di ricevere un supporto adeguato alla tua situazione . 

Resto a disposizione anche online 

Dott.ssa Simona Ilardo

Dott.ssa Simona Ilardo

Napoli

La Dott.ssa Simona Ilardo offre supporto psicologico anche online

Da ciò che racconta sembra esserci una grande sofferenza all’interno delle relazioni familiari, che affonda le sue radici molto indietro nel tempo. Il fatto che oggi senta di “scattare” più facilmente non significa necessariamente che sia lei il problema: può essere importante comprendere cosa accade dentro di lei quando si sente invasa, provocata o non riconosciuta nei suoi confini. Più che stabilire chi abbia ragione o torto, credo possa essere utile interrogarsi su queste dinamiche, sul modo in cui tendono a ripetersi e sul ruolo che ciascuno finisce per assumere al loro interno. Anche ciò che è accaduto nella relazione del 2022, e il fatto che continui a essere riportato nel presente, potrebbe assumere significati che vanno oltre quell’episodio specifico. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio suo nel quale comprendere meglio ciò che accade in queste relazioni e trovare, progressivamente, un modo diverso di stare nei rapporti e di tutelare i propri confini. Laddove il conflitto dovesse nuovamente trasformarsi in violenza fisica, resta naturalmente prioritario proteggersi e allontanarsi dalla situazione.

Buongiorno Nir,
da quello che racconti sembra che tu viva da molti anni in una situazione familiare caratterizzata da conflitti continui, controllo e, soprattutto, episodi di violenza fisica. Schiaffi, lividi e occhi neri non sono semplicemente il risultato di una comunicazione familiare difficile: sono comportamenti violenti, e il fatto che siano presenti fin da quando eri bambina rende comprensibile quanto questa situazione possa averti logorata.

Non è possibile stabilire attraverso poche righe se tua madre abbia o meno un determinato disturbo, e forse in questo momento non è nemmeno la questione più importante. Più utile è guardare a ciò che accade concretamente tra voi e a come tu stai oggi.

Mi colpisce soprattutto quando dici che ultimamente sei “molto tu il problema” perché non riesci più a reggere tutto e scatti velocissimamente. Forse quella frase merita di essere esplorata con attenzione: dopo tanti anni trascorsi in una situazione che descrivi come estremamente conflittuale, può essere importante capire che cosa sta succedendo dentro di te adesso, quali emozioni accumuli e cosa accade nei momenti in cui senti di non riuscire più a contenerle.

Questo non significa che ogni tua reazione sia necessariamente adeguata o che non ci sia nulla su cui tu possa lavorare. Significa però che sarebbe riduttivo guardare soltanto ai tuoi “scatti” senza considerare il contesto nel quale si verificano e la storia che racconti.

Allo stesso tempo, mi sembra che tu abbia già provato a porre dei confini, per esempio chiedendo che tua madre non si intrometta nelle tue scelte e nella tua relazione. Il problema è che, da quanto descrivi, quando provi a stabilire questi confini la situazione tende a trasformarsi in nuove discussioni, provocazioni e conflitti. In una situazione del genere può diventare molto difficile costruire un dialogo semplicemente cercando le parole giuste.

Per questo cercherei di spostare gradualmente l'attenzione da “come faccio a farle capire?” a “che cosa posso fare io per proteggere il mio spazio e stare meglio?”. A 23 anni hai il diritto di costruire progressivamente la tua autonomia, le tue relazioni e le tue scelte, anche se i tuoi genitori non le condividono.

Considererei inoltre importante il fatto che il tuo ragazzo sia già dovuto intervenire per aiutarti a uscire da situazioni che stavano degenerando. Se temi che possano verificarsi nuovamente episodi di violenza, prova a costruire preventivamente un piano concreto per allontanarti dalla situazione quando necessario, individuando persone e luoghi a cui poter fare riferimento.

Visto ciò che racconti, non aspetterei necessariamente che la situazione peggiori prima di chiedere un aiuto concreto. Puoi rivolgerti a un consultorio familiare della tua zona, a un Centro Antiviolenza, oppure a una psicologa o psicologo con esperienza specifica nelle situazioni di violenza e nelle dinamiche familiari. Puoi anche contattare il 1522, il numero nazionale gratuito attivo 24 ore su 24 per violenza e stalking: puoi chiedere informazioni e orientamento anche senza essere pronta a prendere nell'immediato una decisione o a denunciare.

Se invece dovessi trovarti in una situazione di pericolo immediato, la priorità è allontanarti e chiedere aiuto ai servizi di emergenza.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarti non soltanto a gestire gli “scatti” che descrivi, ma anche a comprendere che cosa ti sta succedendo dopo tanti anni in questa situazione, recuperare maggiore stabilità emotiva e ragionare concretamente sui confini e sull'autonomia che puoi costruire.

Non devi necessariamente risolvere il rapporto con tua madre per poter iniziare a stare meglio. A volte il primo passo consiste proprio nel riconoscere che non tutto ciò che accade in una relazione può essere risolto attraverso un dialogo migliore e che, quando i confini vengono continuamente oltrepassati, può essere necessario modificare il modo in cui ci si espone a quella dinamica.

un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo

Dott.ssa Silvia Boniolo

Dott.ssa Silvia Boniolo

Bolzano/Bozen

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