Immaginiamo una scena che molti di noi hanno vissuto o osservato: una bambina è sul palco per il suo saggio di teatro o un bambino sta correndo sul campo da calcio. Dopo una battuta ben riuscita o un’azione di gioco, la prima cosa che fanno è cercare istintivamente lo sguardo dei genitori tra il pubblico. In quel millesimo di secondo, il bambino sta rivolgendo una domanda silenziosa, ma vitale: "Mi vedi? Esisto per te?".
Se in quel momento lo sguardo del genitore è chinato sullo smartphone, rapito da una notifica, si verifica quella che la ricerca definisce tecnoferenza (Riva, 2023). Questo istante è cruciale perché lo sguardo dell’altro significativo è lo specchio in cui il bambino capisce chi è. È attraverso questi infiniti scambi di sguardi che si costruiscono i Modelli Operativi Interni (MOI) (Bowlby, 1969; Cassidy, 2016), le fondamenta invisibili della nostra identità e i nostri sistemi di previsione sul mondo. Quando questo specchio si oscura per dare spazio a uno schermo, il bambino sperimenta una micro-interruzione del senso di esistere e ricalcola la propria immagine interiore come meno prioritaria rispetto alla realtà digitale.
Le neuroscienze più recenti, come quelle di Ruth Feldman, ci avvertono che questa non è solo una questione psicologica, ma biologica: la sintonizzazione è una danza di ritmi cardiaci e onde cerebrali che lo schermo interrompe bruscamente. Si incrina così quella fiducia epistemica di cui parla Peter Fonagy: il bambino riceve il messaggio che il mondo virtuale è più rilevante della sua realtà vissuta, smettendo di considerare l’adulto come una fonte del tutto affidabile di informazioni su di sé. Senza questo rispecchiamento costante, come suggerisce Mary Helen Immordino-Yang, il bambino fatica ad attivare quei sistemi cerebrali fondamentali per costruire un senso del Sé solido e una narrazione morale coerente.
Lo psichiatra Giovanni Liotti ci ha insegnato che la relazione è un sistema di cooperazione paritetica che richiede una sintonizzazione continua. Se il ritmo di questa danza viene spezzato, il sistema di attaccamento del bambino si attiva forzatamente per ristabilire la connessione, spesso con angoscia o ritiro. Tuttavia, la mia visione clinica, nutrita dalla collaborazione con il Prof. Elvis Mazzoni (Università di Bologna), suggerisce che la via non sia la censura o il divieto punitivo. La tecnologia non è un nemico, ma un artefatto culturale che può diventare un ponte prezioso. Se mediata dalla presenza consapevole, essa può trasformarsi in uno strumento di contrasto all’isolamento sociale e un supporto per superare l’ansia scolastica, offrendo zone di sviluppo dove il ragazzo può sentirsi di nuovo efficace.
Il cuore pulsante del mio approccio risiede in quella che definisco giustizia riparativa della clinica. Ispirandomi alla Mindsight di Daniel Siegel, credo fermamente che non serva essere genitori perfetti, ma "presenti". La sintonizzazione ci permette di accorgerci della rottura e di agire una riparazione autentica. Dire con onestà: "Scusami, ero al telefono e mi sono lasciato assorbire, ora sono qui e ti vedo", è un atto di giustizia profonda. È rammendare lo strappo, validando il vissuto del bambino e confermandogli che lui resta il centro del proprio mondo relazionale.
In un mondo dominato dagli algoritmi, la risorsa più preziosa resta la qualità della nostra presenza. Educare non è spegnere uno schermo, ma accendere una luce capace di illuminare la strada anche quando noi non saremo lì a indicarla. La tecnologia passa, ma le mappe del cuore che aiutiamo i nostri figli a scrivere oggi sono ciò che permetterà loro di camminare nel mondo di domani con fiducia.
"Perché curare un legame non significa evitare ogni strappo, ma avere il coraggio di posare lo schermo per ricucire, con uno sguardo, la trama dell'altro." Dott.ssa Concetta Lo Bartolo
Riferimenti bibliografici:
- Bowlby, J. (1969). Attaccamento e perdita. Boringhieri.
- Fonagy, P., & Campbell, C. (2023). Epistemic Trust, Psychopathology and the Psychotherapeutic Process.
- Liotti, G. (2005). La dimensione interpersonale della coscienza. Cortina.
- Mazzoni, E. (2021). Educazione tecnologica e psicologia. Carocci.
- Riva, G. (2023). Cyberpsicologia. Il Mulino.
- Siegel, D. J. (2020). Dacci un taglio!. Cortina.
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