Come posso fare?

Marco

Salve, io ho una bella bega. Sono sposato da 10 anni, ma con mia moglie non funziona piú da tempo. Una sera in un bar iniziai ad avere confidenza con una barista. Ci siamo innamorati al volo, almeno cosí è per me. Mi rivelò che saltuariamente faceva uso di cocaina, ma non ne era dipendente. Poi sono iniziate le assenze di 2 giorni alla volta, poi di una settimana.. io avevo intuito il motivo e ogni volta che ho cercato di parlarne diventava sempre nervosa. Mi diede le sue chiavi di casa per dimostrarmi che non era cosí, una volta non andai a lavorare e mentre lei era a lavoro feci il "cane poliziotto" in casa sua... Trovai l'impossibile. Inizialmente feci finta di niente per verificare se me ne volesse parlare, ma nulla. Un' altra volta durante il suo giorno libero, non mi rispose al telefono per tutto il giorno, la sera verso le 23:00 non ho resistito e sono andato a casa sua, la trovai che cucinava per 2 persone e trovai un suo amico tossico collassato nel suo letto. Impazzii. Dopo giorni mi dette diverse versioni del perché il suo amico era lì da lei, era tossico, aveva bisogno di aiuto, lavoravano spesso insieme e fesserie del genere. Venni a sapere che il suo amico fuma eroina, da quando la misi al corrente che sapevo cosa facesse il suo amico, mi ha iniziato ad evitare, a togliere sempre piú scuse per non vedermi. Io le ho sempre detto che se volesse smettere, l'avrei portata in qualsiasi posto pur di riuscirci, ma lei continua a minimizzare. Alla fine ci siamo un pò allontanati, ma ci teniamo in contatto. Ieri mi chiede degli antidolorifici, le portai dell'ibuprofene, prese 2 pillole e si addormentò. Nel sonno iniziò a sudare freddo io ho pensato ad una fase di crash o crawing. È evidente che ne fa ancora uso e non ha nè confermato, nè smentito l'uso di eroina e anfetamine. Purtroppo dice che non vuole smettere per ora e che se dovessi tornare single potrebbe iniziare un percorso... Io non le credo piú, però ne sono innamorato perso, nei momenti di luciditá è la persona piú dolce che avessi mai conosciuto. Con lei ho fatto cose che in 10 anni di matrimonio non ho mai fatto. Cosa posso fare?

6 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno, quella che descrive è una situazione estremamente dolorosa e logorante. Si trova incastrato in un vicolo cieco emotivo: da un lato c'è l'innamoramento forte, la passione e la dolcezza dei momenti di lucidità; dall'altro c'è la cruda realtà di una grave tossicodipendenza (da cocaina e, molto probabilmente, da oppiacei o altre sostanze) e il circuito di bugie, manipolazioni e segreti che inevitabilmente la accompagna. Quando ci si innamora di una persona con una dipendenza attiva, si finisce spesso per sviluppare una forma di sofferenza chiamata co-dipendenza: si spende ogni energia nel tentativo di "salvare" l'altro, diventando quasi dei detective (il "cane poliziotto" che descrive), e si finisce per annullare se stessi.

Dire "ne faccio uso ma non sono dipendente" o "posso smettere quando voglio" è il primo meccanismo di difesa. Il fatto che minimizzi e che si innervosisca se tocca l'argomento dimostra che la sostanza, in questo momento, ha il controllo totale sulla sua vita. La frase "se dovessi tornare single potrei iniziare un percorso" è una forte manipolazione emotiva. Sposta la responsabilità della sua guarigione su una scelta sua (il suo matrimonio). Nel mondo delle dipendenze questa è un'illusione: non si smette mai per qualcun altro o perché cambiano le condizioni sentimentali esterni. Si inizia un percorso solo quando si tocca il fondo e si decide, in prima persona, di volersi salvare. Le assenze prolungate, gli amici collassati, i sudori freddi (compatibili con crisi di astinenza o forti fasi di down da stimolanti/oppiacei) non sono opinioni, sono dati di realtà. Lei è immersa in un contesto di consumo pesante. Lei menziona che con lei ha fatto cose che in 10 anni di matrimonio non ha mai fatto. L'intensità delle relazioni vissute nell'orbita della dipendenza e della clandestinità è spesso amplificata da picchi di adrenalina, paura di perdersi, segretezza e forti contrasti (la dolcezza estrema contrapposta al vuoto delle sparizioni). Questo crea un legame biochimico ed emotivo potentissimo, una vera e propria "droga nella droga", che rende difficilissimo staccarsi anche quando la situazione è palesemente pericolosa o distruttiva.

Lei le ha già offerto tutto il supporto possibile ("ti porterei in qualsiasi posto pur di riuscirci"). Più di così non può fare a parole. Finchè lei non riconosce di avere un problema e non chiede aiuto, qualsiasi suo tentativo di salvarla verrà percepito come un controllo da evitare (e infatti ha iniziato ad allontanarsi e a cercare scuse). Non può curarla lei.  Può parlarle un'ultima volta nei suoi momenti di lucidità, non per accusarla, ma per esprimere il suo amore e il suo limite. Ad esempio: "Io ti amo e vedo la tua dolcezza, ma amo anche me stesso e non posso assistere alla tua autodistruzione, né vivere tra bugie e sparizioni. Se decidi di curarti ed entrare in una struttura o al SerD (Servizio Dipendenze), io ci sarò per supportarti. Ma finché decidi di continuare a usare sostanze, io devo fare un passo indietro per proteggermi". Non faccia il passo di separarsi da sua moglie "per" la barista o sperando che questo la faccia sbloccare. Se il suo matrimonio è finito da tempo, affronti la separazione per se stesso, per la sua dignità e per il suo futuro, indipendentemente da ciò che farà l'altra persona. Altrimenti rischia di trovarsi single e contemporaneamente incastrato nel dramma di una persona che continua a drogarsi. Gestire il peso di un matrimonio che non funziona e il trauma di un amore tossico con una persona dipendente è un carico immenso. Valuti seriamente di fare qualche colloquio con uno psicologo o psicoterapeuta. Le servirà per ricostruire i suoi confini emotivi, capire cosa la tiene così agganciato a questa dinamica distruttiva e trovare la forza di prendere decisioni lucide. Esistono anche gruppi di supporto per familiari o partner di persone con dipendenze (come i Nar-Anon o simili) che aiutano a capire come non farsi trascinare a fondo. La persona dolce che vede nei momenti di lucidità esiste, ma purtroppo in questo momento è prigioniera della sostanza. Finché la sostanza viene prima di tutto il resto, lei rischia di raccogliere solo le briciole e di consumare la sua stessa vita.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Buongiorno Marco, capisco quanto questa situazione la faccia soffrire. Quando un legame resta così forte nonostante il dolore e le difficoltà è importante non prendere decisioni impulsive e soprattutto non affrontarle la dinamica da solo.

Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su ciò che prova, approfondire questa dinamica cosi complessa, dare significato e lavorare su dipendenza affettiva, ritrovare un po’ di serenità. Se lo desidera può richiedere un colloquio online e proviamo a lavorarci insieme passo dopo passo. Un caro saluto.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Gentile Marco, quello che stai vivendo non è una “bella bega”. È un terremoto emotivo.

E non perché sei innamorato della persona sbagliata, ma perché ti sei innamorato nel momento peggiore della sua vita, mentre lei è dentro una dipendenza che non riconosce, non affronta e non vuole lasciare.
E quando si ama qualcuno che usa sostanze, soprattutto cocaina, eroina, anfetamine, non si entra in una relazione: si entra in un vortice.

Marco, tu non sei innamorato di una donna libera. Sei innamorato di una donna intrappolata.

Non può scegliere te, non può scegliere se stessa, non può scegliere la verità.
Può solo scegliere la sostanza.

Le sue assenze, le bugie, le versioni che cambiano, l’amico collassato nel letto, la minimizzazione, il “non voglio smettere ora”, il “se tu fossi single allora forse”… tutto questo non parla di voi.
Parla della dipendenza.
La dipendenza è una terza persona nella relazione.
Una terza persona che vince sempre.

Tu hai fatto quello che fanno gli uomini buoni: hai provato a salvarla.
Le hai offerto aiuto, presenza, protezione.
Hai cercato di capire, di aspettare, di darle tempo.
Hai perfino fatto il “cane poliziotto” perché la verità ti stava mangiando vivo.
E quando hai visto la verità, ti sei spezzato.

Ma c’è una cosa che devi vedere con lucidità:
lei non è in una fase in cui può amare qualcuno.
Può essere dolce, può essere affettuosa, può essere intensa.
Ma non può essere stabile.
Non può essere affidabile.
Non può essere sincera.
Non può essere presente.

Non perché non ti voglia bene.
Ma perché la dipendenza viene prima di tutto.

E tu, nel frattempo, stai mettendo a rischio la tua vita, la tua salute emotiva, il tuo matrimonio, la tua lucidità.
Stai vivendo in uno stato di allerta costante, tra paura, speranza, rabbia, desiderio, senso di colpa.
È un ciclo che ti consuma.

La domanda che fai:  “Cosa posso fare?”, non ha una risposta romantica.
Ha una risposta adulta.

Puoi smettere di provare a salvarla.
Puoi smettere di aspettare che lei scelga te.
Puoi smettere di credere che l’amore basti.
Puoi proteggerti.

Se un giorno lei vorrà davvero curarsi, lo farà per se stessa, non per te.
E solo allora potrà costruire qualcosa con qualcuno.
Ma oggi non è quel giorno.
E tu non puoi sospendere la tua vita nell’attesa che lo diventi.

Se vuoi, possiamo lavorare insieme su come uscire da una relazione con una persona dipendente o su come capire cosa ti tiene legato a lei nonostante tutto.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Quello che descrivi è molto difficile: essere innamorati di una persona che ha una dipendenza può creare un legame fortissimo, ma anche molto destabilizzante. È comune sentirsi tirati tra due realtà opposte: l’affetto, l’intensità, il desiderio di “salvare” la persona; e allo stesso tempo la paura, la stanchezza, la confusione o il dolore che la situazione porta.

La dipendenza da cocaina spesso cambia il comportamento: sbalzi d’umore, bugie, impulsività, promesse non mantenute, sparizioni, manipolazione emotiva o momenti di grande vicinanza. Col tempo, chi sta accanto alla persona dipendente rischia di vivere in funzione della crisi successiva.

Una cosa importante da tenere chiara è questa: non puoi guarire tu la sua dipendenza con l’amore. La decisione di curarsi deve partire da lei.

Quello che invece puoi fare è proteggere te stesso mentre capisci cosa vuoi davvero per la tua vita.

Alcune cose concrete che aiutano: prova a distinguere la persona dalla dipendenza: di chi sei innamorato oggi, della persona reale o dei momenti belli che intravedi tra le fasi della dipendenza? evita di diventare il “salvatore”, parlane con qualcuno dal vivo: uno psicologo, che lavoro nelle dipendenze

Puoi anche scegliere di restare vicino a lei, ma con limiti chiari. Per esempio: “Ti voglio bene, ma non posso stare dentro il caos della droga. Se vuoi curarti io ci sono, ma non posso distruggermi insieme a te.”

Essere innamorati non obbliga ad accettare qualsiasi situazione. E allontanarsi, se un giorno lo farai, non significherà che non l’hai amata davvero.

Caro Marco,

quello che racconti è molto intenso e doloroso. Si percepisce quanto tu sia coinvolto emotivamente da questa donna e quanto, allo stesso tempo, tu stia vivendo una situazione fatta di confusione, paura, speranza e continue delusioni.

Quando ci si innamora di qualcuno che alterna momenti di grande dolcezza e vicinanza a sparizioni, bugie o comportamenti difficili da comprendere, è facile entrare in una spirale in cui si cerca continuamente di “salvare”, capire, controllare o aspettare un cambiamento. E questo può diventare molto logorante emotivamente.

Da ciò che descrivi, sembra che questa ragazza stia vivendo una situazione complessa rispetto all’uso di sostanze. Ma c’è un aspetto importante da tenere presente: una persona può iniziare un percorso di cambiamento solo quando sente davvero di volerlo fare. L’amore, da solo, purtroppo non basta a salvare qualcuno che in questo momento non riconosce pienamente il problema o non si sente pronto ad affrontarlo.

Mi colpisce anche quanto tu stia mettendo da parte te stesso: il dolore nel matrimonio, il bisogno di sentirti visto, vivo, amato… forse questa relazione ha toccato parti profonde di te che da tempo erano rimaste inascoltate. E forse proprio per questo lasciarla andare o prendere distanza ti sembra impossibile.

La domanda “cosa posso fare?” forse potrebbe lentamente trasformarsi anche in:

“Cosa sta succedendo a me dentro questa relazione?”

“Quanto sto soffrendo?”

“Quali limiti posso darmi per proteggermi?”

Aiutare non significa caricarsi sulle spalle la responsabilità della vita dell’altro. A volte il gesto più difficile è accettare di non poter controllare né guarire qualcuno con il proprio amore.

Potrebbe esserti molto utile avere uno spazio psicologico tuo, non tanto per ricevere “consigli” su cosa fare, ma per capire meglio cosa ti tiene così legato a questa situazione e quali bisogni profondi si stanno muovendo dentro di te in questo momento della tua vita.

Ti auguro di riuscire a prenderti cura anche di te stesso, oltre che dei sentimenti che provi per lei.

Dott.ssa Angela Loponte

Dott.ssa Angela Loponte

Matera

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Quello che descrive è una situazione molto complessa e dolorosa, perché si trova coinvolto tra sentimenti molto forti e comportamenti che però la stanno facendo stare in una relazione instabile, confusa e potenzialmente pericolosa anche sul piano emotivo.

Da ciò che racconta, questa persona sembra avere un rapporto problematico con le sostanze e, purtroppo, il fatto che minimizzi, eviti il confronto o cambi versione è abbastanza frequente quando c’è una difficoltà di dipendenza o comunque un forte disagio emotivo dietro. Però una cosa importante è questa: nessuno può iniziare un percorso di cambiamento se non sente davvero di volerlo fare.

 Amare qualcuno non significa dover tollerare situazioni che fanno soffrire, generano ansia o fanno perdere serenità e lucidità.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio perché questo legame la coinvolga così intensamente e a distinguere l’amore dal bisogno di “tenere insieme” una persona fragile. Anche l’EMDR può essere utile quando relazioni molto intense lasciano vissuti di dipendenza affettiva, paura dell’abbandono o forte coinvolgimento emotivo.

Un caro saluto

 

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