Nel linguaggio comune l’amore viene spesso descritto come fusione, bisogno reciproco, impossibilità di stare senza l’altro. Questa narrazione romantica, se non problematizzata, può favorire la costruzione di relazioni in cui il legame diventa la principale fonte di sicurezza emotiva e di valore personale. In tali condizioni, una bassa autostima rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo di dipendenza affettiva. Costruire una buona autostima non implica rinunciare alla relazione o diventare emotivamente autosufficienti, ma sviluppare una relazione stabile e rispettosa con sé stessi che consenta di vivere il rapporto di coppia come scelta consapevole, e non come necessità psicologica.
L’autostima può essere definita come la valutazione complessiva e relativamente stabile che una persona ha di sé e del proprio valore. Non coincide con l’assenza di insicurezze né con un senso grandioso del Sé, ma si fonda su una percezione realistica e accettante della propria identità. Essa si articola principalmente in tre dimensioni: consapevolezza di sé, intesa come conoscenza dei propri stati emotivi, limiti e risorse; autoaccettazione, ovvero la capacità di mantenere un senso di valore anche in presenza di errori o fragilità. Autoefficacia, la fiducia nella propria capacità di affrontare le difficoltà senza dipendere totalmente dall’altro. Quando queste dimensioni risultano carenti o instabili, la relazione di coppia può diventare il contesto in cui si tenta di compensare tali mancanze.
La dipendenza affettiva è caratterizzata da un bisogno eccessivo dell’altro, accompagnato da paura dell’abbandono, iperadattamento e difficoltà a mantenere confini personali. Alla base di tali dinamiche è spesso presente una credenza nucleare implicita: “Il mio valore dipende dall’essere amato/a e scelto/a dall’altro”.
Le persone con bassa autostima tendono a: subordinare i propri bisogni a quelli del partner, tollerare comportamenti svalutanti o controllanti, vivere il conflitto come una minaccia alla relazione, interpretare la separazione come perdita di identità. In questi casi, il partner assume la funzione di regolatore emotivo esterno, con il rischio di instaurare relazioni sbilanciate e potenzialmente dannose.
Il rafforzamento dell’autostima rappresenta un importante fattore di protezione contro la dipendenza affettiva. Si tratta di un processo evolutivo che richiede tempo e riflessione, e che può essere sostenuto attraverso alcune aree di lavoro fondamentali.
È essenziale riconoscere che il valore individuale non è determinato dalla presenza o dalla qualità di una relazione. La coppia può arricchire l’identità, ma non fondarla. Un’autostima fragile è spesso sostenuta da schemi di autosvalutazione e critica interna. Sviluppare un dialogo interno più equilibrato e compassionevole contribuisce a ridurre la dipendenza dall’approvazione esterna. La capacità di tollerare emozioni spiacevoli e di autoregolarsi riduce il bisogno di affidare all’altro la gestione del proprio benessere emotivo.
La definizione di confini chiari consente di mantenere un senso di identità all’interno della relazione e favorisce interazioni basate sul rispetto reciproco. Interessi, ruoli sociali, relazioni amicali e obiettivi personali rafforzano l’autostima e prevengono la centralità esclusiva della coppia.
Quando l’autostima è sufficientemente strutturata, la relazione di coppia non è più vissuta come spazio di compensazione o salvezza, ma come luogo di incontro tra due soggettività autonome. In una relazione sana, la vicinanza non implica annullamento e l’amore non richiede la rinuncia a sé stessi.
La prevenzione della dipendenza affettiva passa attraverso un lavoro di costruzione e consolidamento dell’autostima personale. Investire sulla relazione con sé stessi permette di vivere legami affettivi più liberi, equilibrati e rispettosi, in cui l’altro non è necessario per sentirsi degni, ma scelto per condividere un percorso di crescita reciproca.
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