Dipendenze

Fine di un amore

04 Settembre 2019

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SINTOMI E PERCORSO DI GUARIGIONE

Quando finisce un amore, il più delle volte, non si riesce a comprenderne il motivo. Non ci si arrende e si tenta l'impossibile per recuperare la persona perduta. Si attua così un'analisi ossessiva delle cause che hanno portato alla fine. Spesso, ci si attribuiscono le colpe, perchè così facendo si può sperare che cambiando il proprio comportamento c'è una possibilità che la relazione riprenda.

Ma, in questo modo non si fa che prolungare la sofferenza.

E' importante sottolineare che il tempo per elaborare il lutto è del tutto soggettivo, ma, durante questo periodo, il solo modo per uscire dal dolore è quello di sperimentarlo, di concederselo.

Per giungere ad una autentica guarigione è necessario affrontare il dolore e tutte le emozioni ad esso legate. 

Ci si sente come perdute e si prova un senso di vuoto dal quale non si riesce a liberarsene. Niente ha più senso, è come se la perdita dell'altro abbia comportato la perdita di noi stesse. Si è, in alcuni casi, addirittura perso il desiderio di fare qualsiasi cosa, fino ad arrivare ad uno stato depressivo.

E' presente spesso il senso di colpa per le azioni che sono state compiute e un senso di paura, di ansia, di impotenza e insicurezza riguardo l'idea di dover affrontare la propria vita senza la persona perduta.

A queste sensazioni depressive subentra poi una fase di rabbia, anche nei confronti di noi stesse.

Si pensa alla persona che ci ha lasciate come l'unica possibile vicina a noi, senza minimamente valutare che forse un altro tipo di partner potrebbe essere più adatto.

La terapia, in particolare quella di gruppo, consente di far emergere tutti gli aspetti bloccanti. Il confronto con le altre esperienze ci permette non solo di sentirci meno sole con il nostro dolore, ma soprattutto di vedere con maggiore chiarezza la realtà della relazione e accettare anche il fatto che la sua fine potrebbe essere stato un passaggio necessario per la propria crescita, come donna.

Teniamo sempre presente che solo imparando a stare bene con noi stesse possiamo trovare la persona giusta, non spinte da un bisogno, spesso di colmare un vuoto, ma da un desiderio di autentico scambio e complementarietà.

 

CASO CLINICO

Riporto di seguito la lettera di una donna che ho avuto in terapia.

"Sono davanti al foglio elettronico per scrivere la mia storia ma le parole non vogliono arrivare... Quelle parole che dovrebbero 'rendere', rappresentare nel miglior modo possibile nove anni di amore e di vissuto. Amore bambino, amore eletto come pochi, potente, fiammante, infiammato e poi... Finito. Esistono queste parole? A distanza di dieci anni dalla fine del mio amore, stento ancora a credere che si possa raccontare. Perchè quello che succede, che è successo a me... E' come se qualcosa ti avesse amputato un braccio o una gamba. Lo stesso straziante dolore viscerale che ti impedisce di muoverti, di respirare, che non ti fa guardare allo specchio... Perchè 'senza pezzi' non puoi più riconoscerti. 

Non sai chi sei adesso senza quel pezzo di te, della tua vita. Niente vale più alcuna pena. Da un mondo pieno di colori i tuoi occhi ora vedono solo ombra e grigio e piano piano si chiudono in un letargo subdolo e sottile, in cui ti lasci fluttuare, senza provare più nulla, senza sentire.

Questo è quello che ricordo della mia anoressia. Quel sonno fluttuante negli oscuri meandri della mia anima, dove guardavo in faccia il mio dolore ma non volevo riconoscerlo. Facevo finta che ero forte, che quello che era successo non mi aveva toccata. Quando invece era chiarto a tutti che avevo smesso di mangiare, di ridere, di vivere.

Ero dimagrita così tanto che ho perso il ciclo per otto anni. Il mio stesso corpo aveva smesso di essere donna per qualcun altro. Come succede in alcuni casi si tocca il fondo, e, se si è fortunati, ti scatta qualcosa dentro, io la chiamo la 'scintilla della vita', che, dal quel momento si erge in tutta la sua forza inaspettata, e rifiutandosi di lasciare il timone al tuo cuore spezzato, riprende in mano quella tristissima nave alla deriva e piano piano la riporta sulla rotta giusta.

Ci vuole coraggio all'inizio, a dare ascolto a questa debolissima parte di noi. Perchè ci si vede già spacciate. Eppure con il tempo impariamo che questa luce, questa scintilla è la cosa più importante che abbiamo per cui vale la pena di lottare.

E' il nostro essere su questo mondo, è la nostra unicità, la nostra dignità, il nostro essere 'noi' qui ed ora. E, giorno dopo giorno, anno dopo anno, esperienza dopo esperienza, comprendiamo che il senso della vita é proprio liberare questa unicità, farla esprimere, farla esplodere. E che niente e nessuno potrà mai abbatterla. Nessuno dolore, nessuno ostacolo, figuriamoci un amore finito.

Durante questi anni trascorsi a ricostruirmi, a leccarmi le cicatrici del cuore, la cosa sostanziale che ho imparato è di amare me stessa e questo amore, quello verso me stessa non finirà mai. Nessun uomo potrà mai scalfirlo.

Oggi ringrazio questa grande sofferenza durata dieci anni perchè mi ha rinforzato dalle fondamenta.

Senza il lungo percorso di ricostruzione dal grande vuoto dentro di me non avrei potuto ambire ad una vita serena, ad un nuovo e soddisfacente rapporto amoroso culminato nel matrimonio e nella futura nascita di una bambina.

A tutte le donne e agli uomini che si trovano a combattere un mostro simile al mio vorrei dire solo una cosa: contate solo su di voi. Certo, sono importanti le persone che avete accanto, potete piangere ogni tanto sulle loro spalle, ma non pensiate che possano fare il lavoro al posto vostro.

Siete voi che dovete scendere nella vostra oscurità e affrontarla pezzo dopo pezzo, dovete fare il lavoro sporco. Se tralasciate di affrontare qualche cosa, prima o poi si riprenseterà. 

Non crediate che sia un cammino facile. Più siete sensibili, più tempo probabilmente impiegherete per risalire la china.

Eppure io sono qui a testimoniare che anche la persona più fragile può diventare forte, uscirne fuori e vincere."

Ho letto e riletto questa bellissima e toccante lettera. La gioia nel constatare la fine della sofferenza di questa donna é per me grandissima. Abbiamo fatto insieme un lungo percorso, difficile, fatto di momenti nei quali la speranza di uscire dal tunnel sembrava allontanarsi sempre più. Ma quando tutto sembrava perduto, questa donna ha deciso di affrontare il dolore, il vuoto affettivo. Ha deciso di 'scendere nella sua oscurità', di affrontarla 'pezzo dopo pezzo'. E' stata dura, ma ora è libera dal dolore, è libera dalla dipendenza. Ora finalmente ama se stessa prima di amare gli altri-

 

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