Acufene, ansia e insonnia: come la psicoterapia nel protocollo TRT aiuta a "spegnere il volume"

Acufene, ansia e insonnia: come la psicoterapia nel protocollo TRT aiuta a "spegnere il volume"

Chi sperimenta per la prima volta un acufene continuo – un fischio, un ronzio, un fruscio percepito nelle orecchie o nella testa in assenza di una sorgente sonora esterna – spesso si sente ripetere una frase tanto comune quanto disarmante: «Gli esami non mostrano nulla di grave, non c’è una cura medica: deve solo imparare a conviverci».

Questa risposta genera spesso sconforto, frustrazione e un senso profondo di isolamento. L'acufene non viene vissuto solo come un sintomo fisico, ma si trasforma rapidamente in una presenza costante che condiziona il lavoro, la concentrazione e, soprattutto, il riposo notturno.

Tuttavia, tra la ricerca illusoria di un "farmaco miracoloso" e la rassegnazione passiva, esiste una strada clinica validata a livello internazionale: il percorso di abituazione (habituation) neurofunzionale attraverso la Tinnitus Retraining Therapy (TRT) integrata con la psicoterapia specialistica.

Il circolo vizioso: perché l'acufene sembra alzare il volume?

A livello neurofisiologico, l'acufene nasce frequentemente come una risposta compensatoria a livello delle vie uditive, ma è il modo in cui il cervello interpreta quel segnale a determinarne l'impatto sulla vita quotidiana.

Quando il suono viene percepito come una minaccia, si attivano due strutture cerebrali chiave:

  1. Il sistema limbico, responsabile delle emozioni e della reazione di allarme.

  2. Il sistema nervoso autonomo, che prepara l'organismo alla risposta di "attacco o fuga".

Si innesca così un vero e proprio circolo vizioso:

Il fischio genera allarme e frustrazione $\rightarrow$ Il sistema nervoso entra in ipervigilanza $\rightarrow$ L'attenzione resta costantemente focalizzata sul suono $\rightarrow$ Il cervello interpreta il segnale come urgente e ne amplifica la percezione acustica.

Acufene e insonnia: il paradosso del silenzio

Molte delle persone che si rivolgono al mio studio riferiscono che il momento più critico è la notte. Nel silenzio della camera da letto, venendo a mancare i suoni ambientali diurni che mascherano naturalmente il disturbo, il sistema nervoso centrale aumenta il proprio "guadagno uditivo", rendendo il fischio apparentemente assordante.

A questo punto subentra l'ansia anticipatoria del non riuscire a dormire: il letto cessa di essere un luogo di riposo e diventa il terreno di un monitoraggio ossessivo del sintomo. L'insonnia conseguente abbassa le difese emotive, rendendo il giorno successivo ancora più faticoso e amplificando ulteriormente l'intolleranza all'acufene.

Il ruolo della psicoterapia nella TRT: verso l'abituazione (habituation)

All'interno del protocollo TRT (Tinnitus Retraining Therapy), sviluppato dal neurofisiologo Pawel Jastreboff, la psicoterapia non si limita a un generico "supporto morale", ma interviene come trattamento clinico strutturato.

L'obiettivo dell'approccio cognitivo-comportamentale applicato alla TRT non è eliminare forzatamente il segnale acustico alla radice, bensì rieducare il cervello a considerarlo un suono neutro e non minaccioso, fino a renderlo privo di rilevanza emotiva e non più accessibile alla consapevolezza vigile (esattamente come accade con il rumore del frigorifero di casa o delle auto in lontananza).

Il percorso psicoterapeutico agisce concretamente su più livelli:

  • Ristrutturazione cognitiva: decostruzione dei pensieri catastrofici legati al sintomo («Non potrò mai più avere pace», «Questo suono mi farà impazzire»).

  • Interruzione dei comportamenti di controllo ed evitamento: riduzione dell'ipervigilanza e dell'isolamento acustico (come l'abitudine disfunzionale di usare tappi nelle orecchie, che peggiora l'iperacusia).

  • Protocolli per il sonno (CBT-I): tecniche mirate per spegnere l'arousal notturno, gestire l'ansia da prestazione legata al riposo e reintrodurre un arricchimento sonoro terapeutico.

  • De-sensibilizzazione corporea: regolazione del sistema nervoso autonomo attraverso tecniche di rilassamento e gestione dell'iperreattività ai suoni.

Un approccio integrato per ritrovare la serenità

Convivere serenamente con l'acufene non significa rassegnarsi a soffrire, ma acquisire strumenti clinici specifici per disinnescare la reazione di allarme del cervello e riappropriarsi del proprio benessere.

Nella mia attività clinica opero in stretta collaborazione con l'équipe medica del Centro Acufeni Firenze, integrando la valutazione audiologica e medica con percorsi psicoterapeutici personalizzati, volti a favorire l'abituazione e il recupero della qualità della vita.

Dr.ssa Virginia Valeska Quaranta

Psicologa Psicoterapeuta

Specializzata in Psicoterapia per Acufeni, Iperacusia e Disturbi del Sonno (Protocollo TRT)

Riceve su appuntamento presso lo studio di Firenze (via Antonio Giacomini 28) e svolge percorsi di psicoterapia online.

Per informazioni o per prenotare un primo colloquio conoscitivo, è possibile utilizzare i recapiti diretti presenti nella scheda del profilo

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