Mio figlio di 8 anni si sveglia la notte e viene nel lettone

Emanuela

Salve, mio figlio di quasi 8 anni, li compie e dicembre, ogni notte si sveglia e viene nel lettone. Si addormenta da solo e poi dopo 3 ore si sveglia e viene nel lettone. Stanotte ho fatto la prova a farlo riaddormentare per 2 volte, ma dopo mezz’ora è ripresentato. Lo scorso anno almeno capitava che dormiva tutta la notte da solo, ma è da quest’estate che si sveglia e quasi ogni notte. La cosa strana è che quando siamo in vacanza e dorme nel letto accanto a sua sorella o nel lettone dorme tutta la notte. Ah lui dorme nella sua stanza con la sorella però in un letto a castello. Aspetto vostre risposte. Grazie

11 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Emanuela,

I continui risvegli notturni di un bambino che possiede già l'ottima capacità di addormentarsi da solo ci forniscono un'indicazione clinica molto precisa. Non siamo di fronte a un disturbo del sonno, ma a una forte richiesta di vicinanza fisica ed emotiva nei momenti di maggiore vulnerabilità notturna.

Il fatto che in vacanza, dormendo fisicamente vicino a voi o alla sorella, il riposo sia ininterrotto conferma esattamente questa dinamica. Le ferie estive alterano le routine e creano una maggiore fusione familiare, rendendo talvolta faticoso il riadattamento all'autonomia autunnale. Inoltre, la struttura stessa del letto a castello, specialmente se il bambino dorme in alto, può trasmettere un senso di isolamento durante i fisiologici micro-risvegli che tutti abbiamo di notte, spingendolo a cercare il porto sicuro della vostra camera.

Per modificare questa abitudine è fondamentale applicare una fermezza dolce ma decisa. Riportarlo in camera due volte per poi cedere alla terza finisce involontariamente per rinforzare il suo comportamento, poiché il bambino apprende che basta insistere e resistere abbastanza a lungo per ottenere il lettone. Ogni singola volta che si presenta da voi, va riaccompagnato nel suo letto mantenendo un atteggiamento neutro, silenzioso e calmo.
Eviti di accendere luci, di dare spiegazioni o di rimproverarlo, può stargli vicino qualche minuto accarezzandolo, ma l'addormentamento deve avvenire esclusivamente nel suo spazio. Ci vorrà un po' di fatica e costanza iniziale da parte vostra, ma mantenendo questa coerenza assoluta il problema rientrerà rapidamente.

Qualora sentisse il bisogno di esplorare meglio queste dinamiche o desiderasse uno spazio di confronto per gestire con più serenità questa fase di crescita del suo bambino, resto a sua completa disposizione per un colloquio, anche in modalità online. 

Un caro saluto

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

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Buongiorno Emanuela,

Dal punto di vista evolutivo e psicologico, il comportamento del tuo bimbo ci offre già degli importanti indizi da decodificare insieme. Il timing del risveglio, coincide spesso con la fine di un ciclo di sonno profondo e l'ingresso in una fase di sonno più leggero. In quel momento di transizione, il bambino avverte un micro-risveglio e si accorge di non trovarsi più nello stesso contesto in cui si era addormentato la sera. La ricerca del lettone diventa quindi una ricerca di continuità ambientale e rassicurazione. I bambini attraversano fasi di crescita, e intorno agli 8 anni possono riemergere bisogni di dipendenza affettiva, paure notturne sottili o semplicemente il desiderio di un contatto più protetto. L'estate ha segnato una discontinuità, ed è probabile che si sia stabilizzata questa nuova abitudine. Invece di forzare subito il riaddormentamento solitario quando è già in preda alla stanchezza notturna, si può lavorare sul pre-addormentamento serale o creare un piccolo "ancoraggio" un oggetto transizionale, una lucina rassicurante, o un piccolo rituale verbale che lo aiuti a metabolizzare il distacco notturno. I tentativi di farlo riaddormentare nel suo letto per due volte, seguiti dal ritorno dopo mezz'ora, dimostrano che in quel momento il suo bisogno di vicinanza era soverchiante rispetto al metodo. A volte, mettersi seduti accanto a lui nel suo letto per qualche minuto, senza cedere subito al lettone ma offrendo una presenza calda, aiuta a ridefinire il confine della sicurezza.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Buongiorno, 

la fatica da Lei descritta sarebbe da approfondire mediante una valutazione clinica che ponga l'attenzione sul funzionamento familiare, sulle relazioni tra suo figlio e lei, il padre e la sorella, e quale fase di sviluppo psicologico e affettivo il bambino sta attraversando attualmente."

Le posso consigliare di rivolgersi a un professionista del luogo vicino a lei o in alternativa sono disponibile online, può trovare il mio contatto telefonico cellulare accedendo al mio sito web all'interno della sezione "contatti": https://elenaferrario.it/

Cordiali saluti, 

Ferrario Elena 

Gentile Signora, da quel che racconta pare emerga una situazione che merita attenzione, non si presta a risposte immediate, non vi sono consigli pronti all'uso. Il suo racconto riporta differenze nella qualità del sonno, mutamenti tra il sonno nel letto a castello e la vicinanza affettiva con un elemento familiare, è un elemento che suggerisce una funzione di co-regolazione emotiva da approfondire.

Per comprendere quale significato abbia per il bambino e come gestirlo richiede un approfondimento del contesto, storia, origine e strategie efficaci per rispondere in modo adeguato ai suoi bisogni. 

Spetta al genitore valutare se questa fatica notturna necessiti di una decodifica mirata, attivando i canali di un percorso di consulenza professionale. 

Un caro saluto 

Dott.ssa Ursula Fortunato

 

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Gentile Emanuela,

da quello che racconta, proverei innanzitutto a capire se da quest’estate è cambiato qualcosa che può averlo reso più agitato o bisognoso di rassicurazione: potrebbe essere la scuola, qualche preoccupazione, un cambiamento nelle sue abitudini o semplicemente una fase di crescita. Il fatto che in vacanza, dormendo vicino alla sorella o nel lettone, riesca invece a dormire tutta la notte è un elemento interessante e fa pensare che la vicinanza e la presenza degli altri possano tranquillizzarlo.

Quando si sveglia durante la notte, però, eviterei di fargli domande o di cercare di capire cosa gli succede in quel momento. Ne parlerei con lui il giorno dopo, quando è tranquillo e riposato, chiedendogli con naturalezza cosa è successo, se aveva paura di qualcosa o se semplicemente sentiva il bisogno di starle vicino. In quel momento sarà più facile per lui raccontarle quello che prova.

Lavorerei poi molto sulla prevenzione, creando una routine serale sempre uguale e rassicurante: prepararsi per la notte, leggere insieme una storia, qualche coccola e poi andare a dormire. La prevedibilità della routine può aiutarlo a rilassarsi e a sentirsi più sicuro.

Un’altra cosa importante è stabilire delle regole prima che si verifichi il risveglio, parlandone con lui durante il giorno. Ad esempio, potreste concordare che se si sveglia può chiamarla, lei va da lui, lo rassicura e poi lo riaccompagna nel suo letto. In questo modo la regola è già chiara e non viene decisa nel cuore della notte, quando lui è assonnato e lei magari è stanca.

Cercherei comunque di essere molto tranquilla e coerente, senza trasformare il momento in una lotta. A questa età può ancora avere bisogno di rassicurazione e, visto che fino a qualche mese fa riusciva a dormire tutta la notte, lavorerei soprattutto per capire cosa è cambiato e aiutarlo gradualmente a ritrovare quella sicurezza.

Cordiali saluti

 

Dott. Fabio Rocci

Dott. Fabio Rocci

Milano

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Buongiorno Emanuela,

da quanto descrive, il comportamento di suo figlio sembra essere legato soprattutto alla difficoltà nel riaddormentarsi autonomamente dopo i normali risvegli notturni. Il fatto che in vacanza, dormendo vicino alla sorella o nel lettone, riesca a dormire tutta la notte è un elemento interessante: suggerisce che la vicinanza e la presenza di un’altra persona possano rappresentare per lui una condizione di maggiore sicurezza e facilitare il riaddormentamento.
A questa età possono comparire o ripresentarsi risvegli notturni, anche dopo periodi in cui il sonno era regolare. Più che concentrarsi sul singolo risveglio, sarebbe utile osservare cosa accade abitualmente dopo: se ogni volta trova nel lettone la condizione che gli permette di riaddormentarsi, questa modalità può progressivamente consolidarsi.
In genere è utile mantenere una risposta notturna calma, breve e prevedibile, accompagnandolo con gradualità verso la sua stanza e aiutandolo a sviluppare nuovamente la capacità di riaddormentarsi nel proprio letto. È importante anche evitare che il momento del risveglio diventi un’occasione di lunga interazione o contrattazione.

Se il fenomeno dovesse persistere a lungo, associarsi a forte ansia, paure, incubi frequenti o incidere significativamente sul funzionamento diurno, può essere utile approfondire la situazione con un professionista dell’età evolutiva.

Un caro saluto,
Dott.ssa Grazia Melchiorre
Psicologa clinica
Ricevo anche online

Dott.ssa Grazia Melchiorre

Dott.ssa Grazia Melchiorre

Pescara

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Buongiorno Emanuela 

La ringrazio per aver esternato questo vissuto in questo spazio. Arriva la sofferenza che accolgo in questo spazio con il massimo rispetto e trasparenza.

Dalle sue parole emerge una difficoltà di riaddormentarsi in suo figlio di 8 anni. In questa tappa evolutiva è comune aver bisogno di rassicurazione, vicinanza fisica, accoglienza. Se l'estate la routine cambia, ora con la ripresa della scuola potrebbe riattivare diverse esigenze e bisogni. Mi sembra la ricerca di presenza che va sicuramente attenzionata. Monitorare la situazione in primis, accogliere ciò che prova il bambino e, se la situazione persiste, non esitare a chiedere un aiuto professionale.

Un caro saluto 

Dott.ssa Maria Alpino

Psicologa scolastica e di comunità 

Rimini e Online 

Dott.ssa Maria Alpino

Dott.ssa Maria Alpino

Rimini

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Gentile Emanuela,

quello che descrive è un comportamento molto comune nei bambini della fascia d’età di suo figlio. Anche quando un bambino sa addormentarsi da solo, può attraversare periodi in cui durante la notte cerca la presenza dei genitori: non è un “passo indietro”, ma un segnale che in questo momento ha bisogno di rassicurazione. Dal suo racconto emergono alcuni elementi importanti: 1) suo figlio si addormenta autonomamente, quindi la competenza c’è;  2) il risveglio avviene dopo poche ore, sempre più o meno nello stesso intervallo; 3) la ricerca del lettone è costante a casa, ma sparisce in vacanza quando dorme vicino alla sorella; 4) nella quotidianità, pur avendo la sorella nella stessa stanza, lui dorme nel letto a castello, quindi fisicamente più distante. Questo suggerisce che il problema non è “non vuole dormire da solo”, ma che in questo periodo ha bisogno di vicinanza fisica durante la notte. In vacanza, quando dorme accanto alla sorella o nel lettone, questa vicinanza è garantita e infatti dorme tutta la notte. A volte basta un cambiamento - l’estate, una crescita, una preoccupazione, un piccolo evento - per rendere il sonno più fragile. I bambini non sempre riescono a spiegare cosa li inquieta, ma il corpo lo mostra: si svegliano e cercano la figura che li fa sentire al sicuro. Non è un comportamento “da correggere” con rigidità, ma da accompagnare. Alcuni passaggi che spesso aiutano sono:1) normalizzare il risveglio: non viverlo come un fallimento, ma come un bisogno; 2) offrire rassicurazione senza trasformare il lettone in una nuova abitudine stabile;3) valutare se, per un periodo, può dormire più vicino alla sorella (ad esempio scambiando i letti); 4) mantenere una routine serale calma e prevedibile; 5) evitare lotte o discussioni notturne: più si prolunga la tensione, più il risveglio si rinforza. Se il comportamento è iniziato quest’estate, è probabile che sia una fase e che, con qualche piccolo aggiustamento, si risolva gradualmente. Se invece dovesse continuare per molti mesi o diventare fonte di forte stress per lui o per voi, un breve confronto con un professionista può aiutare a capire cosa sta cercando di comunicare attraverso il sonno e come accompagnarlo nel modo più sereno possibile. Resto a disposizione.

Dott. Sergio Stroppa

Dott. Sergio Stroppa

Ancona

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Gentile Emanuela,

a quest’età è molto frequente che il sonno diventi più “relazionale” che fisiologico.

Tuo figlio non ha un problema di addormentamento, ma di vicinanza: quando sente qualcuno accanto, come in vacanza o nel lettone, dorme tutta la notte. Quando invece è nel letto a castello, anche se la sorella è nella stessa stanza, la distanza per lui è più grande. Non è un capriccio, è un bisogno.

Il risveglio dopo tre ore è tipico: è il passaggio dal sonno profondo a quello leggero, e se c’è un pensiero o una piccola insicurezza, lui viene da voi. È una fase, e si riassesta da sola quando ritrova sicurezza interna. Accompagnarlo nei risvegli, senza forzare, è il modo più efficace per tornare gradualmente alla routine di prima.

Un caro saluto
Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica e del Lavoro 

Ricevo Online 

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentilissima mamma,
da ciò che racconta, suo figlio sembra riuscire ad addormentarsi autonomamente, mentre la difficoltà si presenta successivamente, con risvegli notturni dopo i quali tende a raggiungervi nel lettone.

È interessante il fatto che in vacanza, quando dorme accanto alla sorella o insieme a voi, questo sembri non accadere. È sicuramente un elemento da tenere in considerazione, ma da solo non permette di stabilire il motivo dei risvegli: possono entrare in gioco diversi fattori legati alle abitudini del sonno, al contesto, al periodo che il bambino sta attraversando o semplicemente a una modalità che nel tempo si è consolidata.

Non necessariamente, quindi, questo comportamento deve essere interpretato come il segnale di un problema. Può essere utile osservare cosa accade, anche considerando che riferisce un cambiamento abbastanza preciso a partire da questa estate.

Durante il giorno, in un momento tranquillo, potreste provare a chiedergli semplicemente cosa ricorda dei suoi risvegli: se ha fatto un sogno, se qualcosa lo spaventa, se fatica a riaddormentarsi oppure se viene da voi quasi automaticamente. È preferibile lasciare che sia lui a raccontare, senza suggerirgli necessariamente una spiegazione.

Dal punto di vista pratico, se desiderate aiutarlo a tornare a dormire nel proprio letto, quando si presenta nel lettone potete rassicurarlo brevemente e riaccompagnarlo con calma, eventualmente rimanendo con lui qualche minuto. È importante soprattutto mantenere nel tempo una modalità abbastanza coerente, evitando che il momento notturno diventi occasione di discussioni o contrattazioni.

Al mattino si possono invece riconoscere e valorizzare i piccoli progressi, senza trasformare il dormire da solo in una prova da superare.

Se i risvegli dovessero persistere a lungo, aumentare oppure associarsi a un disagio significativo anche durante il giorno, potrebbe essere utile confrontarsi con il pediatra e, se necessario, con un professionista dell'età evolutiva per comprendere meglio la situazione nel suo insieme.

Un caro saluto.

Dr.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Dott.ssa Federica Ciocca

Dott.ssa Federica Ciocca

Torino

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Buongiorno, quello che descrive non è necessariamente un segnale di un problema: i risvegli notturni possono aumentare in alcuni periodi, soprattutto quando cambiano abitudini, emozioni o bisogni di sicurezza.

Il fatto che in vacanza suo figlio riesca a dormire tutta la notte, soprattutto condividendo la stanza o il letto con la sorella, è un elemento interessante: potrebbe suggerire che la presenza di qualcuno vicino a lui abbia una funzione rassicurante. Più che concentrarsi sul “fargli imparare” a tutti i costi a dormire da solo, proverei a comprendere cosa accade proprio nel momento del risveglio: ha paura? fa brutti sogni? cerca semplicemente la vicinanza?

Se quando arriva nel lettone trova immediatamente una risposta molto gratificante, inoltre, il comportamento può consolidarsi. Potreste concordare con lui una modalità graduale e sempre uguale per affrontare il risveglio, accompagnandolo con calma nel suo letto e rassicurandolo, senza trasformare la notte in una lunga negoziazione.

Visto però che il cambiamento è presente da diversi mesi, se i risvegli sono molto frequenti o associati ad ansia, paure, difficoltà durante il giorno, russamento o altri disturbi del sonno, ne parlerei con il pediatra ed eventualmente, con un professionista dell'età evolutiva.

Non mi preoccuperei quindi del fatto che “a quasi 8 anni dovrebbe dormire tutta la notte da solo”: cercherei piuttosto di capire quale bisogno sta esprimendo attraverso questo comportamento e di accompagnarlo gradualmente verso una maggiore autonomia.

Dott.ssa Federica Altizio

Dott.ssa Federica Altizio

Barletta-Andria-Trani

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