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Per alcuni ricercatori è una sindrome abbastanza comune, per altri non esiste. I primi tentativi di classificazione di questa patologia risalgono a Stunkard (1959). Egli aveva notato che gli obesi non mangiano tutti allo stesso modo: alcuni assumono grandi quantità di cibo in poco tempo, con un senso di perdita di controllo, come se non si rendessero conto di quanto stanno facendo.

Da allora sono stati attuati vari tentativi di dare una collocazione nosografica ai soggetti con tale comportamento. A tutt’oggi non si è ancora giunti ad una sistemazione definitiva. Esistono vari modelli nosografici anche molto diversi, come ben sintetizzano Devlin, Goldfein e Dobrow (2003) nell’articolo: “What is this thing colled BED?” (Cos’è questa cosa chiamata BED?).

L’incertezza nosografica si traduce in risultati controversi sulla diffusione della malattia dovuti al fatto che i ricercatori utilizzano criteri diagnostici differenti. In Italia vi sono pochi dati epidemiologici. Uno studio condotto su un campione femminile nelle scuole medie superiori di Napoli e provincia (919 studentesse di età compresa tra i 13 ed i 19 anni) attesta la prevalenza del BED allo 0,22% (Cortrufo et al.1999), pari a quella dell’Anoressia Nervosa.

La maggioranza dei dati relativi alla diffusione del disturbo nella popolazione generale in Italia rivela un valore compreso tra lo 0,7% e il 4,6% (Loriedo, Bianchi, Perrella, 2002). Considerando unicamente la fascia di popolazione a maggior rischio per i Disturbi Alimentari, cioè donne tra i 12 ed i 25 anni di età, la percentuale sale al 6% (Ministero della Sanità, 1997). In generale è possibile affermare che il disturbo risulta indubbiamente più comune nei pazienti che seguono trattamenti per la cura dell’obesità. I tassi di prevalenza, infatti, tenderebbero a crescere proporzionalmente all’entità del sovrappeso.

Alcuni autori (Hay, Fairburn, 1998) considerano il BED una variante della Bulimia Nervosa senza comportamenti compensatori, tale classificazione è però, a nostro avviso, difficilmente sostenibile perché molteplici sono le differenze tra le due patologie. Nella Bulimia l’attenzione è costantemente incentrata sulla propria immagine corporea e sul controllo ossessivo del peso e del cibo. Nel BED invece il peso è uno spiacevole effetto collaterale delle abbuffate ed al di fuori degli episodi bulimici i soggetti non restringono, se non saltuariamente, il loro introito calorico. Anche se si mettono frequentemente a dieta, le seguono per periodi molto limitati, con scarsi risultati e frequenti drop out. Di conseguenza il loro Indice di Massa Corporea (BMI) è solitamente elevato.

Certamente no sono contenti dell’eccesso di peso, ma non hanno l’ossessione di controllarlo a qualsiasi costo, piuttosto lo guardano con triste rassegnazione: “Sono grassa, non ce la farò mai a dimagrire…”.

Il BED si differenzia anche per quanto riguarda l’età di insorgenza, più precoce, il BMI, più alto (Raymond et al., 1995), e una distribuzione simile nei due sessi (contrariamente alla Bulimia Nervosa che è molto più diffusa nelle donne) (Yanovsky, 1993). Le abbuffate compaiono prima delle restrizioni dietetiche (Spurrel et al., 1997; Santonastaso et al., 1999).

Un’altra ipotesi nosografica sostiene che il BED non ottemperi i criteri diagnostici per la Bulimia Nervosa né possieda caratteristiche tali da farlo ritenere una patologia a sé stante e vado pertanto compreso tra i disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (DA-NAS o EDNOS). Le abbuffate rappresenterebbero un comportamento alimentare patologico, comune tra i pazienti obesi e presente in svariati disturbi alimentari, e non caratterizzerebbero di per sé una sindrome.

Siamo propensi a pensare, insieme a molti ricercatori, che il BED rappresenti un disturbo dell’alimentazione a sé stante, alla stregua dell’Anoressia Nervosa e della Bulimia Nervosa (P.Vinai, P.Todisco, 2009). Questi tesi è giustificata dal fatto che i soggetti che ne sono affetti si alimentano in modo diverso dagli altri obesi e presentano caratteristiche psicopatologiche differenti da quelle delle pazienti bulimiche.

Quello che maggiormente induce a pensare che il BED sia un disturbo alimentare a sè stante è il peculiare atteggiamento di questi pazienti nei confronti del cibo. Lo sentono un alleato scomodo, capace di consolare nei momenti più tristi o di gratificare in quelli di gioia, che lascia però dietro di sé il senso di colpa per l’abbuffata ed uno spiacevole residuo di chili superflui. Atteggiamento ben diverso è quello delle bulimiche per le quali è un nemico da combattere con alterne fortune (restrizioni ed abbuffate). Queste pazienti non vorrebbero mangiare, ma frequentemente l’eccessiva restrizione calorica le induce ad abbuffate. Il paziente affetto da BED al contrario vorrebbe abbuffarsi, ma non subirne gli effetti sgradevoli sul proprio peso.

La frequenza delle abbuffate è stata considerata un indicatore del livello di disagio psichico negli obesi. Secondo Stunkard e Allison (2003) il BED sarebbe il risultato della coesistenza di due patologie: l’obesità e la depressione. Altri ricercatori ancora pensano trattasi di una modalità di alimentazione tipica degli obesi che vivono in modo egodistonico il rapporto con il proprio peso e la loro immagine corporea. Di conseguenza tenderebbero più frequentemente degli altri ad intraprendere diete eccessivamente restrittive col risultato di cadere nelle abbuffate con un meccanismo simile a quello delle pazienti bulimiche. Questa ipotesi non è però sostenuta dall’evidenza clinica: le abbuffate nei BED non paiono essere correlate alla restrizione alimentare.

Siamo propensi a pensare, insieme a molti ricercatori, che il BED  rappresenti un disturbo dell’alimentazione a sé stante, alla stregua dell’Anoressia Nervosa e della Bulimia Nervosa.

Quello che maggiormente induce a pensare che il BED sia un disturbo alimentare a sè stante.

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