Dopo quanto tempo l'effetto svanisce?

camaleonte v.

Salve, la mia compagna ha assunto per 2 anni psicofarmaci (risperidone per un anno e abilify per un altro anno) ora sta assumendo 2.5mg di abilify al giorno e dovrebbe terminare l'assunzione a fine agosto (tra qualche giorno) se lo psichiatra confermerà. Volevo sapere dopo quanto tempo svanirà l'effetto dei psicofarmaci presi in questi due anni? Grazie

5 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Signore, 

Il farmaco che menziona è utilizzato per disturbi psichiatrici. ho qualche dubbio che lo psichiatra non abbia previsto un mantenimento. 

Comunque sarà necessario uno stretto monitoraggio ed un sostegno psicologico. Sfortunatamente , a meno  di  spiegazioni che non da, da questi disturbi non si "guarisce" nel significato classico del termine. Pertanto sarei fiducioso nello psichiatra e, se la signora non ha avviato una psicoterapia gliela consiglio.

Cordialmente

Gentile utente, quando si parla di quanto tempo impiega un farmaco a "svanire", è utile distinguere tra l'eliminazione fisica della molecola dall'organismo e il tempo di riassestamento neurobiologico e clinico.

​Ecco i principali aspetti da considerare:

​1. Eliminazione farmacologica dall'organismo

​Aripiprazolo (Abilify): Ha un'emivita plasmatica piuttosto lunga (circa 75 ore, e circa 94 ore per il suo metabolita attivo). Ciò significa che, dopo l'ultima assunzione del dosaggio da 2,5 mg, la molecola impiega circa 2 o 3 settimane per essere completamente eliminata dal circolo sanguigno.

​Risperidone: Essendo stato sospeso un anno fa, è già stato interamente smaltito dall'organismo da molto tempo e non è più presente a livello biochimico.

​2. Riassestamento recettoriale e neurobiologico

Anche dopo l'eliminazione della sostanza, il sistema nervoso centrale necessita di un periodo di transizione (solitamente da qualche settimana ad alcuni mesi) per ritrovare il proprio equilibrio basale. Durante questa fase possono verificarsi transitorie fluttuazioni dell'umore, del sonno o leggeri sintomi di adattamento.

​3. Monitoraggio clinico e follow-up

​Qualsiasi sospensione definitiva deve essere formalmente confermata e monitorata dallo psichiatra curante, che conosce la storia clinica specifica e le motivazioni della terapia.

​Durante e dopo la graduale interruzione, è fondamentale segnalare tempestivamente allo psichiatra qualsiasi cambiamento comportamentale, emotivo o fisico ritenuto anomalo o eccessivo, in modo da valutare se si tratti di un normale riassestamento o della ricomparsa dei sintomi originari.

​Affiancare un percorso di supporto psicologico in questa fase di transizione può essere particolarmente utile per monitorare il benessere emotivo e sostenere la persona nel consolidamento dei propri  equilibri.

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Roma

La Dott.ssa Cinzia Rondoni offre supporto psicologico anche online

Gentile,

grazie per aver scritto. Capisco bene la tua preoccupazione: quando una persona cara assume psicofarmaci per molto tempo, è normale chiedersi quanto “resti addosso” dopo la sospensione. Ti rassicuro su un punto importante: i farmaci come risperidone e abilify non lasciano un effetto permanente nel corpo. Una volta sospesi, vengono eliminati in tempi relativamente brevi, parliamo di giorni o poche settimane.

Quello che può richiedere più tempo non è il farmaco in sé, ma l’adattamento del sistema nervoso. Dopo due anni di terapia, il cervello si è abituato a funzionare con un certo equilibrio chimico, e quando il farmaco viene tolto deve semplicemente ritrovare il suo ritmo naturale. È un processo molto soggettivo: c’è chi torna stabile in poco tempo e chi ha bisogno di qualche settimana in più.

Il fatto che la tua compagna sia già a 2.5 mg, una dose minima, è un buon segnale: significa che il percorso di sospensione è già nella fase finale. Se lo psichiatra confermerà la chiusura ad agosto, vuol dire che la vede stabile e pronta.

La cosa più importante è procedere con calma, ascoltando come si sente lei, senza aspettarsi un “giorno esatto” in cui tutto torna come prima. La sospensione è un processo, e se è seguito bene è un processo sicuro.

Se avete bisogno di un confronto più approfondito o di un supporto psicologico durante questa fase, ricevo anche online.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentile,

dovrebbe contattare il/gli psichiatri curanti della sua compagna, se la sua compagna le permette di 'aprirle La Sua privacy personale '. I/Il curante dovrebbe avere già dato delle informazioni alla paziente per il cambio farmaco ed eventualmente lo scalaggio.

Non essendo,io, un medico psichiatra, ma conoscendo certe situazioni in cui si collabora per la salute psico-fisica del paziente,( rispetto etica professionale e privacy del paziente adulto e maggiorenne), si può chiedere al paziente se desidera informare un familiare stretto di fiducia.

Consiglio: le Sue info sono poche riguardo il contesto: se pubblico o privato. Se e come Lei, solo, potrebbe essere colui che gestisce la cura per la sua compagna.

Le auguro e Spero di farsi aiutare da un' equipe sanitaria. Oppure, almeno uno psicologo clinico oltre allo psichiatra.

Mi raccomando, 

~~~Se ci sono cure con determinati psicofarmaci, come i suddetti da Lei, affidarsi Sempre agli specialisti medici psichiatri.

Solo loro sanno cosa fare, come poter procedere per scalare.

Lascio un cordiale saluto.

Simona Rocco, Psicologa clinica e di comunità, Roma.

 

Dott.ssa Simona Rocco

Dott.ssa Simona Rocco

Roma

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Gentile,

L'effetto degli psicofarmaci varia da persona a persona, ma sicuramente da 6 mesi a 18 mesi il corpo si disintossica dalle medicine prese, necessarie. Gli psicofarmaci vanno ridotti gradualmente, diminuendo il dosaggio in maniera trimestrale.

Cordiali saluti

Dr ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

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