Droghe e psiche

Cocaina

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Dotata di proprietà anestetiche locali, è una droga usata fin dall'antichità nell'America Latina. Detta anche coca, neve, hayo, ebec, batù, eccetera, viene usata per via orale masticando le foglie secche di alcune piante della specie ery-throxylon. In Europa si preferisce inalarla, in gergo «sniffarla». Il primo effetto psichico che si manifesta dopo l'assunzione della sostanza è un senso di euforia intensa, accompagnata da grande gioia, piacere al movimento, senso di leggerezza e lucidità mentale. Dopo questo dinamismo, subentrano indifferenza, adinamia, senso di stupore, da cui il tossicomane può uscire solo con una successiva dose di cocaina. A lungo andare, compaiono allucinazioni visive, uditive e tattili.

Disturbi correlati alla cocaina - La cocaina, una sostanza presente in natura che viene estratta dalla pianta della coca, viene consumata in diverse preparazioni (per es., foglie, pasta, ecc...). Una forma di cocaina comunemente usata è il crack che viene facilmente inalato, così che i suoi effetti hanno un’insorgenza rapida.

Disturbi da uso di cocaina - La cocaina ha effetti euforizzanti estremamente potenti e i consumatori possono sviluppare dipendenza dopo avere usato la sostanza per periodi di tempo molto brevi. Un segno iniziale di dipendenza è quando il soggetto trova difficoltà crescente a non ricorrere all’uso di cocaina ogni volta che sia disponibile. Sono comuni complicanze mentali o fisiche da uso cronico, come ideazione paranoide, comportamento aggressivo, ansia, depressione e perdita di peso. Sintomi di astinenza, in particolare umore disforico, possono essere osservati, ma sono transitori e associati all’uso di dosi elevate.



Domande/Risposte


Salve, mia sorella per anni ha fatto uso di cocaina, adesso dice di aver smesso ma ha dei comportamenti paranoici, un' amplificazione degli stati emotivi, reazioni esagerate. Cosa succede mentalmente ad una persona che ha usato tale droga e (se è vero) non ne fa più uso? Angela


Risposte dei nostri esperti


Salve, rispondo volentieri alla sua domanda. La cocaina è una sostanza che incide in modo significativo sia sulle strutture cerebrali che sulla personalità di chi ne fa uso, ma anche sulla sua situazione di vita sociale e lavorativa. In genere dopo la assunzione le persone si sentono più attive ed energiche, cala la voglia di dormire, ci si sente pronti a fare tutto, si hanno reazioni di ipervigilanza, sensazioni di onnipotenza, a volte vere e proprie manifestazioni allucinatorie e deliri di tipo paranoideo. Nella fase di astinenza dalla sostanza la persona contatta in genere sensazioni di irrequietezza e irritabilità associate però ad un senso di vuoto, tristezza e abulia che fatica a tollerare e che la fanno ricorrere ancora una volta alla sostanza. Spesso in questo momento la persona prova anche forti sensi di colpa. In questo quadro emozionale si innestano poi i fattori di dipendenza sia di tipo fisiologico dipendenti dal tempo di assunzione della sostanza che di tipo psicologico. Ne cito uno per tutti: il craving, un bisogno conpulsivo di avere sempre maggiori quantità di sostanza a disposizione, anche se non c’è più dipendenza fisica dalla sostanza. Chi ha fatto esperienze di uso di cocaina ha bisogno di essere seguito e monitorato nel tempo da una equipe interdisciplinare dove siano presenti varie figure professionali quali medico psichiatra, psicologo psicoterapeuta educatori e assistenti sociali al fine di valutare l’intervento più appropriato per quella persona per aiutarla a superare i momenti difficili e a ricostruire qualcosa di nuovo per se stessa. Spero, con queste poche parole, di averle dato un minimo riferimento che possa esserle utile.

Dott. Marco Santachiara

 


 

Cara Angela, la cocaina è una droga che agisce sul sistema nervoso aumentando la quantità di neuromediatori che scatenano una reazione di allarme, determinando effetti a breve e lungo termine. A breve temine, oltre ad una sintomatologia fisica ben precisa, porta euforia, labilità, accresciuta performance cognitiva e motoria, insonnia, attacchi di collera e allucinazioni, pensiero incoerente e riduzione della capacità di autocritica. A lungo termine, la continua sovrastimolazione dei nervi conduce a disturbi della percezione, a difficoltà di concentrazione e stati paranoici, fino alla comparsa di serie malattie mentali, oltre a determinare effetti fisici piuttosto gravi. Anche la personalità è soggetta a cambiamento, a livello dell’umore, con scoppi d’ira, e come Lei riferisce, paure infondate, e a livello del comportamento, si diventa infatti egocentrici, aggressivi, insensibili. Infine, per quanto riguarda l’astinenza da cocaina, è caratterizzata da un’alternanza di rabbia e crisi depressive, con sensi di colpa, abulia, astenia, ansia, spesso anche idee suicide. Credo sia importante capire se sua sorella continui ad abusare di questa sostanza; in questo caso sarebbe necessario intraprendere un percorso di disintossicazione. Indipendentemente dal fatto che sua sorella continui ad assumere droga o no, le consiglio di farle prendere contatto con uno psicoterapeuta, che possa aiutarla a comprendere le motivazioni che l’hanno spinta ad assumere cocaina per tanto tempo, e ad elaborare e risolvere i conflitti sottostanti, rafforzando e supportando il suo io fragile, superando gli aspetti di dipendenza attraverso lo svincolo dal legame simbiotico instauratosi con la droga. E’un percorso duro e difficile, ma non bisogna scoraggiarsi, stia vicina a sua sorella. Le inoltro i miei sinceri auguri.

Dott.ssa Barbara Messina

 


 

Cara Angela, lei si domanda cosa succede mentalmente a chi, come sua sorella, ha usato una droga come la cocaina. Io credo che a questa domanda si possa rispondere in due modi. Uno, esponendo e spiegando gli effetti fisici e psichici della sostanza in questione. In tal senso, credo non le sarà difficile consultare dei testi (anche internet stesso) e farsi una "cultura" sulla cocaina. Penso anche, però che ci sia un modo diverso di intendere la sua domanda: "cosa succede a mia sorella, cioè cosa ne è (o ne sarà) di mia sorella...". Direi che lei giustamente si preoccupa per sua sorella e si pone delle domande riguardo alla sua capacità di superare tale brutta esperienza, su un piano psicologico. Ora, questo mi fa pensare, che dietro alla sua preoccupazione, ci possa essere la paura che sua sorella non sia all'altezza di farcela e che lei stessa, cara Angela, non si senta idonea ad aiutarla. Dunque, se la sua domanda è mossa da questa paura, le chiederei di rifletterci sopra e di rendersi conto che lei è probabilmente la persona più idonea ad aiutare sua sorella. E, forse, il senso di ciò che succede, è la creazione di un nuovo rapporto tra di voi. Un rapporto basato sulla condivisione di esperienze profonde, e sul ritrovarsi insieme, e proprio per questo, più forti di prima. Cara Angela, le auguro di tuffarsi con entusiasmo in questa "missione", alla scoperta di una persona che forse non conosce ancora, o che non ha mai conosciuto. Colgo l'occasione per augurarvi Buone Feste, e la invito a visitare il mio sito: www.robertoruga.it

Dott. Roberto Ruga

 


 

Le sostanze psicoattive danno luogo a effetti apparentemente simili ma le risposte soggettive sono molto diverse sia sul piano dell’ideazione, dell’umore, della motivazione ecc., per comodità si usa distinguere le sostanze in varie categorie es. eccitanti, sedativi, euforizzanti, a secondo dell’effetto apparentemente più visibile ma la descrizione soggettiva dell’effetto di chi ha assunto la sostanza può fornire quadri che si discostano molto da quelli che potrebbe dedurre l’osservatore, oltre al fatto che ormai è assodato che la stessa sostanza può aumentare o inibire l’attività neuronale a secondo dei neuroni e dei “circuiti” degli stessi con effetti complessivi che variano da soggetto a soggetto, pertanto l’idea che la cocaina abbia effetti paranoicizzanti anche molto dopo il momento dell’assunzione o abitudine all’assunzione è quantomeno una semplificazione che può far assumere atteggiamenti sbagliati nei confronti “dell’ipotetico ex cocainomane”, la cosa migliore sarebbe che l’interessata “munita di pazienza…” si rivolga a uno psicologo che può valutare se, come e quanto “l’abitudine” all’uso abbia inciso sulla struttura di personalità, se vi è presenza di emozioni disadattive ecc…. Anche una persona affettivamente significativa può rivolgersi a uno psicologo per approfondire il problema ed evitare di complicare ulteriormente la situazione.

Dott.ssa Carla Foletto

 


 

Buonasera Angela, per rispondere alla sua mail, le vorrei consigliare di cominciare ad osservare più attentamente sua sorella e i suoi sbalzi di umore. Le dico questo perchè certamente l'uso prolungato nel tempo di droghe come la cocaina produce delle alterazioni degli stati emotivi, paranoia, stati di alterazione dell'umore come stati depressivi o irritabilità . Non vorrei certamente allarmarla, ma nel caso di tossicodipendenze o ex tali, è sempre bene prestare molta attenzione. Cordialmente

Dott.ssa Valeria Pecoraro

 


 

Cara Angela la mentalità di chi fa uso di droghe è una mentalità che non sopporta la tensione, l’attesa, il disagio, il dubbio sul fatto di sentirsi o meno all’altezza di ciò che deve fare, e di solito la sostanza gli serve proprio a questo: coprire i dubbi che ha sul sentirsi capace e farlo immediatamente sentire in pace, o – nel caso della cocaina - farlo sentire bene, efficiente, fiducioso nelle proprie possibilità, riduce la sensazione di fatica, ecc . All’inizio il dubbio c’è stato, come del resto ce l’ha ogni persona che si affaccia ad un nuovo compito o impegno, nel lavoro o nelle relazioni con gli altri, ma chi usa stupefacenti a poco a poco i dubbi non li vuol più vedere. Preferisce prendere la sostanza che lo fa sentire bene, lo fa sentire a posto. Accade così che i problemi o le tappe evolutive vengono schivate e lo stile di vita di queste persone si impoverisce sempre più di occasioni per crescere, perché la sostanza viene assunta proprio per non sentire, e sostituire tutto con la sensazione soggettiva più o meno “paradisiaca” creata dalla dose. Accade lo stesso meccanismo anche nel caso di “abuso” di farmaci in età giovanile, queste persone non riescono a crescere in maniera completa e armonica, possono tenere sotto controllo con i farmaci sia lo stato di disagio provocato dalla malattia sia le tensioni che sarebbe utile e necessario sostenere per fare delle conquiste, per realizzare delle tappe significative ed importanti, per crescere nella nostra societa’ piu’ o meno complicata. Chi decide di smettere di far uso di droga poi non può negare il passaggio che ha compiuto in precedenza (e che sopra ho indicato) e si ritrova a confrontarsi con la sensazione di enormi problemi ed ansie, che gli compaiono da affrontare tutti in un colpo. Chi cerca di uscire dalla dipendenza deve sapere che all’inizio dovrà sopportare una situazione così pesante che richiederà grande impegno e probabilmente delle ricadute (dipende molto dal grado di dipendenza) ma comunque è importante che continui il suo percorso di uscita in corso. Mi pare essere la situazione che viene indicata nella tua mail. Cordialità

Dott. Luca Vivaldi

 


 

Uscire dalla tossicodipendenza non e' semplice. E' pressoche' impossibile uscirne da soli. La dipendenza da oppiacei, come la cocaina in particolare, e' una delle piu insidiose e difficilmente trattabile se non in strutture di riferimento specializzate. E' possibile che sua sorella non sia realmente uscita dal 'giro', anche perche' spesso queste persone minimizzano la loro dipendenza con queste motivazioni: 'Ma no, solo 1 grammo ogni tanto'... 'Solo il sabato'...'Solo quando sto male'... e cosi' via. In realta' la dipendenza RESTA, assieme alla natura fondamentalmente menzognera e manipolativa, con se' e con gli altri, del tossicomane. Il danno neurologico dipende dagli anni e dalle quantita' assunte. Consiglierei una visita da un Tossicologo o un medico il quale consigliera' adeguate indagini del sangue. Strutture pubbliche presenti in ogni ASL che si occupano di tossicodipendenza sono i SERT. Puo' rivolgersi ad uno di essi.

Dott. Gianpiero Pappagallo

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