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LE SOSTANZE

Sappiamo tutti che l'uso di sostanze, come tutte le dipendenze, é solo la punta dell'iceberg. Attualmente sono sempre più presenti polidipendenze. E' molto importante considerare che insieme a tutti i conosciuti aspetti negativi, non va tralasciato che per un tossicodipendente la sostanza è una compagna di vita e altresì, aspetto che spesso non viene valutato, la sostanza, soprattutto l'eroina, procura anche una sensazione molto piacevole che noi non conosciamo.

In questo momento storico sono presenti moltissime sostanze in continuo aumento, in particolare tra i giovani.

La prima distinzione è tra le cosidette 'droghe su' e 'droghe giù'. Alla prima categoria appartengono la cocaina, l'estasy e gli anfetaminici, alla seconda gli oppiacei (eroina), i sedativi e l'alcool.
Le prime procurano una serie di sensazioni, con prevalenza di effetti stimolanti, tra i quali i più frequenti sono l'euforia, l'ipereccitabilità, la sensazione di estremo benessere, tachicardia con possibili aritmie, aumento della pressione arteriosa. Inoltre, sono presenti, poco dopo l'assunzione, midriasi, sudorazione, ipertermia.
Per quanto riguarda le alterazioni dello stato di coscienza, troviamo possibili attacchi di panico, crisi depressive e allucinazioni.In questo momento storico sono presenti moltissime sostanze in continuo aumento, in particolare tra i giovani.

Tra le 'droghe giù', l'eroina in particolare provoca una perdita progressiva della coscienza, cianosi, la presenza di pupille puntiformi.
L'alcool provoca una incordinazione motoria, un'alterazione del linguaggio e spesso una condotta antisociale, aggressiva che può condurre a liti.

Come possiamo vedere, la maggior parte delle droghe che possono causare intossicazioni acute agiscono sullo stato di coscienza e sul respiro.
Quando si decide di cercare la sostanza c'è un aumento di adrenalina che provoca benessere ed un umore euforico, la sensazione di andare al limite delle proprie capacità: una sorta di 'esplosione euforica'. L'aumento di adrenalina appartiene quindi alla fase precedente l'utilizzo della sostanza. E' una sorta di corteggiamento, definita infatti dal tossicodipendente come 'luna di miele'.

Nella persona equilibrata la fase adrenalinica non sfocia nel comportamento deviante, non comportando quindi danni a sé o ad altri.
La dipendenza può comparire in qualsiasi momento della vita ed è molto importante considerare il contesto nel quale si è iniziato a farne uso.

Ci si ammala di dipendenza. Pensiamo al cocainomane che non si diverte più, che deve accettare la terribile fase del down, che non sa vivere più la normalità.

COME AFFRONTARE IL PRIMO COLLOQUIO

Il primo aspetto da indagare è la motivazione, come in tutti i percorsi terapeutici. Se il paziente non riesce a dimostrare una autentica e forte motivazione, dobbiamo essere noi a fornirgliela.

Considerare qual'è la dipendenza principale, indagando il pre, da 3 ore a mezzora.
Chiedere cosa si aspetta dalla sostanza, perchè la assume e cosa gli ha dato. Sicuramente niente di buono, altrimenti non sarebbe da noi.

L'aspetto più importante da considerare è che la dipendenza è fatta di rituali.
Dobbiamo modificare la fase, trasformarla in comportamento costruttivo. Indaghiamo per questo le fasi di 3 ore a mezzora prima come un fotogramma. In questo modo scomponiamo i rituali per poter trovare il rituale principale.
Questo consiste nel luogo nel quale si trova che rappresenta la 'bomba da evadere'. Se, ad esempio accade al lavoro, consigliare un periodo di ferie.

Cosa ha fatto e come si organizza per trovare la droga.

Il dipendente deve riportare in seduta le fasi per poter produrre un cambiamento e capire perchè le soluzioni precedenti hanno fallito e trovare insieme una strada alternativa.
L'obiettivo non ha coinciso con il risultato: mi sono rilassato, sono stato bene, ma non sono andato al lavoro e questo gradualmente mi ha portato a perderlo. Il nostro compito è quello di far nascere una riflessione per giungere ad un esame di realtà.
Le ricadute, che avvengono sempre, vanno prospettate dall'inizio della terapia. Quando avvengono, il terapeuta deve ricominciare da capo il percorso.
La dipendenza può comparire in qualsiasi momento della vita ed è molto importante considerare il contesto nel quale si è iniziato a farne uso.
Ci si ammala di dipendenza. Pensiamo al cocainomane che non si diverte più, che deve accettare la terribile fase del down, che non sa vivere più la normalità.

COME AFFRONTARE IL PRIMO COLLOQUIO

Il primo aspetto da indagare è la motivazione, come in tutti i percorsi terapeutici. Se il paziente non riesce a dimostrare una autentica e forte motivazione, dobbiamo essere noi a fornirgliela.
Considerare qual'è la dipendenza principale, indagando il pre, da 3 ore a mezzora.
Chiedere cosa si aspetta dalla sostanza, perchè la assume e cosa gli ha dato. Sicuramente niente di buono, altrimenti non sarebbe da noi.
L'aspetto più importante da considerare è che la dipendenza è fatta di rituali.
Dobbiamo modificare la fase, trasformarla in comportamento costruttivo. Indaghiamo per questo le fasi di 3 ore a mezzora prima come un fotogramma. In questo modo scomponiamo i rituali per poter trovare il rituale principale.
Questo consiste nel luogo nel quale si trova che rappresenta la 'bomba da evadere'. Se, ad esempio accade al lavoro, consigliare un periodo di ferie.

Cosa ha fatto e come si organizza per trovare la droga.
Il dipendente deve riportare in seduta le fasi per poter produrre un cambiamento e capire perchè le soluzioni precedenti hanno fallito e trovare insieme una strada alternativa.
L'obiettivo non ha coinciso con il risultato: mi sono rilassato, sono stato bene, ma non sono andato al lavoro e questo gradualmente mi ha portato a perderlo. Il nostro compito è quello di far nascere una riflessione per giungere ad un esame di realtà.
Le ricadute, che avvengono sempre, vanno prospettate dall'inizio della terapia. Quando avvengono, il terapeuta deve ricominciare da capo il percorso.


IL PERCHE' DELLA DROGA

Della droga si parla molto, si scrive molto. Personalmente trovo che l'autore che riesce a fotografare e a descrivere in maniera attenta il fenomeno, parlando dei giovani, sia Umberto Galimberti.
Indagando le motivazioni dell'aumento esponenziale dell'uso delle droghe tra i giovani e i giovanissimi, l'autore ha parlato di nichilismo. In questo preciso momento storico i giovani non hanno fiducia in un futuro, quindi non progettano.
Vivono una sorta di assoluto presente, un presente che cercano di vivere con il massimo della felicità del momento. Preferiscono vivere di notte che di giorno, perchè di giorno c'è un mondo 'organizzato', un mondo richiedente, al quale non sentono di appartenere.
Dietro l'uso di sostanze c'è una sensazione di angoscia: l'angoscia del nulla. E, come avviene per tutti, si tende in ogni modo ad attutire il dolore.
Questo significa che senza l'intorpidimento o l'eccitazione, il giovane sente di non essere adeguato ad affrontare la sua vita.
La responsabilità di questo stato giovanile, di questa abnorme richiesta di anestetizzazione viene attribuita da Galimberti al fatto che la società non chiama i giovani, non li convoca. I giovani oggi sono vissuti come un problema, non come una risorsa.
L'individualismo esasperato porta ad una indifferenza sociale. Si parla molto dei giovani, ma di fatto non si fa nulla per loro.
Dobbiamo cominciare a concentrarci sulle cause dell'uso delle sostanze, insegnare ai giovani ad avere fiducia in loro stessi. La guarigione può esserci solo amando noi stessi, ascoltando i nostri autentici desideri, le nostre vere passioni.
I giovani vanno ascoltati, accolti. I giudizi non hanno mai prodotto nulla di buono.

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