Ereutofobia

Ho sempre sofferto di ereutofobia

Roberto

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Salve,sono un ragazzo di 22 anni e ho sempre sofferto di ereutofobia. Sono due anni che lavoro in una società in cui appena mi viene corretto qualche mio orrore, o mi viene fatto un semplice complimento, inizio a diventare rosso o meglio bordeaux. Fuori dall'ambito lavorativo mi succede raramente, ma mi succede comunque: quando magari prendo parola e ho più persone che mi ascoltano, quindi nei momenti in cui sono al centro dell'attenzione o quando faccio qualche cosa che può essere motivo di giudizio, con amici o parenti. E' una situazione molto spiacevole, ho provato a documentarmi su internet ma non sono ancora riuscito a risolvere la cosa, spero di chiudere con questa mia “insicurezza“ e la paura di essere giudicato. Vorrei sapere se c'è bisogno di andare da uno psicoterapeuta o ci sono dei metodi fai da te. Grazie. Roberto.

28 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Roberto,

come spesso accade, documentarsi in internet non è sufficiente a dare uno stop ad un problema che ci affligge, e spesso, mi creda, non è neppure sufficiente scovarne l'origine, la causa. Lei comunque, lucidamente, inquadra la cosa come le conseguenze della paura di essere giudicato. Assolutamente verosimili. Adesso occorre trovare una soluzione. Mi spiace percepire dalla sua frase "se c'è bisogno di andare da uno psicoterapeuta" la sensazione che questa ipotesi sia proprio l'extrema ratio, cioé la peggiore delle ipotesi quando in effetti questa eventualità potrebbe essere davvero utile al suo caso e, le posso garantire, potrebbe trovare la cosa molto più piacevole di quanto pensa. Ciò detto, ovviamente esistono dei libri che si prefiggono di aiutare il lettore a superare questo o quel limite, questa o quella paura. Può provare ad andare in libreria e cercare uno di questi libri e vedere se ottiene giovamento. Tuttavia, se una persona ha un problema legato all'interazione umana, alla relazione insomma, è solo attraverso un'altra relazione positiva che si può sperare di ottenere i migliori risultati e non tramite una lettura, per quanto buona.

cari saluti

Buongiorno Roberto, la situazione di diventare rossi in pubblico può essere molto spiacevole, soprattutto se come dice lei è legata alla paura di essere giudicati dagli altri. Tutti noi sperimentiamo emozioni difficili da gestire e a molti capita di provare ansia di fronte alla richiesta di prestazione, tuttavia tali emozioni vengono percepite come disturbanti e si cercano delle modalità per mascherare il proprio stato interno. Nel suo caso questo diventa difficile, perché il fisico comunica e manifesta quello che le succede internamente. La prima cosa da considerare è che l'ansia di per sé non è un'emozione negativa, ma anzi fondamentale e utile, perché ci permette di rispondere in modo adeguato alle situazioni che ci troviamo ad affrontare. Quando diventa eccessiva o si tenta di eliminarla, possono invece presentarsi dei problemi. Quello che si può fare è lavorare su quest'emozione, comprendendone il significato e l'utilità, per poi trovare delle strategie per gestirla in modo più funzionale. Un altro aspetto da considerare è il giudizio degli altri, come lei lo vive e a cosa può essere legato, dato che come dice è connesso, ma non circoscritto, alla situazione lavorativa. Saluti

Salve, il suo problema è molto frequente. Immagino quanto debba essere spiacevole sentirsi a disagio per la paura di arrossire davanti agli altri. La caratteristica centrale  del suo problema sarebbe un forte desiderio di dare una buona impressione di sé agli altri accompagnato da una grossa insicurezza ed incertezza sulla riuscita di tale intento.   Lei teme di agire in modo inadeguato ed inaccettabile e pensa che un suo comportamento inadeguato possa avere come conseguenza la derisione ed il rifiuto sociale., catastrofizzando le conseguenze di eventuali errori. 

Chi soffre di questo disturbo, quando si trova in situazioni sociali, è come se si osservasse dal di fuori, valutando in modo distorto tutti i segnali corporei che manifesta.

Le consiglio di rivolgersi a un esperto per farsi aiutare a superare questo problema. 

In bocca al lupo!

Caro Roberto,

mi sembra di capire che il tuo arrossire in volto rende visibile la tua paura del giudizio. L'arrossire quando si ha l'attenzione degli altri e la paura del giudizio sono manifestazioni naturali in molte persone, ma se la normale preoccupazione si trasforma in una vera fobia allora si parla di manifestazione psicopatologica che porta a costruire pensieri irrazionali e atteggiamenti di evitamento, i quali rinforzano a loro volta la paura di essere giudicato.

Puoi sviluppare una fobia sociale che è caratterizzata dalla paura di avere atteggiamenti imbarazzanti o umilianti e di essere giudicato o deriso dagli altri, fino a evitare la maggior parte delle situazioni sociali.

Una psicoterapia può aiutarti a rompere questi meccanismi e imparare a sentirti più sicuro nelle situazioni sociali.

Ti suggerirei l'approccio della Schema Therapy che interviene su questi schemi.

Sul territorio di Milano puoi trovare dei professionisti qualificati.

Buon lavoro.

Buonasera,

il suo problema è anche comunemente inquadrabile come "ansia sociale". Questo significa che ogni volta che ci si trova dinanzi alla possibilità di giudizio sociale, si prova una forte ansia, che diventa "bloccante" per compiere alcune attività di vita quotidiana. Questo significa anche che si sta  parlando di un'emozione che tutti gli esseri viventi provano e che si può imparare a gestire. Affrontare questa situaizone da soli non è impossibile, ma sicuramente è molto faticoso e l'aiuto di uno psicoterapeuta l'aiuterebbe a trovare le strategie adeguate e a fare in modo che ci sia un'evoluzione duratura nel tempo. Inizi magari a segnarsi su un foglio o sul telefono, quante volte le capita, come si sente e soprattutto se le impedisce di "fare delle cose che desidera". Questo è un aspetto molto importante per rendersi conto dell'entità del problema e di quanto possa essere urgente per lei risolverlo o meno. Inoltre può essere un buon punto di partenza per il lavoro con un terapeuta.

Spero di esserle stata utile.

Salve Roberto, ha già individuato una insicurezza e la paura di essere giudicato alla base del suo disagio. Oltre a valutare la possibilità di intraprendere un percorso psicologico, può provare a leggere qualche libro di auto-aiuto: le segnalo "Pronto soccorso emotivo" di Paul Mills.

I migliori auguri

Buongiorno Roberto,

certamente le consiglio di prendere contatto con uno psicoterapeuta, perché qualsiasi soluzione reale di un problema, richiede la guida di una persona esperta, soprattutto per aiutarla a capire l'origine e la dinamica del suo sintomo. Lavoro da anni con adolescenti e giovani adulti, posso quindi dirle che sicuramente si tratta di qualcosa di comune e trattabile, ma ciascuno di noi ha la propria storia ed è giusto dare significato a una manifestazione di disagio proprio all'interno di questa storia personale.

Se desidera ulteriori chiarimenti mi può contattare attraverso il modulo apposito su questo sito o cercandomi sul sito dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia. Il mio studio è a Monza.

Molti auguri

caro Roberto,

arrossire non è un problema da risolvere come fosse una malattia, è una manifestazione dei nostri stati emotivi interni. In un mondo sempre più caratterizzato dal dominio della razionalità e dalla crescente povertà nell'espressione dei nostri sentimenti, arrossire dice che in noi vi sono emozioni importanti che fluttuano e sono segno di vitalità, anche quando non sono piacevoli. Certo, se ciò ci crea disagio e malessere, allora il problema diventa capire quali emozioni, percepite da noi come negative, esprime il nostro arrossire. Spesso dietro l'arrossire può esserci il sentimento della vergogna o della colpa, che hanno a che fare col giudizio più o meno severo che puoi dare di te stesso, sia in merito alla colpa ("non dovevo assolutamente commettere quell'errore") sia rispetto all'essere al centro dell'attenzione ("tutti mi guardano, che vergogna, non me lo merito....").

La tua sensibilità ti ha già portato a riconoscere il tuo disagio e a volertene liberare: ciò dimostra che hai a cuore il tuo star bene e che probabilmente devi solo imparare ad essere meno severo nei giudizi su te stesso e a goderti il piacere di essere oggetto di attenzioni (positive) da parte degli altri.

Le esperienze positive che potrai fare nella tua vita di relazione potrebbero aiutarti a diventare più sicuro e meno severo con te stesso anche senza l'aiuto di uno specialista, ma se vuoi liberarti più in fretta del problema, ritengo che una consulenza (probabilmente di breve durata) potrebbe essere una buona soluzione per te.

Se vuoi approfondire la questione sono a tua disposizione.

Un caro saluto

Buongiorno Roberto,

indipendentemente dallo psicoterpeuta che potrebbe scegliere o dal tipo di psicoterapia che potrebbe affrontare credo che i metodi fai da te non possano esserle utili.

Dico questo perchè il sintomo che lei ha, come tutti i sintomi, è solo la parte superficiale di un mondo interno.

Se la questione principale è il giudizio, come lei giustamente ha colto, allora occorre prendere consapevolezza del senso che il giudizio ha nella sua storia, in come lei rappresenta se stesso e le relazioni... e tutto questo lo si può fare in un percorso personale, accompagnati da un professionista.

Il "fai da te" e il "tutto e subito" sono in netto contrasto con il benessere.

Cordialmente.

Caro Roberto,

credo che la domanda giusta sia quella che ti poni

intorno ad una eventuale "insicurezza e paura di essere giudicato".

L'arrossire è solo un sintomo e dunque serve a poco concentrarsi su di esso;

è lì a rappresentare qualcosa d’altro.

Chiedi un consiglio ?

Un paio di colloqui con uno psicoterapeuta per chiarire la questione,

così che tu possa capire se sia il caso di approfondire ciò che questo segnale significa per te.

Un cordiale saluto.

Buongiorno Roberto,

francamente non sono molto esperta di metodi fai da te, però la sua narrazione mi ha ricordato una paziente di una decina di anni più di lei con cui abbiamo concluso la psicoteraia prima di natale scorso. anche la ragazza di cui parlo, come lei diventava bordeaux per qualsivoglia esposizione a terzi, parlare in pubblico (cosa che avrebbe dovuto fare anche per la sua carriera) era impensabile.

ci siamo aiutati all'indomani del suo 5o o 6o meeting dove su un palco davanti a qualche centinaia di persone presentava il suo lavoro...

non le racconto di Maria (la chiamo con un nome di fantasia, ovviamente) tanto per dire, ma per testimoniarle che se si capisce da dove arriva quel rossore, quel segno/segnale/sintomo con buona probabilità non avrà più ragione di diventare rosso o di sudare alle mani, o.o..o.

le faccio i miei auguri, suggerendole di contattare uno psicoterapeuta che possa aiutarla a capire cosa succede e come fare.

saluti

Gentile Roberto,

è probabile che il suo problema affondi le sue radici in precoci esperienze relazionali che le rendono problematiche le situazioni in cui si sente giudicato. Uno psicoterapeuta dovrebbe poterla aiutare e sinceramente non conosco "metodi fai da te", tenga anche presente che difficoltà relazionali, vengono più facilmente curate anche tramite appunto una positiva "relazione" terapeutica. La psicoterapia della Gestalt dovrebbe poterla aiutare per la sua capacità di incidere anche su apprendimenti di vecchia data; al riguardo può trovare sul mio sito un articolo sull'imprinting. E' probabile comunque che anche altre scuole terapeutiche abbiano strumenti utili al suo caso. Cordiali saluti

Gentile Roberto,

l’ereutofobia può derivare da una condizione di ansia che spesso si autoalimenta, tale da creare un circolo vizioso, e che può manifestarsi in più contesti, qualora la persona  si senta esposto al giudizio altrui e/o si scontri con la sensazione di non poter affrontare,gestireo tollerare una  situazione, per motivazioni profonde e personali che possono differire da individuo ad individuo.  Lei ha parlato di insicurezza, riconoscendo quindi di essere talora poco sicuro di sé nel gestire le relazioni o i momenti in cui si sente al centro dell’attenzione. Personalmente non ritengo di saperle consigliare un metodo “fai da te”, a meno che non lo si intenda come l’essere in grado di fare  una profonda auto osservazione e una buona autoriflessione, grazie alle quali comprendere meglio i meccanismi e le caratteristiche che sottendono a tale problematica, per poi  “passare all’azione”, ovvero introdurre quei cambiamenti necessari  al perseguimento del benessere e di un miglioramento della qualità di vita. Sicuramente una consultazione psicologica potrebbe aiutarla in tal senso, spesso in autonomia è infatti difficile decodificare, riconoscere o accettare ciò che è alla base di sintomi e comportamenti, ed è ancor di più complicato lavorare per modificarli o gestirli, anche per le “resistenze al cambiamento” che vengono messe in campo, non escludendo inoltre la possibilità di un percorso di psicoterapia.  

Cordiali saluti.

Gentile ragazzo,

non esistono metodi "fai da te", come li definisce lei, che possano aiutarla veramente a conoscere e ad affrontare le sue difficoltà.

Consultare uno psicoterapeuta le sarà sicuramente di aiuto.

Un caro saluto

Salve Roberto,

secondo me sarebbe consigliato un percorso psicoterapico con un professionista con cui andare a fondo e capire il significato per lei, all'interno della sua storia di vita, di questa reazione fisica.

Potrebbe esser dovuta ad un suo forte bisogno di essere "guardato"o "visto" (forse sbocciato all'interno della sua storia d'infanzia e famigliare, forse lei è una persona che ha sempre cercato di fare bene ed eccellere, proprio per avere il riconoscimento e lo "sguardo" dell'Altro) ma poi non regge le forti emozioni che prova nell'essere al centro dell'attenzione, sotto gli occhi della gente; probabilmente lei fatica a gestire queste emozioni e la assalgono, provocando una reazione istantanea fisica che probabilmente poi la porta a "scappare" dalla situazione.

Prenda la mia risposta come una mera ipotesi perchè comunque ogni persona ha una storia di vita complessa da cui arriva e una personalità e io non la conosco.

In bocca al lupo.

Buongiorno Roberto,

innanzitutto mi permetto di "normalizzare" questa sua problematica, dicendole che è molto frequente. La buona notizia è che è un problema affrontabile e risolvibile. Bene l'informazione e le ricerche su internet per cercare di dare un nome al problema, ma un lavoro più personalizzato con il supporto di un professionista (non un giudice attenzione!) può avere risultati più stabili e migliori. Probabilmente sarà necessario lavorare sulle cause e le prime esperienze che hanno generato questa sua reazione al giudizio degli altri (anche ai complimenti?), sulle emozioni che accompagnano il suo disagio e sulle conseguenze che più o meno consapevolmente immagina possano accadere se sbaglia o viene giudicato.

Per qualsiasi richiesta di approfondimento mi trova disponibile.

Buongiorno Roberto,

credo che il sintomo da te descritto sia la punta dell'iceberg di un conflitto interno che non credo possa trovare una soluzione fai da te, diversamente un set di sedute con uno specialista sarebbe senz'altro la miglior soluzione.

Nel caso ti decidessi in tal senso, sentiti libero di contattarmi.

Cordiali saluti

Buongiorno Roberto,

penso che la decisione di andare in psicoterapia o meno dipenda molto dall'impatto che questa paura ha nella vita quotidiana. Si può decidere di conviverci, ma c'è il rischio che questo "sintomo" diventi tanto importante e funzionale da precludere alcuni successi personali importanti! Se vuole intraprendere un percorso, resto a disposizione. In bocca al lupo! 

Gentile Roberto,

prima di tutto rispondo affermativamente alla sua domanda se sia necessario rivolgersi ad un professionista, poichè credo che l'aiuto fai da te possa spesso portare a  maggiore confusione.

Per quanto riguarda il suo disagio le chiederei quando è iniziato e se c'è stata o ci sono state circostanze particolari nelle quali ha notato un accentuarsi del problema.

Credo debba lavorare su tematiche quali insicurezza, problema del giudizio altrui e sulla valorizzazione delle sue risorse, sulla sua autostima e fiducia di sè. 

Con un aiuto adeguato potrà cercare di rafforzare molti aspetti della sua personalità che ad oggi non le permettono di relazionarsi senza arrossire.

Cordiali saluti.

Buongiorno, il timore di diventare rossi in volto è piuttosto comune e diffuso nella popolazione. Questa manifestazione è un naturale segnale dell'attivazione ortosimpatica ovvero del sistema nervoso che regola lo stato d'ansia dell'individuo: il timore del giudizio degli altri è un fattore di ulteriore attivazione di succitato sistema e quindi il rossore è più forte che mai. L'apprendimento di una tecnica di rilassamento e la revisione del pensiero sul giudizio degli altri potrebbero essere due ottimi obiettivi terapeutici da raggiungere con il supporto di uno psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo-comportamentale.

Buongiorno Roberto,

l'ereutofobia come giustamente ha sottolineato lei è la paura ossessiva di arrossire in volto. 

Purtroppo i “metodi fai da te” non sono spesso risolutori; per questo credo sia meglio avere un colloquio con uno psicoterapeuta così da capire meglio l’origine di questa determinata fobia.

La psicoterapia ipnotica è un ottima terapia sia per affrontare le fobie che altre problematiche.

Il grande vantaggio del ricorso a questa tecnica a scopi terapeutici è la totale assenza di effetti collaterali.

L’Ipnosi può aiutare a combattere l’ansia, e vincere la dipendenza da fumo, alcool e droghe.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica sta valutando l’ipnosi come terapia antidolore (interventi ambulatoriali) e come metodologia per combattere stress emotivi e disturbi psicosomatici.

Mi contatti per un primo colloquio gratuito, così da vedere insieme l’eventuale percorso da intraprendere.

Cordiali Saluti

Salve in merito alla sua domanda, c'è da andare dallo psicoterapeuta, poichè i metodi fai da te, come lei li definisce, sono molto generici e poco specifici, mentre la psicoterapia è un percorso nel quale si cerca il proprio metodo personale di affrontare una problematica, che è unico ed irripetibile come noi. I metodi fai da te, possono aiutare in parte e relativamente e temporaneamente la persona che li utilizza, ma la psicoterapia è un processo personale, che aiuta a consolidare i risultati, e che sostiene il processo di cambiamento a lungo termine. A lei la scelta di incominciare una psicoterapia o di informarsi sui rimedi fa da te. Spero di esserle stata di aiuto, cordiali saluti.

Caro Roberto,

purtroppo non ci sono metodi fai da te e soprattuto se da sempre temi il giudizio della gente.

Il mio suggerimento è di iniziare una terapia cognitivo comportamentale, ci sono studi che hanno dimostrano che tale terapia è efficace per risolvere questa problematica che accomuna tante persone.

Buona fortuna

Caro Roberto, credo sia molto importante e un buon punto di partenza il fatto che tu ti sia attivato per risolvere questo tuo disagio. E' un problema che nella tua vita condiziona la possibilità di esprimere la tua persona in piena libertà e per questo motivo credo che sarebbe molto importante per te chiedere l'aiuto di un professionista che insieme a te possa capire l'origine di questa tua sofferenza. Personalmente infatti, ritengo che un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a divenire sempre più consapevole degli avvenimenti che ti hanno portato nel presente a sviluppare l'insicurezza di cui parli. Ho letto che tu per primo hai preso in considerazione la strada di una consulenza psicologica, per la mia esperienza posso dire che potrebbe essere una strada favorevole per risolvere il tuo problema. Qualsiasi cosa deciderai comunque ti faccio i complimenti per la tua capacità di metterti in discussione e per la forza che hai dimostrato in questa ricerca della tua serenità psico-fisica. 

Cordialmente

Buongiorno Roberto, il suo problema - che ben dscrive - è noto e risolvibile con un intervento terapeutico breve strategico (Terapia Breve Strategica) applicando un protocollo di trattamento ben collaudato e di provata efficacia. Se mi consente, i metodi "fai da te" sono fallimentari sia nel breve che soprattutto nel lungo periodo.

Cordialmente La saluto.

Caro Roberto Ciò che ci racconta è un disagio più frequente di quanto lei pensi. Come forse ha iniziato a comprendere lei stesso, uno dei fattori che concorrono allo scatenarsi del fenomeno è proprio il giudizio. Il giudizio degli altri che però rivela un giudizio che per primi ci imponiamo noi su noi stessi. Un giudizio che forse prende anche la forma di “ severità“ rispetto a ciò che facciamo. Credo in ogni caso che qualche colloquio con uno psicologo potrebbe aiutarla ad inquadrare meglio la situazione nella sua specificità. Se crede mi contatti pure, il primo colloquio è sempre gratuito. A presto.

Gentile sig. Roberto 

Lei scrive di aver sofferto da sempre di questo disagio.
Si ricorda da quanto tempo?
Dalla sua lettura della situazione emerge il collegamento di questa sua reazione con il giudizio di altre persone (colleghi, amici, parenti ecc),
sarebbe opportuno lavorare su questo aspetto.
Cercare su internet può essere un'ausilio a trovare maggiori informazioni ma non la soluzione al disagio, le consiglio di parlarne con un professionista.
 
Per qualsiasi cosa resto a sua disposizione.
Cordialmente

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