Può essere considerato mobbing?

Erika

Buongiorno, scrivo in merito a quanto mi sta accadendo a lavoro.

Sono apprendista in un negozio, anche se l'azienda mi aveva dato il compito di ''referente'' del negozio (senza cambio di contratto, ma con l'illusione che potesse accadere), dopo il licenziamento della responsabile e a discapito dell'altra mia collega, con qualifica più alta di me e più anni di esperienza.

La motivazione è stata, a dire dell'azienda, il mio carattere più intraprendente. Ho cercato, ovviamente, di dare il meglio di me, con poco aiuto da parte dell'azienda e con i mezzi che avevo a disposizione.
Dopo neanche un anno, il negozio viene ceduto (franchising) e la nuova titolare, per via del mio contratto, ha deciso di non tenermi come referente, chiedendosi ''come mai hanno scelto te e non lei?'', al che io ho risposto, anche se con rabbia che la mia collega non voleva responsabilità (non me lo sono inventato, me lo ha confessato lei stessa e ribadito più volte) e che a parer mio è poco organizzata.


Ho sbagliato, lo so, ma la nuova titolare ha chiesto una riunione/processo, dicendo che io avevo parlato male, e mettendomi in cattiva luce nei confronti delle mie colleghe!
Preciso che avevo detto più volte alla mia collega che era disorganizzata e disordinata, anzi quando ero referente mi arrabbiavo anche per questo.
Ora la mia domanda è, si è comportata bene la titolare nei miei confronti?

Non dovrebbe essere lei a occuparsi del benessere fisico e psicologico nell'ambiente di lavoro?
Adesso lavorare è diventato uno stress, e arrivo a casa con le lacrime agli occhi quasi ogni giorno!

Inoltre, qualsiasi cosa succede, ora le mie colleghe danno la colpa a me... cosa devo fare?

2 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno.

Per sapere se si tratta di mobbing, da crebbe rivolgere tale quesito alla figura adatta e questa non è lo psicologo... La clinica del lavoro a Milano può invece valutare se il Suo malessere è collegato alla situazione lavorativa e stilare una relazione di quanto emerge attraverso test e colloqui.

Se, poi, comunque, l’idea di andare al lavoro la fa star male e questo si protrae nel tempo credo che valga la pena rivolgersi ad uno psicoterapeuta o del Consultorio o ad uno privato.

Cordialmente.

 

Buongiorno Erika, la sua situazione è molto comune e le dico subito che è quasi sempre dovuta ad una cattiva gestione del personale. Chi dovrebbe mediare, spesso, alimenta "cattive voci" e conflitti. Fossi in lei mi rivolgerei ad un sindacato per la parte relativa a come gestire un possibile trasferimento in altro negozio, se c'è, o farsi dare possibili strumenti da utilizzare. Per tutelarsi al meglio, si faccia fare un'impegnativa dal suo medico di base per una visita presso il Medico del lavoro della Asl di competenza con oggetto: Mobbing e stress correlato al lavoro. Una volta ottenuto l'appuntamento, i colleghi le spiegheranno tutto il percorso da fare che è e resta assolutamente "privato" e gli stessi incontri le vengono certificati come visite mediche non specifiche. Il percorso consiste in incontri con specialisti che, al termine, le rilasciano un certificato utile per possibili cause di servizio. Contemporaneamente le consiglio di iniziare un percorso psicologico (privato o pubblico, a secondo delle disponibilità) che possa aiutarla ad affrontare lo stress quotidiano. E' una donna giovane e con molte possibilità di vivere al meglio la sua vita personale e professionale. Le auguro il meglio.

Nel contempo, potrebbe 1. fare una visita con rivolgersi ad uno specialista perchè forse dovrebbe concedersi un luogo tutto per sè, dove comprendere come gestire al meglio le sue emozioni e l'ansia che questa spiacevole situazione le crea ogni giorno. Le auguro il meglio. Francesco