Disturbi cronici

Fabio

Buongiorno, volevo poter condividere la mia storia, una storia che è purtroppo sfociata in pesanti problematiche croniche di natura fisica che hanno di fatto disintegrato la mia vita, e che purtroppo non è più stato possibile chiamare vita. Volevo solo avere una qualche opinione, un qualche parere da altre persone. L’infanzia è stata particolarmente felice: figlio unico, mia mamma e mio papà mi hanno sempre voluto bene e anche gli zii zie dalla parte di mia mamma mi hanno sempre voluto bene. Non ho praticamente avuto parenti dalla parte di mio papà, nel senso che c’erano solo fisicamente, se si esclude la mia nonna paterna, che morì quando io ero un bambino. Con l’inizio della scuola iniziano però i primi problemi. Direi che in primo luogo c'erano grossi problemi di socializzazione e capacità di stare insieme agli altri: credo che il non essere andato all'asilo e l'essere cresciuto sempre da solo abbia in parte influito. Giocavo sempre da solo e se c'era da stare con altri bambini ero a disagio. L'inizio delle scuole elementari poi, complice la presenza di una maestra non particolarmente flessibile, mi fa passare da un mondo bellissimo a un mondo bruttissimo, tutto di un colpo. Non ho bei ricordi degli anni delle elementari e delle medie, dove studiavo molto ma non per un reale interesse, ma solo per tenere buona la maestra e poi i professori. Le esperienze all'oratorio di quegli anni sono pessime, per il solito discorso che sto molto meglio da solo. Quando muore la mia nonna paterna, il fratello di mio papà, con cui condividevamo il cortile dove abitavo, stabilisce in parole povere che non vuole più la condivisione del cortile e che dobbiamo dunque cambiare casa, mettendo così in grande difficoltà la mia famiglia: sono peraltro grato a questo mio zio, che è stata la prima persona che mi ha insegnato come gira il mondo, ovvero che fondamentalmente ognuno guarda solo ed esclusivamente i propri interessi e che alla fine è tutta una questione di soldi. Gli anni delle superiori andranno leggermente meglio sul piano dei rapporti con gli altri, anche se ci sarà un cambio di scuola che probabilmente non era necessario fare. Peraltro, quando magari in una gita capita di trovarsi tutti insieme, emergono le solite difficoltà di relazione. Per un buon periodo durante gli anni delle superiori emerge uno strano particolare: scrivo in maniera lentissima perchè la scrittura deve risultare perfetta, come squadrata. Iniziano ad emergere tendenze esasperate a ricontrollare le cose e a tenerle in ordine. Poi muore in un incidente in bicicletta un mio compagno delle medie, che curiosamente era scappato anche lui dall'oratorio come me, e la cosa lascerà degli strascichi, come era già successo con la morte di Senna: si può morire anche da giovani. Inizia l'università e la decisione del percorso da seguire è presa in modo del tutto casuale: opto per scienze bancarie, poichè anche mio papà lavora in banca, ma la realtà è che avrei tranquillamente potuto scegliere ingegneria o geologia o altro, un percorso valeva l'altro. Sullo sfondo ci sono sempre pochissime uscite, esperienze disastrose in mezzo agli altri e rapporti di qualunque natura totalmente inesistenti con l'altro sesso. Da una parte mi trovo in mezzo a ragazzi che nelle loro uscite tornano alle quattro o alle cinque del mattino, dall'altra capisco che a casa mia, pur consapevoli del fatto che fatico a socializzare, è meglio starsene a casa. Durante gli anni dell’università avviene poi quello che è l’evento inspiegabilmente più importante della storia, un evento apparentemente insignificante. Il 14 gennaio 2002 registro un esame all'università, ho quindi la data impressa, la sera mentre navigo su internet, e ricordo perfettamente che non stavo visitando siti pornografici (all'epoca non sapevo nemmeno cosa fosse la masturbazione), prendo un virus sul computer di natura pornografica. In sostanza sul mio PC si aggiungono alcune scritte che rimandano ad un sito pornografico e che io non riesco in alcun modo a cancellare. Facendo una ricerca su internet, il virus è stato preso anche da altri utenti. Non so perchè, mi spavento e mi preoccupo. Chiamo il ragazzo che all'epoca mi aiutava con il computer, viene a casa mia una decina di giorni dopo l'accaduto e risolve il problema, lo risolve sul computer ma non nella mia mente. La vita sembra proseguire normalmente, col percorso di studi che va avanti, ma con problematiche sempre più opprimenti a livello di socializzazione. Intorno ad aprile, maggio del 2005, esplode la bomba: l’episodio del virus, inspiegabilmente, mi ritorna in mente in maniera ossessiva e probabilmente anche per l’esperienza di vita fatta fino ad allora, di totale chiusura verso il mondo e verso gli altri, esplodono i sintomi di natura fisica. Inizio ad accusare una cefalea cronica semplicemente devastante, con delle autentiche pulsazioni, dei veri e propri colpi dentro la testa, una specie di blocco, di cerchio intorno alla testa. Una cefalea cronica, con ogni probabilità, di natura tensivo ansiosa, una sorta di disturbo psicosomatico. Cefalea appunto cronica, 365 giorni l’anno 24 ore al giorno, che non andrà mai più via. Inizierò a lavorare qualche mese dopo l’esplosione dei sintomi di natura fisica e sto lavorando tuttora, cosa che non ho ancora capito come sia potuta accadere, considerando che io ho sempre lavorato per anni così: con una cefalea folle. Ovviamente la vita va avanti, gli anni passano e non si fermano certamente ad aspettare che io guarisca, anche perché non guarirò mai più. Succedono alcune cose che finiranno per peggiorare ulteriormente le cose. La prima è che decido, per via delle mie condizioni, di fare il laser per la miopia agli occhi, così almeno da non avere più il problema di occhiali e lenti a contatto: decisone che si rivelerà deleteria perché l’operazione fu tutto tranne che un successo, finendo per creare danni permanenti anche su quel lato. La seconda è che commetto un gravissimo errore: conscio ormai del mio stato di salute, consapevole di non avere avuto esperienze di alcun tipo con l'altro sesso (peraltro, dubito che ne avrei comunque avute, anche da sano, in una società come la nostra), vado per una decina di volte con delle prostitute di strada ma in realtà non ci saranno rapporti di alcun tipo, non ci sarà nulla, non avendo poi più alcun tipo di erezione anche a causa dei farmaci che prendevo a vuoto all’epoca, si riveleranno solo delle esperienze molto squallide, delle quali sono amaramente pentito ed il pensiero dell’errore commesso mi disturba tuttora. Poi ovviamente, col passare degli anni, iniziano a mancare le persone, in particolare muoiono mia mamma e uno zio dalla parte di mia mamma cui ero particolarmente affezionato. A causa della cefalea cronica, inizio rapidamente a perdere tutti i capelli e la cosa aggiunge ulteriore disagio. Ovviamente mi rivolgo a degli specialisti, per cercare di arginare questa autentica tempesta che mi è caduta addosso: faccio come prima cosa una risonanza alla testa, che esclude problemi organici. Faccio più di un percorso psicologico, che produce però come risultati il nulla assoluto. Vado da degli psicologi anche bravi, dove si fanno dei discorsi anche interessanti, c’è però solo un piccolo problema: io entro dallo psicologo con dolori lancinanti alla testa ed esco dallo psicologo con dolori lancinanti alla testa. Vado periodicamente per anni da uno psichiatra, che imposta parecchie cure farmacologiche allo scopo di agire principalmente sull’ansia, sui pensieri ossessivi: anche qui ottengo lo zero assoluto. Ora sto andando al centro cefalee del San Raffaele, cosa che forse dovevo fare fin da subito, senza peraltro troppa convinzione, perché appare chiaro che ormai io ho danni irreparabili. Mi vengono fatte più diagnosi: disturbo di personalità, disturbo ossessivo, depressione, ma probabilmente gli specialisti che mi vedono perdono di vista il mio sintomo principale, che fa pensare che la mia vera diagnosi sia una cefalea cronica di natura ansioso tensiva, diagnosi che hanno fatto al San Raffaele appunto. In sostanza, è molto probabile che con una situazione già di per sé gravissima, io abbia anche fatto delle cure sbagliate. In sostanza io sono andato avanti anni e anni e anni con questo disturbo folle alla testa, che mi ha fatto completamente perdere il senso e la percezione della realtà, senza più capelli e con due occhi che sono praticamente diventati due palle di fuoco. Una situazione che non ha lasciato scampo e che ha annullato tutto: ha compromesso il lavoro, dove mi sono sempre arrampicato sugli specchi, e ha cancellato hobby, interessi, rapporti sociali, vacanze, attività sportiva. Tutto. Appare chiaro che ormai ho danni psichici e fisici pressochè permanenti e ormai irrecuperabili. Questa è un po’ la mia storia, divisa direi a metà: una prima parte di isolamento, una seconda parte di cefalea cronica. Ci tenevo ad avere una qualche opinione, un qualche parere, sperando di non avervi annoiato troppo. Ne approfitto per augurare buon anno a tutti. Grazie.

3 risposte degli esperti per questa domanda

Caro Fabio la tua storia mi sembra simile a quella di Adamo cacciato dal paradiso terrestre avevi un paradiso nel quale eri al centro del mondo per tutti i tuoi conoscenti ti sei improvvisamente trovato uno fra i tanti nel tentativo di risolvere il problema ti sei colpevolizzato per non riuscirci e hai deciso di farti molto male colpevolizzandoti per quello che sentivi come una tua grossa incapacità nella realtà la tua vita come ogni vita deve accettare di essere non il centro del mondo ma il mondo di se stessi fuor di metafora smetti di volere essere il centro del mondo per tutti ma cercati una persona maschio o femmina che sia che possa inserirti al centro del suo mondo e che diventi per te il centro del tuo mondo non è facile ma la sfiga che ti ha perseguitato merita l'attenzione dì un po' di fortuna ciao.

 

Buongiorno Fabio,
la ringrazio per aver condiviso una storia così lunga, complessa e dolorosa. Non annoia affatto: si sente che ciò che ha scritto non è solo un racconto, ma il tentativo di dare un senso a una vita che, a un certo punto, ha iniziato a farle troppo male.
La prima cosa che voglio dirle è questa: quello che ha vissuto non è “poco”, non è immaginato, non è esagerato. Il dolore fisico cronico, soprattutto quando è continuo e non dà tregua, cambia profondamente il modo in cui una persona percepisce se stessa, il tempo, il futuro e perfino la propria identità. Dopo anni di sofferenza quotidiana, è normale sentirsi svuotati, disillusi, come se tutto fosse stato cancellato.
Leggendo la sua storia emerge una linea molto chiara: una vita inizialmente protetta e solitaria, in cui ha imparato presto a stare da solo, a controllare, a reggere, a non disturbare; e poi, a un certo punto, un evento che non è importante per ciò che è successo in sé, ma per come ha trovato una mente già molto esigente, rigida, carica di tensione. L’episodio del virus non è la causa in senso stretto, ma sembra essere stato il punto in cui qualcosa di interno ha ceduto. Da lì il corpo ha iniziato a parlare in modo brutale, continuo, senza più fermarsi.
Quando il dolore diventa cronico, soprattutto un dolore alla testa, non è più solo un sintomo: diventa un’esperienza che ingloba tutto. È comprensibile che i percorsi psicologici fatti in passato le siano sembrati inutili. Non perché lei non abbia lavorato abbastanza, ma perché è estremamente difficile fare un lavoro psicologico quando il dolore fisico è costante, invasivo, e non modulabile. In quelle condizioni, parlare può sembrare quasi una beffa.
Mi colpisce molto anche il modo in cui guarda a se stesso: con una durezza enorme. Gli “errori” che cita, le scelte fatte per disperazione, il giudizio severissimo su ciò che è stato… tutto questo racconta una persona che non ha mai smesso di chiedere molto a se stessa, anche quando era allo stremo. Ma ciò che lei chiama errori sono, più realisticamente, tentativi confusi di sentire qualcosa di diverso dal dolore, di aggrapparsi a una possibilità, per quanto sbagliata o deludente.
Quando lei dice “ormai è tutto irrecuperabile”, non sento rassegnazione sterile: sento stanchezza profonda. Ed è importante distinguere le due cose. Dopo anni così, è umano non avere più fiducia, non avere più energie, non riuscire nemmeno a immaginare un miglioramento. Questo non significa che non possa esserci nessun margine, ma che in questo momento lei è esausto, e va riconosciuto.
Il lavoro che sta facendo ora al centro cefalee è importante non perché “risolverà tutto”, ma perché finalmente il sintomo principale viene preso sul serio. E questo, anche solo sul piano umano, conta. Non tutto ciò che è cronico è modificabile, ma qualcosa può cambiare nel modo in cui il dolore viene contenuto, accompagnato, integrato, soprattutto se non viene più trattato come un effetto collaterale di qualcos’altro.
Se posso permettermi un pensiero finale: forse oggi la domanda non è “come torno alla vita di prima” – perché quella vita è stata davvero travolta – ma come posso abitare questa vita, così com’è, senza continuare a farmi violenza anche dentro. Questo non è arrendersi. È, semmai, spostare il focus dalla colpa e dal fallimento a una forma di sopravvivenza più umana.
La sua storia merita ascolto, non diagnosi buttate lì. E lei non è riducibile né alla cefalea né agli anni persi. Anche se ora non riesce a sentirlo, la sua esperienza ha valore, e il fatto che lei abbia trovato la forza di raccontarla dice che una parte di lei è ancora viva, anche se molto provata.

Le auguro davvero di non dover portare tutto questo da solo. E grazie per aver scritto.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online

Buonasera sono la Dott.ssa Psicologa Claudia Ravasi, ho letto quanto e' riuscito a scrivere e immagino non sia stato e non sia tutt'ora facile per lei. 
Credo che viva un blocco emotivo importante che ha compromesso la sua vita dal punto di vista relazionale in differenti ambiti. Da quanto ho potuto comprendere ci sono state anche conseguenze nello sviluppo di un disturbo di personalità. Alcuni lutti mi e' parso di comprendere che abbiano avuto un certo impatto e bisognerebbe comprendere se siano stati adeguatamente elaborati. 
Ci sono molti altri aspetti da approfondire, ma credo non sia questa la sede più adatta. 
Se vuole può contattarmi presso il Centro Medico Risana oppure privatamente su Google. 
Lavorando su se stessi, ma possiamo dire che già questa sua richiesta ne dimostra la sua volontà, si possono raggiungere importanti miglioramenti e attuare un processo di cambiamento in molte aree della propria vita. 
Rimango a disposizione. Mi può seguire anche sui social. 
Cordiali Saluti 

Dott.ssa Claudia Ravasi 

Dott.ssa Claudia Ravasi

Dott.ssa Claudia Ravasi

Monza e della Brianza

La Dott.ssa Claudia Ravasi offre supporto psicologico anche online