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Il timore del giudizio degli altri diventa un problema quando la paura di ciò che gli altri dicono e pensano di noi ci limita al punto che si evitano di fare cose che vorremmo fare e/o non si riesce ad ottenere i risultati sperati.
L’essere umano è un animale sociale: comunica, parla, agisce in un contesto sociale, di cui il giudizio è una costante dell’esperienza umana. Pertanto il rischio di giudizio non riguarda solo i ragazzi ma anche gli adulti e gli anziani.

Si può temere di essere mal giudicati per il nostro aspetto, il nostro atteggiamento, le nostre scelte, la nostra età ecc.; di essere umiliati, derisi, rifiutati. Pensiamo ad esempio alla paura di parlare in pubblico, pensando di poter fare una figuraccia, di sbagliare, di impappinarsi, di confondersi.

Nessuno è immune al timore del giudizio.


La persona che ha paura del giudizio degli altri diventa spesso eccessivamente disponibile, accondiscendente e sempre attenta a ciò che gli altri pensano; dando importanza al giudizio degli altri più che al proprio, finendo col perdere di vista se stessa. Molte volte accade anche che, per essere apprezzate ed amate, le persone antepongano i bisogni degli altri ai propri. Paradossalmente, queste persone più si sforzano di compiacere gli altri, più si sentono inadeguate e sole; dentro di sé finiscono col pensare “se gli altri mi conoscessero per come sono realmente, anziché per come mi sforzo di apparire, non mi apprezzerebbero”.


Le situazioni sociali fonti di apprensione o paura possono essere potenzialmente infinite, ma a grandi linee si possono dividere in 5 grandi categorie:


1) Situazioni di performance: superare un esame o un colloquio in cui si valutano le proprie capacità, fare una presentazione o tenere una conferenza, leggere un testo durante una cerimonia;
2) Situazioni di osservazione: essere osservati (o credersi osservati) mentre si fa qualcosa come camminare, mangiare, bere, scrivere o firmare, ordinare al ristorante, usare un bagno pubblico, guidare l’auto o parcheggiare, entrare in una stanza piena di gente anche se non si fa niente di preciso;
3) Situazioni di affermazione: difendere i propri diritti, esporre il proprio punto di vista, esprimere i propri bisogni (es. trattare un prezzo, presentare un reclamo, dire che non si è d’accordo);
4) Situazioni di rivelazione di sé: doversi rivelare in modo un po’ più approfondito e impegnativo (es. fare la conoscenza di qualcuno, stringere una relazione amichevole o sentimentale);
5) Situazioni di interazioni superficiali: dover parlare con altri in maniera informale, superficiale (es. scambio di banalità con un vicino di casa, con un negoziante, con un collega di lavoro presso il distributore del caffè).

 

Se tu ti rivedi in quanto scritto, è importante provare a parlarne e farti sostenere da un professionista!

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