Problemi relazionali

Il linguaggio non verbale e il silenzio nella terapia

18 Settembre 2018

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Il linguaggio non verbale rappresenta parte del materiale prezioso, analogico e implicito, che la famiglia porta in seduta attraverso manifestazioni posturali, espressioni del corpo, tono della voce, movimenti. L’osservazione del comportamento non verbale, come le persone si muovono e si pongono nello spazio e come ci si rappresenta in relazione all’altro, permette di evidenziare i legami emozionali impliciti nel corso della terapia, come aree di rapporto fra l’individuo e la famiglia.

Osservare il cnv non ci parla solo dello stile comunicativo della famiglia stessa, ma ne coglie anche i legami emozionali tra le generazioni, coalizioni, coesioni e rappresenta la modalità più autentica x confermare o disconfermare la comunicazione verbale.

Mentre un membro della famiglia sta toccando aspetti emotivi di sè importanti è fondamentale osservare ciò che fanno gli altri membri: essi possono ridere, scambiarsi sguardi ammiccanti o giocare con il cellulare informandoci sul tipo di alleanze interne al gruppo familiare.

Anche la disposizione spaziale in seduta (sedie vuote, distanza fra i membri) ci informa su regole precise, ruoli, tagli emotivi, affetti, miti, conflitti e funzioni codificate e rappresentate in una “messa in scena” simbolica all’interno del contesto terapeutico. Si tratta di comunicazioni silenziose di sequenze interattive mai casuali e che non necessitano delle parole ma che trovano la loro espressione più autentica attraverso le espressioni del corpo ma anche attraverso i silenzi.

Una delle tecniche non verbali usate nel contesto clinico è sicuramente la scultura introdotta nella terapia familiare da Virginia Satir: la scultura, come atto creativo, permette l’espressione di idee ed emozioni attraverso l’uso del corpo e del movimento.

Possono essere così rappresentate le relazioni significative drammatizzando aspetti profondi delle relazioni familiari. Anche il gioco in terapia permette di accedere a livelli più impliciti delle relazioni familiari e permette, secondo Whitaker, di smettere di parlare per iniziare a metacomunicare.

L’autore sottolinea l’importanza del gioco come palestra per i bambini per divenire adulti e per gli adulti come uno strumento per divenire più autentici, antidoto al metavivere: Whitaker sosteneva che occorre accompagnare la famiglia da una condizione in cui non è capace di giocare ad una in cui recuperano questa facoltà, enfatizzando sull’importanza di divertirsi in terapia, come se il divertimento dei genitori fosse il nutrimento dei figli.

Il gioco e l’umorismo erano quindi l’anestesia necessaria x il processo e l’intervento attenuando e sottolineando il cambiamento terapeutico.
Altro aspetto della comunicazione nv è indubbiamente il silenzio che può avere diversi significati: può essere veicolo di comprensione e interesse del messaggio altrui rispetto alla sofferenza portata in seduta, può essere una difesa del paziente contro le proprie difficoltà, può essere legato ad un momento di contatto e di riflessione con se stesso o su quanto sta accadendo, un modo per entrare ed uscire dalla relazione o ancora un momento presente connotato emotivamente dove avvengono molte cose tra e dentro le persone, un momento di elevata intersoggettività.

Sono quei momenti definiti da Stern come momenti Kairos che emergono improvvisamente nelle sedute e sono carichi affettivamente. Stare in questi silenzi assieme al pz vuol dire condividere una esperienza profonda dove entrambi condividono lo stesso scenario mentale definiti dall’autore momenti Incontro.

Ogni momento di cambiamento implica una reale esperienza inaspettata riguardante due o più persone in un intervallo di tempo che viene esperito come Ora. È un momento presente di una certa durata che mette in scena una breve storia emozionale riguardante la loro relazione.

Tale esperienza viene vissuta da entrambi, nel senso che ciascuno partecipa intuitivamente all’esperienza dell’ altro. La condivisione intersoggettiva della loro mutua esperienza è colta da entrambi senza essere verbalizzata ed entra a far parte della conoscenza implicita della loro relazione. Il cambiamento in psicoterapia ha luogo grazie a questi cambiamenti improvvisi ed imprevedibili.
Withaker parla del linguaggio dell’inferenza, ovvero dedurre ciò che è implicito: paziente e terapeuta hanno tre insiemi di conoscenza a disposizione ovvero il noto, il conoscibile e l’inconoscibile. Il terapeuta cerca di portare il paziente dall’area del noto a quella dell’inconoscibile attraverso il comportamento non verbale, ovvero giochi, sculture etc.
La Psicoterapia è stata a lungo offuscata dal linguaggio verbale, da processi interpretativi e inferenze mentre invece dovremmo porci maggiormente sul come si comunica proprio per poter favorire e sostenere l’attivazione di nuovi canali di comunicazione (Andolfi) spostandoci così dall’intraspichico all’intersoggettivo per poter meglio cogliere le regole implicite del gruppo.

Secondo Stern infatti il linguaggio verbale, ovvero il linguaggio digitale ed esplicito, è solo una parte del processo terapeutico: esso è rappresentata dall’agenda esplicita o narrativa (il passato, il futuro, i sogni, le fantasie) ovvero quando il pz e il terapeuta sono fianco a fianco orientati verso un terzo oggetto esterno alla loro relazione.

Il lavoro del pz e del terapeuta secondo l’autore è rivolto alla ricerca di significati che vengono co-costruiti da entrambi in forma narrativa. L’agenda implicita contestualizza quella esplicita determinando e stabilendo ciò di cui è possibile parlare (il suo grado di libertà;): essa è determinata da tutte le comunicazioni non verbali che regolano la relazione tra pz e terapeuta come l’alleanza terapeutica, quella di lavoro, l’holding, la relazione, il transfert e il controtransfert e ciò che emerge dalla narrazione nel contesto clinico sono i copioni familiari, i ruoli dei membri, i miti, ovvero la dimensione implicita, preriflessiva, procedurale, non conscia e presimbolica che regola il campo intersoggettivo.

Altro aspetto della comunicazione nv è indubbiamente il silenzio che può avere, in seduta, diversi significati: può essere veicolo di comprensione e interesse del mess altrui rispetto alla sofferenza portata in seduta, può essere una difesa del paziente contro le proprie difficoltà, può essere legato ad un momento di contatto e di riflessione con se stesso o su quanto sta accadendo, un modo per entrare ed uscire dalla relazione o ancora un momento presente connotato emotivamente dove avvengono molte cose tra e dentro le persone, un momento di elevata intersoggettività. Sono quei momenti definiti da Stern come momenti Kairos che emergono improvvisamente nelle sedute e sono carichi affettivamente. Stare in questi silenzi assieme al pz vuol dire condividere una esperienza profonda dove entrambi condividono lo stesso scenario mentale definiti dall’autore momenti Incontro.

L’importanza del CNV è ormai ampiamente dimostrata dalla scoperta dei neuroni specchio (Gallese) ovvero neuroni adiacenti a quelli motori che si attivano nel momento in cui si osserva il comportamento altrui: da qui nasce la simulazione incarnata, ovvero una riproduzione interna che permette di comprendere e vivere su di se l’esperienza dell’altro come se fosse possibile riconoscere nell’altro solo ciò che con noi condivide.

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