Dopo una delusione, una separazione o semplicemente un lungo periodo trascorso da sole, molte donne si ritrovano davanti a una situazione che non si aspettavano: il desiderio di conoscere nuove persone accompagnato da una forte ansia. Non si tratta necessariamente di timidezza. Spesso è qualcosa di più sottile. È quella sensazione che nasce quando si pensa di scrivere un messaggio, accettare un invito, iscriversi a un'app di incontri o semplicemente iniziare una conversazione con qualcuno che suscita interesse.
A livello razionale si sa che non c'è nulla di pericoloso. Eppure il corpo reagisce come se ci fosse una minaccia reale. Lo stomaco si chiude, il cuore accelera e la mente inizia a costruire scenari improbabili. Nel giro di pochi minuti una semplice possibilità di conoscenza può trasformarsi in una fonte di stress.
La cosa interessante è che questo fenomeno è molto più comune di quanto si pensi.
Quando il passato entra nelle nuove relazioni
Molte donne che incontro nel mio lavoro come psicologo arrivano convinte di avere perso sicurezza o capacità relazionali. In realtà, nella maggior parte dei casi, non è così.
Spesso il problema nasce dal fatto che il cervello cerca di proteggerci da una possibile sofferenza futura utilizzando esperienze passate come riferimento.
Se una relazione è finita male, se si è vissuto un tradimento, una forte delusione o una separazione dolorosa, il sistema emotivo diventa più prudente. Il problema è che questa prudenza può trasformarsi in blocco.
Si inizia così a rimandare.
Si osserva senza esporsi.
Si aspetta il momento perfetto.
Si cerca una certezza che, nelle relazioni umane, semplicemente non esiste.
Il caso di Emma
Emma aveva 43 anni ed era uscita da una relazione durata quindici anni.
Quando è arrivata nel mio studio non aveva particolari difficoltà lavorative o sociali. Aveva amicizie, interessi e una vita piena. Tuttavia, ogni volta che si trovava davanti alla possibilità di conoscere qualcuno, qualcosa la bloccava.
Non era mancanza di desiderio. Al contrario.
Era la paura.
Dopo tanti anni trascorsi con la stessa persona, il mondo delle nuove conoscenze le sembrava improvvisamente complicato. Aveva iniziato a utilizzare alcune applicazioni di incontri, ma passava più tempo a cancellare messaggi che a inviarli.
Analizzava ogni parola.
Rileggeva le conversazioni decine di volte.
Si chiedeva continuamente se fosse interessante abbastanza, attraente abbastanza o divertente abbastanza.
La realtà era che non stava conoscendo nessuno perché era troppo impegnata a proteggersi da un possibile rifiuto.
Il problema non è il rifiuto
Uno degli aspetti più sorprendenti dell'ansia relazionale è che raramente riguarda il rifiuto in sé.
Riguarda il significato che attribuiamo a quel rifiuto.
Molte donne interpretano una mancata risposta, un appuntamento non andato bene o una conoscenza che non prosegue come una valutazione del proprio valore personale.
Ma le relazioni non funzionano così.
Una persona può non essere interessata per mille motivi:
- tempismo sbagliato;
- momento personale complicato;
- obiettivi diversi;
- semplice mancanza di compatibilità.
Eppure l'ansia tende a semplificare tutto in una sola conclusione:
"Non vado bene."
Ed è proprio qui che nasce il blocco.
Le trappole mentali più frequenti
Quando una donna si sente vulnerabile dopo una delusione sentimentale, il cervello tende a utilizzare alcuni schemi molto comuni.
Il primo è la catastrofizzazione.
Una semplice mancata risposta diventa il segnale che nessuna relazione futura funzionerà.
Il secondo è la lettura del pensiero.
Si dà per scontato di sapere cosa l'altra persona pensa, senza alcuna prova concreta.
Il terzo è la generalizzazione.
Una storia finita male diventa la dimostrazione che tutte le storie finiranno allo stesso modo.
Sono meccanismi comprensibili ma profondamente ingannevoli.
L'evitamento: il falso amico
Quando qualcosa ci spaventa, evitarlo fa sentire immediatamente meglio.
Se non scrivo quel messaggio, l'ansia diminuisce.
Se non accetto quell'invito, mi sento più tranquilla.
Se non mi espongo, nessuno può ferirmi.
Il problema è che questo sollievo dura poco.
Nel lungo periodo il cervello impara una lezione sbagliata: evita e sarai al sicuro.
Così il blocco cresce.
E più cresce, più sembra difficile uscirne.
Come abbiamo lavorato con Emma
Con Emma non abbiamo cercato di eliminare completamente l'ansia. Sarebbe stato irrealistico.
L'obiettivo era diverso: imparare a muoversi nonostante la presenza dell'ansia.
Abbiamo iniziato con piccoli passi.
Nessuna pressione per trovare subito una relazione.
Nessun obiettivo romantico immediato.
Il primo lavoro è stato tornare a vivere la curiosità verso gli altri.
Partecipare a eventi.
Accettare occasioni sociali.
Iniziare conversazioni senza l'aspettativa che dovessero portare a qualcosa.
Successivamente abbiamo lavorato sulla gestione dei pensieri automatici.
Ogni volta che emergeva una convinzione negativa, Emma imparava a chiedersi:
"Quali prove ho che questo pensiero sia vero?"
Molto spesso la risposta era: nessuna.
Tornare a tollerare l'incertezza
Una delle competenze più importanti nelle relazioni è la capacità di convivere con l'incertezza.
Non sapere come andrà.
Non sapere cosa pensa l'altra persona.
Non sapere se una conoscenza si trasformerà in qualcosa di importante.
Molte donne cercano di eliminare questa incertezza attraverso il controllo.
Analizzano ogni dettaglio.
Cercano rassicurazioni.
Interpretano ogni messaggio.
Ma le relazioni sane richiedono una certa dose di rischio emotivo.
E questo rischio non può essere eliminato.
Può soltanto essere tollerato meglio.
Strategie pratiche per sbloccarsi
Esistono alcuni strumenti semplici che possono fare una grande differenza.
Il primo consiste nel concentrarsi sull'azione e non sul risultato.
L'obiettivo non dovrebbe essere trovare subito una relazione, ma fare un passo alla volta verso nuove esperienze.
Il secondo è interrompere l'analisi infinita.
Se si passa più tempo a pensare a una conversazione che a viverla, probabilmente è l'ansia a guidare.
Il terzo è imparare a distinguere i fatti dalle interpretazioni.
Un messaggio visualizzato non è un rifiuto.
Una serata andata così così non è una bocciatura.
Un appuntamento senza seguito non è una sentenza sul proprio valore.
Una riflessione finale
Molte donne arrivano a credere che la sicurezza sia una condizione necessaria per rimettersi in gioco.
In realtà accade il contrario.
La sicurezza non arriva prima.
Arriva dopo.
Nasce dall'esperienza, dai tentativi, dagli errori e dalla scoperta che si può sopravvivere anche a un rifiuto.
Emma non ha smesso di provare ansia dall'oggi al domani. Ha semplicemente smesso di lasciare che fosse l'ansia a decidere per lei.
Ed è stato proprio in quel momento che ha iniziato a sentirsi di nuovo libera.
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