Psicoanalisi

Non ce la faccio più. Perchè non riesco a farla finita?

Fabio

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Sto male, sempre peggio. La situazione è sempre più fuori controllo. Vorrei morire, ci penso di continuo ma non riesco a dar corpo a questo pensiero. La cosa particolare è che nel frattempo insisto nel provare a dare possibilità alla vita e a me stesso. Anziché affossarmi e rinchiudermi in casa continuo a lavorare, a uscire, a leggere, a frequentare teatri o qualche locale. Ma la cosa devastante è il vedere che non cambia nulla di una virgola. Io sono sempre triste, depresso e spaventosamente solo. E questo da sempre. Non ho amici. Non ho mai avuto nessuna relazione. Sono sempre più convinto che se avessi un briciolo di dignità mi sarei suicidato già da molto tempo. Tenermi in vita significa continuare a dare la possibilità alla vita e al mondo di umiliarmi. Ho tentato anche di farmi aiutare da diversi psicologi. Con alcuni per pochi incontri mentre con altri con percorsi anche medio-lunghi. Ma con nessun risultato. Spero finisca tutto al più presto. E se non sarò io a darmi una fine immediata, spero che intervenga la natura o il caso. Scusate per lo sfogo.

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Caro Fabio,


dalle sue parole emerge che il suo corpo vive mentre la mente si è come fermata su un unico pensiero. Queste emozioni così intense di solitudine e di umiliazione che descrive possono essere affrontate, è faticoso, certo, ma continui a dare ascolto alla parte viva in lei, che c’è e cerca di imporsi (continuo a lavorare, a uscire, a leggere, a frequentare teatri o qualche locale). Non smetta anche di cercare e intraprendere un percorso psicologico che le permetta di entrare in contatto con questi vissuti profondi; a volte la strada sembra sbarrata ma può bastare uno sguardo, una parola, una sensazione per cambiare la rotta; e da lì incominciare a risalire.


Continui a coltivare o ricercare ciò che le dà sollievo. È importante avere un appoggio e un aiuto per poter stare meglio, ci sono diversi percorsi psicologici, è sempre in tempo per trovare anche quello giusto per lei, in cui riuscire a fare dei piccoli passi ed accorgersi che sono dei grandi cambiamenti.

Buonasera Fabio,


nella sua situazione, di sofferenza profonda e prolungata, è consigliabile associare al percorso psicoterapico- sicuramente non di breve durata- anche una terapia farmacologica, prescritta dopo le opportune valutazioni da uno psichiatra, che lavori in accordo con lo psicoterapeuta. Non le è stato mai proposto? Se così fosse consideri anche questa ipotesi, perché dopo tutto, giustamente, val sempre la pena di provare a stare meglio.


Moltissimi auguri

Caro Fabio, da quello che scrive traspare tutta la sua disperazione e impotenza. Non deve essere facile continuare ad andare avanti se quello che le occupa la mente ogni giorno sono pensieri di morte, di fronte ad una vita che le appare priva di significato. Ma lei ha una risorsa importante: sta continuando a vivere...lo fa uscendo, coltivando le sue passioni. Sta parlando e agendo il suo corpo quando la mente invece sembra affossarla e quasi cancellare ciò che invece sta facendo di importante! Continui ad ascoltare quella parte che la trascina a fare le cose, che la porta fuori casa, lasci parlare il suo corpo...dia ascolto alla parte che sta lottando per affermarsi. Quella parte sa che lei è importante e che merita di vivere una vita piena, appagante! Lei è molto più forte di quanto crede! Il mio consiglio è quello di continuare a farsi aiutare; insieme al suo terapeuta troverete il percorso più adatto a lei. Il lavoro lei lo sta già facendo...continui a coltivare tutto ciò che le può dare un minimo di sollievo. Sarà prima solo il corpo ad agire, ma vedrà che la mente passo dopo passo la seguirà.
Non molli...

Caro Fabio, quello che lei dice è molto triste e dato che ha già provato a farsi aiutare da dei colleghi mi viene da proporle qualcosa di diverso.


Partendo dal fatto che per dare senso alla propria vita abbiamo bisogno di sentirci amati, ben voluti e utili, e da quello che scrive non ha nessuno che le vuole bene (né amici né partner), le suggerisco di provare a cercare qualche occupazione che la faccia sentire utile per gli altri, tipo del volontariato. D' altronde non sarà né il lavoro né lo svago a tirarla fuori da questo stato depressivo, ma solo il confronto con altri esseri umani altrettanto bisognosi di aiuto e affetto. Riuscire ad aiutare chi è in difficoltà di solito fa sentire capaci e ben voluti, e questo ridona dignità alla propria vita.


Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.


Buona fortuna.

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