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C’è un equazione piuttosto nota a livello sociale, ovvero che a condizioni economiche sfavorevoli si accompagnano condizioni di vita altrettanto sfavorevoli sotto molti punti di vista.

L’insicurezza economica può  impattare pesantemente  sulla stabilità delle relazioni umane, per esempio i figli di persone povere hanno molte più possibilità di crescere con un solo genitore e hanno meno possibilità di accedere a percorsi didattici di qualità e guadagnare uno stipendio superiore alle media nazionale e, a loro volta, hanno meno possibilità di offrire un futuro diverso ai propri figli.

Non solo, i bambini più poveri, rivela uno studio dell’Università di Berkley, tendono a ricevere meno incoraggiamenti in famiglia e da parte degli insegnanti che non li spingono verso l’eccellenza, a differenza di quanto avviene per i bambini delle famiglie benestanti con evidenti ripercussioni sul piano dell’autostima e quindi della capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

L’ineguaglianza impatta anche sullo spazio fisico:  le persone meno abbienti vivono spesso in spazi abitativi meno accoglienti, e le distanze che devono percorrere per andare al lavoro sono maggiori rispetto coloro che sono in una condizione economica migliore.  Tra il 2000 e il 2012, il numero di posti di lavoro disponibili, all’interno di una normale distanza di viaggio, sono diminuiti del 7%, allungando di conseguenza i percorsi di chi abita nei sobborghi. Anche i cosiddetti “effetti del vicinato” sono particolarmente forti: quando i bambini che vivono in case di edilizia popolare crescono, guadagnano gli stipendi più bassi e hanno meno accesso a lavori full-time, rispetto ai coetanei che vivono in altre tipologie abitative.

Le condizioni avverse di vita, dovute a situazioni economiche sfavorevoli, impattano non solo sul piano economico finanziario ma purtroppo hanno ripercussioni che possono essere fortemente severe sul piano della salute. Le persone che vivono in condizioni di indigenza tendono ad ammalarsi di più sia sul piano fisico che mentale, soprattutto sotto quest’ultimo aspetto molte ricerche internazionali hanno dimostrato la stretta connessione tra povertà e disturbi mentali. La vita di una persona povera è infatti particolarmente stressante: si è testimoni e vittime di continue violenze e traumi, rispetto a persone che vivono in situazioni economiche migliori. Inoltre  le persone con disturbi mentali, corrono un rischio maggiore rispetto ad altri, di diventare povere. Per curarsi infatti devono affrontare costi sanitari più elevati, hanno difficoltà ad ottenere e mantenere il proprio posto di lavoro, e tendono ad essere meno produttivi nel lavoro.

Quello tra salute mentale e povertà è quindi un circolo vizioso diabolico che si autoalimenta: se sei povero, sei più soggetto a sviluppare malattie mentali e se manifesti dei disturbi mentali vai incontro ad una maggiore istabilità economica, legata alla scarsa produttività lavorativa e alle maggiori spese sanitarie necessarie per le cure.

Questo legame tra povertà e malattia mentale è stato oggetto di molti studi in tutto il mondo. Un recente articolo pubblicato su The Lancet ha studiato diversi tipi di interventi, effettuati in diversi Paesi del mondo, dimostrando che quando alle fasce della popolazione più povere vengono messi a disposizione dei servizi per la prevenzione e tutela della salute mentale, si abbassavano drasticamente i livelli di disoccupazione ed aumentava quindi il tenore di vita e la qualità della loro salute psicofisica.

C’è una chiara evidenza per cui gli interventi per il benessere psicologico producono migliori risultati economici su famiglie di basso e medio reddito. La maggiore salute mentale produce infatti un circolo virtuoso di miglioramento, anche sul piano finanziario. La disponibilità di servizi psicologici non deve essere dunque visto “solo” come un diritto umano alla salute pubblica, ma anche come intervento fondamentale per lo sviluppo economico della società. infatti un investimento compiuto per migliorare la salute mentale della popolazione produrrebbe un miglioramento della situazione economica degli individui e quindi della società, in quanto questi interventi sono in grado di migliorare allo stesso tempo salute mentale e reddito familiare.

Per combattere la povertà occorre cominciare dalla cura del benessere psicologico: solo questo intervento sembra infatti interrompere il circolo vizioso che si viene a creare fra malattia mentale e indigenza.

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