Psicologia scolastica

EDUCARE ALLE EMOZIONI: come costruire competenze sociali ed emozionali per realizzare contesti inclusivi

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Che le emozioni svolgano un ruolo essenziale nell’intero arco vitale dell’individuo, influenzando il comportamento e interferendo nei processi di apprendimento, è opinione ormai da tempo diffusa e condivisa da gran parte degli insegnanti. Se nel passato si attribuiva infatti alle capacità cognitive un ruolo determinante ai fini del successo personale, sociale, scolastico e lavorativo, considerando il Q.I. (il quoziente intellettivo) anche come fattore predittivo della realizzazione di un individuo, oggi la prospettiva è decisamente cambiata. 
Nel corso degli anni ‘80 le ricerche di Howard Gardner hanno messo in discussione il concetto classico di intelligenza. Secondo lo psicologo americano infatti, sin dalla nascita ogni individuo possiede più tipi di intelligenza che, combinati fra loro, delineano durante lo sviluppo il profilo intellettivo del soggetto. L’evoluzione di ciascuna intelligenza e il raggiungimento di gradi più o meno elevati sono determinati sia da fattori genetici sia dalle opportunità di apprendimento offerte dallo specifico contesto culturale.

Gardner inizialmente teorizzò l’esistenza di sette intelligenze:

1. intelligenza linguistica,

2. intelligenza matematica,

3. intelligenza intrapersonale,

4. intelligenza interpersonale,

5. intelligenza cinestetica,

6. intelligenza musicale

7. intelligenza visivo-spaziale,

alle quali successivamente aggiunse l’intelligenza naturalistica e quella esistenziale, non escludendo comunque la possibile esistenza di altre forme. 

Il concetto di intelligenza emotiva, già anticipato da Gardner nella sua duplice forma (intrapersonale e interpersonale), è stato sviluppato da Daniel Goleman che ha operato anche la distinzione tra competenze personali e competenze sociali. Le prime si riferiscono alla capacità di cogliere e saper gestire i diversi aspetti della propria vita emozionale; le seconde alle capacità di cogliere le emozioni altrui e, in base a queste, sapersi rapportare adeguatamente agli altri. Secondo Goleman l’intelligenza emotiva comprende cinque abilità:

1.      conoscenza delle proprie emozioni

2.      controllo e regolazione delle proprie emozioni

3.      motivazione di se stessi

4.      riconoscimento delle emozioni altrui (empatia)

5.      gestione delle relazioni.


Grazie al successo del volume Intelligenza emotiva (Goleman, 1997), la teoria di Goleman si è ampiamente diffusa non solo tra gli esperti del settore, ma anche tra comuni lettori incuriositi dalle scoperte nel campo della psicologia e della crescita personale. Essa racchiude in sé un messaggio positivo nei confronti del ruolo dell’educazione: l’autore infatti afferma che il Q.E. (il quoziente emozionale) può essere sviluppato attraverso opportuni esercizi mirati alla consapevolezza della dimensione emotiva e alla corretta gestione delle emozioni. 

Perché è importante sviluppare l’intelligenza emotiva?

Recenti sviluppi nel settore delle neuroscienze avvalorano la tesi secondo la quale è stata infatti dimostrata l’esistenza di una connessione neurale tra sistemi emotivi e sistemi cognitivi.

Oggi non è più possibile pensare a una scuola che attui interventi educativi mirati al potenziamento delle funzioni cognitive a discapito di quelle emotive. 
La posta in gioco è troppo alta: un basso livello di intelligenza emotiva implica infatti gravi rischi nei bambini e negli adolescenti, quali attacchi di rabbia che sfociano nell’aggressività, depressioni, disturbi alimentari e ricorso a sostanze stupefacenti. Per questo è fondamentale che le emozioni vengano considerate nelle pratiche educative e nell’apprendimento.

 

Cos’è l’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni.  Chi possiede un’alta intelligenza emozionale è in grado di riconoscere il proprio stato emotivo e quello delle altre persone. Inoltre, può usare questa comprensione delle emozioni per relazionarsi meglio con gli altri, avere relazioni più sane, raggiungere maggiori risultati al lavoro e vivere una vita piena.

Nel 1990 gli psicologi Salovey e Mayer coniarono il termine intelligenza emotiva. Daniel Goleman, divenne consapevole del loro lavoro e poco più di 20 anni fa pubblicò un libro che, in poco tempo, divenne un bestseller mondiale: “Emotional intelligence”. In tale concetto rientravano sia l’intelligenza interpersonale che quella intrapersonale individuate da Gardner.

Lo sviluppo dell’intelligenza emotiva passa attraverso il raggiungimento di alcune abilità.

Daniel Goleman ha suggerito che l’IE è composta da 5 competenze emotive: consapevolezza, autocontrollo, motivazione, empatia e abilità sociali.

1) Consapevolezza.

Secondo Daniel Goleman la consapevolezza è la principale competenza dell’intelligenza emotiva. Essere consapevoli significa essere capaci di identificare le proprie reazioni emotive, riconoscere i pulsanti caldi che le scatenano e l’effetto che tali emozioni possono avere sui propri comportamenti.

Per comprendere ancora meglio cosa sia la consapevolezza emotiva, lascia che ti dica cosa non è. L’alessitimia è il contrario della consapevolezza. Generalmente le persone con questo disturbo psichiatrico non possono né identificare né comprendere e tanto meno descrivere le proprie emozioni. Non sanno se si sentono felici, tristi o qualsiasi altro stato emotivo. E se chiedi loro di descrivere il modo in cui si sentono tendono a guardarti con sguardo fisso e attonito.

Le persone consapevoli, invece, sono in grado di riconoscere la relazione tra ciò che provano e il modo in cui si comportano. Inoltre Goleman suggerisce che le persone con questa capacità hanno anche un buon senso dell’umorismo, credono in se stesse e nelle loro capacità e sono consapevoli del modo in cui sono percepite dalle altre persone.

Ogni emozione è caratterizzata da delle modificazioni fisiologiche come un cambiamento del battito cardiaco, del ritmo della respirazione, alcune sensazioni localizzate in parti specifiche del corpo. Ad esempio quando si è innamorati si sentono le “farfalle nello stomaco”, quando hai paura può succedere di sentire un nodo alla gola, quando si è arrabbiati può capitare di sentir fumare le orecchie e ribollire il sangue nel petto.

Entrare maggiormente in contatto con il tuo corpo attraverso l’osservazione, è il primo importante passo per riconoscere gli effetti delle varie emozioni e mettere in pratica le abilità successive.

Come aumentare la consapevolezza?

Pensa alle emozioni che provi nel corso di una giornata. Puoi provare frustrazione, noia, magari rabbia o felicità. Prova a riflettere sulle emozioni che hai provato nelle ultime 24 ore. Scrivile in un diario e rispondi a queste domande:

Quante diverse emozioni ho provato nelle ultime 24 ore? Ce n’è stata una che è prevalsa sulle altre? A che intensità in una scala da 0 a 10? Quanto sono durate? Con quanta facilità le ho sapute identificare?Qual è stato il bottone caldo che le ha innescate?

Prestare maggior attenzione alle emozioni che provi è un modo per diventare più consapevole. La consapevolezza ti permette di non essere vittima delle emozioni e di poter avere maggior controllo sulla situazione.

2) Autocontrollo.

Oltre ad essere consapevole delle tue emozioni e dell’impatto che queste possono avere su te stesso e sugli altri richiede che tu sia in grado di regolare e gestire le tue emozioni. L’autocontrollo è la capacità di resistere alle tempeste emotive che possono scatenarsi dentro di te ed è uno degli strumenti più efficaci di cui puoi disporre.

Chi possiede buone capacità di autocontrollo tende ad essere flessibile, ad adattarsi bene ai cambiamenti ed è anche capace di gestire conflitti e attenuare tensioni. Le persone in grado di autocontrollarsi in modo efficace raramente attaccano gli altri verbalmente o prendono decisioni precipitose o emotive. Inoltre saper gestire le proprie emozioni significa anche sviluppare un approccio più positivo nei confronti della vita.

Essere in grado di controllare il tuo stato emotivo è fondamentale e può salvarti da comportamenti impetuosi di cui in futuro potresti pentirti.

3) Motivazione.

La motivazione intrinseca è un altro aspetto che gioca un ruolo chiave nell’intelligenza emotiva. Le persone emotivamente intelligenti sanno come motivarsi per raggiungere i loro obiettivi, inseguono le loro passioni e sono anche in grado di motivare le altre persone. Infatti, un’altra abilità importantissima, specie quando si lavora in gruppo,  consiste nello saper influenzare e ispirare gli altri. Motivare le persone è un’arte ed è un po’ come vendere delle idee, utilizzando le migliori tecniche di persuasione.

Chi è emotivamente intelligente è in grado di entrare in quello che gli psicologi chiamano stato di flusso. Una specie di stato magico in cui è in grado di accedere chi si appassiona veramente a qualcosa. Questo stato infatti arriva quando sei completamente immerso in un compito che ti piace fare, sei focalizzato sull’obiettivo e il tuo stato emotivo è assolutamente positivo.

La relazione tra ansia e performance è descritta da un grafico a collina, dove poca ansia significa una bassa prestazione e troppa ansia mina le capacità di pensiero. Lo stato di flusso si trova in cima alla “collina” ed è lo stato in cui tutto diventa possibile.

4) Empatia.

L’empatia è la capacità di leggere le emozioni negli altri e sapersi mettere nei loro panni. Ma l’empatia va oltre al riconoscimento degli stati emotivi degli altri, include anche il tipo di risposta che diamo a queste informazioni. Ad esempio se ti accorgi che qualcuno sta male o è triste potrai cambiare il modo in cui utilizzi la tua comunicazione, potrai trattarlo con maggiore attenzione e cura.

Esistono due tipi di empatia: quella cognitiva associata alla capacità di assumere il punto di vista dell’altra persona per capirne ragionamenti (per es. durante una discussione), e quella emotiva, associata alla capacità di riconoscere e comprendere, spesso a livello intuitivo, le emozioni altrui cogliendo sottili messaggi non-verbali.

Essere empatici consente alle persone di comprendere le dinamiche di potere che spesso influenzano le relazioni sociali, specialmente sul posto di lavoro. Chi è competente in quest’area riesce a comprendere chi possiede il potere nelle relazioni e interpreta correttamente le diverse situazioni che dipendono da queste dinamiche.

5) Abilità sociali.

Essere capaci di interagire bene con gli altri è un altro importante aspetto dell’intelligenza emotiva. Questa infatti va oltre la semplice comprensione, devi anche essere in grado di utilizzare queste informazioni nelle tue interazioni e comunicazioni quotidiane. In ambito lavorativo saper costruire relazioni di qualità con i colleghi è importante sia per lavorare bene nel team di lavoro sia nella leadership per influenzare e ispirare gli altri.

Le persone emotivamente intelligenti hanno una sicurezza naturale, tirano fuori il meglio dalle altre persone e sanno far sentire a proprio agio gli altri in loro presenza interessandosi a loro e dandogli completa attenzione. In situazioni difficili non si fanno prendere dal panico e rimangono focalizzate sulle soluzioni, hanno sempre un quadro generale positivo che aiuta a realizzare che le cose potranno sistemarsi.

Alcune importanti abilità sociali che puoi migliorare per alzare il tuo QE includono l’ascolto attivo, la comunicazione non verbale, abilità di leadership e capacità persuasive.

L’intelligenza emotiva è uno degli indicatori più importanti nel predire la capacità di avere successo nella vita, per questo motivo il 90% delle persone con elevate performance possiede un alto QE. Svilupparla attraverso alcune strategie permetterà di ottenere maggiori risultati in qualsiasi area, creare e mantenere relazioni di qualità e durature e aumentare la tua capacità di amare ed essere amato.

 

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