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Spesso la scuola è stata accusata di rafforzare l’intelligenza adatta all’apprendimento della lettura, della scrittura e dell’aritmetica.
Il privilegiare lo sviluppo di qualità intellettive più razionali, legate allo sviluppo del pensiero astratto e logico-formale rischia spesso di compromettere gli aspetti più liberi, creativi dell’intelligenza infantile, limitando l’immaginazione, la fantasia, l’originalità.

Come evitare questo impoverimento?

Innanzitutto evitando quello che viene definito “apprendimento precoce”, alterando i tempi di maturazione intellettuale del bambino.

Risulta fondamentale e necessario attendere la soglia dei cinque, sei anni per imparare a leggere, scrivere, fare i conti, lasciando che l’intelligenza si esprimi attraverso il gioco. Altrettanto importante, ne consegue, incoraggiare il bambino a esprimere le sue doti più creative, di immaginazione e fantasie, non solo nel gioco, ma anche nell’apprendimento.
Se da piccolo era giusto intervenire negli eccessi di egocentrismo e di originalità causati dal bisogno di affermare se stesso quale individuo diverso da ogni altro, nella seconda infanzia è importante modificare atteggiamento educativo spronando il bambino ad esprimere anche gli aspetti più originali ed “anticonformisti” del proprio temperamento e della propria intelligenza, che in questa fase evolutiva vengono spesso sottoposti ad una inconsapevole forma di autocensura.

Sicuramente ci sono persone caratterizzate da una maggiore dominanza dell'emisfero destro, altre di quello sinistro.

Allo stesso tempo è confermato da numerosi studi che la creatività sia in larga parte influenzata dall'ambiente. La nostra cultura generalmente non ci incoraggia a usare l'emisfero destro.
Il mondo è infatti orientato e organizzato per gestire dettagli, è emisfero sinistro dipendente e noi, giorno per giorno, perdiamo la capacità di guardare alle cose con sguardo nuovo.
Se invece osserviamo neonati e bambini, scopriamo che ogni cosa è per loro nuova: i bambini non hanno etichette per ogni cosa, ma sono dei veri e propri sperimentatori, girano e rigirano gli oggetti per osservarli da diverse angolature, li toccano, li annusano, li fanno suonare, li muovono in continuo.
A un certo punto, però, viene loro insegnato: "questa è una penna e serve per scrivere", "questa è una palla e la si fa rimbalzare".

Così nel tempo vengono disabituati a sperimentare le cose (tranne quelle che ancora non fanno parte dell'umana conoscenza, si intende). Si perde così la capacità di interrogare le cose e il mondo, per ogni cosa viene fissato uno scopo e tutto risulta fissato rigidamente.
Ma se nel nostro percorso conoscitivo veniamo incoraggiati a continuare il processo di sperimentazione del mondo - quel guardare le cose da diversi punti di vista - possiamo riuscire a riequilibrare l'imposizione culturale dell'etichetta, della categorizzazione, dell'organizzazione.
Proprio in questo senso è possibile imparare a essere creativi, utilizzando tutti i nostri "muscoli" percettivi - per così dire - addestrandoci al di fuori delle modalità abituali di percezione del mondo.

E dunque, come possiamo "riqualificarci"?

Sintonizzandoci costantemente con il mondo che ci circonda, dimenticandoci nomi ed etichette, raccogliendo impressioni, mettendo le nostre "collezioni" di oggetti in nuovi contesti, forzandoci in certo modo a guardare alle cose da differenti angolature, implementando il più possibile l'immaginazione.

Bibliografia

Gennaro A., Scagliarini R. La personalità del bambino tra sistemi cerebrali e processi evolutivi, Franco Angeli, 2006

Vegetti Finzi S., Battistin A.M. I bambini sono cambiati. La psicologia dei bambini dai cinque ai dieci anni, Mondadori, 1996

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