Psicologia scolastica

Quando scrivere diventa sofferenza: Disgrafia e Disagio psicologico

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La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento, che si manifesta nella difficoltà a riprodurre forme grafiche e geometriche.

Il criterio per stabilire la presenza del disturbo risiede nel grado di “discrepanza” tra l’abilità scrittoria posseduta dal bambino in rapporto alla sua età ed alla classe frequentata. Generalmente si riscontrano difficoltà anche nella copia dalla lavagna e nel livello di sviluppo del disegno, che risulta inadeguato rispetto all’età.
La disgrafia può presentarsi in associazione con altri disturbi dell’apprendimento o isolata rispetto a questi. In quest’ultimo caso si parla di disgrafia semplice, dovuta ad un insufficiente sviluppo delle funzioni dell’area motoria, che impedisce la produzione dei movimenti necessari per realizzare una scrittura scorrevole e comprensibile.

La disgrafia semplice costituisce una forma insidiosa del disturbo, poiché non intaccando le altre capacità di apprendimento, è frequentemente attribuita dagli insegnanti a negligenza e scarso impegno. I genitori, a loro volta, sono disorientati e tendono ad addossare la responsabilità alla mancanza di pazienza dei docenti o all’impiego di un metodo didattico non adeguato. Queste ipotesi sono confermate dal fatto che, spesso, il bambino a casa, essendo più sereno e non sottoposto a pressioni, produce una grafia di migliore qualità.

In realtà, chiari sintomi si manifestano durante la scuola materna, nello svolgimento di quelle attività che coinvolgono la motricità della mano e/o la coordinazione dell’occhio con la mano, come ritagliare, incollare, colorare. In particolare, il bambino si approccia con sforzo al disegno ed è impreciso nell’utilizzo del colore e nell’esecuzione dei tracciati pregrafici. Nella maggior parte dei casi, questi aspetti vengono sottovalutati, ritenendo che siano dovuti a “preferenze” individuali o ad un processo di sviluppo motorio ancora non del tutto completato.

In questo modo, si trascura la sofferenza del bambino, che avverte di non riuscire in certe attività (“non sono bravo a..…”) e lo comunica attraverso capricci ed irrequietezza. Gli interventi si focalizzano sul tranquillizzare il piccolo, senza affrontare i reali ostacoli che questi incontra.

Quando un bambino non raggiunge una sufficiente padronanza nelle attività pre-grafiche, sperimenta le sue prime emozioni negative legate all’apprendimento, che possono manifestarsi in tutta la loro pienezza negli anni delle elementari.

La scrittura, infatti, è uno dei primi compiti affrontati nella scuola elementare e risultati positivi infondono soddisfazione e sicurezza nei confronti del nuovo contesto. Il disturbo disgrafico è causa di un vissuto di disagio, poiché la brutta scrittura, raffigurata nei quaderni, pone il piccolo studente direttamente di fronte alla propria incapacità, di cui non comprende le motivazioni.
Le esortazioni degli insegnanti ad impegnarsi di più ed il confronto con i compagni, che ottengono buoni risultati nelle stesse prove, acuiscono la sensazione d’inadeguatezza. Di conseguenza, il bambino esperisce una condizione d’inferiorità e si sente impotente verso compiti che avverte al di sopra delle sue forze.

La delusione riguardo gli scarsi risultati suscita prima sentimenti di frustrazione (“sono incapace…”), poi d’impotenza (“non ci riuscirò mai…è troppo difficile”) fino alla rinuncia nei confronti del compito (“non mi applico più…”).

L'insuccesso prolungato indebolisce il senso di autostima e di autoefficacia, determinando lo sviluppo di comportamenti di attacco/fuga nei confronti del contesto scolastico. Le reazioni possono manifestarsi in diverse forme e con un’intensità variabile, in base al temperamento ed al disagio provato, le più frequenti sono:

  • forme d’ipersensibilità, inibizione e chiusura;
  • stati d’ansia, dinnanzi alle richieste di prestazione scrittoria;
  • comportamenti disturbanti e provocatori;
  • disimpegno e rifiuto nei confronti delle attività scolastiche che coinvolgono la scrittura.



Queste reazioni sono strategie di tipo difensivo, messe in atto dal bambino per ridimensionare il senso di disagio. Tuttavia, se protratte nel tempo possono consolidarsi in comportamenti abituali, favorendo l’insorgenza di problematiche psicologiche.
Quando un bambino è incerto nelle attività manuali e pre-grafiche nella scuola materna o produce, nei primi anni delle elementari, una grafia molto irregolare, disordinata e poco leggibile, è opportuno accertare se si tratti di un processo di apprendimento non ancora terminato oppure di una forma di disgrafia.

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