Psicoterapia

Cos'è il Drop Out in terapia e perchè succede

01 Aprile 2020

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Perché allora può succedere che si decida di interrompere la terapia?
Chiunque decida di intraprendere una psicoterapia, al di là delle motivazioni, ha dentro di sé due parti in conflitto, quella che cerca il cambiamento (quindi cerca di modificare qualcosa della propria vita che causa disagio) e quella che si difende da questo cambiamento. Questo fa si che nelle varie fasi della terapia emergano delle "resistenze" che svolgono funzioni di tipo difensivo. Spaventa uscire dalla “comfort zone” (la condizione mentale in cui la persona agisce in uno stato di assenza di ansietà, con un livello di prestazioni costante e senza percepire un senso di rischio), prendere decisioni importanti, uscire dallo status quo. Allora si tende ad opporsi allo svelamento dei reali problemi o si decide di seppellire nuovamente tutto quello che è emerso. Si rinuncia alla concreta volontà di risolvere i problemi.
Proseguendo nel suo percorso terapeutico la persona infatti si confronta inevitabilmente con la realtà, uno dei compiti del terapeuta del resto è quello di fare da specchio e aiutare la persona a guardare la realtà in modo “non distorto”, come era abituata a fare prima del percorso. Allora può rendersi conto che il problema inizialmente portato al terapeuta sia in realtà una copertura e che il problema reale sia qualcosa che fino ad allora negava a se stesso. Il paziente comincia quindi a chiedersi quanto è in grado di sostenere tale realtà e quanto voglia affrontarla.
Molte persone di fronte a questa scoperta decidono di interrompere la terapia, in questo modo decidono di "fuggire dalla realtà". Questa fuga ha dunque a che fare con la reazione personale ed emotiva a quello che la terapia sta portando nella sua vita.
Tra la ricerca della verità e la sicurezza molti sceglieranno la sicurezza.
Così, tra le varie motivazioni inconsce che portano all'interruzione della terapia, spesso dietro il drop out c’è la fatica emotiva che il paziente non è disposto ad accettare, la fatica del concreto cambiamento.

Inconsapevolmente la persona sabota sé stessa negandosi questa opportunità, o perché non è pronta ad affrontarla o perché la sente troppo dolorosa o problematica.
Realizza che si trova ad affrontare l’arrivo dei cambiamenti che la terapia porta e si rende conto che li porta davvero, allora si spaventa, anche se non riconosce di avere paura, e quindi si mette sulla difensiva.
L’interruzione quindi diventa la difesa per eccellenza, perché riconoscere di avere paura porterebbe la persona a dover affrontare i suoi timori e vorrebbe dire che è giunto il momento di scegliere se mettere in atto o meno il cambiamento.

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