Le origini della psicologia clinica moderna

«Condizione indispensabile per l’acquisizione dell’isteria, sembra essere il fatto che si determini un rapporto di incompatibilità fra l’Io e una rappresentazione che a esso si presenti. […] Il momento veramente traumatico quindi è quello nel quale la contraddizione si impone all’Io e l’Io stesso decreta il bando alla rappresentazione contraddicente. Con tale bando quella rappresentazione non viene però annullata, ma soltanto respinta nell’inconscio; quando questo processo si produce per la prima volta, si forma con ciò un nucleo e centro di cristallizzazione per la formazione di un gruppo psichico distinto dall’Io, attorno al quale si raccoglie successivamente tutto ciò che avrebbe presupposto l’accettazione della rappresentazione contraddicente. […] Di fatto accade una cosa diversa da quello che l’individuo si propone; egli vorrebbe eliminare una rappresentazione come se non si fosse mai prodotta, ma riesce soltanto a isolarla psichicamente. […] La terapia è consistita qui nel costringere il gruppo psichico separato a riunificarsi con la coscienza dell’Io. Il successo, strano a dirsi, non si è prodotto parallelamente al lavori di analisi; solo quando l’ultimo elemento fu liquidato, si è avuta improvvisa la guarigione»

Così Freud, in conclusione del capitolo Signora Emmy von N., quarantenne, della Livonia, sintetizza e chiarisce da par suo, con vivace acribia scientifica non meno che con raffinato nitore di stile, l’ermeneutica ed il metodo da lui messo a punto, a partire da Breuer, e utilizzato in questo caso del 1899 dall’autore stesso definito, nell’incipit del capitolo, di grande interesse.

In effetti, è qui ben presente il modello janetiano, la cui influenza sulla nascita della psicoterapia psicodinamica è stata per lungo tempo sottovalutata: da Ellenberger in poi lo psichiatra svizzero – già allievo, come Freud, di Charcot alla Salpêtrière – è invece apparso il principale fondatore, o quanto meno l’imprescindibile precursore, della moderna psicologia dinamica. L’idea freudiana di «gruppo psichico separato» e «distinto dall’Io»  rimanda  chiaramente al concetto di materiale dissociato già elaborato da Janet, e che sarà poi da lui esposto sistematicamente, dal 1898 in poi, a cominciare dal saggio Névroses et Idées Fixes e dal capitolo intitolato Traitement Psychologique de l'Hystérie, parte del più ampio Traité de Thérapeutique Appliquée di Albert Robin.

Allora una comprensione a posteriori di fenomeni quali il mesmerismo e la magnetizzazione da un parte, l’ipnotismo e l’isteria dall’altra va non solo storicizzata, ma anche non può non passare attraverso una prospettiva antropologico-culturale: le coordinate e gli schemi culturali della seconda metà dell’Ottocento, già così smaniosi di scientizzare il mondo, danno luogo ad un modello sciamanico del sapere, vicino e lontano al contempo dalla Weltanschauung dell’epoca come un Giano bifronte: un occhio volto al passato, un altro al futuro prossimo venturo.

Sono le basi, seppure epistemologicamente pre-scientifiche, per la nascita della psicoterapia e della psicologia dinamica moderne, e della psicoanalisi freudiana in primis: per molti, quando Franz Anton Mesmer ‘guarisce’ l’isterica Franziska Österling attraverso le sue scenografiche magnetizzazioni, fra sciamanesimo e coup de théatre, è il primo atto di quella lunga misteriosa storia, tuttora in corso, che Ellenberger avrebbe chiamato The Discovery of the Unconscious.)

 

 

Sigmund Freud, Studi sull’isteria, pp. 91-93 passim, in Id., Casi clinici, Torino, Bollati Boringhieri, 2008.

enri Ellenberger, The Discovery of the Unconscious: The History and Evolution of Dynamic Psychiatry, New York, Basic Books, 1970  (tr. it La scoperta dell'Inconscio, Torino, Bollati Boringhieri, 1976).

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