Capita di sentirsi con la testa piena, la mente stanca e il desiderio di spegnere tutto. In questi momenti è facile pensare che “il problema sia me”: dovrei essere più forte, più organizzato, più motivato. Spesso, però, la spiegazione è un’altra: il cervello sta rispondendo a un sovraccarico prolungato, con pochi spazi reali di recupero.
In ambito psicofisiologico si parla di carico allostatico, cioè dell’effetto cumulativo dello stress cronico su corpo e mente. Non è lo stress “normale” che si scarica con una pausa o con una notte di sonno, ma una condizione in cui resti a lungo in modalità allerta, consumando energie cognitive ed emotive.
Tra i 20 e i 30 anni si concentrano molte scelte: studio, lavoro, autonomia economica, relazioni, identità, direzione di vita. A questo può aggiungersi una pressione interna: l’idea di dover “essere già arrivati”. Quando la distanza tra Io ideale (come penso di dover essere) e Io reale (come sono oggi) diventa ampia e costante, può comparire una stanchezza mentale che non è svogliatezza, ma il costo emotivo del sentirsi “fuori tempo”.
I social spesso amplificano il confronto: traguardi, corpi, carriere, viaggi diventano un metro implicito (“dovrei essere anch’io così”), alimentando pensieri automatici come “sono indietro” o “gli altri ce la fanno, io no”. Se questi pensieri sono quotidiani, la mente non riposa mai davvero. Si ha l'impressione che gli altri abbiano vite appaganti e riescano a raggiungere i propri propositi. Questo può causare un senso di forte frustrazione.
Il sonno è uno dei primi a risentirne: stimoli continui e “scroll” serale rendono il riposo più leggero e frammentato. Il giorno dopo diminuisce la concentrazione, aumenta la reattività emotiva e lo stress pesa di più.
In Analisi Transazionale è utile riconoscere alcuni messaggi che sono stati interiorizzati durante l'infanzia, senza esserne consapevoli da adulti, “Sii perfetto”, “Sbrigati”, “Compiaci”. In un contesto già incerto e competitivo, queste spinte possono portare a iper-funzionamento finché il sistema non regge.
Può essere utile chiedere supporto psicologico se la stanchezza dura da mesi, il sonno è compromesso, cala il piacere nelle attività quotidiane o prevale un senso costante di inadeguatezza. Un percorso aiuta a ridurre la pressione interna, costruire confini più sani e orientare le scelte in modo più coerente con i propri bisogni e valori.
La stanchezza mentale non è un difetto: spesso è un segnale.
Riferimenti bibliografici
APA (Stress in America, report su giovani adulti/Gen Z)
Letteratura su allostatic load (review e studi sullo stress cronico)
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