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Dal latino in-videre, guardare contro, guardare con ostilità, nella nostra lingua il significato del termine vive nel risentimento che si prova per la felicità, il benessere e il successo altrui, sia che ci si consideri ingiustamente esclusi da tali beni, sia che, già possedendoli, se ne pretenda il godimento esclusivo. La persona che prova tale sentimento vive in un continuo stato di insoddisfazione, poiché nell’invidiare non c’è ombra di piacere, ma solo pena e sofferenza.

L’invidia è un meccanismo che mettiamo in atto quando ci sentiamo sminuiti dal confronto con qualcuno, con quanto ha, con quanto è riuscito a fare: è un tentativo alquanto maldestro di recuperare la fiducia, la stima in noi stessi svalutando l’altro.

Dal punto di vista psicologico l’invidia è anche un modo di guardare gli altri, possiamo definirlo un tratto di personalità. Infatti l’invidia ci fa  osservare con occhio ostile il  collega di lavoro, ma anche il vicino di casa, il compagno di sport, l’amico con cui si va in vacanza, il fortunato che ha vinto la lotteria, etc.

Cosa si nasconde dietro il sentimento dell’invidia?

Dietro all’invidia si possono celare differenti sentimenti: senso di inferiorità, inadeguatezza, frustrazione, impotenza, odio e rabbia per il successo dell’altro che sembra oscurarci. Non percepiamo le nostre risorse, potenzialità e possibilità, ma il nostro pensiero si concentra sullo svalutare l’altro nel tentativo di preservare il nostro valore.

Come superare questo sentimento in maniera positiva?

Prima di tutto bisogna ammettere il sentimento. Riconoscere la propria situazione è già un buon passo in avanti. Poi occorre sfruttare l’invidia come uno stimolo a conoscersi e a migliorarsi.

“L’invidia è la ladra della gioia” diceva Theodore Roosevelt e su questa affermazione, chi prova invidia “distruttiva”, dovrebbe fermarsi a riflettere, domandandosi in primis se continuare su questa strada sia davvero proficuo. L’invidia è infatti legata a doppio filo con l’autostima, ci costringe ad un continuo confronto tra noi e gli altri, o meglio, tra ciò che non va nella nostra vita e l’immagine distorta e superficiale che abbiamo della vita altrui. Da questo confronto ossessivo e ìmpari usciamo inevitabilmente sminuiti, frustrati, sconfitti.

Ma l’essere umano è in grado di provare anche una forma di invidia buona ed è su questa che dobbiamo lavorare. Osservare pregi e difetti dell’altro infatti permette di confrontarsi con sé stessi e comprendere cosa va migliorato, ovvero quali sono i limiti e le potenzialità inespresse di sé da migliorare.

Sfruttiamo, quindi, questo sentimento come un input per fare meglio.

Dopo aver riconosciuto di essere invidiosi, il passo successivo per superare l’invidia e realizzare i nostri obiettivi consiste dunque in una piena e totale assunzione di responsabilità. Responsabilità significa letteralmente capacità di dare risposta.

L’invidioso di norma attribuisce la responsabilità della propria situazione sempre agli altri, agli eventi e alla sfortuna, privandosi di fatto della “capacità di dare risposta”, di decidere attivamente del proprio futuro. Per superare l’invidia dobbiamo dunque assumerci appieno la responsabilità dei risultati che abbiamo ottenuto finora, sia buoni che cattivi.

Solo in questo modo prenderemo nuovamente il controllo della nostra vita e smetteremo di preoccuparci di ciò che stanno ottenendo gli altri, focalizzandoci invece su ciò che vogliamo ottenere noi e sul come farlo.

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